NOTE:

[1066] Lambert. Schafnaburgensis, in Chronico. Cardinal. de Arag., in

Vita Gregorii VII.

[1067] Donizo, in Vita Mathild., lib. 2, cap. 1.

[1068] Lambertus Schafnaburgensis, in Chron.

[1069] Paulus Benried., in Vita Greg. VII, c. 86.

[1070] Antiquit. Italic., Dissert. XXXI, pag. 948.

[1071] Donizo, lib. 2, cap. 1.

[1072] Bruno, Histor., Bell. Saxon.

[1073] Bertholdus, Constantiensis, in Chron.

[1074] Gregor. VII, lib. 4, Epistol. 23, 24, 28.

[1075] Bertholdus, Constantiensis, in Chron.

[1076] Lupus Protospata, in Chron.

[1077] Anonymus Casinens., in Chron.

[1078] Romualdus Salernit., in Chron.

[1079] Guillelmus Apulus, lib. 3.

[1080] Petrus Diaconus, Chron. Casin., tom. 3, cap. 45.

[1081] Antiquit. Ital., tom. 1, pag. 214.

[1082] Guillelmus Apulus, lib. 3.

[1083] Gaufridus Malaterra, lib. 3, cap. 3.

[1084] Bullar. Casinense, tom. 2, Constit. CXIV.

[1085] Campi, Istor. di Piacenza, tom. 1, Append.

[1086] Antichità Estensi, P. I, cap. 7.

[1087] Antiquit. Ital., Dissert. IX et XXXI.

[1088] Guillelmus Apulus, lib. 3 Poemat.

[1089] Chronic. S. Sophiae apud Peregrinium.

[1090] Annali Pisani, tom. 6 Rer. Ital.

[1091] Tronci, Annali Pisani.

Anno di CRISTO MLXXVIII. Indizione I.

GREGORIO VII papa 6.

ARRIGO IV re di Germania e d'Italia 23.

Tanto il _re Arrigo_ quanto il nuovo _re Ridolfo_ si studiavano di aver

favorevole nella loro terribil gara il romano pontefice, e a questo fine

gli spedirono i loro legati[1092]. _Papa Gregorio_ perciò tenne un

concilio in Roma nella prima settimana di quaresima, dove essendo

concorsi circa cento tra arcivescovi e vescovi, fu stabilito di spedire

in Germania i legati apostolici per conoscere da qual parte fosse la

ragione e il torto. Quivi furono ancora di nuovo scomunicati _Tedaldo_,

appellato da alcuni _Tebaldo_, arcivescovo di Milano, _Guiberto_

arcivescovo di Ravenna, _Ugo Bianco_ cardinale ribello della Chiesa

romana, con altri vescovi. Degno di osservazione si è ciò che seguitano

a dire quegli Atti[1093]: _Excommunicamus omnes Northmannos, qui

invadere terram sancti Petri laborant, videlicet marchiam firmanam,

ducatum spoletanum, et eos, qui Beneventum obsident, et qui invadere et

depraedari nituntur Campaniam, et maritima, atque Sabinos, necnon et qui

tentant urbem romanam confundere_. Di qui può apparire che la marca di

Fermo, ossia di Camerino o d'Ancona, il ducato di Spoleti, erano o

posseduti dalla Chiesa romana, o almen pretesi di sua ragione dal papa:

il che, come fosse succeduto, non l'ho potuto finora conoscere. Debbonsi

ancora notar quelle parole: _et eos, qui Beneventum obsident_. Intorno a

che convien ora dire, che sbrigato dalla conquista di Salerno il duca

Roberto, mal soddisfatto del romano pontefice, che dianzi l'avea

scomunicato, cominciò nell'anno precedente la guerra contra le terre

della Chiesa nella Campania[1094]. Fu perciò di nuovo pubblicata la

scomunica contra di lui e del suddetto Riccardo, e papa Gregorio,

_collecto exercitu, super eos ire disponit_, come s'ha da Pietro

Diacono. Ciò riferito al duca Roberto, si ritirò in fretta col principe

Riccardo a Capoa, e andò a mettere l'assedio a Benevento, nel mentre che

Riccardo principe di Capoa imprese quello di Napoli. Tutto ciò avvenne

nell'anno antecedente. Continuò _Riccardo_ l'assedio di Napoli per molti

mesi, ed avea anche ridotta quella città a mal partito[1095], quando

sopraggiuntagli la morte nel dì 15 d'aprile, liberò i Napoletani dalle

sue branche. Fu principe, per attestato della Cronichetta

amalfitana[1096], alto di statura, di bell'aspetto, di gran coraggio ed

avvedutezza, benigno coi fedeli, terribile contro i perfidi ribelli.

Ebbe per successore nel principato di Capoa _Giordano I_ suo figliuolo.

