[1403] Pandulfus Pisanus, in Vit. Paschalis II, P. I, tom. 3 Rer. Ital.
[1404] Pagius, Crit. ad Annal. Baron.
[1405] Eadmerus, in Vit. S. Anselmi lib. 4.
[1406] Landulfus de S. Paulo, Hist. Mediolanens., tom. 5 Rer. Ital.
[1407] Landulfus, de S. Paulo, Hist. Mediol., tom. 5 Rer. Ital.
[1408] Fiorentini, Memor. di Matild., lib. 2.
[1409] Antiquit. Italic., Dissert. XVII.
[1410] Abbas Urspergensis. Otto Frisingensis, cap. 8. Annalista Saxo.
[1411] Chron. Farfens., P. II, tom. 2 Rer. Ital., pag. 637.
[1412] Fiorentini, Memor. di Matild. lib. 2.
Anno di CRISTO MCVI. Indizione XIV.
PASQUALE II papa 8.
ARRIGO V re di Germania e d'Italia 1.
Un'insigne raunanza di vescovi, abbati, principi, baroni e popoli del
regno germanico s'era fatta in Magonza[1413] nel Natale dell'anno
precedente, per trattare di concordia fra i due Arrighi padre e
figliuolo, e fra gli scismatici e la Chiesa romana. Dovea, dico,
intervenirvi il vecchio Arrigo, ma dal figliuolo era trattenuto come
prigioniere in un castello. Fece egli istanza per la libertà; ma i
principi temendo che il popolo, avvezzo a favorir più lui che il
figliuolo, non tumultuasse, ed anche perchè _Riccardo_ vescovo di Albano
e _Gebeardo_ vescovo di Costanza, legati apostolici, giunti a quella
dieta, aveano confermata la scomunica contra di esso imperadore, non
permisero ch'egli venisse a Magonza. Gli andarono essi incontro ad
Ingheleim, e tanto gli dissero colle buone e colle brusche, che
l'indussero a rinunziare al figliuolo la croce, la lancia, lo scettro e
gli altri ornamenti imperiali, ma non già la spada e la corona. Non
manca chi scrive essergli state tolte per forza queste divise della sua
dignità; scrivono altri che spontaneamente le rassegnò. Si riconobbe
Arrigo colpevole dello scisma, e de' mali avvenuti per tal cagione, e
pentito ne dimandò l'assoluzione al legato apostolico, il quale giudicò
di non aver facoltà bastante per rimetterlo in grazia della Chiesa.
Gittossi anche a' piedi del figliuolo[1414], ricordandogli il diritto
della natura; ma questi neppure voltò gli occhi verso di lui. Portate a
Magonza le insegne regali, fu confermato re il giovane _Arrigo V_, e
spedita una solenne ambasceria di alcuni vescovi e baroni a Roma per
comporre tutte le vecchie differenze, ed invitare in Germania il romano
pontefice. Ma questi ambasciatori, nel passare pel Trentino, furono
assaliti da un certo Adalberto conte[1415], svaligiati e cacciati in
prigione, a riserva di _Gebeardo vescovo_ di Costanza, che tenne altro
cammino, e fatto scortare dalla _contessa Matilda_, felicemente arrivò a
Roma. Di questa iniquità avvisato _Guelfo V_ duca di Baviera, corse
colle sue genti, e sforzate le chiuse, obbligò essi malandrini a
rimettere in libertà que' prelati e signori. Intanto il deposto
imperadore Arrigo si ritirò a Colonia e a Liegi, dove fu con qualche
onore accolto, e di là scrisse lettere compassionevoli a tutti i re
cristiani, lagnandosi de' trattamenti a lui fatti dal barbaro figliuolo,
e della violenza usatagli per detronizzarlo. Una specialmente se ne vede
al re di Francia, che non si può leggere senza ribrezzo. Trovati anche
non pochi favorevoli al suo partito, e specialmente _Arrigo duca_ di
Lorena, ripigliò il pensiero di far guerra. Ma prevalendo le forze del
