[1361] Pandulfus Pisanus, in Vit. Paschal. II, P. I, tom. 3 Rer. Italic.
[1362] Sigebertus, in Chron. edit. Miraei.
[1363] Guillelmus Tyr. Abbas Urspergensis. Fulcherius Carnotens.
Bernardus Thesaur. et alii.
[1364] Landulfus de S. Paulo, Histor. Mediolan., tom. 5 Rer. Ital.
[1365] Orderic. Vitalis. Radulfus Cadomens.
[1366] Tristan. Calchus, Hist. Med.
[1367] Abbas Urspergensis, in Chron.
[1368] Annalista Saxo.
[1369] Bacchini, Ist. di Poliron. App., pag. 46.
[1370] Fiorentini, Memorie di Matilda, lib. 2.
[1371] Romualdus Salernit., tom. 7 Rer. Italic.
Anno di CRISTO MCI. Indizione IX.
PASQUALE II papa 3.
ARRIGO IV re 46, imper. 18.
Funestato fu l'anno presente dalla morte di due illustri principi nello
stesso mese di luglio. L'uno fu _Corrado_ re di Italia, figliuolo di
Arrigo IV, e l'altro _Ruggieri_ conte di Sicilia. Quanto a Corrado, non
si sazia l'Abbate Urspergense[1372] con altri storici di esaltare le di
lui virtù. Niuno gli andava avanti nella pietà, nella mansuetudine,
nella continenza, di maniera che pareva un angelo in carne. Eppure
questo buon principe provò anch'egli poco buona fortuna presso la
contessa Matilda, donna che in questi tempi senza titolo regale faceva
volentieri da regina in Italia. Che disgusti ella desse all'ottimo
giovane Corrado, non si sa; ma gliene diede. Dappoichè Arrigo suo padre
non ebbe più forze in Italia, neppur ella ebbe più bisogno di Corrado. E
non seppe tacer Donizone che è pure il panegirista della contessa,
questa verità, scrivendo[1373]:
_Infra Conradus longobardos comitatus_
_Dum staret, discors a Mathildi fuit ipso_
_Tempore. Duravit modicum discordia talis._
_Nam petiit partes tuscanas rex. Ibi tamdem_
_Nobilibus quidam facientibus expulit iram._
Che Matilda non solamente signoreggiasse in Toscana e in parte della
Lombardia, ma stendesse anche la sua autorità in Milano, si può
raccogliere da Landolfo di san Paolo[1374]. Quivi fu eletto arcivescovo
_Matildis comitissae favore_ Landolfo da Badagio; decaduto questo, restò
eletto consecrato Anselmo IV da Baiso, il quale _virgae pastorali per
munus Matildis abhatissae_ (dovrebbe essere _comitissae_) _adhaesit_.
Collo stendere così le fimbre della sua autorità, dovea Matilda
annientar quella del re; forse anche non somministrava quanto occorreva
pel decente suo trattamento. Però forte in collera il real giovane si
ritirò a Firenze, dove sorpreso da maligna febbre, nel luglio di
quest'anno diede fine alla sua vita. Per testimonianza dell'Urspergense
corse qualche voce che così immatura morte fosse provenuta da veleno; e
forse ne fu dai maligni incolpata la medesima contessa Matilda,
scrivendo il soprammentovato Landolfo: _Quum pervenisset Florentiam rex
ipse prudens et sapiens, atque decorus facie (proh dolor!) adolescens,
accepta potione ab Aviano medico Matildis comitissae, vitam finivit_. Le
virtù di Matilda tali furono, che non può cadere sopra di lei un sì nero
sospetto. Per quel che riguarda _Ruggieri_ conte di Sicilia[1375],
anch'egli nel medesimo mese fu rapito dalla morte; principe valoroso e
glorioso al pari di Roberto Guiscardo suo fratello sopra la terra, ma
più di lui religioso, clemente liberale, e specialmente memorabile per
aver liberata la Sicilia dal giogo dei Saraceni, e restituito in essa il
culto del vero Dio colla fondazione di tanti vescovadi, spedali e templi
del Signore. Lasciò dopo di sè due piccioli figliuoli, _Simone_
primogenito, che fu riconosciuto tosto conte di Sicilia e di Calabria, e
_Ruggieri_ nato nell'anno 1097, che divenne col tempo re di Sicilia:
amendue sotto il governo della contessa _Adelaide_ loro madre, donna che
coll'alterigia univa una gran sete del danaro altrui, e però cagione che
in que' principii della sua tutela succedessero non poche sedizioni fra
i sudditi suoi. Non parlo di un terzo figliuolo appellato _Goffredo_,
probabilmente bastardo, perchè forse era premorto al padre.