Ci fa assai intendere il suddetto concilio che nel principio della

quaresima tuttavia durava l'assedio di Benevento, fatto dal duca

Roberto: perlochè fu di nuovo fulminata contra di lui la scomunica. Ma

appena Giordano fu succeduto al padre, che insorse la discordia fra il

duca Roberto e lui. Abbracciò esso Giordano la difesa delle terre della

Chiesa e dei Beneventani[1097], da' quali ebbe un regalo di quattromila

e cinquecento bisanti, o vogliam dire scudi d'oro. Uscito perciò in

campagna, secondochè s'ha da Pietro Diacono, fece ribellare molti de'

conti e vassalli contra di Roberto, arrivò sotto Benevento, e distrusse

tutte le fortificazioni fatte dal duca per prendere quella città. Bari

con Trani ed altre città si ribellarono al Guiscardo. Abailardo suo

nipote, perchè figliuolo di Unfredo, al quale avea Roberto occupata

tutta l'eredità, fu uno de' più vigorosi congiurati contra dello zio

Guiscardo. Seguirono perciò varii incontri d'armati, e varii assedii

raccontati da Guglielmo pugliese[1098], dopo i quali finalmente fu fatta

pace tra esso Roberto e Giordano. Servì questa concordia per abbattere

tutte le speranze del nipote Abailardo, il quale se ne fuggì a

Costantinopoli, e quivi diede fine alla vita. Ricuperò Roberto Bari,

Trani, Santa Severina, e l'altre terre[1099] che s'erano ribellate.

Ascoli, Monte di Vico ed Ariano ritornarono alle mani sue; ed era per

fare altri progressi, quando _Desiderio abbate_ di Monte Casino

s'interpose, e trattò di pace fra il pontefice e lui. Abbiamo dalla Vita

di Gregorio VII papa, a noi tramandata da Niccolò cardinale

d'Aragona[1100], che _venerabilis pontifex receptis nuntiis Roberti

Guiscardi egregii Normannorum ducis, versus Apuliam post octavas

Pentecostes iter arripuit, et cum ipso apud Aquinum colloquium habuit.

Congrua itaque ab eo satisfactione suscepta, prius a vinculo

excommunicationis eum absolvit, et consequenter fidelitatem et homagium

ejus recepit. Postmodum vero jam assumtum in specialem beati Petri

militem, de totius Apuliae et Calabriae ducatu per vexillum Sedis

apostolicae investivit_. Guglielmo pugliese scrive che questo

abboccamento e concordia seguì in Benevento, e non già in Aquino; ed

essere corsa voce che il papa, per impegnar meglio nella sua difesa

Roberto Guiscardo, gli fece sperare la corona del regno d'Italia[1101]:

_Romani regni sibi promisisse coronam_

_Papa ferebatur._

Parimente Riccardo cluniacense[1102] conferma questa voce con asserire

che papa Gregorio aveva intenzione di crear imperadore esso Roberto, o

Boamondo suo figliuolo. Tornava il conto ad esso pontefice, nel

pericoloso cimento, in cui egli si trovava per la nemicizia del re

Arrigo, non solo di non aver nemico il potentissimo ed invitto duca di

Puglia, ma anche di averlo amico e difensore ne' bisogni. Il tempo fece

vedere che senza questo appoggio minacciava rovina il suo pontificato.

Ma non tutti questi avvenimenti si compierono nell'anno precedente e nel

presente. Siccome vedremo, parte d'essi appartiene all'anno seguente

1079. Certamente si allontanò dal vero il cardinal Baronio[1103],

allorchè pose l'assedio suddetto di Benevento nell'anno 1074. Già abbiam

veduto che nel concilio romano dell'anno presente si fa menzione del

medesimo assedio, non per anche sciolto. Ma neppure il padre Pagi[1104]

colpì nel segno, allorchè pretese che nell'anno 1077 Roberto duca si

abboccasse col papa, e ne riportasse l'assoluzione. Papa Gregorio per

tutto il giugno del 1077 si trattenne nelle montagne del Reggiano,

siccome costa dalle lettere d'esso pontefice. Nel dì 15 d'agosto era in

Firenze, e nel primo giorno di settembre in Siena. Ma abbiam veduto che

papa Gregorio si mosse di Roma _post octavas Pentecostes_, per andare ad

Aquino a trattar di pace con Roberto. Essendo venuta l'ottava della

Pentecoste nell'anno 1077 prima della metà di giugno, come potè egli mai

passar da Roma ad Aquino in quel tempo, se, siccome abbiam detto, egli

per tutto giugno si fermò in Lombardia? Adunque la riconciliazion di

Roberto dee essere succeduta più tardi, e vedremo che non s'ingannò il

Baronio in differirla sino all'anno 1080. Oltre di che, Lupo

Protospata[1105] all'anno 1078 scrive: _Robertus dux obsedit Beneventum,

sed ejus obsidio dissipata est a Rodulpho Pipino comite_, (cioè, come

stimò il Pellegrini[1106], da Rainolfo zio del principe di Capoa

Giordano) _et hoc anno obiit Richardus princeps_, mentre assediava

Napoli. Anche Romoaldo salernitano[1107] e l'autore della Cronichetta

amalfitana[1108] attestano che Riccardo morì durante quell'assedio

_Indictione prima_, cioè nell'anno presente. E che _anno primo, postquam

cepit Salernum, Robertus dux Beneventum obsedit_. Certo è che nello

stesso tempo furono fatti que' due assedii, e però nell'anno presente.