figliuolo, e trovandosi egli ridotto in istato miserabile, pel
crepacuore infermatosi in Liegi, quivi terminò i suoi giorni nel dì 7
d'agosto per comparire al tribunale di Dio a rendere conto di tanti suoi
vizii, di sì lunga vessazione data alla Chiesa, e del tanto sangue
cristiano sparso pe' suoi capricci e per la ostinazion nello scisma. A
lui eziandio si dee attribuire una gran mutazione seguita per sua
cagione non meno in Italia che in Germania. Certo è che il regno della
Borgogna, unito dall'imperador Corrado I alla corona germanica, patì
molte mutazioni duranti le soprarriferite turbolenze. E da questo
parimente procedette l'essersi buona parte delle città di Lombardia
messa in libertà con formar delle repubbliche, senza più voler ministri
del re ossia dell'imperadore al loro governo: del che parleremo andando
innanzi. Era stato portato a Ravenna il cadavero dell'antipapa Guiberto,
e quivi seppellito. Dovette dipoi Ravenna rimettersi in grazia della
Chiesa romana; e però in quest'anno andò ordine colà da _papa Pasquale_
che fosse disotterrato il suo corpo, e gittate l'ossa nel fiume[1416].
Non mancavano persone vane, oppur ben affette alla di lui memoria, che
spacciavano come vedute al suo sepolcro delle risplendenti facelle in
tempo di notte: il che aggiunto ad esser egli morto scomunicato, diede
impulso alla suddetta risoluzione. Aggiungo, affinchè si conosca meglio
la cabala e malignità, ed anche la ignoranza di questi tempi, che furono
divolgati varii miracoli, come succeduti al sepolcro di questo
sovvertitore della Chiesa di Dio. Fra le lettere a noi conservate da
Udalrico di Bamberga, e pubblicate dall'Eccardo[1417], una se ne legge,
scritta dal vescovo di Poitiers all'imperadore Arrigo, dove tratta _de
plurimis miraculis, quae divina clementia per merita felicis memoriae
domni nostri Clementis papae ad ejus sepulcrum est operata, a Johanne
castellano episcopo transmissa_. Ma probabilmente sarà venuta non da uno
di quei vescovi, ma da qualche impostore quella serie di miracoli, per
dar pascolo alla gente corriva. Fu anche data sepoltura in Liegi al
corpo del morto imperadore Arrigo, ma da lì a poco per decreto de'
vescovi cattolici tolto fu di chiesa, e deposto in luogo non sacro.
Dopo essere stato circa il mese di febbraio a Benevento il pontefice
Pasquale II[1418], si mise in viaggio alla volta della Lombardia, ed
intimò un concilio da tenersi nella nobil terra di Guastalla verso il
fine d'ottobre. Un gran concorso di vescovi, abbati e cherici,
massimamente di Germania e d'Italia, e l'ambasceria del novello re di
Germania _Arrigo V_ rendè celebre quella sacra assemblea, a cui diede
principio nel dì 22 del suddetto mese[1419]. Fra gli altri decreti, per
umiliare la Chiesa di Ravenna, furono sottratte dalla suggezione di
quell'arcivescovo la chiese di _Bologna, Modena, Reggio, Parma_ e
_Piacenza_, e non già di _Mantova_, come ha il testo del cardinal
Baronio, in vece di _Modena_. Furono ivi riprovate di nuovo le
investiture date da' principi secolari agli ecclesiastici; formati varii
decreti intorno al riconciliare alla Chiesa gli scomunicati; e deposti
alcuni vescovi simoniaci, oppure ordinati nello scisma. Colà si
presentarono i legati de' Parmigiani, che già aveano rinunciato allo
