NOTE:

[990] Rubeus, Hist. Ravenn., lib. 5.

[991] Ughell., Ital. Sacr., tom. 2 in Archiepisc. Ravenn.

[992] Baron., in Annales Ecclesiast.

[993] Acta Sanct. Bolland., ad diem 23 februarii.

[994] Bertold. Constantiensis, in Chron.

[995] Nicol. Card. de Aragon., in Vita Alex. II Papae.

[996] Arnulf., Hist. Mediolanens., lib. 3, cap. 23.

[997] Guillelm. Apulus, lib. 3. Malaterra, lib. 2, cap. 45.

[998] Lupus Protospata, in Chron.

[999] Anonymus Barensis, apud Peregrin.

[1000] Romualdus Salernit., tom. 7 Rer. Ital.

[1001] Leo Ostiensis, lib. 3, cap. 16.

[1002] Carusi, Stor. di Sicil., P. II.

[1003] Antiquit. Ital., tom. 1, pag. 213.

[1004] Fiorentini, Memorie di Matilde, lib. 1.

[1005] Antiquit. Italic., Dissert. XXXI.

[1006] Lambertus Schafnaburgensis, in Chron.

Anno di CRISTO MLXXIII. Indizione XI.

GREGORIO VII papa 1.

ARRIGO IV re di Germania e d'Italia 18.

Non potè molto durarla _Annone arcivescovo_ di Colonia alla corte del

_re Arrigo_[1007]. Egli edificava con una mano, e il re distruggeva con

tutte e due. Però non potendo più sopportare le sregolatezze del re,

facendo valere la scusa della sua avanzata età, tanto disse, che ottenne

di potersi liberar dalla corte, e di ritirarsi alla sua chiesa. Allora

fu che Arrigo, vedendosi come tolto di sotto all'aio, lasciò la briglia

a tutte le sue passioni, dandosi maggiormente in preda alle lascivie, e

nulla curandosi, se riduceva alla disperazione i popoli della Turingia e

Sassonia, con fabbricar tutto dì delle rocche in quel paese, con

permettere alle guarnigioni di prendere colla forza il sostentamento dai

poveri villani, e con proteggere le pretensioni dell'arcivescovo di

Magonza, che volea contro il costume esigere le decime da que' popoli.

Andarono perciò delle gravi doglianze a Roma contra di Arrigo, ed

esposte furono tutte le di lui infamie, e spezialmente la vendita delle

chiese: il che soprattutto dispiaceva al romano pontefice. Quindi

cominciarono i Sassoni a ribellarsi, voltando l'armi loro contra delle

fortezze fabbricate in lor pregiudizio dal re. Si aggiunse che _Ridolfo

duca_ di Suevia, _Bertolfo duca_ di Carintia, e il novello duca di

Baviera _Guelfo IV_[1008], veggendo sprezzato alla corte il savio ed

onorato lor parere, se ne ritirarono. In somma l'indomito cervello e

furor giovanile di Arrigo tutto andava facendo per perdere l'amore non

men dei grandi che dei piccoli, e per mettere la confusione in Germania:

