NOTE:

[1247] Petrus Diacon., Chron. Casinens., lib. 3, cap. 68.

[1248] Concilior. Labbe, tom. 10. Chronicon Virdunens., apud Labb.

[1249] Chron. Augustan., apud Freherum, tom. 1.

[1250] Dandulus, in Chronico, tom. 12 Rer. Ital. Martinus Polonus, in

Chron. et alii.

[1251] Berthold. Constant., in Chron.

Anno di CRISTO MLXXXVIII. Indizione XI.

URBANO II papa 1.

ARRIGO IV re 33, imperad. 5.

Sino al dì 8 di marzo dell'anno presente restò vacante la Sede

apostolica[1252]. Tante furono le istanze de' cattolici romani, e

massimamente della contessa Matilda, che da varie parti dell'Italia, ed

anche di Oltramonti, si raunò un concilio in Terracina, e nel suddetto

giorno i vescovi e cardinali col resto del clero e popolo con voti

concordi si unirono ad eleggere papa il _vescovo d'Ostia Ottone_, di

nazion francese, della diocesi di Rems, al quale imposero il nome di

_Urbano II_. Era questi personaggio di gran vaglia per la sua

letteratura, mirabile per l'attività, e di zelo incorrotto per la

religione e per la disciplina ecclesiastica. Fu prima canonico di Rems,

poi monaco di Clugnì, poi vescovo d'Ostia, ed infine romano pontefice.

Nel 12 di marzo prese egli il possesso del trono pontificale con plauso

di tutti i buoni, e dalla maggior parte dell'Europa accettato e

riverito. Tutto ciò abbiamo da Pietro Diacono, il quale parimente

racconta[1253] che papa Vittore III, prima di passare a miglior vita,

ardendo di desiderio di veder gastigata la baldanza de' Saraceni

africani, che con frequenti piraterie infestavano le coste d'Italia, e,

sapendo quanta fosse la bravura e potenza de' Pisani e Genovesi in mare,

commosse questi due popoli ed altri non pochi dell'Italia a formare una

poderosa armata navale contra di que' Barbari. Adunque dopo la sua

morte, e nell'anno presente fecero essi cristiani l'impresa contra del

re di Tunisi, ed espugnarono una città con tagliare a pezzi cento mila

Mori; e, quel che fu più mirabile, nello stesso giorno che succedette la

loro vittoria, se n'ebbe e se ne sparse la nuova in Italia. Non han

bisogno i lettori ch'io loro dica che la strage di tanti Mori è un

ingrandimento della fama, facilmente bugiarda in simili casi. Anche

Bertoldo da Costanza[1254] parla di questo fatto, con dire che i Pisani

e Genovesi ed altri molti Italiani ostilmente assalirono il re d'Africa,

e, dato il sacco alla di lui terra, il costrinsero a rifugiarsi in una

fortezza, e a rendersi tributario della santa Sede. Gli Annali pisani

medesimamente[1255] gonfiano le trombe con farci sapere sotto l'anno

presente che _fecerunt Pisani et Januenses stolum in Africam, et

ceperunt duas munitissimas civitates_ (_Almadiam_ è scritto di sopra)

_et Sibiliam in die sancti Sixti. In quo bello Ugo vicecomes filius

Ugonis vicecomitis mortuus est. Ex quibus civitatibus, Saracenis fere

omnibus interfectis, maximam praedam auri et argenti, palliorum et

ornamentorum abstraxerunt. De qua praeda thesauros pisanae ecclesiae

diversis ornamentis mirabiliter amplificaverunt, et ecclesiam beati

Sixti in Curte Veteri aedificaverunt_. Però s'han da correggere gli

altri Annali pisani che mettono questa impresa all'anno 1075, oppure al

1077. Credono alcuni che in Africa fosse la città di _Meadia_, chiamata

in questi Annali _Almadia_, e per errore Dalmazia. Ma che i Cristiani

prendessero allora Siviglia, città che non si sa che sia mai stata in

Africa, o Siviglia città di Spagna, non è punto credibile. Pietro

Diacono parla d'una sola città. Goffredo Malaterra[1256] fa anch'egli

menzione di quella spedizione, narrando che _Pisani apud Africam

negotiando proficiscebantur. Quasdam injurias passi, exercitu

congregato, urbem regiam regis Tunicii oppugnantes, usque ad majorem

turrim, qua rex defendebatur, capiunt_. Adunque lo sforzo de' Pisani fu

contra Tunisi. Se essi inoltre espugnassero Meadia, o Almadia, resta

incerto, quando per avventura Tunisi e Almadia non fossero la stessa

città. Aggiugne dipoi, che i Pisani non avendo forze per mantener Tunisi

in loro potere, spedirono a _Ruggieri conte_ di Sicilia, con esibirgli

il possesso di quella città. Ma Ruggieri, fra cui e il re di Tunisi

passava buona amicizia, non volle romperla per questo, o piuttosto

perchè conosceva troppo difficile il sostenere le conquiste nell'Africa.

Però il re di Tunisi, per liberarsi dai Pisani, diede loro una gran

somma di danaro, promise di non più corseggiare sopra le terre d'Italia,

e rilasciò lutti gli schiavi cristiani. Un tal racconto a me sembra il

più credibile di tutti.

