NOTE:

[1324] Berthold. Constantiensis, in Chron.

[1325] Pagius, Crit. ad Annal. Baron.

[1326] Albert. Aqu., lib. 1, cap. 24. Guillelm. Tyr., lib. 1, cap. 17.

[1327] Guibert. Abbas, cap. 11 Hist. Fulcherius Carnotens. et alii.

[1328] Otto Frisingensis, Chron., lib. 7, cap. 6.

[1329] Gaufridus Malaterra, lib. 4, cap. 24. Lupus Protospata, in Chron.

[1330] Guibertus Abbas, in Chronico. Petrus Diac., Chron. Casinens.,

lib. 4, cap. 11.

[1331] Rerum Italicarum Scriptor., tom. 5.

[1332] Du-Chesne, Rer. Francic., tom. 4.

[1333] Radulphus Cadomensis, cap. 4.

[1334] Dandul., in Chron., tom. 12 Rer. Ital.

[1335] Malvicius, Hist. Brix., tom. 14 Rer. Ital.

Anno di CRISTO MXCVII. Indizione V.

URBANO II papa 10.

ARRIGO IV re 42, imperad. 14.

CORRADO II re d'Italia 5.

Restò libera in quest'anno l'Italia dall'_imperadore Arrigo_. Veggendosi

egli snervato e screditato affatto in queste parti, e più che mai

concorrere i popoli in favore del pontefice e del _re Corrado_ suo

figliuolo[1336], meglio stimò di ritornarsene in Germania. Riportò

indicibil gloria la _contessa Matilda_ per questo successo, con

attribuirsi al di lei valore e prudenza un tale abbassamento di Arrigo.

Si trattenne tutta la state esso Augusto in forma assai privata in

Ratisbona e Nuremberga, dove avendo a lui fatto ricorso i Giudei,

forzati nel precedente anno ad abbracciare la religione di Cristo,

restituì loro la libertà della coscienza[1337]. Circa il principio di

dicembre tenne una conferenza co' principi tedeschi a motivo di trattar

della pace, ma forse principalmente per promuovere al regno _Arrigo V_

suo secondogenito, giacchè troppo odio portava egli al primogenito

_Corrado_. Era già pervenuto all'età di più di cento anni il marchese

_Alberto Azzo II_ estense, e conoscendo approssimarsi il termine de'

suoi giorni, allora fu che più che in addietro volle esercitar la sua

pia liberalità verso le chiese[1338]. Resta tuttavia un'insigne

donazione da lui fatta _anno ab Incarnatione Domini nostri Jesu Christi

MLXXXXVII, tertiodecimo die introeunte mense aprilis, Indictione

quinta_. Cioè dona ivi _cinquanta possessioni_, con ispecificare il nome

di cadaun lavoratore d'esse, al monistero della Vangadizza

sull'Adigetto, luogo di suo giuspatronato, e posto ne' suoi Stati.

L'originale da me veduto nell'archivio di essa badia forse passò in mano

del nobile veneziano Giam-Batista Recanati. Intervenne a questa pia

donazione anche Ugo suo figliuolo, e trovandosi eglino nella nobil

terra, oggidì città, di Rovigo, di cui era esso marchese padrone. Ma non

andò molto, che il decrepito principe fu chiamato da Dio a miglior vita,

con lasciare dopo di sè un glorioso nome sopra la terra. _Azzo marchio

de Longobardia_ (son parole di Bertoldo da Costanza, scrittore

contemporaneo) _pater Welphonis ducis de Bajoaria, jam major centenario,

ut ajunt, viam universae terrae arripuit_. Restarono di lui tre

figliuoli maschi, cioè _Guelfo IV_ duca di Baviera, ed _Ugo_ e _Folco_;

dal primo de' quali, nato da _Cunegonda_ dei Guelfi, convien qui

ripetere che discende l'imperiale, reale, elettorale e ducal casa di

Brunswich; e da _Folco_, nato da _Garsenda_ principessa del Maine, i

marchesi d'Este, duchi di Ferrara, Modena, Reggio, ec. Ho io rapportato

altrove[1339] una convenzione, stabilita nel dì 6 d'aprile dell'anno

1095, tra i due fratelli Ugo e Folco, da cui apparisce che Ugo principe,

per quanto abbiamo già veduto, di poco lodevol condotta, vendè a Folco

suo fratello tutte le pretensioni sue sopra molti Stati che il marchese

Azzo avea con varii strumenti ceduto al medesimo Folco. Contuttociò

Folco si contentò di lasciar godere ad esso suo fratello e a' suoi

figliuoli maschi legittimi, ma con obbligo di vassallaggio, _medietatem

castrorum, et terrae, quae Azo marchio genitor noster tenet a Mincio

usque ad Veneciam, et illam porcionem ceterorum castrorum de alia terra

marchionis Azonis genitoris nostri_. Accaduta dunque la morte del

marchese Azzo, questi due fratelli entrarono in possesso di tutti gli

Stati del padre, cioè di un fioritissimo paese dal fiume Mincio di

Mantova sino al mare, che abbracciava fra le altre terre la nobil

d'Este, e quella di Rovigo col suo Polesine, Montagnana, la Badia, ec.,

siccome ancora di tutti gli altri spettanti al padre nella Lunigiana e

Toscana, e in varii altri contadi d'Italia specificati nel diploma

d'Arrigo IV nell'anno 1077, senza contare quei ch'essi riconoscevano

dalle chiese.

