[1429] Sugerius, apud Du-Chesne, Script. Rer. Franc.
[1430] Pagius, ad Annales Baron.
[1431] Bacchini, di Polirone, Ist., nell'Append.
[1432] Fiorent., Memor. di Matild., lib. 2.
[1433] Donizo, in Vit. Mathild.
[1434] Antichità Estensi, P. I, cap. 39.
[1435] Landulphus Senior, Hist. Mediolan., cap. 15.
[1436] Landulfus junior, Histor. Mediol., cap. 16.
[1437] Galv. Flamma, Manipul. Flor., tom. 11 Rer. Ital.
[1438] Sicard., Chron., tom. 7 Rer. Ital.
[1439] Pandulfus Pisan., in Vit. Paschal. II, Part. I, tom. 3 Rer. Ital.
[1440] Romualdus Salernitan., Chron., tom. 7 Rer. Ital.
[1441] Anonymus Barens. apud Peregrinium.
[1442] Fulch., Hist. Hierosolym., lib. 2.
Anno di CRISTO MCVIII. Indizione I.
PASQUALE II papa 10.
ARRIGO V re di Germania e d'Italia 3.
Non ostante che la presenza del pontefice _Pasquale_, ritornato a Roma,
dovesse restituire la calma a quella tumultuante città, pure, per
attestato di Pandolfo Pisano[1443], tutto dì accadevano omicidii,
latrocinii e sedizioni. I ribelli di fuori influivano a tenere inquieta
la medesima città. Il papa, per non poter di meno, andava pazientando;
nè questo il ritenne dall'intraprendere il viaggio di Benevento.
Lasciata dunque al vescovo lavicano la cura dello spirituale di Roma, a
Pietro di Leone ed a Leon Frangipane quella del politico, e il comando
dell'armi a Gualfredo suo nipote, si portò a Benevento, dove nel mese
d'ottobre tenne un concilio, i cui atti sono periti[1444]. Visitò in tal
occasione il monistero di san Vincenzo del Vulturno, ed era già in
viaggio per tornarsene a Roma, quando gli giunse nuova, essere quella
città sconvolta per varie sedizioni; formarsene dell'altre verso Anagni,
Palestrina e Tuscolo; essersi ribellata la Sabina, e che _Tolomeo_,
nobil romano, di cui dianzi il pontefice assaissimo si fidava, avea
voltata casacca, e s'era unito con _Pietro dalla Colonna, abbate di
Farfa_ (ma si dee scrivere: e coll'abbate di Farfa, perchè Farfa allora
avea per abbate _Beraldo_), di maniera che non era sicuro il passo per
tornare a Roma. Il buon papa, senza punto sbigottirsi, chiamò in aiuto
_Riccardo_ dall'Aquila duca di Gaeta, il quale co' suoi uomini lo scortò
fino alla città d'Alba, dove fu ricevuto con somma divozione. Di là
passato a Roma, attese a ricuperare i beni della Chiesa romana.
Continuava _Boamondo principe_ di Taranto e di Antiochia le ostilità
contra dell'imperadore _Alessio_[1445]. Questi non sapendo come levarsi
di dosso questo feroce campione, per attestato del Dandolo[1446], chiamò
in suo aiuto i Veneziani, i quali con una poderosissima flotta
l'assisterono. Ma appigliatosi dipoi a miglior consiglio, trattò di
pace, e in fatti la conchiuse, con promettere e giurare sopra le sacre
reliquie di far buon trattamento e difesa a chiunque passasse per li
suoi Stati alla volta di Terra Santa. Dopo di che Boamondo si quetò, e
ritornossene colla sua armata ad Otranto[1447], lasciando in pace le
terre del greco Augusto. In questi tempi, se pur sussiste la cronologia
di Romoaldo Salernitano[1448], mancò di vita _Guido_ fratello di
Ruggieri duca di Puglia, di cui non veggo menzione in altri autori. Morì
parimente nell'agosto un figliuolo d'esso duca, appellato _Guiscardo_.
Trovavasi nell'aprile di quest'anno la _contessa Matilda_ in Governolo
sul Mantovano, e quivi con pubblico strumento rimise _Dodone vescovo_ di
Modena[1449] in possesso di Rocca Santa Maria, posta nelle montagne del
Modenese. Non so io dire se all'anno presente oppure all'antecedente
appartenga una sua donazione fatta al monistero di san Benedetto di
Polirone, e rapportata dal padre Bacchini[1450]. Lo strumento fu scritto
_anno ab Incarnatione Domini nostri Jesu Christi MCVIII, sexto-decimo
die mensis octobris, Indictione prima_. Potrebbe essere anno pisano,
convenendo più all'ottobre dell'anno antecedente l'_indizione prima_. Se
vogliamo prestar fede a Galvano dalla Fiamma[1451], seguitando la
discordia fra i Pavesi e Milanesi, accadde che in quest'anno il vescovo
di Pavia con tutto il suo popolo armato marciò alla volta di Milano. Gli
vennero incontro i Milanesi in campagna aperta, ed attaccarono battaglia
con tal vigore, che, rotto l'esercito pavese, vi restò prigioniero il
vescovo colla maggior parte de' suoi, condotti poscia nelle carceri di
Milano. Furono di poi rimessi in libertà, ma con obbrobriosa maniera:
perchè condotti tutti nella piazza, fu attaccato alla parte deretana
d'essi un fascio di paglia, e datogli fuoco, furono così cacciati fuori
della città. Torno nondimeno a dire che non ci possiamo assicurar della
verità di questi fatti sull'asserzione del solo Galvano, autore non
assai esatto, e troppo parziale in favore de' Milanesi. Egli mette in
questo tempo arcivescovo di Milano _Giordano_, che pure solamente
nell'anno 1112 ottenne quella sedia.