NOTE:

[1271] Donizo, in Vit. Mathild., lib. 2, cap. 4.

[1272] Antichità Estensi, P. I, cap. 29.

[1273] Sigon., de Regno Italiae, lib. 9.

[1274] Bertholdus Constantiensis, in Chron.

[1275] Bertholdus Constantiensis, in Chron. Annalista Saxo. Chronic.,

Augustan.

[1276] Antiquit. Italic., Dissert. LXVII.

[1277] Malaterra, lib. 4, cap. 10.

[1278] Anonymus Barensis, tom. 5 Rer. Ital.

[1279] Malaterra, lib. 4 cap. 14.

[1280] Idem, ibid. cap. 16.

[1281] Camillus Peregrin., Hist. Princ. Langobard.

Anno di CRISTO MXCI. Indizione XIV.

URBANO II papa 4.

ARRIGO IV re 36, imperad. 8.

Continuò l'_imperadore Arrigo_ ostinatamente per tutto il verno

l'assedio, ovvero il blocco di Mantova. Trovò egli in fine il segreto di

espugnare una così forte ed importante città con adoperar la potente

mediazion dell'oro, e sovvertire il cuore di que' cittadini. Contra

d'essi perciò Donizone scaricò la sua bile, chiamandoli traditori. Nè

gli mancava ragione, perciocchè provvedendoli il _duca Guelfo_ e la

_contessa Matilda_ di mano in mano del bisognevole, avrebbono potuto,

volendo, sostener più anni l'assedio, e mantener la promessa fatta di

non aderir mai ad Arrigo. Entrarono dunque l'armi tedesche in quella

città, non già nel sabbato santo a dì 12 d'aprile, come scrisse taluno,

ma nel giorno precedente, come si ricava dal suddetto Donizone, che così

parla[1282]:

_Nam qua nocte Deum Judas mercator Iesum_

_Tradidit, hac ipsa fuit haec urbs Mantua dicta_

_Tradita._

Ebbe la guarnigion di Matilde tanto tempo che potè, uscendo pel lago in

barche, salvar le persone e l'equipaggio. Il cattolico vescovo _Ubaldo_

se ne fuggì anch'egli, ricoverandosi presso la medesima contessa,

rifugio allora di tutti i cattolici italiani perseguitati. Arrigo dipoi

intronizzò nella chiesa di Mantova _Conone_, cioè _Corrado_ vescovo

scismatico. Stese inoltre le sue conquiste coll'impadronirsi di tutte le

terre di là dal Po, dianzi ubbidienti alla suddetta contessa, eccettochè

di Piadena, patria nel secolo decimoquinto di Bartolommeo detto il

Platina, scrittore celebre; e di Nogara, oggidì terra del Veronese, che

tennero forte contra lo sforzo de' Tedeschi. Nella state ancora avendo

assediata la forte terra di Manerbio, oggidì posta nel distretto di

Brescia, colla fame in fine la costrinse alla resa. Dopo la presa di

Mantova, scrive il Sigonio[1283] che la città di Ferrara, situata allora

oltre Po, senza aspettar la forza, si sottopose ad Arrigo. Onde s'abbia

egli tratta questa notizia non l'ho scoperto finora. Certo è che quella

città si levò dalla divozione della contessa Matilda, e a suo tempo

vedremo ch'essa valorosamente la ricuperò; e perciò non è improbabile la

sua ribellione in quest'anno, favorevole anno assai ad Arrigo. Tenne

_papa Urbano_ un concilio nell'anno presente in Benevento, dove stabilì

molti punti di disciplina ecclesiastica, e confermò le censure contra

dell'antipapa Guiberto. Ma mentre egli dimorava in quelle parti, essendo

cresciuta la baldanza degli scismatici per le prosperità d'Arrigo, i

Romani, che mutavano facilmente vela ad ogni vento[1284], con frode

s'impossessarono della torre di Crescenzio, cioè di castello

Sant'Angelo, e venne anche loro in pensiero di diroccarlo. Lasciarono,

oltre a ciò, entrare in Roma il suddetto antipapa, che forse questa

volta si credette di stabilir ivi per sempre il suo trono, ma gli andò

fallita, siccome vedremo. Veggendo intanto _Guelfo IV_ duca di Baviera

la cattiva piega che aveano presa in Italia gli interessi di _Guelfo V_

suo figliuolo, e della contessa _Matilde_, sua nuora, nel mese d'agosto

calò in Italia, e trattò di pace verisimilmente per via di mediatori

coll'Augusto Arrigo, con condizione che questi abbandonasse l'antipapa,

e riconoscesse Urbano II papa legittimo, e restituisse tutti i beni

ingiustamente tolti ad esso duca Guelfo suo figliuolo e agli altri

aderenti tutti. Arrigo, insuperbito della fortuna presente, rigettò ogni

proposizion di accordo, dimodochè il duca se ne tornò in Alemagna; e

contuttochè molti di quelle contrade in questi tempi si dichiarassero

del partito di Arrigo, pure Guelfo risvegliò molti altri ancora contra

di lui, e propose ancora di creare un nuovo re: cosa che non ebbe

effetto per la pigrizia e malevolenza d'alcuni.

