[1243] Petrus Diacon., Chron. Casinens., lib. 3, cap. 66 et seq.
[1244] Vita S. Anselmi Lucensis, in Act. Sanctor. Bulland. ad diem 18
martii.
[1245] Berthold. Constantiensis, in Chron. Sigebertus, in Chron.
Annalista Saxo et alii.
[1246] Urspergensis, in Chron.
Anno di CRISTO MLXXXVII. Indizione X.
VITTORE III papa 2.
ARRIGO IV re 32, imperad. 4.
Verso la metà di quaresima dell'anno presente si raunarono molti vescovi
e cardinali nella città di Capoa, e vi tennero un concilio, al quale
presedette _Desiderio_ già eletto papa[1247], ed intervennero Cencio
console colla maggior parte della nobiltà romana, _Giordano principe_ di
quella città, e _Ruggieri_ duca di Puglia. Vinto ivi Desiderio dalle
tante loro preghiere, e, come io vo credendo, anche dalle promesse a lui
fatte da que' principi e dai Romani di assisterlo con braccio forte
contra dell'usurpatore antipapa, ripigliò la croce e la porpora; e
tornato nel dì delle Palme a Monte Casino, quivi solennizzò la Pasqua.
Poscia passò con essi principi e colla loro armata verso Roma; e benchè
fosse sorpreso da una languidezza di forze, si accampò fuori della porta
di san Pietro. Dianzi avea l'antipapa occupata la basilica vaticana, e
la difendea con una mano d'armati. Fu essa in fine ricuperata dalle armi
collegate; e però il novello papa _Vittore III_ venne quivi consecrato
nella domenica dopo l'Ascensione dai vescovi d'Ostia, di Tuscolo, di
Porto e di Albano, con gran concorso del popolo romano. Dopo otto giorni
se ne tornò egli coi suddetti principi a Monte Casino. Ma perchè la
_contessa Matilda_ col suo esercito era giunta a Roma, egli notificò
l'ardente sua brama d'abboccarsi con lui, per mare si restituì colà, e
si fermò in san Pietro per otto giorni, e nel dì di san Barnaba
coll'aiuto di Matilda, passato il Tevere, entrò in Roma, accolto da gran
folla del popolo e dalla maggior parte della nobiltà. Così tornò in suo
potere tutta quella città con castello Sant'Angelo, San Pietro, e le due
città di Porto e d'Ostia. Prese egli abitazione nell'isola del Tevere.
Ma nella vigilia di san Pietro eccoti comparire un messo, che si finse
spedito da Arrigo, il quale intimò ai consoli, senatori e popolo romano
la disgrazia dell'imperadore, se non abbandonavano papa Vittore. Allora
i volubili Romani congiunti colle soldatesche dell'antipapa cacciarono
di Roma tutti i soldati del papa, che si ritirarono in castello
Sant'Angelo. Presero anche tutti i contorni della basilica vaticana, ma
non poterono già entrare in essa basilica, in maniera che l'antipapa,
che sperava di celebrar ivi messa nella festa di san Pietro, fu
costretto a celebrarla nella chiesa di santa Maria nelle torri contigue
alla vaticana. Nella sera poi ne uscì la guarnigion pontificia, e
Guiberto nel dì seguente vi celebrò; ma ritiratisi i suoi, nel giorno
appresso ritornò quella basilica alle mani di papa Vittore. Era ben
compassionevole lo stato di Roma in tempi di tanta turbolenza.
Restituitosi a Monte Casino esso pontefice, passò poi nell'agosto a
Benevento, dove tenne un concilio, condannò le investiture date agli
ecclesiastici, rinnovò le scomuniche contra dell'antipapa Guiberto, e le
medesime censure fulminò contra di _Ugo arcivescovo_ di Lione e di
_Riccardo abbate_ di Marsiglia, perchè oppostisi all'esaltazion d'esso
papa, s'erano dianzi separati dalla comunion della Chiesa romana. Non
potè già accadere senza scandalo il vedere che questo arcivescovo,
proposto dallo stesso papa Gregorio VII come persona degna di succedere
a lui nel pontificato, mosso poi da ambizione e invidia, si rivoltasse
contra d'esso papa Vittore, e ne sparlasse senza ritegno alcuno. Resta
tuttavia una di lui lettera scritta alla contessa Matilda[1248], dove
tratta Desiderio per uomo dominato dall'ambizione, vanaglorioso, astuto,
con chiamar nefande le di lui azioni; per le quali cagioni aveva esso
arcivescovo impugnata la consecrazione del medesimo, con esigere ch'egli
prima evacuasse alcuni reati. Tale nondimeno era stata in addietro la
vita di Desiderio, tale la sua pietà e il suo zelo per la religione, che
non si dee prestar fede alle dicerie di quell'arcivescovo, il quale ben
si scopriva che moriva di voglia del pontificato romano, nè potea
sofferire che altri l'avesse preoccupato. Mentre si celebrava il
suddetto concilio, peggiorò di sanità papa Vittore, per cagione d'una
gagliarda dissenteria, e però si affrettò di tornare a Monte Casino,
dove presentò ai vescovi e cardinali _Ottone vescovo_ di Ostia,
consigliandoli di eleggerlo per suo successore. Dopo tre giorni, cioè
nel dì 16 di settembre, passò a godere in cielo il premio delle sue
fatiche, con lasciar fama di santità presso i buoni, non già presso gli
scismatici, che scaricarono contra di lui non poche calunnie, come
aveano fatto di Gregorio VII, le quali si leggono nella Cronica
d'Augusta[1249]. Nè mancano scrittori che il dicono[1250] morto di
veleno a lui dato nel sacro calice; ma questa probabilmente fu una di
quelle immaginazioni che facilmente nasceano e si dilatavano in secoli
di tante turbolenze. Papa Vittore III si acquistò credito anche fra i
letterati con tre libri di dialoghi sacri, i quali sono alla luce. Fu in
quest'anno sul principio d'agosto tenuta una gran dieta dai principi
tedeschi delle due fazioni nella città di Spira[1251]. V'intervenne
anche l'_Augusto Arrigo_. Quei del partito a lui contrario si esibirono
di riconoscerlo per re, purchè egli impetrasse l'assoluzion dalle
scomuniche. Ma persistendo egli in protestarsi non iscomunicato,
andarono in fumo tutte le speranze di quell'assemblea, ed ognun dal suo
canto si rivolse a preparar armi per la guerra. Arrigo colle sue armi
tornò addosso ai Sassoni, ma gli convenne fuggire, inseguito sì da
vicino dal re Ermanno, che se non era _Egberto conte_ che per sua
malizia il lasciò scampare, egli cadeva nelle mani de' Sassoni.