[1282] Donizo, in Vita Mathildis, lib. 2.
[1283] Sigon., de Regno Ital. lib. 9.
[1284] Bertholdus Constantiens., in Chron.
[1285] Pietrus Diacon., Chron. Casinen., lib. 4, cap. 10.
[1286] Lupus Protospata, in Chron.
[1287] Romualdus Salernit., in Chron., tom. 6 Rer. Ital.
[1288] Gaufridus Malaterra, lib. 4, cap. 17.
[1289] Antiquitat. Italic., Dissertat. XI.
Anno di CRISTO MXCII. Indizione XV.
URBANO II papa 5.
ARRIGO IV re 37, imperad. 9.
Per quanto potè, seguitò l'_Augusto_ _Arrigo_ a guastar le terre di
_Guelfo V_ duca e della _contessa Matilda_. Ma non mancavano spie alla
contessa che di mano in mano la avvertivano di tutti gli andamenti
d'Arrigo; e perciocchè ella seppe che nel tempo del verno egli si
trovava di là dall'Adige, senza aver seco milizie, spedì a quella volta
mille de' suoi combattenti. Gli andò per otto giorni deludendo Arrigo,
con ritirarsi or qua or là, tanto che potè raunar le sue truppe; e ciò
fatto, andò ad assalire all'improvviso le genti della contessa, che se
ne stavano sdraiate nella villa di Tricontai. Molti furono presi, molti
uccisi; gli altri si salvarono col favor delle gambe. Donizone[1290]
attribuisce questo fatto a tradimento di Ugo lor condottiere, con dire:
_Proditor emanso fuit Hugo nobilis alvo;_
_Hanc contra morem sed fecit proditionem,_
_Nam proba nobilitas non turpe scelus patrat umquam._
Non ho io dissimulato nelle Antichità estensi che tal taccia è data ad
_Ugo_ figliuolo del _marchese Azzo II_ estense, dovendosi leggere e
_Manso fuit Hugo_. La capitale della provincia del Maine in Francia è
appellata _le Mans_. Perchè Ugo, siccome di sopra osservammo, era stato
signore di quel principato, perciò era chiamato _Ugo del Manso_. Doveva
egli militare in favore del duca _Guelfo V_ figliuolo di un suo
fratello; e se veramente egli fosse reo di questo, e senza scusa, io nol
so dire. Ma se fu, non è da maravigliarsene, dacchè abbiam già veduto
come questo principe in altre sue azioni degenerò dalla virtù dei suoi
maggiori. Giunta che fu la state, Arrigo colla sua armata essendo venuto
di qua dal Po, cominciò la guerra contra le fortezze della contessa
Matilda, situate nelle montagne del Modenese, saccheggiando e
incendiando tutte queste contrade[1291]. Prese Monte Morello verso
Savignano presso il Panaro, siccome ancora Monte Alfredo; indi mise
l'assedio a Monte Bello, oggidì Montevìo, allora del contado di Modena,
e oggidì del Bolognese. Era forte quel castello, bravi i suoi difensori.
L'antipapa Clemente venne in persona per abboccarsi coll'imperadore, e
visitar quell'assedio. Intanto perchè andavano male gli affari della
contessa, i suoi baroni e cortigiani cominciarono vivamente ad esortarla
alla pace, con supporle che anche Arrigo ne fosse voglioso. Tanto la
tempestarono, che si contentò di farne la proposizione in una dieta,
tenuta per questo nella rocca di Carpineta ad una radunanza di teologi.
_Eriberto vescovo_ cattolico di Reggio colla maggior parte furono di
sentimento che la contessa dovesse cedere al tempo, e pacificarsi con
Arrigo, ma non già per darsi all'antipapa. Ciò sarebbe forse succeduto,
se non si fosse alzato Giovanni, probabilmente abbate del monistero di
Canossa, il quale tanto perorò contra di un tale aggiustamento con dare
speranza alla contessa di qualche vicino soccorso dal cielo, che Matilda
non volle più sentirne parlare, risoluta piuttosto di morire che di far
patti con Arrigo nemico della Chiesa. Spese intanto esso imperadore
tutta la state sotto Monte Bello[1292] senza frutto alcuno: sì gagliarda
fu la difesa della guarnigion di Matilda. Restò incendiata una torre,
ossia altra macchina militare degli assedianti, ed ucciso anche un
figliuolo d'esso Arrigo, di cui niuna menzione fanno gli altri storici.
Verisimilmente era suo bastardo. Portato il di lui cadavero a Verona,
gli fu fabbricato un superbo sepolcro. Pertanto veggendo Arrigo ch'egli
avea che fare con una fortezza inespugnabile, sciolse l'assedio, e si
ritirò a Reggio, dove si fermò alquanti giorni. Poscia nel mese
d'ottobre, fingendo di passare a Parma, voltò indietro, e andò a San
Paolo, per vedere se potea sorprendere l'importante rocca di Canossa,
dove nell'anno 1077 abbiam veduto che brutta figura egli avea fatto.
