NOTE:

[980] Arnulf., Hist. Mediolan., lib. 3, cap. 21.

[981] Leo Ostiensis, lib. 3, cap. 30.

[982] Malaterra, lib. 2, cap. 43.

[983] Guillelmus Apulus, lib. 3.

[984] Leo Ostiens., lib. 3, cap. 16.

[985] Abbas Urspergensis, in Chron.

[986] Bertoldus Constantiensis, in Chron.

[987] Lambertus Schafnaburgensis, in Chron.

[988] Annalista Saxo apud Eccardum, tom, 1 Corp. Hist.

[989] Dandul. in Chron., tom. 12. Rer. Ital.

Anno di CRISTO MLXXII. Indizione X.

ALESSANDRO II papa 12.

ARRIGO IV re di Germania e d'Italia 17.

Portò opinione Girolamo Rossi[990], seguitato anche in ciò

dall'Ughelli[991], che _Arrigo arcivescovo_ di Ravenna desse fine alla

sua vita nell'anno 1070: il cardinal Baronio[992] credette che nell'anno

presente. Ma più probabile a me sembra che prima di quest'anno egli

sloggiasse dal mondo; perciocchè sappiamo, che essendo morto scomunicato

esso Arrigo[993], e trovandosi il popolo di Ravenna incorso in molte

censure, _papa Alessandro_ giudicò bene d'inviar colà san _Pier Damiano_

ravennate di patria, tuttochè avanzato forte nella vecchiaia, per dar

sesto a quella sì sconcertata chiesa. V'andò il santo uomo, fu con

grande allegria ricevuto, riconciliò tutto quel popolo, e, dopo aver

trattato d'altri affari, si rimise in cammino. Ma appena giunto ad un

monistero posto fuori della porta di Faenza, quivi fu preso dalla febbre

che, ogni dì più invigorendosi, il fece passare a miglior vita nel dì 22

di febbraio dell'anno presente[994]. Questi viaggi ed azioni, esigendo

tutti del tempo, a me fanno credere che almeno nell'anno precedente lo

scomunicato Arrigo cessasse di vivere. Fu poi sustituito in suo luogo,

per elezione del re Arrigo, _Guiberto_ dianzi suo cancelliere in Italia,

uomo pieno d'ambizione, e nato per flagello della Chiesa di Dio. Papa

Alessandro, che assai ne conosceva lo spirito turbolento, mal volentieri

condiscese a consecrarlo; ma, secondochè sta scritto nella Vita d'esso

pontefice[995] gli predisse che dalla santa Sede riceverebbe il gastigo

delle sue voglie ambiziose. Ho detto che Dio chiamò a sè san Pier

Damiano: debbo ora aggiugnere che mancò in lui un gran lume ed ornamento

della Cristianità, mercè della scienza e del raro zelo che in tutte le

azioni sue si osservò, e tuttavia si osserva ne' libri suoi, vivi

testimoni ancora di un felicissimo e piissimo ingegno, nei quali

solamente si può desiderare più parsimonia nelle allegorie, e più

cautela in credere e spacciar tante visioni e miracoli, alcuni de' quali

possono anche far dubitare dei veri. Abbiamo da Arnolfo, storico

milanese[996] di questi tempi, che nel presente anno per cura di

_Erlembaldo_, capo in Milano della fazione opposta alla simonia e

all'incontinenza del clero, alla presenza di _Bernardo_ legato della

Sedia apostolica, e nel dì dell'Epifania, fece eleggere dai suoi

parziali arcivescovo di Milano _Attone_, ossia _Azzo, tantummodo

clericum, ac tenera aetate juvenculum, invito clero, et multis ex

populo_. Perchè questo novello arcivescovo venne poi approvato da papa

_Gregorio VII_, il Puricelli fu d'avviso ch'egli non potesse avere sì

poca età, come suppone Arnolfo, il qual pure era allora vivente, e

scriveva di questi fatti. Ma oltre al potersi dire che _juvenculus_ non

vuol dire età che escluda il vescovato, le scabrose congiunture d'allora

dovettero giustificare l'aver eletto arcivescovo chi si potea; perchè i

più saggi ed attempati verisimilmente fuggirono una dignità accompagnata

dai pericoli di disgustare il re, e d'incontrar la persecuzione della

fazion parziale del re medesimo. Infatti poco durò l'allegrezza di

Attone. Mentre egli passava co' suoi ad un lauto convito, con cui si

voleva solennizzare l'acquisto di sì riguardevole mitra, fu in armi la

fazione contraria, ed entrata nel palazzo mise tutto sossopra. Si

nascose Attone a questo rumore, ma scoperto e preso, fu indegnamente

trattato anche con delle percosse. E se volle salvar la vita, gli

convenne salire in pulpito nella chiesa, e con alta voce rinunziare

all'elezione fatta di lui. Si nascosero tutti i suoi fautori; il legato

apostolico anch'egli corse gran pericolo, perchè gli furono stracciate

le vesti, laonde malconcio si sottrasse alla furia del popolo. In tal

confusione era la città di Milano. Gotifredo ed Attone fuori di Milano

non consecrati, e senza goder le rendite della chiesa, gran tempo

stettero campando del proprio, e chiusi nelle lor case di campagna.

