[1204] Anna Comnena, lib. 3.
[1205] Bertholdus, Constantiensis, in Chron.
[1206] Annalista Saxo, apud Ecchardum.
[1207] Urspergensis, in Chron.
[1208] Cardinal. de Aragon., in Vit. Gregor. VII.
[1209] Petrus Diaconus, Chron. Casin., lib. 3.
[1210] Pandulfus Pisan., in Vit. Gregor. VII, P. I, tom. 3 Rer. Italic.
[1211] Guillelmus Apulus, lib. 4 Poemat.
[1212] Bertholdus, Constantiensis, in Chron.
[1213] Landulfus Senior, Histor. Mediolan., lib. 4, cap. 3.
[1214] Romualdus Salernitanus, in Chron., tom. 7 Rerum Italicarum.
[1215] Gaufrid. Malaterra, Hist., lib. 3, cap. 37.
[1216] Cardin. de Aragon., in Vit. Gregor. VII.
[1217] Malaterra, lib. 3, cap. 38.
[1218] Donizo, in Vit. Mathild., lib. 2, cap. 3.
[1219] Bertholdus Constantiensis, in Chron.
[1220] Ughell., Ital. Sacr., tom. 5 in Episcop. Veronens.
[1221] Antiquit. Italic., Dissert. XIII.
[1222] Anna Comnena, Alexiad., lib. 5.
[1223] Guillelmus Apulus, lib. 5.
[1224] Idem, lib. 4.
[1225] Dandul., in Chron., tom. 12 Rer. Ital.
[1226] Chron. Farfense, P. II, tom. 2 Rer. Ital.
Anno di CRISTO MLXXXV. Indizione VIII.
GREGORIO VII papa 13.
ARRIGO IV re 30, imperad. 2.
Dimorava tuttavia in Salerno _papa Gregorio_, quando volle Iddio
liberarlo dalle tribulazioni del mondo cattivo, e chiamarlo a miglior
vita[1227]. Cadde egli infermo nel mese di maggio; ed interrogato chi
egli designasse per suo successore in tempi tanto turbati della Chiesa,
tre ne nominò, cioè _Desiderio cardinale_ ed abbate di Monte Casino,
_Ottone vescovo_ d'Ostia ed _Ugo arcivescovo_ di Lione. Perchè i due
ultimi erano fuori d'Italia, consigliò di eleggere Desiderio. Fattagli
istanza di dar l'assoluzione e benedizione agli scomunicati, rispose
che, a riserva di Arrigo e dell'antipapa Guiberto, e dei principali
fomentatori di quello scisma, la concedeva agli altri tutti. Però vien
creduto falso il dirsi da Sigeberto[1228] ch'egli rimettesse in sua
grazia Arrigo. L'ultime sue parole furono: _Dilexi justitiam, et odovi
iniquitatem: propterea morior in exsilio_. Nel dì 25 di maggio passò
egli alla gloria de' beati: pontefice onorato da Dio in vita e dopo da
morte varii miracoli, e perciò registrato nel catalogo dei santi.
Innumerabili contradittori ebbe egli vivente, altri non pochi ne ha
avuti anche a' dì nostri. Quel che è certo tante calunnie divolgate
contra di lui sono patentemente smentite dalla vita incorrotta che egli
sempre menò, e dal suo zelo per la purità della disciplina
ecclesiastica. Se poi i mezzi da lui adoperati per ottenere questo
lodevol fine sieno anch'essi tutti degni di lode, alla venerazion mia
verso i capi della Chiesa non conviene esaminarlo, nè alla mia tenuità
di volere decidere. Fu data sepoltura al sacro corpo del defunto
pontefice nella chiesa di san Matteo di Salerno, e i cardinali,
conoscendo il bisogno della Chiesa, tutti rivolsero gli occhi sopra il
suddetto _abbate casinese Desiderio_[1229], uomo incomparabile per la
sua saviezza e purità di costumi, ed amico di tutti i principi. Ma
ritrovando in lui ripugnanza indicibile a questo peso, ancorchè avessero
implorato l'aiuto di _Giordano principe_ di Capoa e d'altri signori,
passò il resto dell'anno senza che si desse un nuovo pastore alla Chiesa
romana. Nello stesso dì 25 di maggio cessò ancora di vivere _Tedaldo_
ossia _Tebaldo arcivescovo_ di Milano, capo e colonna maestra degli
scismatici di Lombardia[1230], mentre era in Arona, terra della sua
chiesa sul Verbano, cioè sul Lago Maggiore, e non già posta fra Como e
Bergamo, come immaginarono i padri Papebrochio e Pagi. Ebbe per
successore _Anselmo da Rho_. Nega esso padre Pagi[1231] che questo nuovo
arcivescovo fosse eletto dall'imperadore Arrigo; o se pur fu eletto dal
clero e popolo milanese, prendesse da Arrigo l'investitura, con allegare
Bertoldo da Costanza laddove scrive che dopo la morte d'esso Tedaldo la
chiesa di Milano _erigere caput coepit, excussoque e cervicibus jugo
schismaticorum, catholicum sibi delegit antistitem, Anselmum ejus
nominis tertium_. Ma queste son parole del cardinal Baronio[1232], e non
già di Bertoldo. All'incontro Landolfo juniore[1233], siccome osservò il
signor Sassi[1234], chiaramente scrive che Anselmo fu investito da
Arrigo. Vedremo ben poi lo stesso arcivescovo abbracciare fra qualche
tempo il partito de' cattolici; ma questo non fa che egli sulle prime
non ricevesse dalle mani dell'imperadore il baston pastorale. Mancarono
ancora di vita i vescovi scismatici di Parma, di Reggio, di Modena e di
Pistoia; e perchè in questi tempi la _contessa Matilda_ ricuperò non
poco della sua autorità, furono provvedute le tre ultime chiese di
pastori cattolici.
