NOTE:

[1037] Concil. Labbe tom. 9.

[1038] Lambertus Schafnaburgensis, in Chr. Bertholdus Constatiens., in

Chron.

[1039] Lambertus Schafnaburgensis, in Chron.

[1040] Arnuf., Hist. Mediolan., lib. 4. cap. 8.

[1041] Idem, lib. 5, cap. 5.

[1042] Pandulfus Pisanus, et Cardinal. de Aragon., in Vit. Greg. VII.

Lambertus Schafnaburg., in Chron.

[1043] Paulus Benriedens., in Vit. S. Greg. VII P. I, tom. 3 Rer. Ital.

[1044] Arnulf. Hist. Mediolanens., lib. 5, cap. 6.

[1045] Berthold. Constantiensis in Chron.

[1046] Gaufrid. Malaterra lib. 3, cap. 9.

[1047] Annal. Pisani, tom. 6 Rer. Ital.

[1048] Antiquit. Italic., Dissert. V.

[1049] Ibid., Dissert. XVII.

[1050] Chron. Amalfitan., tom. 1. Antiq. Ital., pag. 214.

Anno di CRISTO MLXXVI. Indizione XIV.

GREGORIO VII papa 4.

ARRIGO IV re di Germania e d'Italia 21.

Fu sopra gli altri funesto l'anno presente, perchè principio

dell'abbominevol guerra fra il sacerdozio e l'imperio. Fin qui avea il

pontefice _Gregorio_ usate tutte le maniere più efficaci, ma insieme

dolci, per impedir la rottura, saldo nondimeno in voler abolita l'empia

usanza di vendere i vescovati, ed eseguito il decreto formato contra le

investiture delle chiese date dai principi laici. Ma il _re Arrigo_,

insuperbito per li buoni successi della guerra di Sassonia, più che mai

continuava il commercio simoniaco, e comunicava cogli scomunicati dalla

santa Sede. In una lettera scritta il dì 8 di gennaio dell'anno

presente[1051], con esso lui si doleva il papa, perchè avesse dato

contro le promesse l'arcivescovato di Milano a _Tedaldo_, ed inoltre

conferite le chiese di Fermo e di Spoleti a persone incognite al

medesimo papa: segno che il ducato di Spoleti e la marca, appellata già

di Camerino e talvolta di Fermo o d'Ancona, erano ritornati, dopo la

morte di Goffredo Barbato duca di Lorena e Toscana, all'ubbidienza del

re Arrigo. Ora il pontefice Gregorio, siccome personaggio di cuore

intrepido, non mancò di scrivergli delle lettere più vigorose delle

passate, e di avvertirlo, che s'egli non mutava registro, sarebbe

forzata la santa Sede ad escluderlo dalla comunion de' fedeli. A questo

fine gl'inviò nuovamente dei legati, che furono accolti con disprezzo.

Fece l'infuriato re tenere una gran dieta in Vormazia nella domenica di

settuagesima, dove intervennero tutti i vescovi ed abbati mal

intenzionati verso il papa. Sopraggiunse ancora _Ugone il Bianco_

cardinale, che di nuovo ribellatosi dalla Chiesa romana, comparve colà

con lettere finte del senato romano, de' cardinali e d'altri vescovi,

che richiedevano la deposizion di Gregorio VII e l'elezione di un nuovo

papa. Di più non occorse, perchè il re Arrigo in essa dieta coi vescovi

suddetti formassero un decreto, in cui dichiararono illegittimo

pontefice e scomunicato papa Gregorio. Dopo di che[1052] spedì Arrigo i

suoi messi con lettere in Lombardia e nella marca di Fermo per

significare a tutti la risoluzion presa, e per sommuovere ciascuno

contra di lui. Fu eziandio data ad un Rolando cherico di Parma

l'imcumbenza di portare alla Chiesa romana una lettera fulminante e un

ordine spedito in qualità di patrizio a papa Gregorio di scendere dal

trono pontifizio, per dar luogo all'elezione di un altro papa. Arrivò

questo Rolando a Roma in tempo che si celebrava un concilio numeroso

nella basilica lateranense[1053], ed entrato nella sacra assemblea

arditamente, dopo aver presentate al papa le lettere, con alta voce

gl'intimò di lasciare in quel punto la cattedra pontificia, e al clero

romano di portarsi per la Pentecoste alla corte, per ricevere dalle mani

del re un vero papa, perchè il presente era un lupo. Alzossi allora

_Giovanni vescovo_ di Porto, gridando che fosse preso quel temeriario; e

il prefetto di Roma colla milizia, sguainate le spade, corsero sopra di

lui per levarlo di vita; e l'avrebbono fatto, se, interpostosi il papa,

non lo avesse salvato dalle loro mani. Ventilata dipoi nel concilio la

causa, ed animato il pontefice dall'assistenza della _duchessa Beatrice_

e della _contessa Matilde_, che stendevano la lor possanza sopra buona

parte d'Italia, e dalla disposizione in cui sapea che erano i più

riguardevoli principi della Germania, dichiarò scomunicato e decaduto

dal regno Arrigo IV, con assolvere tutti i di lui sudditi dal giuramento

di fedeltà: risoluzione che, quantunque non praticata da alcuno de' suoi

predecessori, pure fu creduta giusta e necessaria in questa congiuntura.