Erano questi due principi stati sempre costanti nel partito cattolico

del re Corrado contra dell'Augusto Arrigo. Però in questo medesimo anno

_Folco marchese_ andò alla corte del re Corrado, che dimorava in borgo

San Donnino, e nel dì 20 di agosto impetrò dallo stesso re un

privilegio, da me dato alla luce[1340]. Ma non passò gran tempo che

_Guelfo IV duca_ di Baviera suscitò contra dei due suddetti suoi

fratelli una gran tempesta. Veggendo il marchese Azzo sì ben provveduto

in Germania esso Guelfo suo figliuolo del primo letto, avea trasmessi

tutti i suoi Stati d'Italia negli altri due suddetti suoi figliuoli,

acciocchè con isplendore tirassero innanzi le due loro linee in Italia.

Ma non l'intese così il duca Guelfo loro fratello. Pretese anch'egli la

sua parte negli Stati paterni, e perchè trovò renitenti a ciò Ugo e

Folco, mosse loro guerra nell'anno presente. Dopo aver detto il suddetto

Bertoldo che il marchese Azzo mancò di vita, soggiugne: _Magnamque

guerram suis filiis de rebus suis dereliquit. Nam Welfo dux omnia patris

sui bona, utpote matri suae_ (Cunegonda) _donata_ (il che non merita

fede) _obtinere voluit. Sed fratres ejus de alia matre_ (cioè da

Garsenda) _procreati noluerunt se poenitus exheredari_. Si mise in

procinto il duca Guelfo di scendere in Italia colle sue forze per

sostener gagliardamente le sue pretensioni; ma Ugo e Folco anch'essi

furono in armi, _et aditum ei ad Longobardiam prohibuerunt, quum iret ad

possidendum_: il che ci fa intendere, qual fosse la lor potenza, quando

era bastante ad impedire ad un duca di Baviera armato il passaggio in

Italia. Allora fu che Guelfo si collegò con _Arrigo duca_ di Carintia, e

probabilmente ancora marchese della marca di Verona, e col patriarca

d'Aquileia, fratello d'esso Arrigo duca e principe, signore del Friuli e

della Carniola. Coll'accrescimento di tante forze al duca Guelfo non fu

poi difficile il penetrare in Italia, e il portar la guerra contra de'

fratelli. _Sed filii ejusdem marchionis_ (aggiugne Bertoldo) _de alia

conjuge praedicto duci totis viribus resistere_. Nulladimeno non potendo

essi competere colla potenza di lui e de' suoi collegati, Guelfo

_hereditatem patris de manibus eorum ex magna parte sibi vendicavit_. Ma

da lì a non molto ricuperò il marchese Folco gli Stati paterni, e

dovette seguire qualche convenzione fra esso Folco e i figliuoli di

Guelfo IV, all'osservarsi che la linea estense in Germania possedette

dipoi la terza parte di Rovigo, ed esercitò signoria anche nella nobil

terra d'Este. Non si sa che divenisse del _marchese Ugo_. Ho io ben

trovato che lasciò figliuoli, a lui nati dalla figliuola di _Roberto

Guiscardo_ duca di Puglia. Abbiamo da Goffredo Malaterra[1341] che in

questo anno _Ruggieri conte_ di Sicilia maritò una sua figliuola con

_Colomanno_, appellato da alcuni impropriamente Carlo Manno re

d'Ungheria. Le nozze furono con singolar pompa celebrate in Buda

capitale di quel regno. Fece quanto potè _Alessio imperadore_ de' Greci,

principe accortissimo, per liberarsi dagli eserciti de' Franchi giunti

in Tracia, che faceano immensi mali anche nei contorni di

Costantinopoli. Fra lui e i principi di quelle armate in fine si

stabilirono alcune capitolazioni, dopo le quali passati i Cristiani di

là dallo Stretto, ed entrati in Asia, in una terribil battaglia nel dì

14 di maggio sconfissero un immenso esercito di Turchi. Si impadronirono

appresso della città di Nicea; e continuato il loro viaggio, arrivarono

fino alla regal città d'Antiochia, di cui intrapresero l'assedio nel dì

21 di ottobre. Trovandosi _Corrado re_ d'Italia in Cremona nel dì 22

d'esso mese d'ottobre, confermò i suoi privilegii ai canonici di

Cremona, siccome consta dal diploma da me dato alla luce[1342], in cui

l'anno XIV del regno d'esso Corrado non può sussistere. Terminò il corso

di sua vita in quest'anno _Arnolfo_ arcivescovo di Milano, e in luogo

suo fu eletto Anselmo di questo nome quarto. Secondo le carte prodotte

dal Guichenon[1343], fioriva in questi tempi _Umberto_ ossia _Uberto_ II

conte, da cui discende la real casa di Savoia. Truovasi nominato

_Umbertus comes filius quondam Amedei_, ed altrove _comes et marchisus_.

Quel che pare strano, egli professa _lege vivere romana_, perchè que'

principi erano di nazione e legge salica.

Annali d'Italia, vol. 4 dal principio dell'era volgare sino all'anno 1750 · 第 113 / 277 题