[1051] Gregor. VII, lib. 1, Epist. 10.
[1052] Bertholdus Constantiensis, in Chron.
[1053] Paulus Benriedens., in Vit. Gregor. VII, cap. 69.
[1054] Lambertus Schafnaburgensis, in Chronico. Bertholdus
Constantiensis, in Chronico. Bruno, de Bell. Saxon.
[1055] Fiorentini, Memorie di Matilde, lib. 1.
[1056] Donizo, in Vit. Mathildis, lib. 1, cap. 20.
[1057] Donizo, in Vit. Mathildis, lib. 1, cap. 20.
[1058] Lambertus Schafnaburgensis, in Chron. Berthold. Constant., in
Chron.
[1059] Cardin. de Aragon., Vit. Greg. VII.
[1060] Lambertus Schafnaburgensis, in Chron.
[1061] Guichenon, de la Maison de Savoye, tom. 1.
[1062] Zonaras, Annal., tom. 2, pag. 288. Guillelm. Apulus, cap. 3.
Malaterra, lib. 3, cap. 13.
[1063] Lupus Protospata, in Chron.
[1064] Malaterra, lib. 3, cap. 10.
[1065] Romualdus Salernitanus, Chron., tom. 7. Rer. Ital. Malaterra,
lib. 3, cap. 10.
Anno di CRISTO MLXXVII. Indizione XV.
GREGORIO VII papa 5.
ARRIGO IV re di Germania e d'Italia 22.
Secondo il concerto, s'era messo in viaggio il _pontefice Gregorio_ con
disegno d'andare alla dieta già intimata da tenersi in Augusta nel
principio di febbraio di quest'anno[1066]. Uno dei più atroci verni che
mai sieno stati, si provava allora in Lombardia. Contuttociò l'animoso
pontefice si mise in viaggio, e, scortato dalla _contessa Matilde_,
arrivò fino a Vercelli: quando eccoti nuova che il _re Arrigo_ era
giunto in Piemonte. Infatti dopo incredibili patimenti aveva egli
valicate le Alpi piene di ghiacci e nevi, e corso più volte pericolo
della vita colla moglie e col figliuolo; ma per timore che passasse
l'anno dopo la scomunica contra di lui fulminata, egli si espose ad ogni
rischio e fatica, tantochè pervenne in Italia. Sparsasi la fama del suo
arrivo, corsero a visitarlo ed onorarlo i vescovi simoniaci di Lombardia
e i conti; ed in breve si vide alla sua corte un conflusso innumerabil
di gente. Ora non sapendo il papa se Arrigo venisse o con buona o con
cattiva intenzione, tenuto consiglio, giudicò bene di retrocedere e di
ritirarsi colla contessa Matilda alla di lui inespugnabil rocca di
Canossa sul Reggiano. Colà comparvero molti vescovi e laici di Germania,
venuti per disastrose ed inusitate strade a chieder l'assoluzion della
scomunica, e dopo qualche giorno di penitenza l'ottennero. Vi comparve
ancor il re Arrigo, e fatta chiamar la contessa Matilde ad un
abboccamento, _eam precibus ac promissionibus oneratam ad papam
transmisit, et cum ea socrum suam_ (Adelaide marchesana di Susa)
_filiumque ejus_ (Amedeo) _Azzonem etiam marchionem_ (dal quale abbiam
detto che discende la real casa di Brunswich e la ducale d'Este) _et
abbatem cluniacensem_ (Ugo), _et alios nonnullos ex primis Italiae
Principibus, quorum auctoritatem magni apud eum momenti esse non
ambigebat, obsecrans, ut excomunicatione absolveretur, ne principibus
teutonicis, qui ad accusandum eum stimulo invidiae magis quam zelo
justitiae exarsissent, temere fides haberetur_. Somma fatica si durò da
tutti per muovere il papa a commiserazione ed accordo. Lasciossi in fine
piegare, purchè Arrigo deponesse le regali insegne, e desse veri segni
di pentimento. Seguì pertanto quella scena, che fece allora e dipoi
grande strepito, e farallo anche nei secoli avvenire: cioè fu ammesso
Arrigo entro la seconda cinta di muro di quella rocca, che tre ne avea.
