[1443] Pandulfus Pisanus, in Vit. Paschalis II, Part. II, tom. 3 Rer.
Ital.
[1444] Petrus Diaconus, Chron. Casin., lib. 4, cap. 33.
[1445] Fulcher., Hist. Hierosolym., lib. 2. Guillelmus Tyr., Hist., lib.
11, cap. 6.
[1446] Dandul., in Chron., tom. 12 Rer. Ital.
[1447] Anonymus Barensis, apud Peregrinium.
[1448] Romualdus Salernitan., in Chron., tom. 7 Rer. Ital.
[1449] Sillingard., Catalog. Episcopor. Mutinens.
[1450] Bacchini, Istor. di Poliron. nell'Append.
[1451] Gualvan. Flamm., Manipul. Flor., tom. 11 Rer. Ital.
Anno di CRISTO MCIX. Indizione II.
PASQUALE II papa 11.
ARRIGO V re di Germania e d'Italia 4.
Forse a quest'anno si dee riferire ciò che narra Pandolfo Pisano[1452]
nella Vita di _papa Pasquale_: cioè ch'egli ricuperò molti beni della
Chiesa romana, e fra questi la città di Tivoli, il quale acquisto
nondimeno costò la vita ad assaissime persone. Ciò fatto, salì nel
Campidoglio, e commosse il popolo romano contra di Stefano Corso,
occupatore di Montalto e d'altri patrimonii di san Pietro. Assediò dipoi
e prese a forza d'armi essa terra di Montalto, le cui torri furono
spianate; e tal terrore mise in cuore di que' tirannetti, che tutti
restituirono senza l'uso d'altra forza il mal tolto, e diedero ostaggi
con promessa di non vendicarsi, e di non usurpare in avvenire i beni di
san Pietro e dell'altre chiese. Per gloria dell'Italia non si dee tacere
che nel dì 21 d'aprile dell'anno presente fu chiamato a miglior vita
pieno di meriti santo _Anselmo_ arcivescovo di Cantorberì e primate
dell'Inghilterra, Italiano di nascita[1453]. Mancò in lui un gran lume
della Chiesa di Dio, ed uno de' più illustri dotti vescovi di quell'età,
ai cui libri di molto è tenuta la teologia scolastica, perchè
principalmente da lui fu introdotta, e cominciò da lì innanzi ad essere
coltivata con grande applicazione nelle scuole di Parigi e della
Francia. Dimorò in questo anno la _contessa Matilda_ in Lombardia,
verisimilmente attendendo a premunirsi e a ben provvedere le sue
fortezze, perchè già si presentiva che avesse da calare in Italia il re
_Arrigo V_. Egli era giovane, gli bolliva il sangue nelle vene, e non
era ignoto ch'egli, al pari del padre, stava forte nella pretension
delle investiture ecclesiastiche. Dai documenti rapportati dal padre
Bacchini[1454] noi comprendiamo ch'essa si trovò ora in _Gonzaga_, ora
al _Ponte del Duca_ sui confini del Modenese e del Ferrarese, con far
delle donazioni al monistero di san Benedetto di Polirone. Ho anch'io
pubblicato uno strumento, scritto _anno dominicae Nativitatis MCIX,
Paschale in apostolatu anno X, regnante Henrico quinto quodam Henrici
imperatoris filio, anno tertio, Indictione secunda_, da cui apparisce
che la medesima contessa[1455], soggiornando sul Modenese in san
Cesario, rilasciò molte terre a _Landolfo vescovo_ di Ferrara. E in un
altro atto[1456] esentò dalle albergarie Giberto da Gonzaga. Menzionati
si truovano in questi tempi i nobili di Gonzaga, da' quali si può
credere che discendesse quella casa che nel 1328 cominciò a
signoreggiare in Mantova. Aveano i Genovesi prestato non poco aiuto
negli anni addietro alla guerra sacra d'Oriente[1457]. Con una flotta di
settanta legni assisterono essi con tal vigore nell'anno presente
_Baldovino re_ di Gerusalemme, che in mano sua pervenne la città di
Tripoli. Altri mettono prima di quest'anno una tale conquista. Da varie
carte prodotte dal Guichenon[1458] vegniamo in cognizione che in questi
tempi fioriva _Amedeo_ conte di Morienna, progenitore della real casa di
Savoia. Egli è appellato _Amedeus filius Uberti comitis_, e talvolta
intitolato _morianensis comes et marchio_. Ma per mancanza d'antichi
storici restano molto allo scuro le azioni di questo principe e de' suoi
predecessori. Secondo il Sigonio[1459], in quest'anno succedette la
guerra tra i Cremonesi e Bresciani. Io ne parlerò all'anno seguente.
Vuole ancora il Campi[1460] che nel presente anno essi Bresciani uniti
coi Milanesi s'impadronissero della città di Lodi. Accorsi con grandi
forze i Cremonesi collegati de' Lodigiani, gli obbligarono ad
abbandonarla. Ma ad assicurarci di tali fatti non basta l'autorità de'
moderni scrittori. È solamente fuor di dubbio, asserendolo Landolfo da
san Paolo[1461], che i Milanesi seguitarono a far guerra a Lodi, e che
in aiuto di questa città furono i Pavesi e i Cremonesi. Aggiugne esso
Landolfo che circa questi tempi tornato da Roma _Grossolano_ arcivescovo
di Milano, perchè non ricevuto dal popolo, andò a piantarsi in Arona,
terra e fortezza della sua chiesa sopra il lago Maggiore. Ma fu
consigliato di levarsene e di far piuttosto il viaggio di Terra Santa;
ed egli l'intraprese con lasciare suo vicario in Milano _Arderico_
vescovo di Lodi.