NOTE:

[1131] Bertholdus Constant., in Chron. Bruno, Hist. Bell. Saxon.

[1132] Marianus Scotus, in Chron. Otto Frisigen., in Cron. Sigebertus,

in Chron. et alii.

[1133] Donizo, in Vit. Mathild., lib. 1, cap. 1.

[1134] Urspergensis, in Chron.

[1135] Cardinal de Aragon., in Vit. Gregor. VII.

[1136] Chron. Normann., tom. 5 Rer. Ital., p. 278.

[1137] Guillelm. Apulus, Poemat., lib. 4.

[1138] Lupus Protospata, in Chron.

[1139] Anonymus Barensis, apud Peregrin.

[1140] Anna Comnena, in Alexiad., lib. 1.

[1141] Gaufrid. Malaterra, lib. 3, cap. 13.

[1142] Gregor. VII, lib. 8, Epist. 6.

[1143] Marianus Scotus, in Chron. Bertholdus Constant., in Chron. Bruno,

Hist. Bell. Saxon. et alii.

[1144] Auctor. Vit. Henrici IV, apud Reuberum.

[1145] Sigebertus, in Chron.

[1146] Gregor. VII, lib. 8, Epist. 7 et 9.

[1147] Baron., in Annal. Ecclesiast.

[1148] Fleury, Hist. Eccl., tom. 13, dans la Pref.

[1149] Bertold. Constantiensis, in Chron.

[1150] Cardinal. de Aragon., Vit. Gregor. VII, part. I, tom. 3 Rer.

Italic.

[1151] Fiorentini, Memor. di Matild., lib. 1.

[1152] Antiquit. Italic., Dissert. XXII.

[1153] Mabill., Annal. Benedict.

Anno di CRISTO MLXXXI. Indizione IV.

GREGORIO VII papa 9.

ARRIGO IV re di Germania e d'Italia 26.

Insuperbito il _re Arrigo_ per le felicità nel precedente anno occorse

all'armi sue, calò nel presente con molte forze in Italia[1154]; e

siccome uomo infaticabile e fervido nel mestier della guerra, dopo aver

celebrata la Pasqua in Verona, s'inviò a Ravenna, dove si preparò per

passare a Roma, fingendo di voler pace, ma consigliatamente per tentare,

se potea, d'intronizzar nella sedia di san Pietro lo scomunicato

Guiberto. Confessò in una sua lettera _Gregorio VII_[1155] che la

maggior parte de' suoi, atterriti dalle prosperità d'Arrigo, il

consigliava di far pace, e massimamente perchè Arrigo prometteva di gran

cose. Eravi anche apparenza che la _contessa Matilda_, quasi unico

antemurale della parte cattolica in Italia, per difetto non già di

volontà, ma di forze, avesse da cedere alla potenza d'Arrigo.

