[1344] Gaufrid. Malaterra, lib. 4, cap. 36.
[1345] Eadmerus, in Vita S. Anselmi.
[1346] Lupus Protospata, in Chron.
[1347] Apud Surium ad diem 6 octobr.
[1348] Gaufrid. Malaterra, lib. 4, cap. 29.
[1349] Lupus Protospata, in Chron. Anonymus Barensis, apud Peregrinium.
[1350] Landolfus junior, Hist. Mediolan., cap. 1, tom. 5 Rer. Italic.
[1351] Chronograph. Malleac. Guillelm. Tyr. Bernardus Thesaurarius et
alii.
[1352] Antiquit. Italic., Dissert. XXXIX, pag. 647.
Anno di CRISTO MXCIX. Indizione VII.
PASQUALE II papa 1.
ARRIGO IV re 44, imperad. 16.
CORRADO II re d'Italia 7.
Era tornato a Roma nel precedente anno il buon papa Urbano, e con gran
pace avea quivi solennizzato la festa del santo Natale[1353], perchè gli
era riuscito di rimettere in suo potere castello Sant'Angelo, fin qui
occupato dal presidio dell'antipapa Guiberto. Niun'altra fortezza
restava in quella città che non fosse dipendente dai di lui cenni; e
coloro che quivi tuttavia si trovavano favorevoli alla fazione
scismatica, o colle carezze o colla forza furono ridotti alla dovuta
ubbidienza. Intimò egli un concilio da tenersi in Roma nella terza
settimana dopo Pasqua, e infatti questo fu celebrato al tempo prefisso
coll'intervento di cento cinquanta fra vescovi ed abbati, e col concorso
d'innumerabili cherici. Vi fu presente anche il celebre arcivescovo
_santo Anselmo_. Si rinnovò in esso la scomunica contro dell'antipapa e
de' suoi parziali; si confermarono le censure contro de' preti
concubinarii; e fu fatta gran premura dal pontefice per nuovi aiuti
all'impresa di terra santa. Ma da lì a pochi mesi infermatosi _Urbano
II_, passò in miglior paese a godere il frutto delle sue virtù dopo un
pontificato insigne e glorioso d'undici anni e cinque mesi. Succedette
la morte sua, per attestato di varii scrittori, nel dì 29 di luglio del
presente anno. Non andò molto che dal clero e popolo fu sustituito nella
cattedra di san Pietro _Rinieri_ di nazione toscano, già monaco
cluniacense, e poi prete cardinale del titolo di san Clemente, che
assunto il nome di _Pasquale II_, fu ordinato papa nel dì 14 d'agosto,
dopo aver egli fatto gran resistenza, per fuggire così eccelsa dignità.
Secondo la combinazione de' tempi, non potè il buon pontefice Urbano
prima di chiuder gli occhi aver la consolazione di veder il frutto delle
sue apostoliche fatiche, coll'avviso d'essersi impadronita l'armata de'
cristiani crocesegnati della santa città di Gerusalemme, dove fecero un
gran macello di Saraceni. Cioè fu essa dopo pochi giorni d'assedio presa
nel dì 15 di luglio di quest'anno[1354]; ma non potè, dissi, così
importante nuova, che riempì di giubilo tutta la cristianità, ritrovar
vivo esso Urbano. Raunati nella conquistata città i principi cristiani,
dopo otto giorni di comun parere elessero re di Gerusalemme _Gotifredo
di Buglione_ duca di Lorena, il più saggio, il più pio, ed anche il più
valoroso fra essi. Diede egli nel dì 14 del seguente agosto una terribil
rotta all'immenso esercito del soldano d'Egitto presso ad Ascalona, che
veniva per soccorrere Gerusalemme: con che restò mirabilmente coronata
quella campagna. Ma perciocchè moltissimi di que' Franchi, dopo aver
compiuti i lor voti, se ne tornarono appresso in Occidente, restò il
novello re appena con trecento cavalli e due mila fanti: il che fu
cagione ch'egli implorasse i soccorsi del papa e degli altri principi
cristiani. Nè mancò _papa Pasquale_, informato del felice successo
dell'armi cristiane in Oriente, di sollecitare i popoli in aiuto de'
Franchi conquistatori. Sembra a me verisimile che, prima della conquista
di Gerusalemme, i Pisani, i Veneziani e i Genovesi, cadaun popolo colla
sua flotta, si movesse verso quelle parti, quantunque forse vi
arrivassero solamente dopo la presa d'essa città. Negli Annali
Pisani[1355] è scritto, che di quest'anno restò bruciata tutta
_Kinsica_, cioè una parte della città di Pisa, dove, a mio credere,
abitavano i mercatanti mori che venivano a trafficare in quella città.