Spedì colà immantinente la contessa un buon rinforzo, ed ella si ritirò
in Bibianello. Essendo insorta una folta nebbia, allorchè i nemici
s'accostarono a Canossa, la gente della contessa fu con esso loro alle
mani, e le riuscì di prendere la bandiera imperiale, caduta di pugno al
figliuolo del _marchese Oberto_. Chiarito Arrigo che gittava i suoi
passi, marciò al piano, e poi si condusse di là dal Po. Ogni dì s'andava
sminuendo la sua armata; e però anche la contessa passò oltre Po, e
prima che terminasse l'anno, ricuperò alquante delle sue terre perdute,
e fra le altre la torre di Governolo e Rivalta. Per quanto scrive
Bertoldo da Costanza, _papa Urbano_ celebrò il santo Natale dell'anno
presente fuori di Roma, in vicinanza nondimeno d'essa città, per non
aver potuto aver l'ingresso nella basilica di san Pietro; perciocchè
presso alla medesima s'era incastellato, cioè ben fortificato l'antipapa
Guiberto. Per le memorie che rapporta il cardinal Baronio, apparisce,
aver esso pontefice fatto nel presente anno un viaggio a Salerno, dove
nel dì 14 di settembre confermò i suoi privilegii a _Pietro abbate_
dell'insigne monistero della Cava.
Accennai di sopra la morte di Adelaide marchesana di Susa e di Torino.
Conviene ora aggiugnere ciò che il suddetto Bertoldo autore
contemporaneo scrive intorno alla di lei eredità. _In Longobardia_, dice
egli, _Conradus filius Henrici regis, bona Adelheidae Taurinensis
comitissa invasit, quae ejusdem comitissae nepos, filius Federici
comitis habere debuit_. E dopo aver detto che questo _Federigo conte_
assaissimo risplendeva per la sua pietà e pel suo costante attaccamento
in questi torbidi tempi al partito pontificio, ed aver egli avuto per
suoi genitori Lodovico conte e Sofia zia materna della contessa Matilda,
ed essere mancato di vita nella festa di san Pietro dell'anno
precedente, soggiugne: _Hujus ergo filium ex nepte dominae Adelheidae
susceptum, Henricus rex cum filio_ (Corrado) _exheredare proposuit;
terramque ejus hostiliter invadendo, ac circumquaque devastando,
fructuariensi monasterio multa mala intulit_. Di qui pertanto nasce un
gruppo assai difficile nella storia genealogica della real casa di
Savoia, e non sufficientemente sciolto dal Guichenon: laonde è da
aspettare qualche altro più sperto scrittore, il quale più esattamente
ricerchi e in maggior lume metta i fatti di que' principi che da tanti
secoli in qua con gloriosa successione illustrano l'Italia. Per le
notizie prodotte dall'Ughelli[1293], si scorge che in quest'anno, mentre
_papa Urbano_ dimorava in Anagni, ad istanza della contessa Matilda,
eresse in arcivescovato la nobil chiesa di Pisa, in maniera che
_Daiberto_, già vescovo di quella città, fu il primo arcivescovo della
medesima, e a lui furono sottoposti i vescovati della Corsica. Di ciò
tornerà occasion di parlare all'anno 1118. Avea già concertato l'Augusto
Arrigo un abboccamento con _Ladislao re_ d'Ungheria[1294], e già erano
vicini ad incontrarsi verso il Natale del Signore, quando _Guelfo IV_,
duca di Baviera, sopraggiungendo con varie squadre d'armati interruppe
il loro congresso, e fece tornare vergognosamente indietro Arrigo.
Scrive Lupo Protospata[1295] che nell'anno presente per essersi
ribellato il popolo della città d'Oria a _Boamondo_ loro signore, questi
coll'aiuto de' circonvicini amici mise l'assedio a quella città. Tanto
ardire nondimeno e forza ebbero gli Orietani, che il cacciarono di là, e
gli presero l'equipaggio e le bandiere. A _Ruggieri conte_ di Sicilia la
morte rapì in questo anno _Giordano_ suo figliuolo bastardo[1296],
giovine di gran valore, che si credeva destinato alla succession del
padre, giacchè egli altro figliuolo non avea allora che questo. Ne fu
inconsolabile Ruggieri. Ma volle Dio asciugargli le lagrime con dargli
nel presente anno un figliuolo legittimo, a lui partorito da _Adelaide_
sua seconda moglie. Essendosi anche ribellata la città di Peutarga, o
Pentarga, che dianzi era sottoposta a Giordano, Ruggieri colla forza la
ridusse alla sua ubbidienza: il che costò la vita agli autori di quella
sollevazione. Perchè poi l'Augusto Arrigo dominava nella città di Reggio
di Lombardia, quivi ancora veniva riconosciuta l'autorità dell'antipapa
Guiberto. Resta tuttavia una sua bolla, da me data alla luce[1297], in
favore dei canonici reggiani, colle seguenti note: _Datum apud Cesenam
per manum Berneri vice Petri cancellarii, anno dominicae Incarnationis
MXCII, Indictione XV, anno autem pontificatus domni Clementis tertii
papae VIIII, idibus junii._