Contuttociò mirabil fu la costanza ed intrepidezza di Gregorio; nè si

lasciò egli mai piegare ad alcuna viltà. Animo a lui fra i mezzi umani

faceva la speranza di essere soccorso da _Roberto Guiscardo_, e il

vedere i Romani concordi per sostenerlo. Se si ha a credere agli storici

fiorentini, Arrigo assediò inutilmente Firenze dall'aprile fino al dì 21

di luglio. Il Villani[1156] scrive che nel dì 12 d'aprile terminò

quell'assedio. Comunque sia, certo è che comparve circa la Pentecoste

coll'esercito e coll'antipapa a Roma il re Arrigo[1157]. Trovò quella

città ben disposta alla difesa, e fu non men egli che Guiberto onorato

di quanti ingiuriosi titoli e villanie seppe inventare la satirica

facondia di quel popolo. Accampossi nel prato di Nerone, aspettando pure

di far qualche bel colpo; ma inutilmente tutto, perchè odiato da' Romani

tutti. Intanto gli aderenti suoi di Lombardia faceano guerra alle terre

della contessa Matilda, devastando paesi, assediando castella, ma con

ritrovar dappertutto nelle di lei genti il coraggio della medesima

principessa. Ne fa menzion Donizone[1158], ma con tacerne una a lui

svantaggiosa, discoperta nondimeno dall'avveduto Fiorentini[1159]. Cioè,

che in questi tempi cotanto prevalse in Lucca la fazione degli

scismatici, istigata principalmente da alcuni scapestrati del clero, che

quella città si ribellò alla contessa Matilda e si diede ad Arrigo. Ciò

si ricava dai diplomi di esso re, dati in quest'anno a que' cittadini, e

alle chiese di essa città, de' quali fa anche menzione Tolomeo da

Lucca[1160]. Di questa ribellione eziandio siamo assicurati dall'autore

della Vita di santo Anselmo vescovo di Lucca, il quale in tal

congiuntura fu cacciato dalla sua sedia, e si ricoverò sotto la

protezion di Matilde, senza più potere ricuperar quella chiesa, in cui

fu intruso al dispetto dei sacri canoni un Pietro diacono, fiero

fomentatore del partito del re. Intanto i Sassoni e varii principi e

vescovi di Germania, co' quali Arrigo aveva indarno trattato di tregua,

per potere con più sicurezza far guerra a papa Gregorio, tennero una

solenne dieta[1161], con eleggere in essa un re nuovo, cioè _Ermanno di

Lucemburgo_ Lorenese, nella vigilia di san Lorenzo. Non è in questo

luogo da seguitare il Baronio nè il p. Pagi, che fidatisi di Mariano

Scoto, della Cronica d'Ildeseim, e di qualche altro minore storico,

differirono sino all'anno seguente la promozione di _Ermanno_. Bertoldo

da Costanza, uno dei migliori scrittori di questi avvenimenti, ci

assicura ch'egli fu promosso alla corona in quest'anno. Così ha anche

Sigeberto[1162], così la Cronica di Augusta[1163]; e, quel che più

importa, Brunone storico contemporaneo della guerra di Sassonia[1164], e

che ne termina la descrizione in quest'anno, scrive che _in natali

sancti Stephani protomartyris, a Sigefredo moguntinae sedis

archiepiscopo Hermannus in regem venerabiliter est unctus, quum jam

MLXXXII annus Incarnationis dominicae fuisset inceptus_. Cominciavano i

Tedeschi nel Natale del Signore l'anno nuovo. Perciò alcuni autori

mettono il principio del suo regno nell'anno seguente, perchè egli fu

coronato nella festa di santo Stefano. Mariano Scoto negli ultimi tre

anni della sua Cronica ha degli anacronismi che non si possono salvare.

E forse quella è una giunta fatta da qualche penna posteriore; eppure

egli si scuopre mal informato.