In quest'anno sul principio d'aprile _Guelfo IV duca_ di Baviera, per
redimer i suoi peccati, imprese il viaggio di terra santa, e si unì con
_Guglielmo duca_ d'Aquitania[1376]. Conducevano seco questi due principi
un'armata di cento sessanta mila crociati. A questa precedeva l'altra
de' Lombardi, che dicemmo incamminata con _Anselmo arcivescovo_ di
Milano, il cui disegno fatto sulle dita, per quanto ne correa la voce,
era di voler conquistare Babilonia, come se quella fosse una bicocca. Ma
tanti castelli in aria andarono ben presto a finire in nulla. Passata
che fu sì gran moltitudine di gente nell'Asia[1377], per tradimento
dell'_imperadore Alessio_, che passava d'intelligenza coi Turchi, parte
per gli stenti e mancanze de' viveri, parte per le sciable e frecce
nemiche, perì quasi tutta. Fra gli altri principi che lasciarono la vita
in sì sfortunata spedizione[1378], uno fu il suddetto arcivescovo di
Milano, ossia che egli morisse in una zuffa co' Turchi, oppure che
ferito fuggisse a Costantinopoli, dove Landolfo da san Paolo scrive che
succedette la sua morte. Salvossi dopo la rovina del suo esercito il
duca Guelfo, e per mezzo ad infiniti travagli ebbe almen la consolazione
di arrivare a Gerusalemme. Soddisfatto ch'ebbe ivi alla sua divozione,
se ne tornava questo principe per mare a casa; ma giunto all'isola di
Pafo, oppure di Cipri, e colto da una mortale infermità, quivi finì di
vivere, e trovò la sua sepoltura o nel presente o nel susseguente anno:
principe glorioso per tante sue militari imprese, e massimamente per
aver piantata in Germania e lasciata quivi in gran potenza una linea di
principi estensi, la qual tuttavia più che mai fiorisce nella insigne
casa di Brunswich, Wolfembuttel e Luneburgo, dominanti anche sul trono
dell'Inghilterra. Restarono di lui due figliuoli maschi, cioè _Guelfo V_
marito della gran contessa Matilda, ma da lei separato, ed _Arrigo_,
appellato per soprannome _il Nero_. Succedette _Guelfo V_ nel ducato
della Baviera, e questi poi si segnalò colle doti della pietà, del
valore e della liberalità, come s'ha dalla Cronica di Weingart. In qual
anno egli terminasse i suoi giorni resta tuttavia allo scuro. Certo è,
che vivente ancora esso Guelfo, _Arrigo_ suo fratello portò il titolo di
_duca_, e ne vedremo una pruova all'anno 1107. Truovasi nel maggio del
presente anno la _contessa Matilda_ in Governolo sul Mantovano[1379],
dove restituisce al monistero di san Benedetto di Polirone l'isola di
Revere con altri beni. Si accinse ella in questi medesimi tempi a
ricuperar la città di Ferrara, che tanti anni prima le si era ribellata;
e fatto un gran preparamento di soldatesche, chiamati anche in aiuto i
Veneziani[1380] e i Ravennati, che vi accorsero per Po con una squadra
di navi, nell'autunno passò all'assedio di quella città.
_Contra quam gentes numero sine duxit et enses,_
_Tuscos, Romanos, Longobardos galeatos,_
_Et Ravennates, quorum sunt maxime naves._
_Circumstant equidem multae maris atque carinae_
_A duce praeclaro trasmissae venetiano._
Son versi di Donizone[1381], che soggiugne, avere i Ferraresi alla vista
di tanto sforzo presa la risoluzione di arrendersi: con che senza
spargimento di sangue tornò quella città sotto il dominio della
contessa.