Ora ci vien dicendo il Malaterra che in questi medesimi tempi il

suddetto conte Ruggieri fece l'impresa di Siracusa. Sembra scorretto il

suo testo, allorchè mette questi fatti sotto l'anno 1085. Anche Lupo

Protospata[1257] e Romoaldo Salernitano[1258] riferiscono al presente

anno 1088 la presa di Siracusa, la quale, per testimonianza d'esso

Malaterra, accadde nella forma seguente. Mentre si trovava in Puglia o

in Calabria il conte Ruggieri per calmare le dissensioni insorte fra il

_duca Ruggieri_ e _Boamondo_ suoi nipoti, Benavert saraceno comandante

di Siracusa con una squadra di navi avea dato un gran guasto alla marina

di Reggio e d'altri luoghi della Calabria, con profanare le chiese, e

condurre in ischiavitù le monache e gli altri abitanti. Perciò Ruggieri,

allestita nel verno una numerosa flotta, nel maggio dirizzò le prore

alla volta di Siracusa, e per terra spedì _Giordano_ suo figliuolo colla

cavalleria. Uscitogli incontro Benavert con tutte le sue forze di mare,

si venne ad una sanguinosa battaglia. Saltò Ruggieri nella capitana

nemica, e volendo Benavert passare in un'altra nave, cadde armato in

mare, e vi si affogò. Ebbe con ciò fine il combattimento. Moltissimi

legni di que' Mori vennero in potere del conte. Dopo di che egli strinse

d'assedio Siracusa, e vi stette intorno ben quattro mesi. Per la

mancanza de' viveri a tale venne la fame di quel popolo ostinato nella

difesa, che alcuni si cibarono di cadaveri umani. Finalmente veggendo la

moglie del morto Benavert disperato il caso, imbarcatasi col figliuolo e

co' principali Saraceni in due navi, fece vela e si salvò nella marina

di Noto: con che quella nobil città venne in potere del conte Ruggieri.

Fece egli ribenedire i sacri templi già occupati dai Musulmani, e

concedette il dominio d'essa città al figliuolo Giordano. Se crediamo al

testo di Lupo Protospata, cominciò, siccome ho già detto, in quest'anno

la guerra fra il duca di Puglia _Ruggieri_ e _Boamondo_ suo fratello

maggiore. A me sembra più verisimile che se le desse principio molto

prima. Certo è, per attestato del Malaterra, che Boamondo s'era

insignorito della città d'Oria, e fatta gran massa di gente, infestava

tutte le contrade di Taranto e d'Otranto. Romoaldo Salernitano scrive,

ch'egli in quest'anno all'improvviso comparve a Farnito nel territorio

di Benevento, ed attaccò battaglia coll'armata del duca suo fratello; e

fu mirabile cosa, che quantunque restassero prigionieri molti soldati

d'esso Boamondo, pure, a riserva d'un solo, niuno morì in quella zuffa.

Ora il conte di Sicilia Ruggieri s'interpose fra i nipoti, e trattò di

pace. Seguì infatti un accordo fra loro, per cui il duca cedette a

Boamondo la suddetta città d'Oria con Otranto, Gallipoli, Taranto ed

altre terre. Ma di questa discordia seppe profittare anche il conte

Ruggieri loro zio, perchè, in premio d'aver presa la difesa del duca

Ruggieri, ottenne da lui l'intera signoria della Calabria. Roberto

Guiscardo non gli avea ceduto se non la metà del dominio nelle terre di

quella provincia. In qual anno poi precisamente si stabilisse una tale

concordia fra i due fratelli, non possiamo accertatamente saperlo. Mancò

di vita in quest'anno[1259] l'_imperadrice Berta_, e trasportato fu il

suo cadavere alla città di Spira. E i Sassoni abbracciarono il partito

dell'imperadore Arrigo: il che fu cagione che il re _Ermanno_ si

ritirasse in Lorena. Poco nondimeno questi sopravvisse, perchè essendo

all'assedio di un castello, colpito da un sasso nella testa, lasciò

quivi la vita. Alcuni mettono la di lui morte nell'anno 1086, oppure nel

1087; ma più fede meritano gli allegati scrittori. Riuscì ancora a

_Guelfo duca_ di Baviera di prendere in quest'anno nella seconda festa

di Pasqua la città d'Augusta, e di farvi prigione _Sigefredo vescovo_

scismatico. Poco poi stettero i Sassoni, a persuasione di _Egberto

marchese_, a ribellarsi di nuovo ad Arrigo; anzi lui stesso assediarono,

e se volle liberarsi, fu costretto a promettere molto, ma senza ch'egli

si credesse poi tenuto ad osservar la parola. Io non so bene se

nell'anno seguente, come ha l'Annalista sassone, oppure sul fine del

corrente, dal cui Natale Bertoldo incomincia il suo anno, seguisse la

rotta data in Sassonia dal marchese Egberto al suddetto Arrigo. Certo è

che in quel conflitto restò morto lo scismatico vescovo di Losanna, e

preso _Liemaro arcivescovo_ di Brema. Ebbe fatica a salvarsi Arrigo.

Nella vigilia appunto di Natale succedette questa battaglia.

Annali d'Italia, vol. 4 dal principio dell'era volgare sino all'anno 1750 · 第 104 / 277 题