[1252] Petrus Diacon., Chron. Casinens., lib. 4, cap. 2.
[1253] Petrus Diacon., Chron. Casinens., lib. 3, cap. 71.
[1254] Berthold. Constantiensis, in Chron.
[1255] Annal. Pisani., tom. 6 Rer. Ital.
[1256] Gaufrid. Malaterra., lib. 4, cap. 3.
[1257] Lupus Protospata, in Chron.
[1258] Romoaldus Salernitanus, Chronic., tom. 7 Rer. Ital.
[1259] Bertholdus Constantiensis, in Chron. Annalista Saxo, Chron.
Augustan.
Anno di CRISTO MLXXXIX. Indizione XII.
URBANO II papa 2.
ARRIGO IV re 34, imperad. 6.
Secondochè s'ha da Bertoldo da Costanza[1260], tenne in quest'anno _papa
Urbano_ un concilio di cento quindici vescovi in Roma, dove furono
confermati i decreti de' pontefici predecessori contra de' simoniaci,
contra del clero incontinente e di Guiberto antipapa. Costui tuttavia si
teneva fortificato in qualche sito di Roma. Tornati in sè i Romani, ed
animati da questo coraggioso papa, l'assediarono, e a tali strettezze fu
ridotto l'ambizioso Guiberto, che se volle uscirne, gli convenne
promettere con giuramento di non occupar in avvenire la Sedia
apostolica. Anche in Germania si trattò di pace fra le due fazioni.
S'abboccarono i duchi e principi cattolici collo stesso _Arrigo IV_,
offerendosi pronti a ristabilirlo pienamente nel regno, s'egli
abbandonava l'antipapa. Non era egli lontano dal farlo; ma riserbandosi
di aver l'assenso de' principi suoi aderenti, trovò tale schiamazzo nei
vescovi scismatici del suo partito, persuasi della lor caduta, se questa
concordia aveva effetto, che andò per terra tutto quel trattato. In
questo medesimo anno[1261] esso Augusto Arrigo passò ad un secondo
matrimonio con _Adelaide_ (chiamata _Prassede _ da Bertoldo) vedova di
_Utone marchese_ di Brandeburgo, e figliuola del re della Russia. Le
nozze furono celebrate in Colonia. In un grande ascendente si vede in
questi tempi la nobilissima casa d'Este. Aveva il marchese _Alberto Azzo
II_ in Germania il suo primogenito _Guelfo IV_, principe bellicoso, e
forte sostegno del partito cattolico, in possesso dell'insigne ducato
della Baviera. Si studiò egli d'ingrandir maggiormente la di lui linea
con un cospicuo ed utilissimo matrimonio, e trattò con papa Urbano II di
dar per marito alla celebre contessa _Matilde Guelfo V_ figliuolo d'esso
Guelfo IV. Fu la proposizione molto accetta al pontefice, e però indusse
la contessa ad acconsentirvi, _tam pro incontinentia_, dice Bertoldo da
Costanza[1262], _quam pro romani Pontificis obedientia, videlicet ut
tanto virilius sanctae romanae Ecclesiae contra scismaticos posset
subvenire_[1263]. Sappiamo da Alberico monaco dei tre Fonti[1264], che
nell'anno precedente _Roberto_ primogenito di _Guglielmo_ il
Conquistatore, famosissimo re d'Inghilterra e duca di Normandia, avea
tentato di ottenere per moglie la suddetta contessa, ma non gli venne
fatto. Gli interessi di questi tempi consigliarono il papa e la contessa
ad accordarsi con _Guelfo V_, perchè così cogli Stati di Baviera in
Germania, e con quei della contessa Matilda in Italia e del _marchese
Azzo_ estense, avolo paterno del medesimo Guelfo V, si veniva a
maggiormente assodare il partito de' Cattolici. Che nei capitoli o nelle
promesse di siffatto matrimonio fosse stabilito che gli Stati di Matilda
avessero dopo la di lei morte a ricadere in esso Guelfo V, io non ne
dubito punto, per quel che diremo all'anno 1095. Venne infatti questo
