NOTE:

[1574] Pandulfus Pisanus, P. 1, tom. 3 Rer. Ital.

[1575] Pagius, in Crit. Baron.

[1576] Baron., in Annal. Eccles. ad ann. 1112.

[1577] Pandulfus Pisanus, in Vita Gelas. II, P. I, tom. 3 Rer. Italic.

[1578] Falco Beneventanus, in Chron.

[1579] Gelas. II, Epist. apud Wilhelm. Malmesburiensem.

[1580] Landulfus junior, Hist. Mediol., cap. 32, tom. 5 Rer. Ital.

[1581] Pandulfus Pisanus, in Vit. Gelasii II.

[1582] Petrus Diaconus, Chron. Casinens., lib. 4, cap. 64.

[1583] Rubeus, Histor. Ravenn, lib. 5.

[1584] Baron., in Append. tom. 12 Annal. Eccl.

[1585] Chron. Farfense, P. II, tom. 2 Rer. Ital.

[1586] Ughell., Ital. Sacr., tom. 3.

[1587] Petrus Diaconus, Chron. Casinens., lib. 4, cap. 64.

[1588] Annal. Pisani, apud Ughell., Ital. Sacr.

[1589] Rer. Ital., tom. 5.

[1590] Antiquit. Italic., tom. 3.

[1591] Landulfus junior, Hist. Mediolan., cap. 34.

[1592] Tatti, Annal. Com.

[1593] Cuman. Poeta, tom. 5 Rer. Ital.

[1594] Landulf. junior, Hist. Mediolan., cap. 34.

Anno di CRISTO MCXIX. Indizione XII.

CALLISTO II papa 1.

ARRIGO V re 14, imperad. 9.

Lasciò scritto Corrado abbate Urspergense[1595] che _papa Gelasio II_

tenne in quest'anno un concilio in Vienna del Delfinato; ma non

parlandone Pandolfo Pisano, nè altri contemporanei scrittori, il padre

Pagi[1596] dedusse l'insussistenza di un tal concilio, buonamente

ammesso dal Baronio, Labbe, Costantino Gaetano, ed altri. Avea bensì il

pontefice eletta la città di Rems per celebrarvi il concilio, e trattar

ivi dell'importante affare delle investiture; ma Dio non gli concedè

tanto di vita da poter eseguire il suo pio disegno. Visitò egli intanto

alcune città e chiese; vennero in gran numero prelati ed ambasciatori a

venerarlo; e notano gli scrittori, che intesa la di lui povertà, una

immensa copia di regali e danari, o spontanei, o comandati, da ogni

banda concorse per sollevare i di lui bisogni. Orderico Vitale[1597]

