[1260] Bertholdus Constantiensis, in Chron.
[1261] Chronographus Saxo. Annalista Saxo.
[1262] Berthold. Constantiensis, in Chron.
[1263] Chron. Weingart. Sigebertus, in Chron.
[1264] Alberic. Monachus, Chron. apud Leibnit.
[1265] Mabill., Analect., tom. 3.
[1266] Orderic. Vitalis, Hist. Eccles., lib. 8.
[1267] Lupus Protospata, in Chronico.
[1268] Romuald. Salern., in Chron., tom. 7 Rer. Ital.
[1269] Gaufrid. Malaterra, lib. 4, cap. 5.
[1270] Sigebertus, in Chron.
Anno di CRISTO MXC. Indizione XIII.
URBANO II papa 5.
ARRIGO IV re 35, imperad. 7.
Seguitava bensì in Germania la dissensione e la guerra fra i cattolici e
gli scismatici; pure apprendendo l'_Augusto Arrigo_ che l'unione di
_Guelfo IV_ colla gran _contessa Matilda_ potesse dare un tracollo a'
suoi interessi in Italia, determinò di valicar le Alpi, e di portar loro
addosso la guerra. Calò dunque in Italia con un poderoso esercito nel
marzo dell'anno presente. Abbiamo da Donizone[1271] che anche prima
Arrigo avea danneggiato, per quanto potè, la suddetta contessa, con
torle in Lorena tutte le castella e ville a lei pervenute per eredità
della _duchessa Beatrice_ sua madre, a riserva del forte e ricco
castello Brigerino:
_Praeterea villas ac oppida, quae comitissa_
_Haec ultra montes possederat a genitrice,_
_Abstulit omnino, nisi castrum Brigerinum._
Era in possesso la contessa Matilde da gran tempo di Mantova, città
signoreggiata anche dal _marchese Bonifazio_ suo padre. Ne imprese il
blocco o l'assedio Arrigo, con devastarne intanto il territorio.
Ritirossi la contessa alle sue fortezze della montagna reggiana e
modenese. Ossia che Arrigo non intraprendesse quell'assedio sì presto, o
che non fosse a lui facile l'armar di gente tutto il largo circondario
del lago che difende quella città, noi troviamo entro essa importante
città il _duca Guelfo_ colla moglie, nel dì 27 di giugno dell'anno
presente. Ciò si raccoglie da un loro diploma[1272], dato in Mantova _V
calendas julii, anno dominicae Incarnationis, millesimo nonagesimo,
Indictione tertiadecima_, da me veduto e dato alla luce, con cui
confermarono ed accrebbero i beni e privilegii al popolo mantovano:
dettame di prudente politica per maggiormente impegnarlo ed animarlo
alla difesa della patria. Anche il Sigonio ne fece menzione, ma con
rappresentarlo scritto nell'_indizione XII_[1273]. Il Registro, ch'io ho
avuto sotto gli occhi, ha l'indizione XIII, che corre nell'anno
presente. Quel diploma ha il seguente principio: _Guelfo Dei gracia dux
et marchio, Mathilda Dei gracia, si quid est._ Dovettero poi uscire di
Mantova Guelfo e Matilda, e sappiamo da Donizone che la contessa si
ritirò alle sue fortezze nelle montagne; e da Bertoldo[1274], che di
grandi incendii e danni sofferirono in questi tempi gli Stati del duca
Guelfo V, non so bene, se quei della moglie, o dell'avolo _marchese
Azzo_. Ma Guelfo, massimamente per le esortazioni della contessa sempre
stette saldo nell'attaccamento alla parte pontificia, e resistè alla
forza nemica. Impadronissi nondimeno Arrigo di Rivalta e di Governolo,
due luoghi importanti del Mantovano, e seguitò a tener chiusi in città
quegli abitanti, a' quali Matilda di tanto in tanto spediva rinfreschi
di gente e di viveri. Per attestato di varii storici, morì in
quest'anno[1275] _Liutaldo duca_ di Carintia, uno de' più fedeli
aderenti di Arrigo. Egli è lo stesso che vedemmo all'anno 1085 col nome
di _Liutaldo_ tenere un placito in Padova. Avea questo duca poco innanzi
ingiustamente ripudiata la propria moglie, e presane un'altra con
licenza dell'antipapa Clemente, che dovea condiscendere a tutte le
istanze anche inique de' suoi partigiani per non disgustarli. Dissi
esser io di parere ch'egli governasse ancora la marca di Verona, città
in questi tempi fedele ad Arrigo. Ne farebbe anche testimonianza un
diploma d'esso Augusto, ch'io ho pubblicato come spettante all'anno
presente[1276], ma senza esaminare le note cronologiche che sono affatto
difettose. Fu esso dato in favore del monistero veronese di san Zenone,
_anno dominicae Incarnationis millesimo nonagesimo, sexta Indictione,
regnante Henrico imperatore III, regni ejus XXXIV, imperii autem VIII.
Hoc actum est IV idus aprilis Veronae_. Ma, come dissi, non so io ora
combinar queste note. Non sarà originale quel diploma, ma un abbozzo mal
fatto, quantunque a prima vista autentico a me paresse. Presso Goffredo
Malaterra[1277] truovasi così intricata la cronologia di _Ruggieri
conte_ di Sicilia, ch'io non oso dare per certo il tempo delle imprese
da lui narrate, messa in confronto con altri storici. Racconta egli che
di nuovo si riaccese la guerra fra i di lui nipoti, cioè fra _Ruggieri
duca_ di Puglia e _Boamondo_. Accorse in aiuto del primo il conte, e
dopo due anni di discordia si riconciliarono. Pare che l'Anonimo
Barense[1278] metta il principio di tal rottura nell'anno 1088, con dire
che Bari si accordò con Boamondo; e, se ciò fosse, nell'anno presente si
sarebbono que' due principi amicati. Soggiugne il Malaterra che
nell'anno 1089 esso conte Ruggieri[1279] passò alle terze nozze con
_Adelaide_, nipote di _Bonifazio_ famosissimo marchese d'Italia, cioè,
come si crede, marchese del Monferrato. Finalmente scrive che nell'anno
presente il popolo della città di Neto si soggettò al di lui dominio:
con che niun luogo in Sicilia restò che non riconoscesse la di lui
signoria. Eresse egli varii vescovati, fondò chiese e monisteri,
promosse in ogni parte il culto del vero Dio, precedendo a tutti
coll'esempio della pietà. Restò nondimeno in Sicilia una gran quantità
di Saraceni, ai quali fu permesso il vivere e credere secondo la lor
legge, purchè osservassero la fedeltà dovuta al sovrano. Passò inoltre
il conte Ruggieri coll'armata navale all'isola di Malta nel mese di
luglio, e mise l'assedio alla città. Ha creduto più d'uno ch'egli
s'impadronisse di quella isola nell'anno presente, ma senza fondamento.
Tutto ciò che guadagnò Ruggieri in tale spedizione, come narra Goffredo
Malaterra[1280], fu di liberar gli schiavi cristiani, e di costrignere
quei Mori a pagargli tributi, e a far seco lega, con obbligo di aiuto
ne' bisogni. Secondo i conti di Camillo Pellegrini[1281], diede fine
alla sua vita verso il fine di questo anno _Giordano I_ principe di
Capoa, lodato non poco da Romoaldo Salernitano. Ma di ciò parleremo
all'anno seguente, in cui forse si dee riferir la sua morte.