il che pur troppo gli venne fatto. Intanto papa Alessandro, se dobbiamo

credere all'Urspergense[1009], spedì lettere ad esso re, _vocantes eum

ad satisfaciendum pro simoniaca haeresi, aliisque nonnullis emendatione

dignis, quae de ipso Romae fuerant audita._ Ma non potè il buon

pontefice _Alessandro_ proseguir più oltre questi disegni, perchè Dio il

chiamò a sè nel dì 21 d'aprile: pontefice per la sua pietà, umiltà,

eloquenza e zelo, non inferiore ai migliori[1010]. Si raccontano ancora

varii miracoli operati da Dio per intercessione di lui. Appena fu nel

giorno seguente data sepoltura al defunto papa, che i cardinali con

tutto il clero e popolo concordemente acclamarono papa il _cardinale

Ildebrando_ che prese il nome di _Gregorio VII_, e si rendè poi celebre

a tutti i secoli avvenire. Resistè egli finchè potè, ma bisognò darla

vinta al quasi furor del popolo, che non ammise dilazione. Nè ci volea

di meno in questi tempi sì sconcertati della Chiesa di Dio, che il petto

forte di questo virtuoso, dotto ed incorrotto pontefice, per correggere

spezialmente gli abusi delle simonie e dell'incontinenza del clero, che

troppo piede aveano preso dappertutto. Non volle ommettere il saggio

eletto tutti i riguardi dovuti al re Arrigo, per procurare, se mai era

possibile, di mantener la concordia, e per eseguir in parte anche il

decreto di papa Niccolò II, nel quale anch'egli aveva avuta mano. Cioè

spedì tosto i suoi messi in Germania coll'avviso al re della sua

elezione, e per quanto si ha dalla Vita di lui, a noi conservata da

Niccolò cardinal d'Aragona[1011], pregandolo, come avea fatto anche san

Gregorio il Grande, di non prestar l'assenso a tale elezione. _Quod si

non faceret, certum sibi esset, quod graviores et manifestos ipsius

excessus impunitos nullatenus toleraret._ Se è vera la parlata di questo

tenore (del che potrà talun dubitare), bisogna ben dire che il re Arrigo

dovette qui fare un grande sforzo al suo mal talento per consentire,

siccome è certo che consentì, ma non così tosto. Lamberto da

Schafnaburgo[1012], senza parlare dei messi suddetti, e dopo avere

esaltato l'integrità e l'altre virtù che concorrevano in questo

pontefice, scrive che il di lui inflessibile zelo ed ingegno acre fece

paura ai vescovi che si trovarono allora alla corte, ben consapevoli di

varii lor mancamenti, dei quali poteva egli un giorno chiedere conto.

Perciò esortarono Arrigo di dichiarar nulla l'elezione di lui, giacchè

fatta senza conoscenza ed ordine suo. Ma dovette prevalere il parer dei

più saggi, e il re si contentò d'inviare a Roma il _conte Eberardo_ con

ordine di conoscere come era passato il fatto; e se trovasse già

consecrato il papa novello, di protestare di nullità qualunque atto

fatto. Andò questo uffiziale, fu cortesemente accolto, dimandò conto

dell'operato, e l'eletto pontefice rispose, che contro sua volontà, non

ostante l'opposizione sua, era stato eletto dal clero e popolo; ma che

non s'era lasciato sforzare a prender anche l'ordinazione, volendo prima

essere assicurato che il re e i principi germanici avessero prestato

l'assenso all'elezione sua. Questa umile risposta, rapportata al re

Arrigo, il soddisfece, e però diede tosto ordine che fosse consecrato.

_Et statim Gregorium Vercellensem episcopum italici regni cancellarium

ad urbem transmisit, quatenus autoritate regia electionem ipsam

confirmaret, et consecrationi ejus interesse studeret._ Lamberto scrive

ch'egli fu consecrato nell'anno seguente nel giorno della Purificazione

di santa Maria. Ma è un errore, a mio credere, de' suoi copisti. Tanto

dalla Vita di lui conservata dal cardinal d'Aragona, quanto dal registro

delle lettere del medesimo papa[1013], chiaramente costa che fu

celebrata la di lui consecrazione nella festa de' principi degli

Apostoli, cioè nel dì 29 di giugno dell'anno presente.

Già aveano prese l'armi i popoli della Sassonia e Turingia, perchè niuna

giustizia poteano ottenere dal re. Ed egli inviperito volea procedere

colla forza; ma gli arcivescovi di Colonia e Magonza, i vescovi

d'Argentina e Vormazia, e i duchi di Baviera, di Suevia, dell'una e

dell'altra Lorena e di Carintia ricusarono di somministrar gente, non

parendo loro convenevole di andare all'oppressione di popoli innocenti.

