NOTE:

[1179] Annalista Saxo.

[1180] Chronographus Saxo.

[1181] Bertholdus Constantiensis, in Chron.

[1182] Chron. Farfense, P. II, tom. 2 Rer. Ital.

[1183] Antiquit. Ital., Dissert. V.

[1184] Card. de Aragon., in Vit. Greg. VII.

[1185] Gaufrid. Malaterra, lib. 3, cap. 28. Guilielm. Apulus, lib. 4.

[1186] Anonymus Barensis, apud Peregrinum.

[1187] Anna Comnena, Alexiad., lib. 3.

[1188] Guillelmus Apulus, lib. 4.

[1189] Gaufrid. Malaterra, lib. 3, cap. 30.

[1190] Donizo, Vit. Mathild., lib. 2, cap. 1.

[1191] Lupus Protospata, in Chronico.

[1192] Rerum Italicar., tom. 5, pag. 385.

Anno di CRISTO MLXXXIII. Indizione VI.

GREGORIO VII papa 11.

ARRIGO IV re di Germania e d'Italia 28.

In quest'anno ancora per la terza volta ritornò il _re Arrigo_

sotto Roma con isperanza d'entrarvi un giorno colla forza, o

almeno con intenzione di stancare i Romani e d'indurli a qualche

capitolazione[1193]. Fece alzare un castello in faccia alla città

leonina, che infestava molto i Romani difensori d'essa città. Certamente

s'ingannò Bertoldo da Costanza, autore per altro assai esatto di questi

tempi, in credere che l'antipapa Guiberto fosse consecrato papa ed

intronizzato nel presente anno. Ciò avvenne nell'anno seguente.

Quand'anche Arrigo in questo anno si fosse impadronito del Vaticano,

certamente non mise piede nella basilica lateranense, necessaria per

intronizzare un papa. Vero è bensì ch'egli cominciò de' trattati segreti

coi nobili romani, impiegando cogli uni l'oro, e l'ingorde promesse

cogli altri, in maniera che, a riserva di Gisolfo principe di Salerno,

essi convennero di far tenere al papa nel mese di novembre venturo un

concilio, dove si dibattesse la causa del regno controverso, ed ognun si

acquetasse alla determinazion di quella sacra assemblea. Promise Arrigo

di lasciar libero a tutti il cammino per intervenirvi. Tornossene perciò

egli in Lombardia, e fece venire a Ravenna il suo antipapa. Ma non

mantenne poi la parola, perciocchè fece prigioni i legati de' principi

tedeschi suoi nemici; trattenne inoltre _Ottone vescovo_ di Ostia,

legato della santa Sede, e molti altri; impedì ancora che _Ugo

arcivescovo_ di Lione, _Anselmo vescovo_ di Lucca e _Rinaldo vescovo_ di

Como non potessero intervenire al concilio suddetto. Fu nondimeno

celebrato esso concilio[1194] nel dì 20 di novembre, e da tanti fu

pregato il pontefice Gregorio, che s'astenne dallo scomunicar di nuovo

Arrigo; ma con tal forza parlò della fede e morale cristiana, e della

costanza necessaria nella persecuzione presente, che cavò le lagrime

dagli occhi di tutti. Scomunicò soltanto chi aveva impedito quei che

venivano a Roma[1195]. Molte istanze fecero i Romani, acciocchè egli

accogliesse Arrigo senza esigere soddisfazione. Ma egli saldissimo negò

di farlo, quando Arrigo non soddisfacesse per le offese fatte a Dio e

alla Chiesa. Si venne allora in cognizione che essi Romani aveano nella

state precedente contratta obbligazione con giuramento di fare in

maniera che il papa gli desse la corona; e non volendola dare, ch'essi

eleggerebbono un altro che gliela desse, con discacciare lo stesso

Gregorio papa. Nè egli, nè i suoi familiari aveano fin qui potuto

discoprir quest'arcano. Si ricorse dunque ad un sottil ripiego: cioè,

che non avendo i Romani promesso di dare ad Arrigo la corona con

solennità, poteano rispondere di esser pronti a fargliela dare dal papa,

qualora il re desse segni di vero pentimento; se no, il pontefice con

una fune gliene manderebbe giù una da castello Sant'Angelo. Nè l'uno, nè

l'altro piacque ad Arrigo; e però i Romani protestarono di essere

assoluti dalla lor promessa, e dal giuramento a lui fatto, e si unirono

di nuovo a sostener papa Gregorio. In questi infelici tempi restarono

pochissimi vescovi uniti al partito d'esso pontefice, e questi ancora,

per la maggior parte cacciati dalle lor chiese. Il rifugio di tutti era

allora la contessa Matilda. Arrigo tornato dipoi sotto Roma, celebrò il

santo Natale _apud sanctum Petrum_, come ha l'Urspergense[1196].

