[954] Bertold. Constantiensis, in Chron.
[955] Fiorentini, Memor. di Matild., lib. 1.
[956] Mabill., Annal. Benedict.
[957] Lambertus Schafnaburgensis, in Chron.
[958] Sigebertus, in Chron.
[959] Annalista Saxo apud Eccardum, tom. 1 Corp. Hist.
[960] Baron., in Annal. Ecclesiast.
[961] Pagius, ad Annal. Baron.
[962] Labbe, Nova Bibliot., tom. 1, pag. 345.
[963] Guichenon, Histoire de la Maison de Savoye, tom. 1.
[964] Ughell., Ital. Sacr., tom. 4, in Episc. Astens.
[965] Chron. Astens., tom. 9 Rer. Ital.
[966] Lambertus Schafnaburgensis, in Chron. Annalista Saxo apud
Eccardum, tom. 1 Corp. Histor.
[967] Sigionius, de Regno Ital., lib. 4.
[968] Annales Pisani, tom. 6 Rer. Ital.
[969] Fiorentini, Memorie di Matilde, lib. 1.
[970] Gaufrid. Malaterra, lib. 2, cap. 43. Guillelm. Apulus, lib. 3.
[971] Lupus Protospata, in Chronico.
[972] Pagius, in Crit. ad Annal. Baron.
[973] Malaterra, lib. 2, cap. 43.
[974] Peregrin., Hist. Princip. Langobard.
[975] Romualdus Salernitanus, Chron., tom. 7 Rer. Ital.
[976] Antiquit. Ital., tom. 1, pag. 213.
[977] Leo Ostiensis, lib. 3, cap. 30.
[978] Lambertus Schafnaburgensis, in Chron.
[979] Antiquit. Italic., Dissert. XIII, pag. 738.
Anno di CRISTO MLXXI. Indizione IX.
ALESSANDRO II papa 11.
ARRIGO IV re di Germania e d'Italia 16.
L'intruso e simoniaco arcivescovo di Milano _Gotifredo_, giacchè era
stato rigettato dal popolo[980] con molti suoi fazionarii, andò a
ritirarsi in Castiglione, castello, pel sito montuoso, per le mura e
torri, e per altre fortificazioni, creduto allora inespugnabile, circa
venti miglia lungi da Milano. Ne usciva spesso la sua gente a
provvedersi di viveri alle spese dei confinanti, col commettere ancora
non pochi ammazzamenti. Non volendo il popolo di Milano tollerar più
questo aggravio, misero insieme un esercito, e con tutto il bisognevole
passarono ad assediar quella rocca, risoluti di liberarsi da quella
vessazione. Mentre durava un tale assedio, o accidentalmente, o per
opera di qualche scellerato, si attaccò il fuoco in Milano in tempo
appunto che soffiava un gagliardissimo vento, nel dì 19 di marzo
dell'anno presente. Fece un terribil guasto l'incendio, riducendo in un
mucchio di pietre una quantità immensa di case, ed anche di sacri
templi, fra i quali soprattutto fu deplorabile la rovina della basilica
di san Lorenzo, una delle più belle d'Italia, di maniera che Arnolfo
storico esclamò con dire: _O templum, cui nullum in mundo simile!_ Nelle
storie milanesi questo orribile incendio si vede appellato il _fuoco di
Castiglione_. All'avviso di sì fiera calamità, la maggior parte dei
Milanesi che erano all'assedio di Castiglione, corse alla città per
visitar le sue povere famiglie: del che accortisi gli assediati, e
cercato qualche rinforzo di amici, dopo Pasqua fecero una vigorosa
sortita addosso ai pochi rimasti a quello assedio. Ma _Erlembaldo_ con
tal valore sostenne gli assalti, che furono obbligati a retrocedere.
Dopo di che Gotifredo non veggendosi più sicuro, si fece condurre
altrove: con che cessò la guerra contra di quel castello. Essendo poi
mancato di vita il vecchio _arcivescovo Guido_, Erlembaldo andò
disponendo le cose per far eleggere un successore, dopo aver fatto
giurare il popolo di non mai accettare il simoniaco Gotifredo; e procurò
che da Roma venisse un legato, per dar maggior peso a tale elezione.