Non istette per questo Arrigo di marciare armato contra di que' popoli;

ma più di quel che credeva li trovò forti e risoluti di vincere o di

morire. E intanto fra vari principi della Germania, stomacati di tanti

vizii di Arrigo, si cominciarono delle segrete pratiche per liberare il

regno da un re che tendeva alla sua distruzione. Nel precedente anno era

venuto in Italia _Gozelone_, ossia _Gotifredo_ il Gobbo, duca di Lorena,

tra il quale e _Matilda_, _contessa_ e insieme duchessa insigne di

Toscana, già dicemmo contratto matrimonio. Si disputa da varii scrittori

se fra essi si conservò il celibato: quistione difficile a risolversi

senza chiare testimonianze degli antichi, da chi è troppo lontano da

que' tempi. In questi governavano la Toscana e gli altri Stati del fu

marchese Bonifazio la _duchessa Beatrice_, e la suddetta _contessa

Matilda_ sua figliuola. Ora che Matilda, morto che fu il padrigno

Goffredo, cominciasse ad esercitare o sola o colla madre Beatrice la

suddetta autorità, lo deduco da un placito tenuto dalla medesima in

quest'anno[1014], _sexto idus februarii, Indictione undecima, extra

muros lucensis civitatis, in burgo, qui vocatur Sancti Fridiani_. Ivi

essa è intitolata _domna Mactilda marchionissa, hac ducatrix, filia

bonae memoriae Bonefatii marchionis_. È osservabile in quel documento

che Flaiperto giudice vien chiamato _missus domini imperatoris_: eppure

Arrigo IV non era giunto per anche alla corona dell'imperio, nè

s'intitolava imperadore. Il notaio, usato a questa antica formola, non

dovette badar molto al titolario d'allora. Un altro placito tenne in

quest'anno la duchessa Beatrice[1015] _in civitate Florentia infra

palatium de domo Sancti Johanni_, cioè nel palazzo del vescovo. La carta

è scritta _anno Domini nostri Jesu Christi septuagesimo secundo post

mille, quinto kalendas martii, Indictione undecima_. Qui è adoperata

l'epoca fiorentina, che comincia l'anno nuovo nel dì 25 di marzo, e

l'_indizione XI_ fa conoscere che si parla dell'anno presente 1075, il

quale, secondo lo stile fiorentino, era tuttavia anno 1072. In esso

documento si vede intimato il bando _domni regis_, e non già

dell'imperadore. Troviamo poi la duchessa Beatrice[1016] _cum praeclara

filia mea Mathilda nell'anno presente, Indictione XI, in die sabbati,

quod est quarto idus augusti, in festivitate sancti Laurentii martyris_,

che fa una donazione al monistero di san Zenone di Verona. Lo strumento

fu stipulato _in monasterio sancti Zenonis in refectorio_. Dissi venuto

in Italia Gotifredo il Gobbo prima dell'anno presente. Ne fa fede un

altro placito riferito dal Fiorentini[1017], e tenuto dalla duchessa

Beatrice _in civitate pisense in palatio domni regis, una cum Gotifredo

duce et marchione, XVI calendas februarii, Indictione XI_. E di qui

ancora impariamo che il giovine Gotifredo in vigore del suo matrimonio

colla contessa Matilda fu anch'egli ammesso al governo della Toscana e

degli altri Stati. Leggesi poi una lettera[1018] a lui scritta dal nuovo

papa Gregorio eletto, in cui gli significa la sua elezione e il buon

animo ed affetto paterno ch'egli tuttavia conservava verso del re

Arrigo. Pruova il cardinal Baronio[1019] che in quest'anno esso papa

andò a Benevento, dove _Landolfo VI_ principe di quella città gli prestò

giuramento di fedeltà e vassallaggio. Passò anche a Capua, dove

_Riccardo I_ principe fece un atto simile per riconoscere suo sovrano il

romano pontefice.

Annali d'Italia, vol. 4 dal principio dell'era volgare sino all'anno 1750 · 第 88 / 277 题