Stava intanto _Roberto Guiscardo_ duca di Puglia facendo maravigliosi
preparamenti di navi e di gente colla vasta idea di portar la guerra nel
cuore del greco imperio, e di mettere almeno in contribuzione i luoghi
marittimi di quella monarchia; ma abortì ogni suo disegno, perchè
passato in Cefalonia per prendere la città di quell'isola, infermatosi
quivi terminò i suoi giorni nel dì 17 di luglio. Con che venne meno uno
de' principi più memorabili della storia normannica ed italiana, che da
picciolo gentiluomo era pervenuto ad essere come un re col suo
infaticabil valore, colla sua accortezza e con altre eroiche doti,
mischiate nondimeno con una smoderata ambizione, e cogli altri vizii de'
conquistatori che passano per virtù negli occhi del mondo, ma non già in
quelli di Dio. _Post multorum pauperum et divitum oppressionem, cujus
avaritiae nec Sicilia nec Calabria suffecit_, finì egli di vivere, come
scrisse Bertoldo da Costanza[1235]. Secondo l'uso dei secoli barbari,
non mancò chi attribuì la sua morte al veleno, fattogli dare o
dall'_imperadore Alessio_, o da _Sichelgaita duchessa_ sua moglie[1236].
Resta questa voce distrutta da Guglielmo Pugliese[1237], da Romoaldo
Salernitano[1238] e da altri, che cel rappresentano mancato di morte
comune. Trovaronsi alla morte di lui presenti la stessa duchessa con
_Ruggieri_ suo figliuolo, e _Boamondo_ nato a Roberto dal primo
matrimonio. Avea Sichelgaita già fatto dichiarar principe ed erede degli
Stati il suo figlio Ruggieri, soprannominato Borsa: pure, temendo che i
popoli, udita la morte del marito, tumultuassero, oppure che Boamondo
disputasse la successione ad esso suo figlio, siccome infatti avvenne,
frettolosamente ripassò in Italia sopra la miglior galea di
quell'armata, con riportar seco il cadavero del defunto consorte. Prima
nondimeno di partirsi dalla Cefalonia, esso principe Ruggieri parlò
all'esercito, e trovò tutti disposti alla fedeltà verso di lui. Ma non
fu sì tosto egli allontanato, che quasi fosse caduto il mondo nella
persona di Roberto Guiscardo, tutta quell'armata sorpresa da panico
spavento, lasciando armi e bagaglio, corse alle navi, e, come potè il
meglio, se ne venne alla volta d'Otranto. Già toccavano i lidi della
Puglia, quando insorta una fiera tempesta, ingoiò molte di quelle barche
e gran quantità di gente. Ruppesi la stessa galea che portava il
cadavero del Guiscardo; e questo andò in mare, da dove con fatica
ricuperato, fu poi seppellito nella città di Venosa. Durazzo e l'altro
paese già conquistato da Roberto non tardò a rimettersi sotto il dominio
del greco Augusto. Fu proclamato duca _Ruggieri_ in Puglia, Calabria e
Salerno; ma _Boamondo_, suo fratello maggiore di età, non potendo
sofferire di vedersi così escluso dall'eredità, benchè primogenito,
appena fu anch'egli tornato in Italia, che si diede a far gente e
movimenti contro del fratello. In Germania, dove si trovavano
l'_imperadore Arrigo_ e il _re Ermanno_, nulla seguì di memorabile
nell'anno presente. Tenuto fu un concilio in Quintilineburgo dal già
liberato vescovo di Ostia nella settimana di Pasqua[1239], ed in esso
proferita la scomunica contra di alcuni simoniaci, con altri ordini
spettanti all'ecclesiastica disciplina. V'intervenne lo stesso re
Ermanno co' principi suoi seguaci. Raunarono dipoi i partigiani di
Arrigo anch'essi un conciliabolo in Magonza, e ritorsero le censure
contro la parte contraria. Ebbe maniera in questo anno esso Arrigo di
tirar dalla sua buona parte de' Sassoni: così belle furono le promesse
che loro diede di un buon trattamento. Ma quello sconsigliato principe
tardò poco a far conoscere che la volpe muta il pelo, e non il vezzo; e
però fu in breve rigettato e cacciato da chi gli avea prestata
ubbidienza. Era in Ratisbona esso Arrigo nel dì 9 di novembre dell'anno
presente, se vogliam credere al diploma con cui egli confermò i
privilegii delle monache di santa Giulia di Brescia[1240], _dato V idus
novembris anno dominicae Incarnationis MLXXXV, Indictione VII, anno
autem domni Henrici regis quarti, imperatoris tertii, ordinationis ejus
XXXI, regnantis quidem XXIX, imperii vero III. Actum Ratisponae_. Ma c'è
battaglia fra queste cronologiche note, e l'ultime indicano l'anno
seguente 1086. Bensì _Liutaldo duca_ tenne un placito in Padova nel dì 3
di marzo[1241], in cui _Milone vescovo_ di quella città ottenne sentenza
favorevole per alcuni beni della sua chiesa. Fu, siccome vedremo,
Liutaldo duca di Carintia, e che fosse ancora marchese della marca di
Verona in questi tempi, può risultare dall'alto sopraddetto. Oltre a
Bertoldo di Costanza, gli Annali pisani fanno menzione[1242] di una
terribile carestia che, unita colla peste, nell'anno presente popolò di
cadaveri le sepolture.