[1193] Berthold. Constantiensis, in Chron.
[1194] Labbe, Concil., tom. 10.
[1195] Card. de Aragon., in Vit. Gregor. VII.
[1196] Urspergensis, in Chron.
[1197] Petrus Diacon., Chron. Casinens. lib. 3, cap. 30.
[1198] Guillelmus Apulus, lib. 4.
[1199] Lupus Protospata, in Chronico.
[1200] Anonymus Barensis, apud Peregrin.
[1201] Romualdus Salernit., Chron., tom. 7 Rer. Italic.
[1202] Anna Comnena, lib. 5 Alexiad.
[1203] Sicard., Chron., tom. 7 Rer. Ital.
Anno di CRISTO MLXXXIV. Indizione VII.
GREGORIO VII papa 12.
ARRIGO IV re 29, imperad. 1.
Secondochè abbiamo da Anna Comnena[1204], il greco _imperadore Alessio_
suo padre avea inviato al re _Arrigo_ cento quaranta quattro mila scudi
d'oro, e cento pezze di scarlatto, per indurlo a muovere guerra al _duca
Roberto_. Ma, per quanto scrisse Bertoldo da Costanza[1205], Arrigo si
servì di tutto quest'oro per abbagliare e guadagnare il basso popolo
romano in suo favore. Vero è raccontarsi dall'Annalista Sassone[1206],
ch'egli sul principio di febbraio entrò nella Campania, e prese gran
parte della Puglia. Ma di ciò niun altro storico parla. Poscia fu dagli
ambasciatori romani invitato ad entrar pacificamente in Roma. Gli fu
infatti aperta la porta lateranense nel giovedì prima delle palme, cioè
nel dì 21 di marzo di quest'anno: con che egli si mise in possesso del
palazzo lateranense e di tutti i ponti, e presso a poco d'ogni luogo
forte di Roma. Ebbe tempo il _pontefice Gregorio_ di salvarsi in
castello Sant'Angelo. E perciocchè la maggior parte dei nobili teneva
pel papa, volle Arrigo da essi cinquanta ostaggi. Nel dì seguente, come
lasciò scritto l'abbate Urspergense[1207], fece accettare dal popolo il
suo antipapa Guiberto; e questi nella seguente domenica delle Palme fu
poi consecrato, non già dai vescovi d'Ostia, di Porto e d'Albano, a'
quali appartiene, ma bensì dai vescovi di Modena e di Arezzo, come ha
Bertoldo da Costanza, oppure da quei di Bologna, Modena e Cervia, come
s'ha dalla Vita d'esso papa Gregorio[1208], conservata a noi dal
cardinale d'Aragona. Altri danno questo brutto onore a quel di Cremona,
in vece di quello di Cervia. Guiberto, se non prima, assunse allora il
nomo di Clemente III. Venuto il giorno santo di Pasqua, cioè nel dì 31
di marzo, l'antipapa ed Arrigo s'incamminarono alla volta di San Pietro;
ma si trovò una squadra di gente fedele al papa che volle impedire il
lor passaggio, ed uccise o ferì quaranta degli Enriciani. Contuttociò
nella basilica vaticana ricevette Arrigo dalle mani del sacrilego
antipapa la corona imperiale e il titolo d'imperadore Augusto. Tale il
chiamerò anch'io, come han fatto tanti altri, quantunque illegittimo
imperadore, perchè unto e coronato da un usurpatore del romano
pontificato; giacchè neppure i Romani poteano privare di questo diritto
il papa legittimo tuttavia vivente. Ascese poscia Arrigo nel
Campidoglio, atterrò tutte le case de' Corsi, cominciò ad abitare in
Roma, come in sua propria casa. Vi restava ancora il Septisolio, creduto
da alcuni di Septizonio, antico e maestevol mausoleo, dove s'era fatto
forte Rustico nipote di papa Gregorio. A questo sito mise Arrigo
l'assedio, e cominciò con varie macchine a batterlo; ma eccoti una nuova
che gli fece mutar pensiero. Allorchè vide il pontefice Gregorio quanto
poco egli si potesse fidare del popolo romano, e fu astretto a
ricoverarsi in castello Sant'Angelo, immantenente scrisse e spedì messi
al duca _Roberto Guiscardo_, ricordandogli l'obbligo, le promesse e la
congiuntura pressante di recargli soccorso. Questo bastò perchè Roberto,
il quale si trovava allora in Puglia, e non già in Albania, allestisse
un copioso esercito, capace di soccorrere il papa. Dopo di che si mise
animosamente in viaggio alla volta di Roma. Informato di questa
spedizione[1209] _Desiderio abbate_ di Monte Casino, ne spedì tosto
l'avviso segretamente a papa Gregorio per fargli conoscere vicina la sua
liberazione, ed anche segretamente all'Augusto Arrigo, acciocchè egli
prendesse la risoluzione che infatti prese. Non si può negare[1210]:
quasi tutto il popolo romano era per esso Arrigo, ed aveva assediato il
papa in castello Santo Angelo, con alzarvi un muro incontro, acciocchè
niuno potesse entrarvi od uscirne. Contuttociò neppure fidandosi Arrigo
di una città chiamata _venale_ dallo stesso autore della Vita di
Gregorio VII, e trovandosi ivi con poca guarnigione delle sue genti,
determinò di sloggiare. Veniva[1211] Roberto con grande sforzo di
milizie, cioè con sei mila cavalli, e trenta mila fanti, ed oltre a ciò,
il solo suo nome e la riputazione d'invitto capitano valeva un mezzo
esercito: laonde non parve bene ad Arrigo di aspettarlo. Tre giorni
dunque prima che Roberto arrivasse, fece una bella allocuzione a tutti i
Romani, con espor loro la necessità di venire per suoi affari in
Lombardia, pregandoli di aver cura della città, e promettendo di far per
loro delle maravigliose cose in ritornando. Quindi si ridusse
coll'antipapa a Cività Castellana, e di là s'inviò verso Siena.