Intanto si tenne in Roma un concilio, in cui venne approvata l'elezione

di Attone, e scomunicato Gotifredo.

Nell'agosto dell'anno precedente fu, siccome dicemmo, intrapreso

l'assedio di Palermo dagl'invitti due fratelli normanni _Roberto_ e

_Ruggieri_. Seguirono molti assalti e fatti d'armi sotto quella città.

Venne anche in soccorso de' Palermitani un grosso rinforzo di Mori[997];

ma non attentandosi coloro di assalire per terra l'esercito cristiano,

vollero tentar la loro fortuna per mare. Gl'intrepidi Normanni

accettarono la sfida, e nella battaglia navale menarono così ben le

mani, che riuscì loro di prendere alcune delle navi moresche, altre ne

affondarono, e il restante di esse fu costretto alla fuga. Dopo cinque

mesi dunque di faticoso assedio, Roberto fece dare un dì due furiosi ma

finti assalti da due parti alla città nuova posta nella penisola; ed

egli allorchè vide ben impegnati i cittadini nella difesa di que' due

siti, diede co' suoi una scalata ad un altro sito, e fortunatamente

v'entrò colla sua gente. Ritiraronsi perciò i Palermitani e Mori nella

vecchia città, e conoscendo che non v'era più speranza di resistere a

questo torrente, la mattina seguente i primati dimandarono di

capitolare: cioè esibirono la resa della città, purchè ai Musulmani (e

tali doveano essere quasi tutti allora quei cittadini o Siciliani o

Mori) fosse permesso di vivere liberamente nella loro legge maomettana.

A braccia aperte fu accettata la loro esibizione colla condizione

suddetta; laonde il duca e il conte vittoriosi presero il possesso di

quella nobil città, non già nel mese di giugno, come ha il testo

scorretto di Lupo Protospata[998], ma bensì nel dì 10 di gennaio

dell'anno presente, e dopo soli cinque mesi d'assedio, come ha l'Anonimo

barense[999], con cui va d'accordo Romoaldo salernitano[1000]. Diede

dipoi Roberto Guiscardo, secondochè lasciò scritto Leone ostiense[1001],

l'investitura di tutta la Sicilia al conte Ruggieri suo fratello,

ritenendo nondimeno in suo potere la metà di Palermo e di Messina. Ma

per quanto osservò l'abate Carusi[1002], nobile storico delle cose di

Sicilia, in questo ultimo punto non si appose al vero l'Ostiense, perchè

Roberto si riservò il pieno dominio delle suddette due città, e il resto

concedette al fratello. La Cronichetta amalfitana[1003], che all'anno

seguente riferisce la conquista di quella città, aggiugne che il

Guiscardo di colà portò a Troia varie porte di ferro e molte colonne di

marmo co' lor capitelli in segno della sua vittoria. Ci accertano le

memorie citate dal Fiorentini[1004] che in quest'anno ancora papa

Alessandro soggiornò in Lucca nel mese d'agosto e nei tre seguenti.

Vedesi parimente un placito[1005] tenuto da _Beatrice duchessa_ di

Toscana, e da _Matilda_ sua figliuola nel territorio di Chiusi: _anno

dominicae Incarnationis millesimo septuagesimo secundo, septimo idus

junii, indictione decima_, al quale intervennero i due conti di Chiusi

Rinieri e Bernardo coi vescovi di Chiusi e di Siena. Finì di vivere in

quest'anno[1006] _Adalberto_ arcivescovo di Brema, che fin qui era stato

primo ministro del re _Arrigo IV_; persona già in odio a tutti, perchè o

complice o autore di molte iniquità da esso re commesse. Fu uomo di

rigida continenza, e celebrava la messa con gran compunzione e lagrime;

ma senza avvedersi che la molta sua alterigia, vanità ed altri vizii

offuscavano di troppo e guastavano le sue poche virtù. Tanto il re

Arrigo pregò _Annone arcivescovo_ di Colonia, prelato di rara probità,

che volesse assumere il medesimo grado, che quantunque non poco egli

ricusasse, pure v'acconsentì. E in effetto cominciò il pubblico governo

sotto questo insigne prelato a prendere miglior faccia colla retta

amministrazione della giustizia, col castigo dei cattivi, e con altri

ottimi regolamenti. Ma durò ben poco questo sereno. Troppo violento,

troppo avvezzato al mal fare era il re Arrigo. Fugli ancora supposto che

_Ridolfo_ _duca_ di Suevia suo cognato macchinasse contro la sua corona,

ed era per vedersi una scena eguale a quella della Baviera. Ma avendo

Ridolfo fatto venire in Germania l'_imperadrice Agnese_ sua suocera,

questa così efficacemente s'interpose tra il figliuolo e il genero, che

ne seguì per ora la pace.

Annali d'Italia, vol. 4 dal principio dell'era volgare sino all'anno 1750 · 第 87 / 277 题