NOTE:

[1388] Abbas Urspergens., in Chron. Otto Frisingens., Hist., lib. 7,

cap. 8.

[1389] Landulfus S. Paulo, Hist. Mediolan., cap. 9 et seq. tom. 5 Rer.

Ital.

[1390] Mabill., Annal. Benedictin. ad hunc ann.

[1391] Orderic. Vitalis, Hist. Eccles., lib. 13.

Anno di CRISTO MCIV. Indizione XII.

PASQUALE II papa 6.

ARRIGO IV re 49, imper. 21.

Secondochè osservò il padre Pagi[1392], abbiamo dalla Cronica di un

anonimo di Treveri[1393] che nel marzo del presente anno _papa Pasquale

II_ celebrò in Roma un gran concilio, di cui niun'altra menzione si

trova presso gli antichi scrittori. Ma forse non è sicura quella

notizia, e si dee riferire all'anno seguente. Solennizzò l'imperadore

_Arrigo_ la festa del santo Natale in Magonza[1394], ed allora fu che

_Arrigo V_ re, suo figliuolo all'improvviso si ritirò da lui e diede

principio alla ribellione contra del padre, che uno o due anni prima lo

avea promosso al grado di re. _Dieboldo_ marchese, _Berengario_ conte ed

altri furono i consiglieri di tanta iniquità, _sub specie religionis_,

come scrive Ottone da Frisinga[1395]. Han preteso alcuni che egli fosse

a ciò mosso da una lettera di papa Pasquale, accennata da un antico

storico[1396], in cui era esortato a soccorrere la Chiesa di Dio. Ma non

vuol già dir questo che il pontefice l'esortasse anche a ribellarsi

contra del padre, e a prendere l'armi contra di lui. Senza questo nero

attentato poteva egli cooperare alla retta intenzione del pontefice

romano. Può nondimeno essere che di questo pretesto si valessero i

nemici di Arrigo per rivoltare contra di lui il figliuolo. Scrive

l'Annalista Sassone[1397] che il giovane Arrigo spedì immantinente dopo

il Natale a Roma i suoi legati ad abiurare lo scisma, e a chiedere

consiglio al papa intorno al giuramento da lui prestato al padre di non

mai invadere il regno senza licenza d'esso suo genitore. Il papa gli

mandò la benedizione ed assoluzione, purchè egli volesse operare da re

giusto, ed essere buon figliuolo della Chiesa; il che bastò

all'ambizioso giovane per dare di piglio all'armi contra del padre.

Tacendo nondimeno l'Urspergense e l'autore della Vita d'Arrigo IV presso

l'Urstisio ed altri questa particolarità, si può dubitar della verità,

benchè da essa neppur risulti l'approvazione di quel che succedette

dipoi. Avvenne in quest'anno uno scandaloso sconcerto in Parma, riferito

da Donizone[1398]. Portossi _Bernardo cardinale_ e vicario del papa in

Lombardia a quella città per la festa dell'Assunzione della Vergine, e

cantò la messa nella cattedrale. Dopo il vangelo predicò al popolo; ma

perchè volle entrare a parlar con grave disprezzo di Arrigo IV, come

principe scomunicato, trovandosi in quella udienza moltissimi tuttavia

ben affetti al medesimo Augusto, s'irritarono talmente, che dopo la

predica, messa mano alle spade, corsero all'altare, e s'avventarono al

cardinale, il condussero prigione, e svaligiarono tutta la di lui

cappella, cioè tutti i di lui paramenti per la messa. Fu portata questa

disgustosa nuova alla _contessa Matilda_, che si trovava allora nel

territorio di Modena. Raunò ella incontanente quelle milizie che potè, e

passati appena tre giorni dopo quella brutta scena, marciò alla volta di

Parma. Non aspettarono que' cittadini intimoriti ch'essa arrivasse, e

consegnarono ai vassalli nobili della medesima il cardinale, colla

restituzione ancora di tutti i suoi sacri arredi. Altro male non fece la

contessa ai Parmigiani, perchè il piissimo cardinale perorò in loro

favore. In quest'anno, secondochè abbiamo da Tolomeo da Lucca[1399],

cominciò nell'agosto la guerra fra i Pisani e Lucchesi, e ne seguì una

battaglia, in cui i Pisani ebbero la peggio. Presero i Lucchesi il

castello di Librafatta, e ne condussero prigioni i castellani alla loro

città. Dalle carte riferite dal padre Bacchini[1400] si scorge che la

soprallodata contessa Matilda sul fine d'aprile, trovandosi in Nogara

sul Veronese, confermò ad _Alberico abbate_ del monistero di san

Benedetto di Polirone varii beni. Parimente la medesima, mentre era a

Coscogno, villa delle montagne di Modena, nel dì 15 di settembre, donò

allo stesso monistero la metà dell'isola di Gorgo con altri beni. A tali

donazioni intervenne sempre il consenso del suddetto cardinale Bernardo

vicario del papa, trattandosi di disporre di beni donati alla Chiesa

romana. Vedesi sotto quest'anno la vendita della corte firminiana, fatta

da _Ottone_ eletto arcivescovo di Ravenna a _Landolfo_ vescovo di

Ferrara[1401]. Per quanto s'ha dal Rossi[1402], questi dopo la morte

dell'antipapa Guiberto fu intruso nella sedia archiepiscopale di

Ravenna, e da questo atto si raccoglie ch'egli non avea trovato per

anche chi avesse voluto consecrarlo.

Annali d'Italia, vol. 4 dal principio dell'era volgare sino all'anno 1750 · 第 120 / 277 题