Morì nell'anno presente sul fine di febbraio, e di morte violenta,

_Gozelone_ ossia _Goffredo_ il Gobbo, duca di Lorena e Toscana, da noi

veduto marito della contessa Matilde[1054]. Ito egli una notte al luogo

adattato pei bisogni del corpo, che dovea ben essere fabbricato alla

balorda, da un uomo che stava in agguato (fu detto per ordine di

_Roberto conte_ di Fiandra) di sotto con una freccia fu sì mortalmente

ferito nelle natiche, che, secondo Lamberto, da lì a sette giorni, o,

secondo Bertoldo, la stessa notte gli convenne morire, ed anche senza i

sacramenti, se si ha a credere a Brunone scrittor della guerra di

Sassonia. Per la sua bravura e prudenza vien lodato non poco da esso

Lamberto. Fu gran partigiano del re Arrigo IV, e però sospetto e poco

caro a papa Gregorio VII, e a Beatrice e Matilde. Ma potea ben

risparmiare il Fiorentini[1055] di farlo anche autore della nera

congiura ed insolenza di Cencio romano contra la sacra persona di papa

Gregorio, perchè nessun giusto fondamento di questa taccia a noi porge

l'antica storia. Essendo egli morto senza prole, Arrigo investì del

ducato della Lorena _Corrado_ suo proprio figliuolo, e diede la marca

d'Anversa a _Gotifredo_ figliuolo del conte Eustachio, e cugino del

defunto Gotifredo, il quale col tempo divenne re di Gerusalemme. Restò

con ciò senza marito la contessa Matilde, e non andò molto ch'ella si

vide tolta anche la madre. Terminò il corso di sua vita la duchessa

_Beatrice_ nel dì 18 di aprile nella città di Pisa, come consta dai

versi di Donizone[1056]:

_Octo decemque dies aprilis dum sinit ire_

_Christi post ortum vera de Virgine corpus_

_Anno milleno bis terno septuageno._

Principessa di gran pietà, di egual prudenza e d'animo virile, che si

tenne sempre attaccata alla santa Sede, ma senza perdere il rispetto al

re Arrigo, anzi con essere mediatrice di concordia e pace fra lui e il

pontefice Gregorio. La maggior gloria nondimeno di Beatrice fu l'aver

messa al mondo, e mirabilmente educata in tutte le virtù e nella

cognizion delle varie lingue, la _contessa Matilde_, la quale rimasta

sola al governo della Toscana e degli altri aviti suoi Stati, cominciò a

far conoscere i suoi rari pregi nelle fiere rivoluzioni che andrò da qui

innanzi accennando. Nè si dee tacere che il monaco Donizone s'adirò

contra di Pisa, perchè quivi, e non in Canossa, fu seppellita la

duchessa Beatrice. I suoi versi ci faran conoscere conoscere, come

allora fosse mercantile la città di Pisa[1057]:

_..... Dolor heic me funditus urit,_

_Quum tenet urbs illam, qua non est tam bene digna._

_Qui pergit Pisas, videt illic monstra marina,_

_Haec urbs Paganis, Turchis, Libycis quoque,_

_Parthis,_

_Sordida. Chaldaei sua lustrunt littora tetri._

_Sordibus a cunctis sum munda Canossa, sepulcri_

_Atque locus pulcher mecum. Non expedit urbes_

_Quaerere perjuras, patrantes crimina plura._

Che voglia dire con queste ultime parole Donizone, non si può ben

intendere. Ma ben si capisce che Pisa era in questi tempi un famoso

emporio e porto franco, dove erano ammessi gl'infedeli orientali ed

africani: il che parve a Donizone un'indegnità, e perciò più meritevole

la sua patria Canossa, per cagione della sua purità in materia di

religione.

