NOTE:

[1298] Berthold. Constantiensis, in Chron. Sigebertus, in Chron.

Dodechinus, in Chron.

[1299] Berthold. Constantiensis, in Chron. Sigebertus, in Chron.

Dodechinus, in Chron.

[1300] Landulf. Junior, Hist. Mediolan., cap. 1, tom. 5 Rer. Ital.

[1301] Bertholdus Constantiensis, in Chron.

[1302] Gaufrid. Malaterra, lib. 3, cap. 15.

[1303] Antiquit. Italic., Dissert. LXVII.

Anno di CRISTO MXCIV. Indizione II.

URBANO II papa 7.

ARRIGO IV re 39, imperad. 11.

CORRADO II re d'Italia 2.

Il solo Sigeberto è quello[1304] che accenna una scorsa data in

quest'anno dall'_imperadore Arrigo_ nella Gallia, cioè nella Borgogna o

Lorena. Servì il suo allontanamento dall'Italia a far crescere

smisuratamente la parte pontificia in queste parti, di maniera che

moltissime fortezze si ribellarono, e presero l'armi contra di lui.

Profittonne anche _papa Urbano_. Da Bertoldo di Costanza[1305] e da una

lettera di Goffredo abbate vindocinense, cioè di Vandomo, ci vien

confermato[1306] che in questi tempi l'antipapa teneva tuttavia

guarnigione nel palazzo del Laterano, ed era inoltre padrone di castello

Sant'Angelo e della basilica vaticana. Abitava all'incontro quasi

privatamente papa Urbano nella casa di Giovanni Frangipane, nobile

romano, la quale dovea aver sembianza di fortezza. Quindici dì prima di

Pasqua venne a trovarlo Ferruccio, lasciato dal suddetto Guiberto per

custode d'esso palazzo lateranense, offerendo di dargli quel riguardevol

edifizio, purchè gli fosse pagata una buona somma di danari. Era vota la

borsa pontificia, e perciò Urbano si raccomandò ai vescovi e cardinali,

che poco gli diedero, perchè poveri anche essi a cagion della

persecuzione e de' malanni correnti. Trovossi per accidente in Roma il

suddetto Goffredo abbate vindocinense, e questi ciò udito, vendè tosto i

suoi muli e cavalli, e contribuì tutto quanto l'oro e l'argento che

avea; e con ciò si ultimò il mercato con Ferruccio, ed Urbano entrò in

possesso della torre e del _palazzo lateranense_. Col nome di questa

_torre_ pensa il padre Pagi[1307] disegnato castello Sant'Angelo. Io non

ne son persuaso. Esso abbate Goffredo nella lettera seguente[1308] si

pregia di aver tolto a Guiberto _lateranense palatium_, senza parlar più

della torre. Se gli avesse anche tolto castello Sant'Angelo, siccome

fortezza di maggior conseguenza, non l'avrebbe egli taciuto. E Bertoldo

Costanziense chiaramente asserisce che Guiberto ne era padrone, e che i

suoi impedivano il passare per ponte Sant'Angelo. Ma che vo io cercando

conghietture? Il suddetto Bertoldo attesta che anche nell'anno 1097

Guiberto tenea presidio in quel castello. Dimorava tuttavia in Roma il

pontefice romano nel dì 29 di giugno, in cui confermò i privilegii della

badia di Montebello sul Pavese, con bolla data[1309] _Romae III kalendas

julii, anno Domini millesimo nonagesimo quarto, Indictione secunda,

pontificatus domni Urbani II septimo_. Abbiamo da Donizone[1310] che,

per consiglio della contessa Matilda, esso pontefice determinò di venire

in Lombardia, per maggiormente fortificare il partito dei cattolici, e

sradicare la gramigna guibertina. Perciò verso il fine dell'anno, per

attestato di Bertoldo[1311], celebrò il santo Natale in Toscana, dove fu

ad accoglierlo con tutta divozione la contessa Matilda. Se rimase Arrigo

sommamente sconcertato per la fuga e ribellione del figliuolo _Corrado_

nell'anno precedente, restò egli in questo anche oltremodo svergognato

per la fuga della _regina Adelaide_, ossia _Prassede_, sua moglie. La

teneva egli imprigionata in Verona[1312], ed avendo essa trovato modo di

far sapere le sue miserie alla suddetta contessa Matilda, con

raccomandarsi a lei, seppe la contessa così ben menare un segreto

trattato, che nel verno di quest'anno la fece fuggir dalle carceri.

Rifugiossi ella presso il _duca Guelfo V_, il quale colla consorte

Matilda le fece un trattamento da pari sua; ed allora fu che essa regina

diede fuoco a tutte le iniquità e crudeltà commesse contra di lei dal

bestiale marito, il cui discredito certamente dovette andar crescendo

alla pubblicazione di fatti sì enormi. Essendosi poi tenuto un gran

concilio di cattolici tedeschi nella città di Costanza da _Gebeardo

vescovo_, fece la regina suddetta esporre in quella sacra adunanza le

sue querele, che mossero a sdegno e compassione chiunque la udì. Intanto

in Germania _Guelfo IV_ duca di Baviera conchiuse una pace e lega per

tutta la Suevia, Francia teutonica, Alsazia e Baviera, sino ai confini

dell'Ungheria: contrade tutte parziali al vero romano pontefice. Scrive

sotto quest'anno il Dandolo[1313], che trovandosi l'imperadore Arrigo in

Trivigi, _Vitale Faledro_ doge di Venezia gli spedì tre suoi legati, che

il trovarono molto favorevole agli interessi de' Veneziani. In segno di

che non solamente egli rinnovò i patti antichi col popolo di Venezia, ma

ancora alzò dal sacro fonte una figliuola del doge. Scoprissi ancora in

Venezia il sacro corpo di San Marco evangelista, essendo gran tempo che

s'era smarrita la memoria del sito in cui era seppellito; e di nuovo fu

posto in luogo, oggidì affatto ignoto, nella di lui basilica: che così

allora si costumava per timore de' ladri pii delle sacre reliquie, che

per più secoli non lasciarono riposar le ossa sacre dei santi. Andò

anche Arrigo Augusto per sua divozione a visitare in Venezia la basilica

suddetta, e dopo aver girata la città, ne commendò molto il sito e il

governo, e concedute esenzioni a varii monisteri, se ne tornò in terra

ferma. Potrebbe nondimeno essere che prima di questo anno, e in tempo di

maggior felicità, Arrigo visitasse Venezia. Abbiamo anche un privilegio

fatto in questo medesimo anno dal soprallodato doge _Vitale_ al popolo

di Loreo, castello fabbricato e ben fortificato dallo stesso doge.

Annali d'Italia, vol. 4 dal principio dell'era volgare sino all'anno 1750 · 第 110 / 277 题