Ora per disturbar la dieta e l'elezione suddetta che dissi fatta nella

vigilia di san Lorenzo di quest'anno, erano accorsi i principi fedeli ad

Arrigo con assaissime squadre d'armati. L'esercito loro di molto

superava in numero quello di Ermanno. Contuttociò, passata la festa di

san Lorenzo, il novello re insieme con _Guelfo duca_ di Baviera

all'improvviso andò ad assalirli nel luogo di Hoctet, celebre per una

gran giornata campale de' nostri giorni, e gli sconfisse. Assediò dipoi

Augusta, e, non potendola vincere, si rivolse ad altre parti della

Germania. Finalmente ben accolto dai Sassoni, nella festa di santo

Stefano di quest'anno, siccome dissi, da _Sigefredo arcivescovo_ di

Magonza ricevette la corona e la consecrazion regale. Mentre se ne stava

attendato l'esercito di Arrigo intorno alla città leonina, valorosamente

difesa dai Romani, cominciò l'aria, anche allora malsana di quei

contorni, a far guerra a lui e a' suoi soldati. Non poche migliaia vi

lasciarono per le infermità la vita; laonde, non potendo egli reggere a

questa persecuzione, giudicò meglio di levare il campo e di ritornarsene

in Toscana. Dalle memorie del Fiorentini suddetto costa ch'egli tuttavia

dimorava all'assedio di Roma nel dì 23 di giugno. Poscia si truova in

Lucca nel dì 25 di luglio. Un suo diploma, da me dato alla luce nelle

Antichità italiane[1165], cel fa vedere ivi nel dì 19 d'esso mese di

luglio. Di là, se vogliamo stare all'asserzione di Girolamo Rossi[1166],

si ridusse a Ravenna, e in quelle parti svernò. Fu in questi tempi

ch'egli tentò di tirar dalla sua _Roberto Guiscardo_ duca di Puglia, con

proporre il matrimonio di _Corrado_ suo figlio con una figliuola del

medesimo Roberto. Ma il duca stette forte nell'unione col papa. Niuno

aiuto nondimeno, benchè richiesto, potè o volle dare allo stesso papa,

perchè allora ad altro non miravano le sue vaste idee che a stendere le

sue conquiste nell'imperio de' Greci, forse con isperanza di farsi

imperadore d'Oriente. A questo fine fece un gran preparamento di navi e

di gente in Brindisi e in Otranto, e con questa poderosa armata, dopo

aver dichiarato principe di Puglia e Sicilia e suo erede il figlio

_Ruggieri_, mosse contra de' Greci, menando seco il suo creduto finto

imperadore Michele. S'impadronì dell'isola di Corfù, prese Botontrò e la

Vallona, e s'inviò per mettere l'assedio alla forte città di Durazzo.

Anna Comnena nella sua Alessiade scrive[1167], che la di lui armata

navale patì una fiera burrasca, e che vi perì gran copia di gente e di

navi; ma che nulla potendo atterrire il cuore intrepido di Roberto, egli

continuò il suo viaggio contra di Durazzo. Seco era _Boamondo_, a lui

nato dalla prima moglie, che nel valore e nella maestria della guerra,

benchè giovane, compariva veterano, eletto perciò generale dell'armata

dal padre. Fu dunque dato principio all'assedio di quella città. In

questo medesimo anno avendo _Alessio Comneno_ guadagnato in suo favore

l'esercito greco, fu proclamato imperadore nel dì primo d'aprile in

Andrinopoli[1168], e passato a Costantinopoli, quivi si fece

solennemente imporre la corona imperiale. Trovavasi allora gravemente

oppresso l'imperio orientale dai Turchi, che aveano eletta per lor

capitale Nicea, e vivamente era minacciato da Roberto Guiscardo nella

Dalmazia.

Fece egli perciò pace co' Turchi; e per resistere al Guiscardo, spedì

lettere e ambasciatori al papa, al re Arrigo, ed anche a quasi tutti i

principi d'Occidente, senza che alcuno volesse alzare un dito contro ai

Normanni. I soli Veneziani, sempre fin qui uniti co' Greci, in aiuto di

lui concorsero con un'armata navale. Guglielmo pugliese[1169] ci fa

conoscere con un superbo elogio, come già fosse cresciuta fin d'allora

la potenza veneta, con dire d'essa flotta:

_..... Illam populosa Venetia misit,_

_Imperii prece, dives opum, divesque virorum,_

_Qua sinus Adriacis interlitus ultimus undis_

_Subjacet Arcturo. Sunt hujus moenia gentis_

_Circumspecta mari nec ab aedibus alter ad aedes_

_Alterius transire potest, nisi lintre vehatur._

_Semper aquis habitant. Gens nulla valentior ista_

_Æquoreis bellis, ratiumque per aequora ductu._

Colla bravura e sperienza di questa gente non era da mettere a fronte

l'armata marittima de' Normanni; però non è da maravigliarsi se da essi

assalita ne restò sconfitta, e fu in pericolo di lasciarvi la vita lo

stesso Boamondo figliuol di Roberto. Buon soccorso di vettovaglie

recarono i veneti vincitori all'assediata città. Ma non per questo il

duca Roberto punto si smarri; nè perchè la peste entrata ne' cavalli

della sua armata ne facesse strage, desistè punto dall'impresa. Fece

fabbricar nuovi legni, fece venir nuove genti, e più che mai con torri e

macchine militari tornò a tempestare la città di Durazzo. Ma eccoti nel

mese d'ottobre lo stesso _imperador Alessio_ in persona con una

formidabile armata di Greci, Turchi ed altre nazioni venire al soccorso.