Quivi accompagnato da tutti, senza alcun segno dell'esser suo di re, con
veste di lana, co' piè nudi, mentre un eccessivo freddo regnava sopra la
terra, restò un giorno, e poi l'altro, ed anche il terzo, con farlo ivi
digiunare sino alla sera. Tempo viene talvolta che la superbia, primo
mobile dei regnanti, cede il trono all'interesse. Dopo i tre dì, e come
scrive Donizone[1067]:
_Ante dies septem, quam finem Janus haberet,_
_Ante suam faciem concessit papa venire_
_Regem, cum plantis nudis a frigore captis._
Cioè nel dì 25 di gennaio diede il papa udienza ad Arrigo, che prostrato
a' suoi piedi, dimandò misericordia de' suoi falli. Celebrò il pontefice
la messa, e presa la sacra ostia nelle mani, perchè i suoi nemici lo
spacciavano per simoniacamente asceso al papato, si purgò da questa
calunnia. Esibì ad Arrigo di fare altrettanto, s'egli si credeva
innocente, e non reo di tante accuse prodotte contra di lui. Ma egli con
varie scuse se ne guardò. Fu poscia al pranzo col pontefice, il quale lo
avea ben assoluto della scomunica, ma con lasciare in sospeso l'affare
del regno, e rimettere ai principi germanici e ad una dieta il decidere
s'egli dovesse deporre la corona, oppure ritenerla. Dopo ciò il papa
venne a Reggio, dove si trovava _Guiberto arcivescovo_ di Ravenna, il
più maligno degli avversarii del papa, con gli altri vescovi simoniaci,
aspettando il compimento delle promesse di Arrigo.
Convien ora sapere, essersi appena inteso in Lombardia come era passato
il congresso del re col papa in Canossa[1068], che infinite mormorazioni
ed insolenze si sparsero non men contra dello stesso pontefice,
trattandolo da tiranno, da omicida, da simoniaco, quanto contra
d'Arrigo, perchè sì vilmente si fosse suggettato ad un sì indegno
trattamento. Fu proposto di creare _Corrado_ figliuolo di Arrigo, benchè
di tenera età, re: tutti fuggivano, o vilipendevano Arrigo, e le città
gli serravano le porte in faccia. Ora tra per questo, e perchè non già
di buon cuore, ma per necessità de' suoi affari, egli avea fatta quella
concordia col papa, se ne pentì egli ben presto. Gli stava a' fianchi il
suddetto Guiberto con altri vescovi scomunicati, a' quali non fu
difficile il fargli ritrattare il fatto, e ricominciar lo sprezzo delle
condizioni già accettate, e la nemicizia col papa. In questa maniera
ricuperò Arrigo a poco a poco la buona grazia de' vescovi e dei popoli
della Lombardia[1069]. Ma non potè ottenere dal papa la licenza d'essere
coronato re d'Italia colla corona ferrea in Monza. Riassunse nondimeno
le insegne di re, benchè si fosse obbligato col papa di vivere in
maniera privata, finchè in Germania fosse decisa la di lui causa. Un suo
diploma da me pubblicato[1070] cel fa vedere in Pavia nel dì 3 d'aprile
dell'anno presente. Se s'ha a credere a Donizone[1071], egli tentò
ancora di tirare il papa ad una conferenza, con disegno di prenderlo. Ma
avvertitane la contessa Matilde, fece sventare la mina e condusse il
papa alle montagne. Fece Arrigo prendere anche _Geraldo vescovo_
d'Ostia, mandato dal papa per suo legato a Milano. Di tutto questo andò
avviso in Germania. Non volle poi Arrigo portarsi alla dieta intimata a
Forcheim, come avea data parola. Vi si trovarono bensì i legati del
papa, e quivi i duchi _Ridolfo, Guelfo e Bertoldo_, gli arcivescovi di
Magonza e di Maddeburgo, e i vescovi di Virtzburg, di Metz e di altre
chiese, i quali trattarono della maniera di restituir la pace, come essi
credevano, o almen desideravano, alla Germania; e fu risoluto di creare
un nuovo re[1072]. Fu dunque eletto _Ridolfo duca_ di Suevia, tuttochè
egli resistesse un pezzo ad accettar questa pericolosa dignità. A buon
conto nello stesso giorno della sua consecrazione, che fu il dì 26 di
marzo dell'anno presente[1073], si sollevò contra di lui una sedizione
in Magonza. Quel che è più strano, apparisce dalle lettere di papa
Gregorio[1074] che esso pontefice non approvò l'elezion di Ridolfo, e si
riserbò la conoscenza di tal causa, per decidere a chi de' due
contendenti fosse dovuta la corona; del che poi fece gravi doglianze la
fazione d'esso Ridolfo, scrivendone al medesimo papa. Ricorse in questi
tempi Arrigo al medesimo pontefice, implorando il suo aiuto contra di
Ridolfo usurpatore della corona. Ebbe per risposta, che non si potea
soddisfarlo, mentre esso Arrigo teneva tuttavia prigione s. Pietro nel
suo legato _Geraldo_, il quale poi diede fine alle sue miserie, chiamato
da Dio a miglior vita sul principio di dicembre dell'anno presente. Ora
il pontefice, dopo essersi fermato per tutto giugno in Bibianello,
Carpineto e Carpi, terre del Reggiano, allora della contessa Matilde, e
in Figheruolo sul Po; chiarito abbastanza che l'animo di Arrigo, lungi
dall'essersi mutato, era disposto a far peggio, s'incamminò per la
Toscana alla volta di Roma. Il re Arrigo anch'egli seppe trovar via di
penetrare in Germania, dove raunato un picciolo esercito, cominciò la
guerra contra del nuovo re Ridolfo[1075]. Morì nel dì 14 di dicembre in
quest'anno l'_imperadrice Agnese_ sua madre in Roma, lasciando dopo di
sè il concetto di molta pietà e prudenza. Mancarono anche in questo anno
di vita _Sigeardo patriarca_ d'Aquileia (a cui fu surrogato _Arrigo_
canonico d'Augusta) ed _Imbricone vescovo_ d'Augusta, fautore di Arrigo.
