[1227] Paulus Benried., in Vit. Greg. VII.
[1228] Sigebertus, in Chronico.
[1229] Petrus Diac., Chron. Casin., lib. 3, cap. 65.
[1230] Berthold. Constantiensis, in Chron.
[1231] Pagius, Chrit. ad Annal. Baron.
[1232] Baron., in Annal. Ecclesiast.
[1233] Landulf. Junior, Hist. Mediolan., cap. 9, tom. 5 Rer. Ital.
[1234] Saxius, in Notis ad Landulfum Junior.
[1235] Berthold. Constantiensis, in Chron.
[1236] Olderic. Vitalis, lib. 7 Hist. Alber. Monachus, in Chron.
[1237] Guillelmus Apulus, lib. 5.
[1238] Romualdus Salernit., in Chron., tom. 7 Rer. Ital.
[1239] Berthold. Constantiensis, in Chron. Annalista Saxo.
[1240] Bullar. Casinense, tom. 2, Constit. CXVII.
[1241] Antiquit. Italic. Dissertat. XXVIII.
[1242] Annales Pisani, tom. 6 Rer. Ital.
Anno di CRISTO MLXXXVI. Indizione IX.
VITTORE III papa 1.
ARRIGO IV re 31, imperad. 3.
Conoscevasi molto pregiudiziale alla Chiesa cattolica, e più a Roma, la
oramai troppo lunga vacanza della Sede apostolica. Però i vescovi e
cardinali della santa Chiesa romana si unirono verso la festa di
Pasqua[1243], e fecero sapere a _Desiderio abbate_ di Monte Casino e
cardinale di venire a Roma unito agli altri cardinali che con esso lui
dimoravano, e con _Gisolfo_ già principe di Salerno. Credendo egli che
più non si pensasse a lui, andò colà nella vigilia della Pentecoste.
Sulla sera furono a trovarlo e vescovi e cardinali e laici fedeli di san
Pietro, per indurlo ad accettare il papato; ma egli protestò di voler
piuttosto andar pellegrinando, che di condiscendere ai loro voleri; e
caso che gli facessero qualche violenza, se ne tornerebbe tosto a Monte
Casino tal quale era, ed essi commetterebbono con ciò un'azione
ridicola. Nel dì seguente si congregarono tutti, e diedero a Desiderio
la facoltà di nominar chi dovesse empiere la sedia di san Pietro; ed
egli, col parere di Cencio console dei Romani, nominò _Ottone vescovo_
di Ostia. Erano tutti in procinto di proclamar papa esso vescovo, quando
uno dei cardinali si ostinò a non volerlo, con allegare i canoni, da'
quali si proibiva la traslazione da un vescovato all'altro, quantunque
tali canoni fossero oramai troppo andati in disuso. Questo accidente fu
cagione che i vescovi e cardinali col clero e popolo risolvessero in
fine di crear papa per forza _Desiderio_. Presolo dunque, l'elessero,
violentemente gli misero addosso la cappa rossa, ma non poterono già
vestirlo colla bianca, tanta fu la di lui resistenza, e gl'imposero il
nome di _Vittore III_. Il prefetto dell'imperadore, che, lasciato in
libertà dal duca Ruggieri, era tornato a Roma, e in Campidoglio
esercitava la sua autorità, adirato perchè i vescovi e cardinali, ad
istanza di Gisolfo già principe di Salerno, non aveano voluto consecrare
l'eletto arcivescovo salernitano, cominciò notte e dì a perseguitarli,
acciocchè non seguisse la consecrazione dall'eletto papa. Dovendosi
questa fare nella basilica vaticana, non poterono essi aver libertà per
celebrarvi sì gran funzione. Però dopo quattro giorni esso Desiderio
uscì di Roma, ed arrivato a Terracina, quivi depose la croce, il manto e
l'altre insegne pontificali, risoluto di voler piuttosto andarsene pel
mondo, che di sottomettere le sue spalle al peso del pontificato, e se
ne tornò a Monte Casino. Per quante preghiere e lagrime i cardinali e i
vescovi adoperassero, rappresentandogli il bisogno e il danno della
Chiesa, nol poterono rimuovere. E tuttochè facessero venire al monistero
Giordano principe di Capoa con un grande esercito, non riuscì ad alcuno
d'indurre Desiderio a lasciarsi consecrare. In così fluttuante stato
passò ancora l'anno presente.
Dominava tuttavia in Mantova la _contessa Matilda_, e seco si trovava
l'illustre servo di Dio _Anselmo_, di nazione milanese, vescovo di
Lucca, già dalla sua chiesa scacciato, e vicario del papa in Lombardia.
Ammalatosi egli in essa città, passò a miglior vita nel dì 18 di
marzo[1244], e alla sua tomba succederono non poche miracolose
guarigioni: per le quali, ma più per le sue insigni virtù, fu annoverato
fra i santi. Scrisse molti libri, e ne restano due composti in difesa di
papa Gregorio VII contra dell'antipapa Guiberto. Leggesi anche la sua
Vita, scritta dal suo penitenziere, cioè da un autore contemporaneo.
Eransi negli anni addietro ribellati i principali della Baviera a
_Guelfo IV_ loro duca, ed aveano abbracciato il partito dell'imperadore
Arrigo[1245]. Nella Pasqua dell'anno presente si riconciliarono con
Guelfo, ed abbandonarono il partito imperiale. Unitisi poscia essi
Baveresi coi Suevi e Sassoni, si portarono ad assediare la città di
Virtzburg. Portossi colà Arrigo con un esercito di venti mila persone
tra fanti e cavalli, per liberarla dall'assedio. Seguì dunque una fiera
battaglia fra quelle due armate nel dì 11 d'agosto. Rotto Arrigo, si
salvò colla fuga, e de' suoi rimasero sul campo più di quattro mila, e
pochissimi dei cattolici, a' quali poi non fu difficile l'avere in lor
balia quella città, e l'intronizzarvi il vescovo cattolico _Adalberone_.
Ma non passò molto che Arrigo tornò sotto quella città, per quanto
scrive l'Urspergense[1246], dove fu di nuovo posto in sedia il vescovo
scismatico. Essendosi poi portato esso Augusto vicino alla festa del
santo Natale all'assedio di un castello in Baviera, Guelfo duca di
quelle contrade e _Bertoldo duca_ di Suevia gli furono addosso, e
talmente lo strinsero, che, se volle uscirne, gli convenne promettere di
tenere una dieta, dove si terminasse la discordia del regno.