Le determinazioni prese in Roma contro del re Arrigo, quelle furono che

finirono di determinare i primi principi della Germania a ritirarsi dal

re Arrigo scomunicato, e a seriamente divisare dei mezzi di rimettere la

quiete in quelle contrade[1058]. E giacchè vedeano più che mai ostinato

il re nelle sue violenze e in altri vizii, passarono a liberar sè stessi

e i popoli da un principe nato solamente per rendere infelici i suoi

sudditi. I primarii dunque che l'abbandonarono, furono _Ridolfo_ duca di

Suevia, _Bertoldo_ duca di Carintia e _Guelfo_ duca di Baviera, il cui

padre, cioè il marchese _Alberto Azzo II_, signore d'Este, di Rovigo e

di altri Stati in Italia, parzialissimo fu sempre anch'egli della santa

Sede, e dovea ben promuovere gl'interessi d'essa presso il figliuolo

duca. Andò a dismisura crescendo il loro partito, e v'entrarono

moltissimi vescovi. In una dieta da essi tenuta in Tribuna dopo la metà

d'ottobre, dove intervennero anche i legati della santa Sede, fu

progettato di creare un nuovo re. Arrigo venuto alla villa di Oppeneim,

fra cui e Tribuna scorreva il Reno, affine di schivar l'imminente nembo,

spediva di tanto in tanto legati, con promettere emendazion di vita,

soddisfazioni, benefizii; e perchè niun si fidava di un principe che

tante volte avea mancato alle promesse, e venivano rigettate le di lui

belle parole, non lasciò egli indietro sommissione e preghiera alcuna

per placarli. Finalmente gli fu accordato del tempo, e conchiuso che al

romano pontefice sarebbe rimesso questo affare, e che esso papa sarebbe

pregato di trovarsi in Augusta per la Purificazione di santa Maria; ed

esaminate le ragioni dell'una e dell'altra parte, si starebbe al

giudicato di sua Santità, con altre condizioni da eseguirsi al presente,

che io tralascio. Non così fecero i più dei vescovi di Lombardia[1059].

Erano stati eglino scomunicati insieme con _Guiberto arcivescovo_ di

Ravenna nell'ultimo concilio romano, e da papa Gregorio. Però esso

Guiberto, e _Tedaldo arcivescovo_ di Milano con altri vescovi

scismatici, raunato un conciliabulo in Pavia, scomunicarono anch'essi lo

stesso papa Gregorio. Questo partito a sè favorevole in Italia fece

risolvere il re Arrigo di non aspettare in Germania la venuta del

pontefice romano, ma di portarsi egli a dirittura ad implorare la di lui

misericordia di qua dall'Alpi. E tanto più credette migliore questo

spediente, perchè temeva di soccombere nella dieta germanica alla folla

di tanti accusatori delle sue enormità, delle quali ben sapeva di non

avere scusa; e che gli riuscirebbe più facile lungi da tanti suoi

avversarii di guadagnare il romano pontefice. Ma perciocchè i duchi di

Baviera, Suevia e Carintia aveano chiuso con gente armata i passi per i

quali si cala in Italia, egli colla moglie _Berta_ e col piccolo

figliuolo _Corrado_, accompagnato da pochi, prese il cammino della

Borgogna[1060], e celebrò il santo Natale in Besanzone. Continuando

poscia il viaggio, _quum in locum, qui Civis dicitur, venisset, obviam

habuit socrum suam_ (cioè _Adelaide_ marchesana di Susa) _filiumque ejus

Amedeum nomine, quorum in illis regionibus et autoritas clarissima et

possessiones amplissimae, et nomen celeberrimum erat_. Non saprei dire

se qui si parli della terra di _Civasco_. Fu onorevolmente ricevuto da

essi Arrigo IV; ma se volle continuare il viaggio, gli convenne conceder

loro cinque vescovati d'Italia contigui ai loro Stati: senza di che non

voleano lasciarlo passare. Parve ciò duro al re, ma i suoi interessi più

premurosi il fecero cedere a tali istanze. Il Guichenone[1061] pretende

che questi vescovati fossero in Borgogna, e forse il _Bugey_. Ma

Lamberto chiaramente scrive _quinque Italiae episcopatus_. Talmente era

in questi tempi cresciuta la fama e potenza di _Roberto Guiscardo duca_

di Puglia, Calabria e Sicilia, che _Michele Duca_ imperadore d'Oriente

concertò di avere una di lui figliuola per moglie di _Costantino Duca_

Porfirogenito Augusto suo figliuolo e collega nell'imperio. Giovanni

Zonara attesta[1062] che la figliuola fu condotta a Costantinopoli, e,

secondo l'uso de' Greci, le fu posto il nome di Elena. Lupo

Protospata[1063] nota anch'egli sotto l'anno presente le suddette nozze.

Ed aggiugne che _Ruggieri conte_ di Sicilia e fratello d'esso Roberto

fece prigione un nipote del re d'Africa, che era venuto in Sicilia a

Mazzara comandante di cento cinquanta legni. Ma questa sarà l'impresa

medesima che il Malaterra[1064] mette sotto l'anno precedente, e, per

conseguente, potrebbe anche essere accaduto il matrimonio nobilissimo

della figliuola di Roberto Guiscardo in esso anno. Resto io in dubbio se

in questi tempi il medesimo Roberto facesse l'impresa di Salerno, come

vuole Romoaldo salernitano[1065], oppure nel seguente, dove ne

parleremo. In Sicilia avea lasciato esso conte Ruggieri per suo

luogotenente Ugo di Gircea, marito di una sua figliuola bastarda.

Questi, voglioso di segnalarsi con qualche bella impresa, benchè ne

avesse un divieto dal conte, insieme con Giordano, figliuolo anch'esso

illegittimo d'esso Ruggieri, diede addosso a Benavert saraceno

governatore di Siracusa. Ma caduto in una imboscata, vi lasciò la vita

co' suoi, e Giordano appena si salvò con pochi. Affrettò per questa

disavventura il conte Ruggieri il suo ritorno in Sicilia, e fece per

allora quella vendetta che potè, con dare il sacco a qualche castello e

paese de' Mori vicini.

Annali d'Italia, vol. 4 dal principio dell'era volgare sino all'anno 1750 · 第 91 / 277 题