Avea l'infaticabil abbate di Monte Cassino _Desiderio_ già compiuta la
fabbrica della sua magnifica basilica[981]; e desiderando di consecrarla
con ispecial onore, invitò a tal funzione il buon papa Alessandro, che
non mancò d'andarvi. Incredibile fu il concorso de' popoli a quella
divota solennità. Fra gli altri vi si contarono dieci arcivescovi,
quaranta quattro vescovi, _Riccardo principe_ di Capua, con _Giordano_
suo figlio e _Rainolfo_ suo fratello, _Gisolfo principe_ di Salerno co'
suoi fratelli, _Landolfo principe_ di Benevento, Sergio duca di Napoli e
Sergio duca di Sorrento. _Nam dux Robertus Panormum eo tempore
oppugnabat, ideoque tantae solemnitati interesse non potuit_, come
scrive l'Ostiense. Seguì la suddetta consecrazione nel primo giorno di
ottobre; e però questo passo dell'Ostiense ci dee convincere che
nell'anno presente, e non già nel precedente 1070, si arrendè al _duca
Roberto_ la doviziosa ed importante città di Bari, e che, per
conseguente, sono scorretti i testi del Malaterra e di Romoaldo
salernitano.
Hassi dunque a sapere, che appena si fu impadronito il duca suddetto di
quella città nell'aprile del presente anno, ed ebbe dato sesto a quel
governo, che per le istanze del _conte Ruggieri_ suo fratello, a cui era
principalmente dovuta la gloria di una tal conquista, egli si dispose a
passare in Sicilia, per formare l'assedio di Palermo, capitale di
quell'isola insigne. Le dissensioni e guerre civili fra gli stessi Mori,
che aveano in addietro facilitato a Ruggieri il conquistar ivi non poco
paese, animarono maggiormente i due normanni eroi a tentar così bella
impresa, per accrescere in uno stesso tempo il loro dominio, e liberar
dal giogo saracenico quell'antichissima ed illustre città. Lo stesso
Malaterra[982], da cui non discorda Guglielmo pugliese[983], attesta che
Roberto dopo la presa di Bari, _brevi iterum expeditionem versus
Salernum summovet_; e che essendo dimorato ne' mesi di giugno e luglio
in Otranto per fare i preparamenti della nuova guerra, si portò dipoi a
Reggio di Calabria, e indi passò in Sicilia, fingendo di voler andare
contro l'isola di Malta. A tal fine sbarcò a Catania, dove si trovava il
conte Ruggieri, città che, secondo l'Ostiense[984], fu da loro
sottomessa in quest'anno; ma poi con tutte le forze di terra e di mare
eccolo piombare addosso alla città di Palermo, assediandola da tutte le
parti. Anche la Cronichetta amalfitana ha, che il Guiscardo, dopo aver
preso Bari, _inde movens exercitum in Siciliam ire preparavit_ (forse
_properavit_) _obseditque Panormum_. L'anno fu questo in cui la
nobilissima casa appellata poi d'Este vide uno de' suoi principi
stabilito in uno de' primi gradi d'onore e di potenza in Germania. Già
dicemmo all'anno 1055 che _Guelfo IV_, figliuolo del marchese _Alberto
Azzo II_ e di _Cunegonda_ de' Guelfi, fu chiamato in Suevia a prendere
l'ampia eredità de' principi guelfi[985], _missis in Italiam legatis_ da
_Imiza_ avola sua materna. Accadde, per testimonianza di Bertoldo da
Costanza,[986] di Lamberto[987] e d'altri scrittori, che _Ottone duca_
di Baviera nell'anno precedente si ribellò contra al re Arrigo, e per
questa cagione si espose ad un'aspra guerra. Avea Guelfo IV sposata una
figliuola di esso duca; però coll'armi, e in quante altre maniere potè,
aiutò per un pezzo il suocero. Ma allorchè vide andare a precipizio gli
affari di lui, pensò ai casi proprii, nè risparmiò oro, argento e beni
allodiali affine di ottenere dal re quell'insigne ducato, maggiore
allora di gran lunga che oggidì. Infatti, per valermi delle parole del
suddetto Lamberto e dell'Annalista sassone[988], per interposizione di
_Rodolfo duca_ di Suevia, cognato del re Arrigo, _Welf vir illustris,
acer, et bellicosus, filius Azzonis marchionis Italorum, ducatum
Bavariae suscepit_. Da questo principe, che fece tanta figura, e cotanto
si segnalò nelle guerre di questi tempi, viene a dirittura la linea
estense guelfa dei duchi di Brunswich, Luneburgo e Wulfembettel, che
all'elettorato germanico oggi unisce la corona del regno della gran
Bretagna. Così il marchese _Alberto Azzo II_ tuttavia vivente vide
stabilita ed innalzata in Germania la discendenza sua, la quale pur
tuttavia gloriosamente si mantiene e fiorisce anche in Italia nell'altra
linea de' marchesi di Este duchi di Modena, ec., discendente da Folco
marchese, fratello del medesimo duca Guelfo. Oltre a quest'anno non
arrivò la vita di _Domenico Contareno_ doge di Venezia[989], ed in suo
luogo fu alzato al trono ducale _Domenico Silvio_, e col confalone dato
gli fu il possesso della dignità.