principe in Italia; e ne seguirono le nozze. Perchè dovette con gran
segretezza condursi questo affare, l'imperadore Arrigo solamente dopo il
fatto venne a saperlo. Ne arrabbiò, ragionevolmente temendo che questo
nodo gl'imbrogliasse forte gli affari del regno d'Italia. Però si diede
a far preparamenti per calare di nuovo in queste parti. Nè tardarono gli
scismatici di Lombardia a prendere tosto l'armi contra dello stesso
Guelfo; con poca fortuna nondimeno, perchè furono sì ben ricevuti da
lui, che ebbero per grazia di ottenere per mezzo della contessa di lui
moglie una tregua fino alla Pasqua prossima ventura. Circa questi tempi
ancora si dee riferire un altro avvenimento spettante alla medesima casa
d'Este. Era nell'anno 1087 giunto al termine de' suoi giorni il suddetto
famosissimo re d'Inghilterra _Guglielmo_ il Conquistatore, con lasciare
il solo ducato di Normandia a _Roberto_ suo primogenito, e il regno
d'Inghilterra a _Guglielmo_ il Rosso suo secondogenito. Insorsero tosto
dissensioni fra i due fratelli, nè mancò un gagliardo partito favorevole
a Roberto stesso in Inghilterra. Si prevalsero dunque di tali torbidi i
popoli del Maine in Francia per sottrarsi all'ubbidienza del re
d'Inghilterra. E perchè conservano tuttavia la divozione ai figliuoli
del secondo letto del marchese Azzo estense e di _Garsenda contessa_,
ultimo rampollo di quei principi, li richiamarono per la seconda volta
al possesso di quel principato. Gli Atti dei vescovi cenomanensi, dati
alla luce dal padre Mabillone[1265], e Orderico Vitale nella sua
Storia[1266], scritta in vicinanza di que' tempi, fanno memoria di
questo fatto.
Scrive spezialmente Orderico che i Cenomani spedirono in Italia i lor
legati ai figliuoli _Azzonis marchionis Liguriae_, con grande istanza
perchè passassero in Francia. Tennero questi consiglio col padre,
tuttavia vivente, e cogli amici. _Tandem definierunt, ut Fulco, qui natu
major erat_ (il propagatore della linea estense oggidì regnante) _patris
honorem_ (cioè gli Stati) _in Italia possideret, Hugo autem frater ejus
principatum_ (nel Maine) _ex matris hereditate sibi reposceret_.
Portossi dunque Ugo in Francia, e ritornò in possesso di quel
principato. Ma perciocchè era egli bensì nato di casa d'Este, ma non
avea ereditato il valore e le virtù degli Estensi, gli mise tale
spavento in cuore Elia, signor della Fleche, con esagerargli le forze
del re d'Inghilterra, che l'indusse da lì a non molto a vendergli quel
principato, e a ritornarsene carico di disonore in Italia. Nè fu questa
la sola azione degenerante di esso Ugo. Abbiam veduto ch'egli prese per
moglie una figliuola del celebre duca _Roberto Guiscardo_. Ora ecco ciò
che ne scrive il soprallodato Orderico: _Hic filiam Roberti Wiscardi
conjugem habuit. Sed generosae conjugis magnanimitatem vir ignavus ferre
non valens, ipsam repudiavit. Pro qua re papa Urbanus_ (II) _palam eum
excommunicavit_. Questa ed altre azioni poco lodevoli, che io non
tacerò, del medesimo Ugo furono infin cagione che i suoi il cacciarono
di là dai monti con inviarlo in Borgogna. Secondo Lupo Protospata[1267],
fu celebrato nel mese di settembre di quest'anno in Melfi di Puglia un
gran concilio di vescovi, al quale intervennero anche tutti i baroni di
quelle parti. Fu in esso accettata e giurata la _tregua di Dio_ per le
nemicizie private: del che s'è fatto menzione di sopra. Ancorchè Lupo