scisma, con chiedere per lor vescovo quel medesimo cardinale _Bernardo_,
che due anni prima essi aveano così maltrattato. Aggiunsero preghiere,
acciocchè il papa volesse portarsi a consecrare la lor cattedrale; al
che egli acconsentì; ed ito colà con gran solennità, consolò quel
popolo, e diede loro per vescovo il cardinale suddetto. Anche il popolo
di Modena, concorde con Dodone vescovo zelantissimo di questa città,
avea nell'anno precedente cominciata una nuova cattedrale, giacchè la
vecchia minacciava rovina. Non era per anche terminata questa gran
fabbrica, in cui fu impiegata una prodigiosa quantità di marmi[1420],
quando l'impaziente popolo desiderò che si trasferisse colà il corpo del
santo lor vescovo e protettore Geminiano. A tal funzione e festa, che
seguì nel dì 30 d'aprile, intervennero tutti i vescovi circonvicini ed
immenso popolo, accorso da varie città, colla stessa _contessa Matilda._
Nata poi disputa se si dovesse o no aprire l'arca del santo, fu rimessa
la decisione alla medesima contessa, la quale consigliò che s'aspettasse
la venuta in Lombardia del sommo pontefice, già disposto a far questo
viaggio nell'anno presente. Infatti arrivò egli a Modena nel dì 8 di
ottobre, predicò al popolo, diede indulgenze, fece aprir l'arca di san
Geminiano; e trovato intero il sacro suo corpo, e mostrato al popolo,
svegliò una mirabil divozione negl'innumerabili spettatori. Dopo avere
papa Pasquale II consecrato l'altare nuovo del santo, accompagnato dalla
contessa Matilda, e da una gran frotta di cardinali, vescovi, abbati e
cherici, s'inviò alla volta di Guastalla, dove, siccome abbiam detto,
tenne un riguardevol concilio. Da Parma passò dipoi il papa a Verona con
disegno di continuare il viaggio verso la Germania, dove era
inviato[1421]. Ma insorto in quella città un tumulto contra di lui, ed
avvertito egli che il nuovo re Arrigo V, siccome giunto a non aver più
bisogno del papa, parea poco disposto a rinunziare le investiture degli
ecclesiastici, giudicò meglio di passare per la Savoia in Francia, dove
in effetto celebrò il santo Natale nel monistero di Clugnì. Finì di
vivere in quest'anno, senza lasciar dopo di sè figliuoli maschi,
_Riccardo II_ principe di Capoa, ed ebbe per suo successore _Roberto I_
suo fratello minore. Truovasi poi la contessa Matilda sul principio di
quest'anno in Quistello[1422], oggidì villa del Mantovano di qua dal Po,
dove fece giustizia a Giovanni abbate di san Salvatore di Pavia, che si
querelò per le violenze usate dagli uomini di Revere, sudditi d'essa
contessa, alla terra di Melara, sottoposta a quel monistero. Era già
uscito dalle mani de' Turchi _Boamondo principe_ d'Antiochia, dopo aver
comperata la libertà con promesse di una gran somma di danaro. Non
sapendo egli dove trovar tanto oro, venne in Italia[1423], e passò in
Francia nel marzo dell'anno presente, dove non solamente collo scorrere
per varie città di quelle contrade commosse moltissimi a prendere la
croce per accompagnarlo nel suo ritorno in Oriente, ma anche prese in
moglie _Costanza_ figliuola di Filippo re di Francia, e conchiuse le
nozze di _Cecilia_ figliuola naturale di esso re con _Tancredi_ suo
cugino, ch'egli avea lasciato governatore di Antiochia.
