NOTE:

[1382] Labbe, Concil., tom. 10.

[1383] In Append. ad Donizonem, in Vit. Mathildis.

[1384] Antiquit. Italic., Dissert. LXXI.

[1385] Landulfus junior, Hist. Mediol., cap. 4.

[1386] Catalogus Abbat. Nonantul. Antiquit. Ital., Dissert. LXVII.

[1387] Dandul., in Chron., tom. 12 Rer. Ital.

Anno di CRISTO MCIII. Indizione XI.

PASQUALE II papa 5.

ARRIGO IV re 48, imper. 20.

Avea celebrato _Arrigo IV_ Augusto la festa del santo Natale in

Magonza[1388], e pubblicamente fatto sapere ai principi e al popolo

ch'egli avea intenzione di lasciare il governo del regno ad _Arrigo V_

re suo figliuolo, e di voler in persona andare al santo Sepolcro. Questa

voce gli guadagnò l'affetto universale de' Tedeschi sì ecclesiastici che

laici, e moltissimi si disposero ad accompagnarlo in quel viaggio. Ma il

tempo fece vedere ch'egli non dovea aver parlato di cuore, perchè nulla

effettuò di quanto avea promesso. Certo è che all'anno presente si dee

riferire uno strepitoso avvenimento della città di Milano, diffusamente

narrato da Landolfo iuniore[1389], storico di quella città e di questi

tempi. Era già stato creato arcivescovo _Crisolao_ ossia _Grossolano_.

Il soprammentovato prete Liprando continuò a sostenere ch'egli

simoniacamente era entrato in quella chiesa, e si esibì di provarlo col

giudizio del fuoco, che quantunque non mai approvato dalla Chiesa, pure

in questi secoli sconcertati non mancava di fautori. Fece istanza

Grossolano che Liprando desse le pruove di tale accusa; ma non apparisce

che il prete ne producesse alcuna: il che fa conoscere l'irregolarità

del suo procedere. Venne egli in fine alla pruova dal fuoco; ed alzata

nella piazza di santo Ambrosio una gran catasta di legna, lunga dieci

braccia, ed alta e larga quattro braccia più dell'ordinaria statura

degli uomini, allorchè essa fu ben accesa, Liprando vi passò per mezzo,

e ne uscì salvo, senza che nulla si bruciasse neppur delle vesti

sacerdotali ch'egli portò in quella congiuntura, con acclamazione di

tutti gli spettatori. Veggendosi Grossolano come vinto, giudicò bene di

ritirarsi e di andarsene a Roma, dove fu graziosamente accolto da _papa

Pasquale_. La risoluzion di Liprando era già stata disapprovata da

alcuni vescovi suffraganei di Grossolano, che si trovavano allora in

Milano; molto più dispiacque alla saggia corte di Roma, che sempre

riprovò i giudizii di Dio non canonici, siccome invenzioni umane da

tentar Dio. E perciocchè si trovò che essendo restato il prete Liprando

leso in una mano e in un piede nella pruova suddetta, benchè si

attribuisse ciò ad altre cagioni, pure fu messa in dubbio nella stessa

città di Milano la pruova da lui fatta, e ne succedette del tumulto

colla morte di molti. Trovossi nel dì 19 di novembre la _contessa

Matilda in palatio florentino_[1390], dove concedette un privilegio ai

monaci di Vallombrosa. Circa questi tempi _Adelaide_ vedova di Ruggieri

conte di Sicilia, e tutrice di _Simone_ suo figliuolo, veggendo

sprezzato da' Siciliani il suo governo[1391], pensò a fortificarlo col

chiamare colà dalla Borgogna _Roberto_, principe non men valoroso che

prudente, a cui diede in moglie una sua figliuola. Il dichiarò poscia

tutore del figliuolo e governatore dell'isola: il che servì a tenere in

briglia le teste calde di quelle contrade.

Annali d'Italia, vol. 4 dal principio dell'era volgare sino all'anno 1750 · 第 119 / 277 题