non parli di papa Urbano, pure sappiamo ch'egli presedette a quel
concilio, e lo stesso storico c'insegna ch'esso pontefice si portò dipoi
a Bari, ed appresso consecrò la chiesa di Brindisi. Attesta Romoaldo
Salernitano[1268] che in quel concilio _Ruggieri duca_ di Puglia giurò
vassallaggio al papa, e fu col confalone investito del ducato. Morì in
quest'anno _Sichelgaita_ sua madre, e nel medesimo parimente, e non già
nell'anno 1086, come ha il testo del Malaterra[1269], da me creduto
scorretto, _Ruggieri conte_ di Sicilia mise l'assedio alla città
d'Agrigento, oggidì Girgenti. Vi stette sotto da quattro mesi, ed
avendola astretta alla resa nel dì 25 di luglio, vi colse dentro i
figliuoli e la moglie di Camutto amira de' Saraceni, che furono da lui
trattati con molta cortesia, e facilitarono poscia a lui l'acquisto
dell'importante fortezza di castello San Giovanni: al che con tanti
desiderii e sforzi non era potuto giugnere mai in addietro. Imperocchè
impadronitosi di undici terre circonvicine, e mosso poi trattato di
concordia col mentovato Camutto, tanto operò, che il Saraceno non
solamente abbracciò il partito di Ruggieri, ma anche la religion
cristiana. Questo esempio commosse gli altri Mori a far lo stesso, e a
consegnare il suddetto castello di San Giovanni al conte. Furono
assegnate a Camutto in Calabria molte terre, ed egli finchè visse, non
mancò mai alla fedeltà verso i Normanni. Noveiro scrittore arabo mette
la conquista fatta da Ruggieri di castello San Giovanni e di Girgenti
sotto il precedente anno. Morì certo nel presente _Lanfranco_ di nazion
pavese, glorioso arcivescovo di Cantorberì in Inghilterra, con odore di
santità, e mancò in lui uno degli insigni personaggi di questo secolo.
Fu restitutore delle lettere in Francia, della religione in Inghilterra.
In Piacenza era stato accettato per vescovo _Bonizone_, già _vescovo_
cattolico di Sutri. Non poteano accomodarsi al suo zelo i fazionarii
scismatici, e però crudelmente un giorno gli levarono la vita con
cavargli prima gli occhi e poi tagliarlo a pezzi; laonde fu riguardato
qual martire dalla Chiesa cattolica. Per testimonianza di
Sigeberto[1270], cominciò in questi tempi il morbo pestilenziale del
fuoco sacro ad affliggere la Lorena, e si sparse dipoi per la Francia e
per l'Italia. Consumava a poco a poco le carni del corpo umano, e
riduceva a morte i pazienti, facendoli divenir come carboni. Fu per
questo celebre col tempo la divozion de' popoli a santo Antonio abbate,
venerato in Vienna del Delfinato, dove ricorreva la gente per la
guarigione di questo male. E di qui ebbero origine tante chiese di santo
Antonio abbate, anche per le città d'Italia, e il dipignere o
rappresentare in altra maniera il santo suddetto colle fiamme di fuoco
in mano, o da un lato della sua immagine. Questo fuoco nelle antiche sue
immagini significava la sua gran carità; il porco a' piedi, la vittoria
di tutti gli affetti sensuali. Ma il rozzo popolo interpretò ch'egli
avesse particolar virtù contra del fuoco e per la salute dei bestiami.
L'ordine de' religiosi istituito sotto il suo nome fu poi soppresso; il
morbo per misericordia del Signore col tempo anche esso cessò, ma ne
dura tuttavia la memoria col nome di fuoco di sant'Antonio, santo
venerato con altra idea a' dì nostri dal volgo, qual protettore e
liberatore dagl'incendii cagionati dal fuoco naturale.