Il che vien ancora confermato dall'antica Cronichetta di santa Sofia,

pubblicata dal suddetto Pellegrini[1109], dove si legge: _Robertus dux

obsedit Beneventum XIV kalendas januarii, usque VI idus aprilis, unde

expulsus est cum omnibus suis Indictione I_. L'indizione prima correa

nell'anno presente. Ora essendo fuori di dubbio l'aggiustamento del papa

con Roberto Guiscardo, seguito dappoichè fu sciolto l'assedio di

Benevento, per conseguente non nell'anno 1077, come immaginò il padre

Pagi, ma molto più tardi si dee credere succeduto. Finalmente si noti

che l'autore della Vita di san Gregorio VII[1110] ci somministra il filo

per accertarci dell'anno, in cui seguì l'accordo suddetto. Cioè scrive

egli che fra i due re contendenti Arrigo IV e Ridolfo, _horribili bello

acriter utrimque commisso, caesa sunt multa millia hominum hinc inde_.

Soggiugne appresso: _Et iterum peccatis exigentibus inter eosdem reges

horribiliter est pugnatum, ubi maxima virorum fortium multitudo

cecidit_. Spedì papa Gregorio i suoi legati in Germania per quetar, se

mai era possibile, così atroce tempesta. Ma i due re vennero alla terza

battaglia. _Iterum inter eosdem reges acriter est pugnatum, et multa

millia hominum, maxime Bohemorum, caesa sunt_.

Dopo questi tragici avvenimenti continua quell'autore a dire che papa

Gregorio, portatosi ad Aquino, fece l'accordo con Roberto Guiscardo. Non

essendo succedute tali battaglie se non nell'anno presente e nel 1080,

nel quale ancora furono spediti in Germania i suddetti legati, vegniamo

in fine a conoscere che nell'anno stesso 1080, come volle il Baronio,

Roberto Guiscardo tornò all'ubbidienza del romano pontefice. Abbiam

detto che succederono sanguinosissimi fatti d'armi fra Arrigo e Ridolfo

in Germania. Nel primo, per testimonianza di Bertoldo[1111], restò

vincitore e padrone del campo Ridolfo; e nel secondo, accaduto nel dì 17

d'agosto di quest'anno, la vittoria restò incerta, essendo costata la

vita a più migliaia di persone. Fra gli altri vi fu ucciso _Wernero_

arcivescovo di Maddeburgo, e presi Bernardo arcidiacono della Chiesa

romana, _Sigifredo_ arcivescovo di Magonza, e _Adalberto_ vescovo di

Vormazia: il che non si può mai intendere senza orrore, non essendo le

guerre e le battaglie un mestier convenevole a persone ecclesiastiche.

L'autore della Cronica di Maddeburgo presso il Meibomio[1112] e

l'Annalista sassone[1113] pretendono che questa seconda battaglia

riuscisse molto più favorevole ai Sassoni e a Ridolfo, che ad Arrigo.

Verso l'Ognissanti esso re Arrigo, rinforzato di gente, portò la guerra

negli Stati di _Guelfo duca_ di Baviera, e di _Bertoldo duca_ di

Carintia, tutti e due fedeli fautori del papa e del re Ridolfo[1114].

Nel qual tempo venne a morte esso duca Bertoldo con grave danno del suo

partito. In questo anno poi _Ruggieri conte_ di Sicilia per terra e per

mare bloccò[1115] la città di Taormina, e dopo molte fatiche se ne

impadronì. Tenuto fu un altro concilio in Roma da papa Gregorio dopo la

metà di novembre, in cui troviamo fulminate molte scomuniche, e

nominatamente contra _Niceforo Botoniata_ imperador di Costantinopoli,

che avea usurpato quel trono a _Michele_ e a _Costantino_ Porfirogenito,

genero del duca Roberto, la cui figliuola fu rimandata al padre. Per

questi sì frequenti concilii di papa Gregorio doveano poco attendere

alle lor gregge i sacri pastori. Intervennero a quest'ultimo i legati

de' due re contendenti, promettendo amendue di fare una dieta, dove si

deciderebbe la lor controversia.

Annali d'Italia, vol. 4 dal principio dell'era volgare sino all'anno 1750 · 第 93 / 277 题