Ma quel che dovette far più rumore, fu la morte di _Gregorio_ vescovo di
Vercelli, cancelliere in Italia d'esso re. Aveva egli intimata una dieta
del regno da tenersi ne' prati di Roncaglia circa il dì primo di maggio
dell'anno avvenire, con disegno, se mai potea, di deporre il papa; ma
una morte improvvisa prima di quel dì troncò le sue trame, e senza
lasciargli tempo di penitenza.
Secondo Lupo Protospata[1076], in quest'anno _Roberto Guiscardo_ duca di
Puglia fece l'acquisto importante della città e del principato di
Salerno. Ma per conto dell'anno è da maravigliarsi come cotanto
discordino fra loro gli scrittori. L'anonimo casinense[1077] accenna
questo fatto all'anno 1075; Romoaldo salernitano[1078] all'anno 1076.
Quantunque io non vegga stabili nella lor cronologia questi autori,
forse per difetto de' loro testi alterati dai copisti, pure stimo più
verisimile che all'anno presente s'abbiano da riferir tali avvenimenti,
per le ragioni che andremo adducendo. Erano in questi tempi gli
Amalfitani sotto _Gisolfo principe_ di Salerno[1079], ed aggravati da
lui oltre il dovere e costume con dei tributi. Ricorsero essi a Roberto
Guiscardo, che a bocca aperta stava aspettando l'opportunità e uno
specioso pretesto per insignorirsi di quel nobile paese. Avendo egli
presa ben volentieri la lor protezione, fece con ambasciata sapere a
Gisolfo suo cognato che trattasse più umanamente quel popolo.
Sdegnosamente gli rispose Gisolfo. Allora Roberto, che avea delle
nimicizie con _Riccardo I principe_ di Capoa, stabilì con esso lui pace,
e fra le condizioni gl'impose di aiutarlo nell'impresa di Salerno.
Infatti amendue colle lor forze e colle macchine militari posero
l'assedio a Salerno per terra e per mare. Abbiamo da Pietro
diacono[1080] continuator dell'Ostiense, che presentita questa guerra
papa Gregorio, che amava non poco Gisolfo, gli spedì _Desiderio abbate_
di Monte Casino per esortarlo a trattar di pace; ma che Gisolfo neppur
gli volle dare risposta. Dappoichè fu intrapreso l'assedio, tornò
l'abbate casinense, e fatto abboccar Riccardo principe di Capoa con
Gisolfo, gli consigliarono tutti di venire a concordia col duca Roberto.
Egli più che mai pertinace nulla si curò del loro parere. Crebbe la fame
nell'assediata città a tal segno, che il povero popolo si ridusse a
cibarsi delle carni più immonde; e non potendo più reggere, aprirono le
porte ai Normanni _octavi tempore mensis_. Ritirossi il principe Gisolfo
nella torre o rocca fortissima, fabbricata sulla cima del monte. Stretto
ancor ivi, finalmente fu forzato a rendersi a patti di buona guerra, ed
ebbe la libertà d'andarsene. Soggiunge Pietro diacono che papa Gregorio
il fece governatore della Campania. Dopo la presa di questa città,
ch'era allora delle più belle e deliziose d'Italia, e celebre
spezialmente per la scuola della medicina, colà per questo concorrendo
anche gli oltramontani bisognosi di guarigione, il duce Roberto vi fece
fabbricar nella pianura un castello inespugnabile. Anche nella
Cronichetta amalfitana[1081] l'acquisto di Salerno è attribuito all'anno
presente. Diedesi ad esso duca anche Amalfi, città allora mercantile al
sommo, piena d'oro, piena di popolo e di navi. Di essa così scrive
Guglielmo pugliese[1082]:
_Huc et Alexandri diversa feruntur ab urbe_
_Regis et Antiochi. Haec (ratibus) freta plurima transit._
_Hic (an heic?) Arabes, Indi, Siculi noscuntur et Afri:_
_Haec gens est totum prope nobilitata per orbem,_
_Et mercanda ferens, et amans mercata referre._
Gaufredo Malaterra[1083] aggiugne che nel tempo medesimo dell'assedio di
Salerno il duca Roberto entrò in possesso d'Amalfi, ed ebbe al suo
servigio parte degli stessi Amalfitani contra di Salerno. Meritano ben
più fede tali autori, che la Cronichetta amalfitana, in cui all'anno
1074 è riferita la presa di Amalfi, con dirsi ivi ancora, che essendo
morto _Sergio duca_ di quella città, gli succedette _Giovanni_ suo
figlio, ma per poco tempo, perchè ne fu spogliato da Roberto Guiscardo.