nondimeno sparla per questo di lui. Si trasferì il buon pontefice,

secondo il cardinale d'Aragona, a Mompellieri, e a Tolosa e

nell'Auvergne; per attestato d'altri, a Vienna, poscia a Lione, e di là

a Mascone, dove si aggiunse alla gotta, di cui egli pativa, anche un

principio di pleuritide. Era egli incamminato alla volta del celebre

monistero di Clugnì, e però, benchè infermo, fece affrettare il viaggio,

tanto che giunse a quel sospirato sacro luogo. Quivi aggravatosi sempre

più il suo male, rendè l'anima al Creatore nel dì 29 di gennaio. In

questo preciso giorno concorrono le autorità dei migliori storici, nè

merita fede chi il fa morto alcuni giorni prima. Fu data sepoltura nella

chiesa del suddetto insigne monistero a questo pontefice, compianto da

tutti, siccome personaggio atto a recar gran bene alla Chiesa cattolica,

se Dio non l'avesse tolto sì presto. Prima di morire, chiamò egli a sè

que' pochi cardinali che erano seco[1598], e volle disegnar suo

successore _Ottone vescovo_ di Palestrina; ma questi se ne scusò con

allegare la propria debolezza, e il bisogno di spalle migliori per

sostenere l'afflitta Chiesa, e consigliò piuttosto di far cadere questa

elezione sopra _Guido arcivescovo_ di Vienna. Fu egli infatti chiamato a

Clugnì, o, per dir meglio, l'avea lo stesso papa Gelasio, in partendo da

Vienna, incaricato di andarlo a trovar colà; ma questi in cammino intese

la di lui morte, e, ciò non ostante, continuò il suo viaggio sino al

monistero suddetto. Era il suddetto arcivescovo _Guido_ (chiamato non so

come _Milone_ dall'Urspergense) figliuolo di _Guglielmo Testardita_

conte di Borgogna, parente degl'imperadori e dei re di Francia ed

Inghilterra. Una sua sorella per nome _Guilla_ fu moglie di _Umberto II_

conte di Morienna, progenitore della real casa di Savoia, e da questo

matrimonio nacque _Adelaide_ maritata con _Lodovico il Grosso_ re di

Francia. Orderico Vitale, scrittore del presente secolo, parlando di

esso Lodovico re, ci assicura di questo fatto con dire[1599]: _Hic

Adelaidem filiam Humberti principis intermontium duxit uxorem_. E

Sugerio abbate[1600] fa menzione _nobilis Adelaide reginae neptis_ del

mentovato arcivescovo: il che sempre più ci fa intender l'alta

riputazione in cui era anche allora la nobilissima casa di Savoia.

Raunati dunque i sei cardinali coi Romani che erano venuti accompagnando

il defunto pontefice, concordemente elessero papa il suddetto

arcivescovo Guido, quantunque egli facesse molta resistenza, sì per non

credersi degno di sì eccelsa dignità, e sì per timore, come molti si

figuravano, che una tale elezione non fosse approvata dal collegio de'

cardinali esistenti in Roma. Seguì essa nel dì primo di febbraio,

secondo i conti del padre Pagi. Venne il novello pontefice alla volta di

Lione, ed _Umbaldo arcivescovo_ di quella città, acconsentendo alla

fatta elezione, il riconobbe ed onorò qual papa legittimo. Passò dipoi a

Vienna, dove nel giorno della domenica di quinquagesima, cioè nel dì 9

di febbraio, fu consecrato, se vogliam riposare sulla testimonianza

della Storia Vezeliacense[1601], e prese il nome di _Callisto II_. Però

dovrebbe essere scorretto il testo di Pandolfo Pisano, allorchè scrive:

_cessavit episcopatus diebus XV_, e si avrà da scrivere _diebus XII_;

trovandosi non di rado il numero _II_ cambiato in _V_ per poca

attenzione de' copisti. Ma è da avvertire che non tardarono i cardinali

dopo l'elezione a spedirne l'avviso al sacro collegio rimasto in Roma.

Avendola _Pietro vescovo_ di Porto vicario quivi, tosto notificata agli

altri cardinali e al clero e alla nobiltà romana, tutti, per opera

specialmente di Pietro di Leone, il cui figliuolo _Pietro cardinale_ si

trovava in Francia, consentirono ed accettarono per papa il suddetto

Callisto II. Dalla di lui Vita, scritta dal poco fa mentovato Pandolfo,

scrittore sopra gli altri degno qui di fede, siamo assicurati che questo

pontefice fu solamente consecrato papa, allorchè[1602] _nuncii redeuntes

a Roma, viva voce ac literis electionem ipsam canonice, jureque

confirmarunt. Tunc papa solemniter a Lamberto ostiensi episcopo et aliis

quamplurimis in Dei nomine consecratus fuit_. Perciò non può, a mio

credere, sussistere l'opinione del padre Pagi, che il vuole consecrato

nel dì 9 di febbraio. Di più tempo fu d'uopo perchè i messi andassero e

tornassero da Roma colla approvazione del sacro collegio romano.

Leggonsi nel codice di Uldarico da Bamberga, pubblicato

dall'Eccardo[1603], e presso i padri Martene e Durand[1604] le lettere

scritte da' cardinali residenti in Roma ai cardinali oltramontani, nelle

quali confermano l'elezion di Callisto II fatta per necessità oltra

monti, senza dissimulare che questa si dovea fare _ex romanae Ecclesiae

filiis presbyteris, et diaconibus, ed anche infra urbem, si possibile

fuerit, vel extra in locis finitimis_. Confessano nondimeno di confermar

la suddetta elezione, _quum ex romano more electionem facere

impediamur_. Per le quali parole si vede allora assai confuso lo stato

di Roma, senza che ben s'intenda come essi cardinali romani non avessero

libertà di eleggere un papa nuovo. Forse si dirà, perchè Burdino

antipapa e i suoi parziali l'impedivano. E pur si vede che potevano

adunarsi per confermare l'eletto, e in Roma comandava il vicario

pontificio, cioè il vescovo di Porto, e quivi quietamente soggiornava

tanti cardinali opposti al medesimo Burdino. In una d'esse epistole

presso l'Eccardo è scritto che i cardinali suddetti in Roma col clero e

popolo s'erano congregati in _kalendis martii_, ed aveano dato il loro

assenso per l'esaltazione di Callisto al pontificato romano: il che se è

vero, fino al marzo convien differire la di lui consecrazione in papa.

