[1519] Falco Beneventan., Chron., tom. 5 Rer. Ital.
[1520] Guillelmus Tyr., lib. 11, cap. 21. Ordericus Vital., Hist.
Eccles. Bernardus Thesaur., cap. 100, tom. 7 Rer. Ital.
[1521] Idem Bernardus, cap. 92.
[1522] Guillelmus Tyr., Hist. Hierosolym.
[1523] Sicard., in Chron. tom. 7 Rer. Ital.
[1524] Bacchini, Istor. di Poliron. nell'Append.
[1525] Landulf. junior, Hist. Mediolan., cap. 26.
[1526] Landulf. junior, Hist. Mediolan., cap. 24.
Anno di CRISTO MCXIV. Indizione VII.
PASQUALE II papa 16.
ARRIGO V re 9, imperad. 4.
Avea, come dissi poc'anzi, lasciato _papa Pasquale_ per suo contestabile
e governatore di Benevento Landolfo della Greca[1527]. Contra di lui per
invidia _Roberto principe_ di Capoa, ed altri baroni normanni fecero una
congiura, e nell'agosto precedente si portarono con poderosa armata
all'assedio di quella città. Con poca fortuna nondimeno, perchè il
valoroso Landolfo, fatta co' Beneventani una sortita, li mise in fuga, e
poco mancò che non prendesse tutto il loro bagaglio. Durò nondimeno la
guerra col guasto delle campagne di Benevento; e crebbero poscia i
malanni, perchè lo stesso arcivescovo di quella città _Landolfo_ si
dichiarò contra del medesimo contestabile, e trasse dalla sua la maggior
parte del popolo, di maniera che in fine astrinsero esso contestabile a
deporre la carica. Per questa e per altre cagioni papa Pasquale II
nell'ottobre tenne un concilio in Ceperano ai confini del ducato romano,
o della Puglia, dove concorsero _Guglielmo duca_ di Puglia e _Roberto
principe_ di Capoa con circa mille cavalli. Quivi il papa diede
l'investitura della Puglia, Calabria e Sicilia al duca Guglielmo.
Falcone così scrive, e da ciò si può ricavare che i duchi della Puglia
ritenessero diritto d'alto dominio sopra la Sicilia, sovranità nondimeno
sottoposta ad un maggiore sovrano, cioè al romano pontefice. Quivi
ancora essendo forte il papa in collera contra dell'arcivescovo
Landolfo, istituì il giudizio intorno alle accuse dategli, e il depose.
Ma egli col tempo, e, se vogliam credere a Romoaldo Salernitano[1528],
coll'uso di molti regali, fu restituito nella sua dignità. Di questi
regali non parla Falcone. Da Romoaldo è riferito il suddetto concilio
all'anno seguente; ma Falcone, storico contemporaneo, merita maggior
fede. Glorioso riuscì quest'anno alle armi cristiane per la guerra
felicemente fatta ai Mori padroni dell'isole Baleari. L'onore
specialmente ne è attribuito ai Pisani. I Mori, dissi, abitanti in
quelle isole, cioè in Evizza, Maiorica e Minorica, colle lor piraterie
tenevano inquieta e danneggiata tutta la costa di Italia[1529]. Risoluti
i Pisani di far quella impresa, ebbero ricorso al buon papa Pasquale per
ottenerne la sua approvazione e benedizione. Poscia disposto un
terribile armamento per mare, con tutte le lor forze, accompagnati da
_Bosone_ cardinale legato della santa Sede e da _Pietro_ loro
arcivescovo, marciarono alla volta di que' Barbari. Questa guerra è
diffusamente narrata in un poema da Lorenzo Veronese, o da Verna[1530],
diacono del medesimo arcivescovo, ed autore di vista. Fu esso poema
pubblicato dall'Ughelli, e da me ristampato altrove. Riuscì a questa
armata nell'anno presente di conquistar l'isola d'Evizza, e di prendere
nel dì di san Lorenzo la città d'essa isola, posta in sito vantaggioso.
Ne distrussero i Pisani le mura e il cassaro, cioè la rocca, e seco
condussero prigione il governatore saraceno. Passarono poi l'armi
vittoriose all'isola di Maiorica, e vi fecero lo sbarco nella festa di
san Bartolommeo, con intraprendere l'assedio di quella città. In aiuto
de' Pisani concorsero _Raimondo_ conte di Barcellona ed altri conti di
Catalogna, di Provenza e Linguadoca.
Nell'anno presente ancora l'imperadore _Arrigo V_ celebrò in Magonza le
sue nozze con una figliuola d'Arrigo re d'Inghilterra appellata
_Matilda_[1531]. In quella solennità si presentò davanti ad esso Augusto
coi piè nudi _Lottario duca_ di Sassonia, che fu poi imperadore, per
chiedere perdono dell'essersi dianzi ribellato. Così scrive Ottone
Frisingense[1532]: il che come sussista non so; perchè nell'anno
seguente altre storie cel rappresentano coll'armi in mano contra del
medesimo Augusto. Erasi, come vedemmo, nell'anno 1090 ribellata la città
di Mantova alla _contessa Matilda_, nè a lei fin qui era venuto fatto di
poterla ricuperare[1533]. Questa contentezza fu a lei riserbata per
l'anno corrente. Cadde essa gravemente inferma, mentre dimorava a Monte
Baranzone sulle montagne di Modena, nel qual luogo si vede una donazione
da lei fatta a san Benedetto di Polirone nel dì 14 di giugno[1534]. La
fama, solita ad ingrandir le cose, in breve la diede per morta. Allora
il popolo di Mantova, siccome libero dal timore d'essa, fece uno sforzo,
e mise l'assedio a Ripalta castello della medesima contessa, e tanto lo
strinse, che i difensori stanchi capitolarono la resa, ma condizionata,
se fosse viva la lor padrona Matilda. _Manfredi_ vescovo di Mantova
intanto arrivò alla sua città, e divolgò che Matilda era tuttavia
vivente. Gli ebbe a costar la vita un sì dispiacevol avviso per
l'infuriato popolo che la desiderava morta. Nè molto stettero i
Mantovani che diedero al fuoco l'infelice castello di Ripalta. Questa
disgrazia fu per tutto il tempo della malattia di Matilda a lei tenuta
nascosa dai suoi. Ma dacchè si fu riavuta, intesone il tenore, pensò a
farne vendetta. Raunò quanti combattenti potè, formò eziandio una flotta
di navi, e con questo armamento passò all'assedio di Mantova. Sulle
prime se ne rise quella forte città; ma scorgendo la risoluta contessa
di trarre a fin quell'impresa, que' cittadini s'appigliarono a' consigli
di pace; e spediti ambasciatori alla stessa, mentre era in Bondeno,
trattarono di rendersi ad onesti patti. Seguì infatti la resa di quella
città sul fine di ottobre con gloria grande di Matilda, a cui, dopo aver
messa al dovere ne' tempi addietro anche la marca, creduta da me quella
di Toscana, nulla restò più delle perdute antiche sue giurisdizioni che
non ritornasse alle sue mani. Nel dì 8 di novembre di quest'anno la
medesima contessa, essendo nel monistero di san Benedetto di
Polirone[1535], esentò dalle albergarie de' soldati tutti i beni di que'
monaci. Ho anch'io dato alla luce un laudo proferito alla di lei
presenza per lite di persone private[1536], mentre la medesima
soggiornava nella rocca di Carpineta nel dì 22 d'aprile dell'anno
presente.