Abbiamo ancora dal suddetto Malaterra che in quest'anno il _conte
Ruggieri_ assediò per mare e per terra in Sicilia la città di Trapani, e
la forzò alla resa. Veggonsi varii atti di Arrigo IV e dei suoi
ministri, prima ch'egli tornasse in Germania. Cioè confermò egli al
monistero di san Salvatore di Pavia i suoi beni[1084], _III nonas
aprilis anno ab Incarnatione Domini nostri Jesu Christi MLXXVII,
Indictione XV, anno autem ordinationis quidem domni Henrici quarti regis
XXVI, regni vero XXIV. Actum Papiae_. Trovavasi egli in Piacenza _XIII
kalendas martii_, dove tenne un placito[1085], e giudicò in favore di
quella cattedrale. Probabile è ancora che appartenga a quest'anno il
diploma da me dato alla luce[1086], in cui conferma _Ugoni et Fulchoni
germanis, Aczonis marchionis filiis_, cioè del _marchese Azzo II_
progenitore dei principi estensi, i loro Stati posti nei contadi di
_Gavello, Padova, Vicenza, Verona, Brescia, Cremona, Parma, Lunigiana,
Arezzo, Lucca, Pisa, Piacenza, Modena e Tortona_; fra' quali
specialmente vengono annoverati _Este, Rovigo, Montagnana, Casal
Maggiore_ del Cremonese, _Pontremoli_ della Lunigiana, e la terra
_Obertenga_ in Toscana, de' quali Stati ho io abbastanza favellato nelle
Antichità estensi. Tre placiti ancora tenuti dai suoi ministri in Verona
e in Padova si trovano da me pubblicati nelle Antichità italiche[1087].
Ma quel che è più glorioso per la nobilissima casa d'Este, in quest'anno
(s'io ben mi appongo) Roberto Guiscardo duca, dopo aver maritata, come
già accennammo, una figliuola nell'imperador d'Oriente, un'altra ne
diede ad _Ugo_ figliuolo del sopraddetto marchese Azzo. Ne fa menzione
Guglielmo pugliese[1088] con dire che dopo la presa di Salerno venne il
duca alla città di Troia, e che fermatosi ivi,
_Nobilis advenit lombardus Marchio quidam,_
_Nobilibus patriae multis comitantibus illum;_
_Axo vocatus erat. Secum deduxit Hugonem_
_Illustrem natum. Ducis ut filia detur_
_Exigit, in sponsam. Comites, proceresque vocari_
_Quoque facit super his dux consulturus ab urbe._
_Horum consiliis Roberti filia nato_
_Traditur Axonis, ec._
Poscia aggiugne che si fecero di gran feste e conviti per quelle nozze,
e che Roberto sollecitò tutti i suoi baroni a regalar gli sposi: il che
non essendo stato praticato nelle nozze della precedente figliuola,
rattristò quei nobili. Tuttavia contribuirono tutti, e molto più fece
egli.
_Iis generum donans, addens sua, classe parata_
_Ad sua cum magno, patremque remisit honore._
In qual credito fosse allora la casa di Este, si può abbastanza dedurre
anche da questo. Cessò di vivere nel novembre di quest'anno _Landolfo
VI_ principe di Benevento[1089]; laonde Roberto Guiscardo duca, voglioso
anche di questa conquista, si portò all'assedio di quella città. Se poi
meritano fede gl'imbrogliati Annali pisani[1090], quel popolo unito co'
Genovesi, passato in Africa, vi prese _duas magnificas civitates
Almadiam et Sibiliam in die sancti Sixti_. Io so bene che una Siviglia è
in Ispagna. Che un'altra ne fosse in Africa, non l'ho per anche letto.
Il Tronci[1091] ne parla all'anno 1087, e dice che presero le città di
_Damiato_ e di _Libia_: tutte notizie che mancano di sicuri fondamenti.
Veggasi l'anno 1088, al quale si dee riferire sì fatta impresa.