Per attestato del medesimo Bertoldo, terminò in quest'anno i suoi giorni

_Adelaide marchesana_ di Susa e di Torino, celebre principessa, e già

suocera d'Arrigo. Chi succedesse nella ricca eredità de' suoi Stati, lo

vedremo all'anno seguente. Benchè il Pellegrini, siccome abbiam detto,

metta la morte di _Giordano I_ principe di Capoa verso il fine dell'anno

precedente, affidato sull'autorità di Lupo Protospata, essendo assai

confusi i testi di quello storico, non sembra assai sicura la di lui

asserzione, da che più chiaramente Romoaldo Salernitano scrive che _anno

MXCI, Indictione XIV, mense februario, Jordanus Capuae defunctus est

anno XIII principatus_. Quel che è certo, dopo la morte di Giordano i

Capuani si ribellarono, e cacciarono fuor di città _Riccardo II_,

primogenito ed erede del defunto principe, con tutti i Normanni. Dal

suddetto Bertoldo di Costanza è narrata sotto quest'anno quella

ribellione, sembrando perciò che anch'egli differisca all'anno presente

la morte di Giordano. Per attestato di Pietro Diacono[1285], si ritirò

Riccardo ad Aversa sua città con sua madre _Gaitelgrima_, sorella di

Gisolfo II già principe di Salerno; ed implorato l'aiuto di _Ruggieri

duca di Puglia_, venuta che fu la state, passò con un possente esercito

sotto Capoa, mettendo a ferro e fuoco tutta la campagna. Seguita a dire

esso Pietro Diacono: _Et tamdiu eos expugnavit, usquequo Capuani,

necessitate coacti, praedicto Richardo munitiones redderent, eumque

recipientes, sibi in principem consecrarent_: quasichè in questo

medesimo anno Riccardo riacquistasse la signoria di Capoa. Ma quel

_tamdiu_, confrontato colle storie di Lupo Protospata[1286] e di

Romoaldo Salernitano[1287], vuol dire che Riccardo seguitò a far guerra

a' Capuani, finchè dopo gran tempo, cioè nell'anno 1098, siccome

vedremo, li ridusse all'ubbidienza sua. Erasi anche sollevata la città

di Cosenza in Calabria contra del duca Ruggieri[1288]. Chiamò questi in

suo aiuto _Ruggieri conte_ di Sicilia, che vi accorse con un buon corpo

di Saraceni e delle sue vecchie truppe. Fu formato l'assedio, e

v'intervenne col duca anche _Boamondo_ suo fratello. Operò tanto colla

sua destrezza il conte, che que' cittadini finalmente si riconciliarono

col duca, il quale entrato nella città ordinò tosto che nel colle

superiore si piantasse una fortezza, per impedir da lì innanzi una simil

prosunzione di quegli abitanti. Il conte Ruggieri, che sempre sapea

pescare nelle disgrazie del duca suo nipote, ottenne anche questa volta

da lui per guiderdone di questa fatica il dominio nella metà di Palermo:

il che ci fa conoscere che Roberto Guiscardo in conquistandola, tutta la

ritenne in suo potere, nè già ne diede la metà al fratello, come pensò

Leone ostiense. Migliorò di poi sì fattamente Palermo per opera del

conte Ruggieri, che ne ricavava maggior profitto possedendola solo per

metà, che quando interamente ne era signore il duca. Veggasi ancora

all'anno 1122, dove si parla di questo. Se fossero ben corrette le Note

cronologiche di un documento da me prodotto altrove[1289], noi sapremmo

dove in questi tempi dimorasse la contessa Matilda. Nella copia a noi

conservata da Pellegrino Prisciani quella carta si dice data _anno ab

Incarnatione Domini millesimo nonagesimo primo, die mensis madii,

Indictione XII, cum esset domna Matilda, gratia Dei ducatrix et

comitissa, marchionis Bonifatii filia, in loco sancti Cexarii_, cioè in

San Cesario, distretto di Modena. Ma quell'_Indictione XII_ non conviene

all'anno presente. E trovandosi allora colla contessa _Ugo vescovo_ di

Mantova, e _Landolfo vescovo_ di Ferrara, questi due pastori, secondo

l'Ughelli, molto dopo il presente anno furono promossi a quelle chiese.

Però io nulla so accertare del tempo in cui quella carta fu scritta.

Annali d'Italia, vol. 4 dal principio dell'era volgare sino all'anno 1750 · 第 107 / 277 题