Abbiamo da Pietro Diacono[1197] che esso Arrigo, dopo aver preso e

distrutto il portico di san Pietro, scrisse a _Desiderio_ insigne abbate

di Monte Casino, perchè venisse a trovarlo. Non sapendo l'abbate che

titolo dargli, non gli rispose. Un'altra lettera più forte e minacciosa

gli scrisse Arrigo, comandandogli di presentarsi a lui in Farfa. Rispose

allora Desiderio assai cautamente, con addurre per sua scusa i pericoli

del viaggio per cagion de' Normanni; e intanto significò a papa Gregorio

quanto gli accadeva, per sapere come si avesse a regolare; ma Gregorio

niuna risposta gli diede. Sopravvenute poi altre lettere più formidabili

di Arrigo, che minacciavano la rovina del monistero, Desiderio andò fino

ad Albano, e trattò con _Giordano principe_ di Capoa, ma stando sempre

saldo in non voler giurar fedeltà ad Arrigo, e ricevere dalle mani di

lui la badia, benchè badia imperiale. Se Giordano non avesse smorzata

l'ira di Arrigo, era questa per iscoppiare in danno del monistero. Ma

mise egli sì buone parole, che Desiderio fu ammesso all'udienza del re.

Alla istanza di prendere da lui il baston pastorale rispose, che quando

la maestà sua avesse ricevuta la corona imperiale, allora esso abbate

risolverebbe o di ricevere da lui la badia, o di rinunziarla. Ed

essendosi fermato più giorni in corte, ebbe di gravi dispute

coll'antipapa, e collo stesso vescovo d'Ostia ritenuto da Arrigo,

intorno al valore del decreto di papa Niccolò II, ch'essi voleano far

valere, ed egli lo sosteneva per cosa ingiusta e pazzamente fatta,

benchè fatta da un papa e da un numeroso concilio. Non finì la faccenda

che Desiderio ottenne da Arrigo il diploma confermatorio dei beni del

suo monistero con bolla d'oro, ed impetrata licenza, se ne tornò al suo

monistero. Avrei volentieri veduto questo diploma per conoscere a qual

anno veramente appartenga questo fatto. Ma o esso è perito, o il padre

Gattola non giudicò bene di darlo alla luce nella Storia sua del

monistero casinense. Erasi ribellata a _Roberto Guiscardo_ duca la città

di Canne. Sono concordi Guglielmo Pugliese[1198], Lupo Protospata[1199],

l'Anonimo Barense[1200] e Romoaldo Salernitano[1201] in scrivere che

Roberto nel maggio dell'anno presente vi mise l'assedio. Presa poi nel

mese di giugno, oppure nel dì 10 di luglio, quella terra, la distrusse

affatto. Aggiugne esso Anonimo che il duca suddetto afflisse non poco il

popolo di Bari con una esorbitante contribuzione loro imposta, e col

carcerar molti di que' cittadini. E Lupo scrive che i Romani erano in

procinto di darsi al re Arrigo: il che saputo da Roberto, inviò a Roma

trentamila scudi d'oro, e coll'applicazione di questo rimedio tenne

quell'anime venali attaccate al partito del papa e suo. Temeva egli, che

prevalendo l'armi d'Arrigo, si volgessero poi contra delle sue

conquiste. Nè si dee tacere che per testimonianza di Pietro Diacono,

_Giordano principe_ di Capoa provvide anch'egli a' suoi interessi con

prendere dal re Arrigo l'investitura di quel principato, mediante lo

sborso di gran quantità di danaro, adattandosi alle scabrose congiunture

di questi tempi. Ma il monistero di Monte Casino, spettante al distretto

del principato medesimo, fu riserbato sotto il dominio, ossia sotto la

protezione degli imperadori. Era restato in Albania al comando

dell'armata normannica _Boamondo_, prode figliuolo primogenito di

Roberto Guiscardo. Anna Comnena scrive[1202] che egli occupò e fortificò

la città di Giovannina. Venne l'imperador greco _Alessio_ nel mese di

maggio per opporsi ai di lui progressi, ma in due battaglie restò

sconfitto. Avendo poi fatto calare in aiuto suo un possente corpo di

Turchi, gli riuscì di sconfiggere i Romani che assediavano Larissa.

Ricuperò anche la città di Castoria dianzi presa da Boamondo. In

quest'anno, per attestato di Sicardo[1203], la contessa Matilda assediò

Nonantola nel contado di Modena. È da credere che questo insigne

monistero, per essere imperiale, seguitasse le parti del re Arrigo.

Annali d'Italia, vol. 4 dal principio dell'era volgare sino all'anno 1750 · 第 99 / 277 题