[1290] Donizo, in Vit. Mathild., lib. 2, cap. 6.
[1291] Berthold. Constantiensis, in Chron.
[1292] Donizo, Vit. Mathild., lib. 2, cap. 6.
[1293] Ughellius, Ital. Sacr., tom. 3 in Archiepisc. Pisan.
[1294] Berihold. Constantiensis, in Chron.
[1295] Lupus Protospata, in Chron.
[1296] Gaufridus Malaterra, lib. 4, cap. 18.
[1297] Antiquit. Italic., Dissert. XXI.
Anno di CRISTO MXCIII. Indizione I.
URBANO II papa 6.
ARRIGO IV re 38, imperad. 10.
CORRADO II re d'Italia 1.
Un gran colpo venne fatto in questo anno ai difensori della parte
pontificia, e principalmente, per quanto si può sospettare, v'ebbe mano
la _contessa Matilda_. Cioè riuscì loro d'indurre _Corrado_, primogenito
dell'_Augusto Arrigo_, a ribellarsi contra del padre: il che succedette
all'anno presente, per testimonianza di varii storici[1298], e non già
più tardi, come volle Donizone. Gran colpo, dissi, di politica sì, ma
che non si può leggere senza qualche orrore, sapendo noi che i figliuoli
possono bensì, per non consentire col padre nell'iniquità, separarsi da
lui, ma non potersi eglino dispensare dall'onorarlo. Se poi deggia
essere loro permesso di levar gli Stati a chi li generò, e d'impugnar
l'armi contra di lui, lascerò io che altri ne giudichi. I motivi che
fecero rivoltar questo giovane principe contra del padre si veggono
riferiti da Dodechino, e son così orridi, che si ha della pena a
crederli veri[1299]. Cioè avendo Arrigo conceputo odio e sprezzo di
_Adelaide_ (chiamata _Prassede_ da altri) sua moglie, la mise in
prigione, diede licenza a molti d'usarle violenza, ed esortò anche il
figliuolo Corrado a fare lo stesso. Perchè questi ricusò di commettere
questo nefando eccesso, cominciò Arrigo a dire che egli non era suo
figliuolo, ma bensì di un certo principe di Suevia, a cui portava
somiglianti le fattezze. Ora che Adelaide fosse maltrattata dall'Augusto
consorte, non si può controvertere. Ella stessa in due concilii accusò
il marito delle violenze a lei fatte. Altresì è fuor di dubbio che
Corrado fu principe umile, modesto e pieno di tutta bontà, accordandosi
tutti gli scrittori a confessarlo tale; e si può credere ch'egli fosse
anche mal soddisfatto del padre. Quando sia vero che Arrigo gli
proponesse il suddetto misfatto, si meriterebbe bene un padre tale che
il dichiarassimo eziandio pazzo e furioso. Comunque sia, trovavasi
Corrado col padre in Italia, e, siccome già dicemmo, era corso in
Piemonte a mettersi in possesso degli Stati della contessa _Adelaide_
avola sua. Si servì di questa congiuntura la contessa Matilda, o alcuno
de' suoi partigiani per guadagnarlo, con esibirgli di farlo re d'Italia.
Un grande incanto ai figliuoli di Adamo è la vista d'una corona. Ma non
andò sì segreto il maneggio, che non ne venisse qualche sospetto ad
Arrigo suo padre. Perciò, furbescamente chiamato a sè il figliuolo, il
mise in prigione. Si sa ch'egli ebbe maniera di fuggirsene, e di
ricoverarsi presso la contessa Matilda, la quale l'inviò a papa Urbano
per ottener l'assoluzione della scomunica: il che gli fu ben facile.
Fece gran rumore dappertutto, ma specialmente in Lombardia, questo
ritirarsi da Arrigo un figliuolo ornato di sì belle doti; ed essendosi
ancora sparse le sopra accennate voci contra d'esso imperadore,
stomacati non pochi abbracciarono il partito de' cattolici. Quel che più
importa, le città di Milano, Cremona, Lodi e Piacenza, abbandonato
Arrigo, fecero contra di lui una lega per venti anni avvenire col _duca
Guelfo_ e colla _contessa Matilda_ sua moglie: il che diede un gran
tracollo agli interessi e all'estimazione d'esso Augusto. Abbiam già
veduto che Milano, Lodi e Pavia aveano presa qualche forma di
repubblica, ossia di città libera, governata da' suoi cittadini, e non
più dai ministri imperiali. Vo io credendo che maggiormente quelle città
in tempi sì sconcerti stabilissero il proprio governo, e cominciassero a
reggersi co' proprii uffiziali, riconoscendo nondimeno la sovrana
autorità di chi era re d'Italia. L'esempio d'esse a poco a poco indusse
dipoi l'altre città d'Italia a mettersi in libertà.