_Et stolus pisanus in Hierusalem ivit cum navibus centum viginti. De quo
stolo Daibertus ejusdem ecclesiae archiepiscopus fuit ductor et dominus,
qui tunc temporis in Hierusalem patriarcha remansit_. Poscia all'anno
1100 vien quivi raccontata la presa di Gerusalemme _XVIII kalendas
augusti_. Anticipando i Pisani di nove mesi il principio dell'anno
volgare, la presa di Gerusalemme cade molto acconciamente nel dì 15 di
luglio dell'anno presente. Ma, secondo quegli Annali, si era molto prima
incamminata a quella volta l'armata pisana.
Altri Annali poi attribuiscono principalmente ai Pisani la gloria del
conquisto di Gerusalemme: il che non merita credenza, perchè niuno di
tanti autori, o contemporanei o vicini a quella rinomata impresa, vi
parla de' Pisani. Anzi Guglielmo Tirio[1356] attesta che solamente verso
il fine del presente anno arrivò con dei soccorsi _Daimberto
arcivescovo_ di Pisa, e legato della Sede apostolica, il quale fu anche
eletto patriarca di Gerusalemme. Scrive il Dandolo[1357] che i Veneziani
misero insieme uno stuolo di circa dugento legni, dove, sotto il comando
di _Giovanni Michele_ figliuolo del doge, s'imbarcarono tutti i
crociati, e s'inviarono alla volta della Dalmazia, e poscia svernarono a
Rodi. _Alessio imperador_ dei Greci, nemicissimo in segreto della
crociata, si adoperò per farli tornare indietro; ma inutili in ciò
riuscirono le cabale sue. Venne poscia avviso ai Veneziani che i Pisani
con cinquanta galee navigavano contro di loro, gloriandosi di voler
entrare in quel porto. Fra queste due flotte seguì una zuffa, e toccò ai
Pisani di salvarsi colla fuga. Arrivarono poscia i Veneziani alla città
di Mira nella Licia, dove, se loro vogliam credere, trovarono il corpo
di san Niccolò vescovo, e l'inviarono a Venezia, quantunque il popolo di
Bari pretenda che assai prima quel sacro deposito passasse alla loro
città. Scrivono ancora gli storici genovesi, che capitata in questi
tempi la flotta genovese alla stessa città di Mira, ne asportò le ceneri
di san Giovanni Battista. Un grande emporio di sacre reliquie doveva
essere quella città. Lascerò io disputar fra loro questi troppo pii
masnadieri, e seguiterò a dire che la flotta veneta giunse nel porto di
Joppe, città già conquistata insieme con Gerusalemme dai Franchi. Però è
da credere che gli aiuti portati per mare dai popoli italiani
giugnessero colà solamente dappoichè Gerusalemme era caduta in potere
dei collegati oltramontani. Fece l'imperadore _Arrigo IV_ scoppiare in
quest'anno lo sdegno suo contra _Corrado_ suo primogenito, che ribello
al padre avea occupata la corona del regno d'Italia. Raunata in
Aquisgrana una dieta di principi germanici, quivi propose e fece
accettar per suo collega e successore nel regno _Arrigo V,_ suo
secondogenito. Ho io pubblicato[1358] un placito tenuto dalla contessa
Matilde in Firenze _anno dominicae Incarnationis millesimo nonagesimo
nono, VI nonas martii, Indictione VIII_, in cui Guido Guerra, da cui si
crede che discendesse la nobil casa de' conti Guidi, celebre nelle
storie, concedette ai canonici della cattedrale di quella città alcune
terre. Notai quel placito come tenuto nell'anno presente, senza
esaminarne le note cronologiche. Ora mi avveggo appartener esso all'anno
susseguente, indicandolo l'_indizione VIII_. Quivi s'è adoperato l'anno
fiorentino; cioè tuttavia in quella città nel dì 5 di marzo continuava
l'anno 1099, laddove, secondo l'era volgare, nel dì primo di gennaio
avea avuto principio l'anno 1100. Similmente è stata da me
prodotta[1359] una donazione fatta da essa contessa al monistero di san
Salvatore della Fontana di Taone, e scritta _anno ab Incarnatione Domini
millesimo nonagesimo nono, regnante imperatore Henricus, octavo idus
septembris, Indictione sexta_. Se così ha l'originale (il che io non
posso affermare), quest'anno 1099 sarà l'anno pisano, e, secondo noi,
l'anno 1098. Ma il Fiorentini[1360], accennando questo documento, legge
_Indict. VIII_, cominciata nel medesimo mese di settembre, e però
quell'atto è da riferire all'anno presente. Non è certamente lieve
imbroglio nella storia questa diversità degli anni e delle indizioni che
comparisce nelle carte antiche, ed è facile il prendere degli abbagli,
se non si ha molta attenzione ed altri lumi della storia.