[1512] Labbe, Concil., tom. 10. Baron., in Annal. Ecclesiast.
[1513] Landulfus junior, Hist. Mediol., cap. 21.
[1514] Eccard., Scriptor. med. aevi, tom. 2, p. 266.
[1515] Eccard., Scriptor. med. aevi, tom. 2, p. 274.
[1516] Petrus Diacon., Chron. Casinens., lib. 4, cap. 46.
[1517] Bacchini, Istor. di Poliron. nell'Append.
[1518] Campi, Istor. di Piacenza, tom. 1.
Anno di CRISTO MCXIII. Indizione VI.
PASQUALE II papa 15.
ARRIGO V re 8, imperad. 5.
Impariamo da Falcone Beneventano[1519] che essendosi nell'anno
precedente fabbricate varie congiure in Benevento per levare quella
città di sotto il dominio pontificio, avvertitone _papa Pasquale_ da
que' cittadini ch'erano costanti nella fedeltà, si portò colà nel dì 2
di dicembre per rimediare ai disordini. Fermossi in quella città nel
tempo del verno, e correndo il mese di febbraio, celebrò ivi un
concilio. Poscia, dopo avere scoperti gli autori di quelle trame, e
datigli in mano della giustizia, lasciato in quella città per
governatore e contestabile Landolfo della Greca, uom di gran coraggio e
prudenza, se ne tornò a Roma. Trovavasi affatto sprovveduto di danari
_Baldovino re_ di Gerusalemme, e però gli mancava il miglior nerbo per
resistere a tanti nemici infedeli che all'intorno gli facevano
guerra[1520]. Ebbe sentore che _Adelaide_ contessa di Sicilia, vedova
del defunto _conte Ruggieri_, e madre del piccolo _Ruggieri_, succeduto
a _Simone_ suo fratello nel dominio di quella isola, era principessa a
proposito per sovvenire alle di lui indigenze; perchè fama correva
ch'essa nel tempo della tutela del figliuolo avesse accumulato
grossissime somme d'oro. Però spedì ambasciatori in Sicilia per trattare
d'averla in moglie. Poco vi volle a far gustare questa proposizione
all'ambiziosa principessa; ma affinchè il figliuolo Ruggieri e i suoi
cortigiani non attraversassero a lei il conseguimento della corona, fu
proposto e conchiuso, che nascendo figliuoli da Baldovino e Adelaide,
succedessero nel regno di Gerusalemme. Ma venendo egli a mancar senza
prole, quel regno si devolvesse al figliastro Ruggieri. Portò seco
Adelaide una prodigiosa quantità di viveri, d'armi, di cavalli, e, quel
che più si sospirava, di denaro; e giunta a Tolemaide, fu con grande
solennità sposata. Ma non passarono due anni che Adelaide si trovò
delusa e tradita dal re consorte. Egli avea tuttavia vivente un'altra
moglie, presa prima di essere re[1521]. Sotto varii pretesti
ripudiatala, senza che v'intervenisse alcun giudizio della Chiesa,
l'avea forzata ad entrare nel monistero di sant'Anna di Gerusalemme.
Fece poi cattivo fine questa donna, per attestato di Bernardo tesoriere,
perchè ottenuta licenza di andarsene a visitare i parenti in
Costantinopoli, quivi s'abbandonò ad una vita disonesta. Ora gravemente
un dì infermatosi Baldovino, e rimordendolo la coscienza dell'ingiuria
fatta alla legittima moglie, per consiglio de' baroni, fece voto, se
guariva, di ripigliarla. Indi rivelò tutto ad Adelaide, con intimarle il
divorzio. S'ella, trovandosi così barbaramente ingannata, prorompesse in
pianti ed in amare invettive contra del re e degli ambasciatori
predetti, è facile l'immaginarlo. Non tardò molto essa per lo dispetto a
tornarsene in Sicilia, ma priva di que' tesori che portò a Gerusalemme,
ed accorata per questo tradimento si crede che terminasse la sua vita
nell'anno 1118. Una sì nera azione recò non poco nocumento alla
riputazione del re Baldovino e agli affari di Terra Santa. Fra gli altri
il conte Ruggieri figliuolo di essa Adelaide con tutta la corte de'
Siciliani, al vedersi così burlato, concepì tale sdegno contra di
Baldovino e de i re di Gerusalemme, che, per attestato di Guglielmo
Tirio[1522], solo fra' principi cristiani mai non diede loro soccorso
alcuno, nè curò lo stato miserabile, in cui a poco a poco si ridussero
le cose dei Cristiani in Palestina e in Soria. La città di Cremona,
siccome scrisse Siccardo[1523], da lì a cent'anni vescovo della
medesima, patì in questo anno un fierissimo incendio nel dì di san
Lorenzo. Abbiamo strumenti di donazioni fatte al monistero di Polirone
dalla _contessa Matilda_, mentre essa dimorava in Pigognaga e nel
Bondeno, vicino al Po[1524]. Era ito in Terra Santa _Grossolano_
arcivescovo, di Milano. Tornato in Italia, e inteso come Giordano avea
occupata la sua chiesa, eletto già e consecrato arcivescovo determinò di
venire a Milano: il che fu cagione che esso Giordano informato di questo
prendesse il pallio colle condizioni proposte dal papa[1525]. Venuto poi
Grossolano a Milano, coll'aiuto de' suoi parziali s'impadronì delle
torri di Porta Romana. Allora prese l'armi la fazion di Giordano, e andò
per iscacciarlo. Succederono fra le due parti dei combattimenti, ne'
quali restarono non pochi feriti e morti, non solamente della plebe, ma
anche della nobiltà. S'interposero pacieri, e proposero di rimettere la
decision di tale discordia al concilio davanti al papa. E perchè la
borsa di Grossolano restò in breve esausta, gli convenne sloggiare, con
fama nondimeno che ricavasse buona somma di danaro da Giordano per
ritirarsi. Venne egli perciò a Piacenza, e di là a Roma, per trattar
della sua causa nel tribunal pontificio. Diede fine alla sua vita nel dì
6 di gennaio dell'anno presente nel monistero di Pontidio sul Bergamasco
Liprando prete, quel medesimo che col giudizio del fuoco avea negli anni
addietro fatta guerra ad esso Grossolano, come ad arcivescovo
simoniaco[1526]. Morì in concetto di santità (il che era facile allora),
e fu detto ch'erano succeduti miracoli alla sua tomba.