Trasferitosi dipoi il nuovo pontefice a Tolosa, tenne ivi un concilio

_VIII idus junii_, secondochè si ha da Bernardo di Guidone[1605]. Ma

questo nel codice di Uldarico da Bamberga si dice tenuto _VII idus

julii_; e questo si conferma per altre memorie. Che se alcuni lo mettono

nell'anno MCXX, questo avvenne perchè si servirono dell'anno pisano,

cominciato nel dì 23 di marzo dell'anno presente volgare. Furono ivi

fatti alcuni decreti intorno alla disciplina della Chiesa. Nel dì 20

d'ottobre celebrò egli un altro più insigne e numeroso concilio nella

città di Rems[1606], dove intervennero quindici arcivescovi più di

ducento vescovi, nel quale scomunicò, bensì con dispiacere, l'imperadore

Arrigo e il suo antipapa Burdino. Quando sussista il racconto

dell'Abbate Urspergense[1607], esso Arrigo dovea essere tornato in

Italia, giacchè egli scrive, che avendo esso Augusto inteso come in un

concilio di Colonia era stata proferita la scomunica contra di lui, e

intimatone un altro in Virtzburg, con fama di volerlo deporre,

_efferatus animo, Italiae suis copiis cum regina relictis, germanicis se

regionibus nimis insperatus exhibuit_. Passò la sua rabbia a desolar

varii paesi con saccheggi ed incendii. Ma fioccarono tante lettere e

messaggi de' vescovi e principi della Germania, che consentì ad un

concilio in Triburia, in cui fu dato sesto a molti de' correnti

disordini. Il consigliarono ancora molti d'intervenire al concilio di

Rems, per trattar ivi la concordia col sacerdozio: se ne trattò fra lui

e i legati del papa; ma egli dopo aver promesso e ripromesso, infine

sotto varii pretesti sfuggi ogni accordo e deluse chiunque credea già

fatta la pace[1608]. Abbiamo da Falcone Beneventano[1609] che anche

_Landolfo arcivescovo_ di Benevento tenne in quest'anno un concilio co'

vescovi suoi suffraganei, e coll'intervento di alcuni cardinali romani.

Continuò intanto la guerra dei Milanesi contra di Como, descritta

dall'anonimo poeta comasco. Degno è di osservazioni il numero delle

città che inviarono soldatesche in aiuto di Milano, conoscendosi da ciò

che erano divenute libere e si reggeano a repubblica. Dice egli dunque

dei Milanesi[1610]:

_Mittunt ad cunctas legatos agmina partes_

_Ducere; Cremonae, Papiae mittere curant,_

_Cum quibus et veniunt cum Brixia, Pergama: totas._

_Ducere jussa suas simul et Liguria gentes._

_Nec non adveniunt Vercellae, cum quibus Astum_

_Et comitissa suum gestando brachio natum._

Cioè la contessa di Biandrate.

_Sponte sua tota cum gente Novaria venit,_

_Aspera cum multis venit et Verona vocata:_

_Docta suas secum duxit Bononia leges._

Parole chiaramente indicanti già instituito in quella città lo studio

delle leggi romane.

_Attulit inde suas Ferraria nempe sagittas._

_Mantua cum rigidis nimium studiosa sagittis:_

_Venit et ipsa simul quae Guardastalla vocatur._

_Parma suos equites conduxit carfanienses._

La Garfagnana, provincia di là dall'Apennino, oggidì suggetta alla

serenissima casa d'Este (se pur d'essa si parla qui, come è probabile),

doveva allora ubbidire a Parma. Ed ecco quante città collegate contro la

misera città di Como, al cui soccorso non si legge che alcuno alzasse un

dito. Ciò non ostante bravamente si difesero in quest'anno i Comaschi,

ed accostandosi il verno, obbligarono tanti nemici a ritornarsene alle

lor case. Abbiamo ancora dagli Annali Pisani[1611] che nell'anno

presente ebbe principio la guerra tra i Genovesi e Pisani. Non poteano

digerire i primi la autorità conferita dal papa agli arcivescovi di Pisa

sopra i vescovi della Corsica, e però sfogarono coll'armi il loro

maltalento. Lo storico genovese Caffaro scrive[1612] che i Genovesi

usciti con sedici galee presero molti Pisani in Goloccio, e con esso

loro una gran somma di danaro.

Annali d'Italia, vol. 4 dal principio dell'era volgare sino all'anno 1750 · 第 135 / 277 题