V'ha degli autori[1170] che fanno ascendere fino a cento settanta mila

l'esercito de' Greci. Quel _cento_ vi è di più. Il Malaterra[1171]

infatti parla di soli settanta mila. Non più di quindici mila ne aveva

Roberto, ed altri scrivono anche molto meno. Si venne ad una terribil

battaglia; vi fecero i Normanni delle prodezze inudite, talmente che

Anna Comnena figliuola del suddetto Alessio, tuttochè cotanto sparli

della nascita e delle azioni del duca Roberto, pure non potè di meno di

non riconoscere in lui le virtù de' bellicosi eroi. Sbaragliarono i

Romani l'armata greca, e nel conflitto perirono circa cinque o sei mila

persone dalla parte di Alessio, e fra questi il giovane _Costantino_,

genero del medesimo Roberto, dianzi dallo scaltro Alessio restituito a'

primieri onori. Restovvi morto ancora il finto imperadore Michele.

Innumerabile e ricchissima preda toccò ai vincitori; ed Alessio, che in

una terra vicina stava aspettando l'avviso della rotta di Roberto,

tenendosela come in pugno, avvertito dell'esito contrario, diede di

sproni alla volta di Costantinopoli. Dopo questa felice impresa tornò il

duca Roberto a mettere l'interrotto assedio a Durazzo, ridendosi di que'

cittadini che vantavano posto quel nome alla loro città, perchè era

piazza dura ed inespugnabile[1172], ed anch'egli scherzando dicea d'aver

nome Durando, e che se s'accorgerebbono i Durazzesi, perchè farebbe

durar quell'assedio finchè gli avesse ammolliti e domi. Sotto quella

città passò egli tutto il seguente verno. Lupo Protospata[1173] mette

questa campal battaglia sotto l'anno seguente, perchè incomincia l'anno

in settembre; e questa succedette nel giorno di san Luca nel mese

d'ottobre. Intanto il _conte Ruggieri_[1174] in Sicilia, essendosi a lui

ribellata la città di Geraci, colla forza costrinse quel popolo a

tornare all'ubbidienza sua. Vedesi dato in questo anno dal re Arrigo un

diploma in favore del monistero di santo Eugenio posto nel contado di

Siena[1175], _Indictione quarta, III nonas junii. Actum Romae_: il che

ci porge motivo giusto di credere che anche Siena seguitasse l'esempio

di Lucca, con ribellarsi alla contessa Matilde e darsi al medesimo

Arrigo. Anche Giugurta Tomasi[1176] è di parere che i Sanesi

seguitassero il partito d'esso re Arrigo. Scrive più d'uno storico che

in questo anno la _regina Berta_ partorì ad Arrigo il secondogenito, che

fu poi _Arrigo V_ fra i re, e il IV fra gl'imperadori. Erasi già

impadronito d'Ascoli il duca Roberto. Qualche tumulto o sedizione

dovette nell'anno presente succedere in quella città, perciocchè

sappiamo da Romoaldo salernitano[1177], che accorso il principe

_Ruggieri_, figliuolo d'esso duca, fece smantellar le mura di quella

città, e diede il fuoco alle case. Sotto quest'anno ancora narra

Alberico monaco de' tre Fonti[1178] che _Matilda marchesana_ di Toscana

concedette al vescovo di Verdun la badia delle monache di Guisa, a lei,

come si può credere, pervenuta per eredità della duchessa Beatrice sua

madre. Certamente ella possedeva di là da' monti beni e Stati di ragione

d'essa sua genitrice.

Annali d'Italia, vol. 4 dal principio dell'era volgare sino all'anno 1750 · 第 97 / 277 题