Non mancavano a papa Gregorio aderenti in Roma, specialmente fra la
nobiltà. Scrivono alcuni che, per concerto precedentemente fatto, e
suggerito da Cencio console de' Romani, fu attaccato in più luoghi della
città il fuoco; e mentre il popolo si trovava impegnato per estinguere
l'incendio, Roberto fu messo entro la città per la porta Flaminia. Altri
dicono che, dopo esser egli entrato, i Romani presero l'armi contra di
lui, ma senza potergli nuocere. Ed egli, all'incontro, diede alle fiamme
e distrusse affatto tutta la parte di Roma, dove son le chiese di san
Silvestro e di san Lorenzo in Lucina, oppure tutto il rione del Laterano
fino al Colisseo. Anzi, secondo Bertoldo da Costanza[1212], diede il
sacco a tutta la città, e la maggior parte d'essa ridusse in mucchi di
sassi, con isvergognar le donne e le monache stesse, e commettere tutti
gli altri eccessi che accompagnano un saccheggio militare. Landolfo
Seniore, storico milanese di questi tempi[1213], ci lasciò un orrido
ritratto di questo fatto: e non è da maravigliarsene, perchè Roberto
menò seco una gran quantità di Saraceni a quell'impresa, nemici del
cristianesimo, e nati per esterminar ogni cosa. Romoaldo Salernitano
scrisse[1214] ch'egli incendiò Roma dal palazzo lateranense fino a
castello Sant'Angelo: il che forse non merita molta credenza. Nè tardò
Roberto a presentarsi davanti ad esso castello, e a liberare il papa con
rimetterlo nel Laterano. Goffredo Malaterra notò[1215] che Roberto con
una scalata entrò in Roma, liberò il papa, e condusselo al Laterano. Da
lì a tre dì i Romani presero l'armi contra de' Normanni. Roberto allora
gridò _fuoco_, e perciò la maggior parte della città restò incendiata, e
i Romani per forza si acconciarono col papa. Fermossi dipoi per alquanti
giorni in quella città Roberto; nel qual tempo fece schiavi assaissimi
di que' perfidi cittadini, ed altri ne castigò con varie pene. Lo stesso
papa tenne l'ultimo de' suoi concilii romani, dove fulminò di nuovo la
scomunica contra di Guiberto e di Arrigo. Partissi finalmente di Roma il
Guiscardo, e, secondo l'autore della Vita di papa Gregorio[1216], lasciò
esso pontefice nel palazzo lateranense. Ma più peso ha qui da avere
l'asserzione di Pietro Diacono, di Pandolfo Pisano, di Lupo Protospata e
d'altri, che ci assicurano che il pontefice non credendosi sicuro fra
gli incostanti ed infedeli Romani, irritati ancora dall'aspro
trattamento fatto in questa congiuntura a loro e alla città, se ne andò
con esso Roberto a Monte Casino, e di là alla forte città di Salerno.
Non potè di meno lo stesso Malaterra di non alzar la voce contra di
Roma, allora sì ingrata ad un pontefice di virtù cotanto eminenti, con
dire fra l'altre cose[1217]:
_Leges tuae depravatae plenae falsitatibus._
_In te cuncta prava vigente luxus, avaritia,_
_Fides nulla, nullus ordo. Pestis simoniaca_
_Gravat omnes fines tuos. Cuncta sunt venalia._
_Per te ruit sacer ordo, a qua primum prodiit._
_Non sufficit papa unus: binis gaudes infulis._
_Fides tua solidatur sumptibus exhibitis._
_Dum stat iste, pulsas illum; hoc cessante revocas;_
_Illo istum minitaris. Sic imples marsupias._
In questi medesimi tempi non istavano in ozio i partigiani d'Arrigo in
Lombardia, paese dove pochi si contavano aderenti al papa. Sosteneva
nondimeno questo altro partito vigorosamente la _contessa Matilda_,
principessa nell'amor della religione a niuno seconda, e superiore al
suo sesso nella politica e nella conoscenza dell'arte militare. Un fatto
avvenne che recò a lei gran gloria, e rincorò chiunque manteneva buon
cuore per la parte pontificia. Donizone[1218] pare che lo riferisca ad
alcuno degli anni seguenti. Ma Bertoldo da Costanza[1219] e l'autore
della Vita di santo Anselmo ne parlano all'anno presente. Cioè non fu sì
tosto giunto in Lombardia Arrigo IV, che ordinò ai vescovi e marchesi di
mettere insieme un buon esercito con voce (finta o vera, non so) di
voler tornare alla volta di Roma. I fatti furono diversi. Mosse egli
nuova guerra alla contessa Matilda, e spedì quell'esercito sul Modenese,
da cui fu impreso l'assedio del castello di Sorbara. Benchè la contessa
tanta gente non avesse da potersi cimentare con sì poderosa armata,
tuttavia, avendo dalle spie inteso che quegli assedianti, senza curarsi
di guardie, se ne stavano alla balorda nel loro campo sotto Sorbara, una
notte, quando men se l'aspettavano, mandò le sue milizie ad assalirli.
