NOTE:

[1392] Pagius, in Crit. Baron.

[1393] Anonymus Trevirensis apud Dachery, in Spicileg.

[1394] Abbas Urspergensis, in Chron.

[1395] Otto Frisingens., Hist., lib. 7, cap. 8.

[1396] Hermann. Tornac., apud Dachery, in Spicileg.

[1397] Annalista Saxo.

[1398] Donizo, in Vita Mathild., lib. 2, cap. 14.

[1399] Ptolom. Lucensis, in Annalibus brevib.

[1400] Bacchini, Istor. di Polirone, nell'Append.

[1401] Antiquit. Italic., Dissert. XXVIII.

[1402] Rubeus, Hist. Ravenn.

Anno di CRISTO MCV. Indizione XIII.

PASQUALE II papa 7.

ARRIGO IV re 50, imperad. 22.

Fece il pontefice _Pasquale_ atterrar le case della nobil famiglia de'

Corsi in Roma, forse perchè ridotte dianzi in forma di fortezza[1403].

Stefano nobil romano, capo di quella casa, se l'ebbe tanto a male, che

uscito di Roma, si fece forte nella basilica di san Paolo e nel castello

che in questi tempi abbracciava essa basilica. Concorrevano a lui tutti

gli sgherri e masnadieri, co' quali poi infestava non solo i contorni di

Roma, ma la città medesima. Destramente procurò la corte pontificia

intelligenza in esso castello, e di ricavare in cera la forma delle

chiavi di quel forte luogo. Formatene poi delle nuove, coll'aiuto d'esse

una notte furono introdotte le milizie pontificie, che dopo una vigorosa

battaglia s'impadronirono della terra, con essere fuggito Stefano

travestito da monaco. Siccome osserva il padre Pagi[1404] coll'autorità

di Eadmero[1405], fu celebrato in quest'anno dal pontefice Pasquale II

un concilio nella basilica lateranense. Fra le altre materie che vi si

trattarono, abbiamo da Landolfo iuniore[1406] che fu quivi agitata la

causa di _Grossolano_ arcivescovo di Milano, il quale per la sua

dottrina, spezialmente dimostrata in confutare lo scisma de' Greci s'era

acquistato non poco onore alla corte pontificia. V'era in confronto di

lui il prete Liprando, che non dovette poter provare l'imputazione a lui

data di simoniaco. Però, dopo aver Grossolano giurato di non aver

forzato Liprando alla pruova del fuoco, riprovata dai Padri di quel

concilio, fu assolto e restituito nella sua dignità. Gli cadde in quella

occasione di mano il pastorale: sul quale accidente la buona gente

d'allora formò varii lunarii. Ma non per questo potè egli entrare in

possesso della cattedra sua, nè di castello alcuno spettante al suo

arcivescovato: tanta fu la possanza della parte contraria in Milano.

Verso il fine dell'anno presente passò papa Pasquale in Toscana[1407];

nè so io ben dire se fu allora, oppure nell'anno susseguente, ch'egli

tenne un concilio in Firenze, a motivo che il vescovo di quella città,

uomo visionario, sosteneva ch'era già nato l'anticristo. Probabilmente i

tremuoti, le inondazioni ed altri sconcerti di questi tempi fecero

cadere il buon prelato in questa immaginazione, la quale in varii altri

tempi si truova insorta nelle menti delle persone pie e paurose. Si

disputò non poco di questo; ma pel gran concorso della gente curiosa,

che a cagione della novità fece un grave tumulto, convenne interrompere

il concilio e lasciar la quistione indecisa. La decise poi il tempo, e

fece conoscere la semplicità del prelato. Per le memorie accennate dal

Fiorentini, si vede[1408] che la _contessa Matilda_ si trovò in Toscana

in questi medesimi tempi, senza fallo per fare buon trattamento al papa

ito colà, il quale, stando in Lucca nel mese di dicembre, confermò i

privilegii ai canonici regolari di san Frediano; ed innamoratosi della

loro riforma, che era allora in gran credito, la volle introdotta nei

canonici della basilica lateranense. Tornossene dipoi il pontefice a

Roma. Tenne un placito la suddetta contessa in quest'anno nel dì 25

d'ottobre[1409] in non so qual luogo di Toscana, dove accordò la sua

protezione ai canonici di Volterra. Possedeva in Lombardia l'insigne

monistero di Monte Casino alcuni beni ad esso lasciati da Giordano da

Cuvriago; e trovandosi la soprallodata Matilda sul Modonese in san

Cesario nel dì 22 di giugno, Giorgio prete e monaco di quel monistero

impetrò da lei il possesso e dominio di quegli stabili.