Fu poi mandato _Corrado_ a Milano, dove per le mani d'_Anselmo vescovo_
cattolico di quella città ricevette la corona del regno d'Italia tanto
in Monza, quanto nella basilica milanese di santo Ambrosio. Ne fa
menzione anche Landolfo iuniore[1300], cognominato da san Paolo, storico
milanese di questi tempi, della cui Storia cominceremo a valerci, con
iscrivere: _Cono quoque rex_ (Conone e Corrado, torno io qui a
ripeterlo, è lo stesso nome) _qui dum pater ejus Henricus viveret, per
contractationem Mathildis comitissae, et officium hujus Anselmi de Rode
fuit coronatus Modoetiae, et in ecclesia sancti Ambrosii regali more_.
Scrive ancora Bertoldo da Costanza[1301] che questa coronazione si fece
_annuente Welphone duce Italiae, et Mathilda ejus carissima conjuge_.
Appresso egli soggiugne che _Guelfo IV_ duca di Baviera, padre d'esso
Guelfo V, poco dappoi venne in Italia a visitar questo re novello, e ad
offerirsi suo fedele aderente insieme col figliuolo. Per questo
inaspettato accidente restò sì depresso e sbalordito l'imperadore
Arrigo, che si ritirò in una fortezza, e quivi gran tempo si trattenne
come persona privata e senza la dignità regale. Anzi fama corse, esser
egli stato preso da tanta afflizione, che si volle dar la morte, e
l'avrebbe fatto, se i suoi non l'avessero impedito. Ma in quest'anno
terminò i suoi giorni il suddetto _Anselmo III_ arcivescovo di Milano; e
perciocchè in questi tempi le fazioni contrarie facilmente faceano
gl'interpreti de' gabinetti del cielo, probabilmente gli scismatici
dovettero attribuire ai giudizii di Dio la di lui morte, per aver
sostenuto la ribellion d'un figliuolo contra del padre. Ma ricordar non
occorre quanta sia, se non sempre, almen bene spesso, la nostra
temerità, allorchè vogliam mettere mano ne' consigli dell'Altissimo, e
immaginar cagioni soprannaturali degli avvenimenti naturali. Ebbe
Anselmo per successore _Arnolfo_ nobile milanese dalla Porta Orientale,
il quale non pare credibile, come alcuni hanno scritto, che prendesse la
investitura dall'Augusto Arrigo, perchè Milano allora seguitava la parte
del romano pontefice e del re Corrado. Che egli nondimeno avesse delle
opposizioni, si può dedurre dall'esser egli stato solamente nell'anno
1095 consecrato. Si dee anche avvertire per gloria dell'Italia che in
quest'anno _santo Anselmo_, grande splendore del monachismo, fu creato
arcivescovo di Cantorberì, e primate della Inghilterra. Nato nella città
di Aosta, abbracciò nel monistero di Becco in Normandia la vita
monastica, fu creato abbate, e poi contra sua volontà dal _re Guglielmo
II_ alzato al primo seggio della Chiesa inglese. Provò egli dipoi delle
gravissime vessazioni che servirono ad accrescere la di lui gloria in
terra, e più nel cielo. _Ruggieri duca_ di Puglia, che avea preso per
moglie _Adelaide_ figliuola di _Roberto conte_ di Fiandra, e nipote di
Filippo re di Francia, s'infermò gravemente in quest'anno, talmente che
si sparse nuova ch'era mancato di vita[1302]. Sollevaronsi dunque contra
i di lui Stati e figliuoli, non solamente _Boamondo_ suo fratello, ma
ancora altri baroni vassalli suoi. Riavutosi egli da quella malattia,
Boamondo si riconciliò tosto con lui; ma Guglielmo di Grantmaniol stando
pertinace nella ribellione, obbligò il duca risanato a procedere
coll'armi contra di lui. Colle milizie del nipote unì anche _Ruggieri
conte_ di Sicilia un buon nerbo di soldati, coi quali fu ridotto
Guglielmo a fuggirsene a Costantinopoli colla perdita di tutti i suoi
Stati. La maggior parte nondimeno ne riebbe egli dopo qualche tempo
dalla clemenza del duca. Prosperò non poco in quest'anno la fede
cattolica, non solamente in Italia, ma anche in Germania. Lo stesso papa
Urbano potè celebrare in Roma (non so in qual chiesa) con solennità la
festa del Natale, quantunque in quella città tuttavia dimorassero non
pochi seguaci dell'antipapa. Il saggio pontefice, che abborriva di
adoperare il rimedio dell'arme per cacciarli, piuttosto volle
sofferirli, che inquietare il popolo; e tanto più perchè castello
Sant'Angelo, oltre ad altri siti, restava tuttavia in potere di
Guiberto, che vi teneva buona guarnigione. Intanto esso Guiberto
dimorava con Arrigo in Verona, fingendosi prontissimo a rinunziare il
preteso suo papato, se in altra maniera non si potea dar la pace alla
Chiesa. Ho io prodotto, ma colle note cronologiche poco esatte, una
donazione fatta in quest'anno da esso Arrigo[1303], dimorante in
Mantova, a _Conone_ ossia _Corrado_ vescovo di quella città.