NOTE:

[1527] Falco Beneventan., in Chron.

[1528] Romualdus Salernitan., Chron., tom. 7 Rer. Ital.

[1529] Annales Pisani, tom. 6 Rer. Ital.

[1530] Laurent. Veronens., lib. 1 Poem., tom. 6 Rer. Ital.

[1531] Abbas Urspergensis, in Chron. Simeon Hunelmensis.

[1532] Otto Frising., in Chron.

[1533] Donizo, in Vita Mathild., lib. 2, cap. 19.

[1534] Bacchini, Istor. di Polirone.

[1535] Bacchini, Istor. di Polirone.

[1536] Antiquit. Italic., Dissert. XXXI.

Anno di CRISTO MCXV. Indizione VIII.

PASQUALE II papa 17.

ARRIGO V re 10, imperad. 5.

Per attestato di Falcone Beneventano[1537], si portò in quest'anno papa

_Pasquale II_ alla città di Troia in Puglia, e quivi nel dì 24 d'agosto

tenne un concilio coll'intervento di quasi tutti gli arcivescovi,

vescovi e baroni di quelle contrade. Vi fu accettata da tutti la tregua

di Dio. Andato poscia a Benevento, dedicò la chiesa di san Vincenzo del

Volturno, e finalmente nel dì 30 di settembre se ne tornò a Roma. L'anno

fu questo in cui la celebre _contessa Matilda_ terminò il corso di sua

vita[1538]. Trovandosi ella in Bondeno de' Roncori della diocesi di

Reggio, l'assalì una fastidiosa infermità sul principio di quest'anno,

in occasione di una visita fattale da _Ponzio_, superbo abbate di

Clugnì, che tornava da Roma. Continuò il suo malore per alcuni mesi

ancora: nel qual tempo ella esercitò più che mai la sua pia liberalità

verso i monisteri di Polirone[1539] e di Canossa, e verso i canonici

regolari di san Cesario sul Modenese. Era assistita da _Bonsignore_

vescovo di Reggio. Passò in fine a miglior vita questa principessa,

gloriosa per tante azioni di pietà, di valore e di prudenza, nel dì 24

di luglio, cioè nella vigilia di san Jacopo, di cui era divotissima, e

il corpo suo seppellito nella chiesa del monistero di san Benedetto di

Polirone, quivi riposò, finchè nell'anno 1655 per cura ed ordine di papa

Urbano VIII trasportato a Roma, fu magnificamente collocato nella

basilica vaticana in memoria dell'insigne sua beneficenza verso la

Chiesa romana. Aveva ella negli anni addietro, siccome dicemmo, lasciata

erede di tutti i suoi beni essa Chiesa: eredità nondimeno che fu

seminario di nuove lite fra i romani pontefici e gl'imperadori; e per

assaissimi anni poi la troviamo tra essi disputata, finchè il tempo,

medico di molte malattie politiche, diede fine a quella contesa. Nè

tardò a volare in Germania la nuova della morte di questa insigne

principessa, di cui scrive l'Urspergense[1540]: _Qua foemina sicut nemo

nostris in temporibus ditior ac famosior, ita nemo virtutibus et

religione sub laica professione reperitur insignior_. Arrigo imperadore

fu da' suoi ministri mosso, ed anche dai parziali d'Italia con lettere

invitato a venire a prendere il possesso di tutti i di lei beni. Per

quali titoli, non si vede ben chiaro. Finch'egli pretendesse i regali e

feudali, come fu la marca della Toscana, Mantova ed altre città, se ne

intende il perchè. Ma egli pretese ancora gli allodiali e patrimoniali,

e ne entrò anche in possesso, per quanto si vedrà. Probabilmente non

dovette in tal congiuntura tacere la linea degli Estensi di Germania,

cioè di _Guelfo V_ ed _Arrigo il Nero_ duchi di Baviera, perchè, secondo

i patti del matrimonio d'esso Guelfo colla medesima contessa, al primo

doveano pervenire tutti i di lei beni. Certo è che sotto l'imperador

Federigo I, come si dirà a suo luogo, fu loro fatta giustizia in questo

particolare. Ora l'imperadore Arrigo, a cui stava forte a cuore il

cogliere questa pingue eredità, si dispose a calare, subito che gli

affari gliel permetteano, in Italia. Continuò ed ebbe fine in quest'anno

la guerra de' Pisani contra delle isole Baleari[1541]. Riuscì loro dopo

lunghe fatiche e combattimenti, e colla strage di moltissime migliaia di

Saraceni, di prendere la città di Maiorica, e di distruggerla, per

togliere quel nido ai corsari africani. Pieni poi delle spoglie di

quegl'infedeli, e colmi di gloria se ne tornarono alla lor patria. Se

anche l'isola e città di Minorica restasse da loro soggiogata e

disfatta, nol so io dire di certo. Gli Annali Pisani dicono di sì. Ben

so io che Evizza non è Minorica, come si figurò il Tronci[1542] ne' suoi

Annali di Pisa. Di sopra all'anno 1097 osservammo che _Folco_ marchese,

figliuolo di Azzo II marchese, fu quegli che propagò la linea italiana

dei marchesi d'Este. Leggonsi tre atti a lui e all'anno presente

spettanti[1543]. Il primo è un placito da lui tenuto nella grossa terra

di _Montagnana_ (appellata _populosa_ da Rolandino) nel dì 31 di maggio,

in cui veggiamo proferita dal medesimo principe una sentenza in favore

del nobilissimo monistero delle monache di san Zacheria di Venezia per

beni posti nell'altra insigne terra di _Monselice_: dal che comprendiamo

ch'esso marchese Folco dominava nell'una e nell'altra d'esse terre. Il

secondo strumento, stipulato in _Montagnana_ nel dì 10 di giugno di

quest'anno, contiene una donazione fatta da esso marchese Folco al

monistero di Polirone _pro ordinatione testamenti Garsendae genitricis

meae_, cioè di Garsenda principessa del Maine sua madre, di cui più

volte si è parlato di sopra. Un'altra donazione, da lui fatta al

monistero della Trinità di Verona nel dì 2 di ottobre dell'anno

presente, fu stipulata _in Caminata constructa ante ecclesiam

beatissimae sanctae Teclae virginis sita in villa, quae est ante castrum

Esti_. Lo stesso marchese s'intitola _habitator in loco, qui dicitur

Esti_. Non usavano per anche questi principi il titolo di _marchesi

d'Este_, ma erano padroni d'Este, o, per dir meglio, compadroni; perchè

vedremo che anche l'altra linea estense dei duchi di Baviera riteneva

una terza parte del dominio di quella nobil terra e di Rovigo, e

dell'altre sottoposte allora ad essi marchesi. Nell'anno presente

_Ordelafo Faledro_ doge di Venezia[1544] con grossa armata navale

ricuperò la città di Zara, che pochi anni prima gli era stata tolta da

_Calomanno_ re d'Ungheria.

Annali d'Italia, vol. 4 dal principio dell'era volgare sino all'anno 1750 · 第 131 / 277 题