Dappoichè il giovane _Arrigo V_ re ebbe tirato nel suo partito _Guelfo

V_ ed _Arrigo il Nero_ duca di Baviera, e i Sassoni ed altri principi,

sentendosi assai forte, cominciò la guerra contra dell'_imperadore

Arrigo_ suo padre[1410]. Belle erano le sue proteste, cioè di non aver

altra intenzione, se non d'indurre il padre a riconciliarsi colla

Chiesa; ma sotto questo pretesto egli era dietro a promuovere

gl'interessi proprii colla depressione di chi gli avea dato e vita e

regno. _Corrado_ suo fratello abbiam veduto che occupò il regno

d'Italia; niuno nondimeno scrive ch'egli portasse l'armi contra del

padre. Ma non così operò Arrigo V. Dopo varii fatti, ch'io tralascio,

marciò egli colla sua armata sino al fiume Regen, che sbocca nel Danubio

vicino a Ratisbona. Dall'altra parte d'esso fiume s'accampò

coll'esercito suo l'Augusto Arrigo suo padre, ed erano per venire ad un

fatto d'armi. Non si potè qui trattenere Ottone vescovo di Frisinga,

storico gravissimo, dal prorompere in sensate esclamazioni contra di un

figliuolo tale, la cui risoluzione non si può certo leggere senza

orrore, perchè presa contro le leggi della natura, ed anche della

religion cristiana: perciocchè fuor di dubbio è che la santa religione

di Cristo non approvò mai nè approva cotale inumanità. Ebbe maniera il

giovane Arrigo di tirar dalla sua con promesse e lusinghe il duca di

Boemia ed altri signori, dimodochè il vecchio Arrigo IV fu forzato a

fuggirsene segretamente. Seguì poscia un abboccamento in Elbinga il dì

15 di dicembre fra amendue, e fu determinato di tenere una dieta

universale del regno a Magonza per la festa del santo Natale. Ciò che ne

risultasse, lo accennerò all'anno venturo. Intorno a questi fatti si

truova non lieve discrepanza fra gli antichi scrittori, parlandone

cadauno secondo le proprie passioni e fazioni. All'anno presente, oppure

allo antecedente appartiene un curioso placito, a noi conservato da

Gregorio monaco, autore della Cronica di Farfa[1411]. Disputossi in Roma

intorno ad un castello occupato ai monaci da alcuni nobili romani.

Allegarono questi ultimi in lor favore il privilegio di Costantino

Magno, per cui appariva che quel grande imperadore avea donato alla

Chiesa romana tutta l'Italia e tutti i regni d'Occidente. Prese

all'incontro l'avvocato dei monaci a mostrare che era falso, o non si

doveva intendere così quel privilegio, facendo costare che anche dopo

Costantino gli Augusti aveano signoreggiato in Roma e in tutta l'Italia.

Però anche tanti secoli prima di Lorenzo Valla la donazion costantiniana

si vede impugnata, con essere poi giunta in questi ultimi tempi ad

essere anche negli stessi sette Colli riguardata qual solenne impostura

de' secoli ignoranti oppur maliziosi. Secondo le memorie recate dal

Fiorentini[1412], continuò ancora in quest'anno la guerra fra i Pisani e

i Lucchesi, e i primi per due volte restarono sconfitti. Come queste

guerre succedessero fra i popoli della Toscana, non si sa ben intendere,

perchè era pur quella provincia sotto il dominio della _contessa

Matilda_, e strano sembra ch'ella o permettesse tali sconcerti, o non

avesse forza o maniera di calmar sifatte sanguinose gare.

Annali d'Italia, vol. 4 dal principio dell'era volgare sino all'anno 1750 · 第 121 / 277 题