Ne riportò (forse nel mese di luglio) un'insigne vittoria, fece prigione
_Eberardo vescovo_ di Parma con cento dei migliori soldati, sei
capitani, più di cinquecento cavalli, assaissime armature, e
l'equipaggio del campo de' nemici. Il _marchese Oberto_ generale di
quell'armi con assai ferite si diede alla fuga; e _Gandolfo vescovo_ di
Reggio, scappato nudo, per tre dì stette nascoso in uno spinaio. In
quest'anno ancora _Guelfo duca_ di Baviera, presa la città d'Augusta, e
cacciatone _Sigefredo vescovo_ scismatico, pose in quella sedia
_Wigoldo_ pastore legittimo. Ma Arrigo, che era nel dì 19 di giugno in
Verona, ed ivi confermò i privilegii a que' canonici[1220], ad avea nel
dì 17 confermati i suoi beni al monistero di san Zenone[1221], essendo
passato sul principio d'agosto in Germania, ed avendo assediata la
medesima città di Augusta, la costrinse anch'egli alla resa. Dacchè fu
sbrigato dagli affari pontificii Roberto Guiscardo[1222], venne a
trovarlo _Boamondo_ suo figliuolo, per ottener soccorso di gente e di
danaro, perchè l'esercito di lui lasciato in Albania, non correndo le
paghe, minacciava di rivoltarsi, e l'_imperadore Alessio_ segretamente
avea fatto offerir loro di soddisfarli. Era in collera Roberto contra di
_Giordano principe_ di Capoa[1223], perchè avesse ricevuta da Arrigo
l'investitura degli Stati, e gli mosse guerra per questo, con dare a
ferro e fuoco parte del di lui paese. Forse passò l'affare di concerto
fra loro, acciocchè Giordano avesse un apparente motivo di rinunziare
all'aderenza dell'imperadore, e di riunirsi con papa Gregorio, siccome
in effetto seguì. Goffredo Malaterra scrive che questa mossa di Roberto
contra di Giordano accadde molto prima ch'egli andasse a liberar il papa
dall'assedio di Roma. Fece Roberto consecrare da esso pontefice la
magnifica chiesa ch'egli avea fabbricata in Salerno; e ciò fatto, attese
ad una strepitosa spedizione in Albania contra del greco Augusto. Sul
principio dunque dell'autunno, seco conducendo anche _Ruggieri_ altro
suo figliuolo, con una poderosa armata navale di gente e di cavalli
passò il mare[1224]. Nel mese di novembre venne a battaglia colla flotta
de' Greci e Veneti con tanto vigore, che la sbaragliò; prese alcune
delle loro navi; due cogli uomini ne affondò, da due mila n'ebbe
prigionieri, ed alcuni migliaia d'uomini dalla parte d'essi Greci e
Veneziani vi perirono. Anna Comnena scrive che due vittorie contro i
Normanni aveano prima riportate in quest'anno i Veneziani: del che niuna
menzione vien fatta dagli altri storici. Confessa dipoi essa istorica la
terribil rotta suddetta, loro data dal Guiscardo, la qual fu cagione che
si sciogliesse l'assedio di Corfù, già incominciato dai Greci. Svernò in
quelle parti Roberto, macchinando sempre maggiori imprese contra del
greco Augusto. Abbiamo dal Dandolo[1225] che _Vitale Faledro_, con
prevalersi della disgrazia succeduta alla flotta veneta spedita in
favore de' Greci, suscitò l'odio del popolo veneto contra di _Domenico
Silvio_ loro doge; ed aggiunti poi donativi e promesse, tanto fece che
esso Domenico fu deposto. Dopo di che fu egli sostituito nella medesima
dignità. Appresso scrive, avere Vitale inviati a Costantinopoli i suoi
legati che gli ottenessero dall'_Augusto Alessio_ il titolo di
protosebasto: perlochè da lì innanzi il doge veneto cominciò ad
intitolarsi _dux Dalmatiae et Croatiae, et imperialis protosevastos_.
Confermò in quest'anno Arrigo imperadore tutti i suoi privilegii e beni
al monistero di Farfa, come costa dal suo diploma inserito nella Cronica
farfense[1226]. Que' monaci riconosceano allora per papa Guiberto, e
tenevano saldo il partito d'Arrigo.