Di sopra abbiam veduto che in questi tempi _ Guarnieri_ governava la
marca d'Ancona. Si vede nella Cronica farfense[1424] un ricorso a lui
fatto probabilmente nell'anno presente dai monaci di Farfa contra di
alcuni occupatori de' beni di quell'insigne monistero; siccome ancora la
lettera da esso Guarnieri scritta in loro favore, comandando
_auctoritate domni imperatoris praesentis serenissimi Henrici_, che
fosse rispettato quel sacro luogo. Di qui, torno a dirlo, si ricava che
Guarnieri reggea quella marca a nome dell'imperadore, benchè la Chiesa
romana la pretendesse come Stato di sua ragione. E perciocchè egli
s'intitola ed è intitolato _Guarnerius Dei gratia dux et marchio_, se ne
può inferire che non la sola marca d'Ancona, ma anche il ducato di
Spoleti fossero a lui sottoposti. Dicemmo di sopra, essere stato questo
Guarnieri quegli che promosse al pontificato romano, cioè creò antipapa
_Maginolfo_ col nome di Silvestro III. Ciò succedette nell'anno
presente, prima che il papa venisse in Lombardia, per attestato
dell'Urspergense[1425], di cui sono le seguenti parole: _Wernherus
quidam ex ordine ministerialium regis, qui marchae, quae in partibus
Aquinae_ (dee dire Anconae) _praeerat, quasi haeresim eamdem
resuscitaturus, collectis undecumque per Italiam copiis, corruptis
quoque multa pecunia Romanis nonnullis, dum domnus apostolicus
beneventanis immoratur finibus, quemdam pseudo abbatem de Farfara_ (vuol
dire _Farfa_, ma senza che si sappia che in questi tempi vi fosse un
tale abbate in quel monistero. Forse ne fu monaco) _proh nefas!
Cathedrae sancti Petri imposuit, et ipsum papam Caesaris sub vocabulo
Sylvestri appellari voluit. Qui tamen post paululum turpiter, ut
merebatur, a Catholicis eliminatus, vesaniae suae praemium male
conquisiti, pejusque dispersi aeris retulit_. Nella Cronica di
Fossanova[1426] si mette questo fatto sotto l'anno precedente.
_Marchion_ (dice quell'autore in vece di marchio, cioè Guarnieri) _venit
Romam consentientibus quibusdam Romanis, et elegit Adinulfum_ (tale
probabilmente fu il suo nome) _in Lapam_ (cioè _in papam_) _Silvestrum
ad sanctam Mariam Rotundam infra octava sancti Martini; sed sine effectu
reversus est_. Udalrico da Bamberga fra le lettere da lui raccolte, e
date alla luce dall'Eccardo[1427], ne porta una scritta in quest'anno da
papa _Pasquale II_ a tutti i fedeli della Francia coll'avviso, che
mentre esso pontefice stava nel portico di san Pietro fuori di Roma in
occasione della dedicazione della basilica vaticana, _venit quidam
Wernerius, regni teutonici famulus, in romanae urbis vicina_; e che
questi s'era unito con varii ribelli della Chiesa romana, abitanti fuori
ed entro di Roma. _Talibus sociis presbyter quidam romanae urbis advena
se conjunxit, de quo vel ubi, vel hactenus ordinatus sit, ignoramus.
Hanc personam egregiam, nigromanticis, ut dicitur, praestigiis plenam,
quum fideles nostri, occasione treguae Dei ab armis omnino desisterent,
in lateranensem ecclesiam induxerunt, et congregatis Wibertinae fecis
reliquiis, et episcopi nomen perniciosissime indiderunt_. Soggiugne:
_Quum vero intra urbem die altero rediissemus, monstrum illud turpiter
ex urbe profugiens, quo transierit ignoramus_. Adunque costui non era
abbate di Farfa. Abbiamo ancora dal Dandolo[1428] che in quest'anno in
poco più di due mesi accaddero in Venezia due furiosissimi incendii che
distrussero molte contrade di quella nobil città, perchè di materia
combustibile era fabbricata la maggior parte di quelle case. Si
aggiunse, che la città di Malamocco fu affatto ingoiata dal mare, laonde
il suo vescovato venne dipoi trasportato a Chioggia.