[936] Hist. Belli Saxon. apud Freherum.
[937] Bertholdus Constantinensis, in Chron.
[938] Fiorentini, Memor. di Matilde, lib. 1.
[939] Malaterra, Hist., lib. 2, cap. 41.
[940] Lupus Protospata, in Chronico.
[941] Romualdus Salern., tom. 7 Rer. Ital.
[942] Gaufrid. Malaterra, lib. 2, cap. 39.
[943] Guillelmus Apulus, lib. 3.
Anno di CRISTO MLXIX. Indizione VII.
ALESSANDRO II papa 9.
ARRIGO IV re di Germania e d'Italia 14.
Arrivò in quest'anno il giovanil furore e l'avversione conceputa dal re
_Arrigo_ contra di _Berta_ sua moglie[944], a trattare di ripudiarla; al
qual fine adescò con varie promesse _Sigefredo arcivescovo_ di Magonza,
per averlo favorevole in questo affare. Perchè non v'era legittimo alcun
fondamento di divorzio, s'inorridirono a tal proposizione gli altri
vescovi e magnati. Pertanto si determinò di tenere un concilio in
Magonza, nella settimana dopo la festa di san Michele, dove si
risolverebbe ciò che fosse di dovere. Avvisato intanto _papa Alessandro
II_ di questo mostruoso disegno del re, per impedirlo, spedì suo legato
in Germania san _Pier Damiano_, che benchè oppresso dagli anni, ed anche
mal soddisfatto della corte di Roma, pure non ricusò di assumere questo
faticoso viaggio ed impiego. L'arrivo del legato mise in costernazione
il re, e guastò i disegni del concilio e tutte le misure
dell'arcivescovo di Magonza. In Francofort diede Arrigo udienza al
legato apostolico, che gli espose gli ordini del papa di guardarsi da sì
scandalosa azione, troppo riprovata dai sacri canoni, e obbrobriosa alla
gloria di sua maestà. A tenore del legato parlarono ancora quasi tutti i
principi di quell'assemblea, in guisa che per necessità e vergogna, ma
sempre di mal cuore, Arrigo smontò dalla sua pretensione, dicendo che
avrebbe fatto forza a sè stesso per portare quel peso, giacchè non avea
la maniera di sgravarsene. Che da lì innanzi passasse buona armonia fra
esso re e la moglie Berta, si può riconoscere dall'avergli ella
partorito figliuoli, e dall'averlo costantemente seguitato ne' suoi
viaggi. Continuava intanto l'assedio di Bari, che con gran vigore veniva
difeso dai cittadini e da Stefano Paterano uffiziale speditovi da
Costantinopoli, ed uomo di molta probità e valore. Ma neppur cessava
Roberto per mare e per terra, con quante macchine da guerra erano allora
in uso, di tormentare la città, adoperando anche larghe promesse e fiere
minacce, tutto nondimeno senza far frutto. Veggendo i Baritani e il loro
governatore tanta ostinazione in Roberto, e che la vettovaglia andava
scemando di troppo, s'avvisarono di liberarsi in altra maniera da questo
pertinace nemico. Trovavasi in Bari un sicario, uomo di non ordinario
ardimento, che prese l'assunto di tendere insidie al duca Roberto, e di
levargli la vita[945]. Altro non era il padiglione d'esso Roberto che
una baracca o capanna formata di travicelli, e circondata da rami
d'alberi fronzuti. Essendosi l'assassino finto uno dei suoi, verso la
sera mentre il duca era per andare a cena, di dietro ad essa capanna gli
tirò una saetta avvelenata, che gli toccò bensì le vesti, ma non già il
corpo, ed ebbe quell'assassino la fortuna di salvarsi colla fuga nella
città. Servì questo accidente per aprir gli occhi a Roberto e a' suoi, i
quali tosto chiamati i muratori gli fecero fabbricare una casa, dove
egli potesse dimorar con sicurezza.
A quest'anno il Sigonio[946] riferisce un concilio, tenuto da papa
Alessandro in Salerno, al quale, oltre a molti vescovi ed abbati,
intervennero anche _Gisolfo principe_ di quella città, _Roberto
Guiscardo_ duca, e il conte _Ruggieri_ suo fratello. Ma nè in
quest'anno, nè in quel luogo fu celebrato un tal concilio, se è vero,
come io credo, il documento recato dall'Ughelli[947], che è l'unico
testimonio a noi restato di questa sacra adunanza. Parla ivi il
pontefice del sinodo, _quae sexto pontificatus nostri anno apud Melphim
celebrata est in ecclesia beati Petri Apostolorum principis, quae est
ejusdem civitatis sedes episcopatus, die calendarum augustarum_, a cui
furono presenti i suddetti principi. L'anno sesto di papa Alessandro
correa nel dì primo d'agosto dell'anno 1067, se pur egli contò gli anni
dal dì della sua intronizzazione. E in _Melfi_, e non già in Salerno, si
dice tenuto quel concilio. In questi tempi si vivea scomunicato dal papa
Arrigo arcivescovo di Ravenna, per la cui riconciliazione inutilmente
aveva adoperato i suoi buoni uffizii san Pier Damiano appresso il romano
pontefice. Peggio anche passava in Milano a _Guido arcivescovo_, perchè
_Erlembaldo_ Cotta, nobile zelantissimo, dopo aver ricevuto da Roma la
bandiera di san Pietro, colle armi temporali gli facea guerra: del che
parlano gli storici milanesi Arnolfo e Landolfo seniore. Ora, siccome
osservò il Puricelli[948], nell'anno presente accadde, che trovandosi
quel prelato, siccome persona creduta simoniaca, angustiato da tanti
affanni, ed oramai per le malattie e per la vecchiaia in pessimo stato,
s'indusse a rinunziar la chiesa a _Gotifredo_ suddiacono, uno degli
ordinarii, cioè de' canonici della metropolitana, il quale, inviato
l'anello e il pastorale in Germania, mediante lo sborso di buona somma
di danaro, fu approvato per arcivescovo di Milano dal re Arrigo, ma non
già dalla Sede apostolica, la quale fulminò contra di lui le sacre
censure, e neppur fu accettato dal popolo milanese. Era seguita fra lui
e Guido una convenzione verisimilmente di pagare al vecchio una
ragionevol pensione. Ma avendo Erlembaldo mosse l'armi anche contra di
questo simoniaco successore della cattedra ambrosiana, e mancando a lui
i mezzi da soddisfare al convenuto, Guido accordatosi con Erlembaldo,
tentò di ripigliare l'arcivescovato, e se ne tornò a Milano, dove
burlato miseramente terminò poscia i suoi giorni nell'anno 1071. Essendo
morto senza prole _Erberto conte_ e principe del Maine in Francia,
s'impadronì di quella provincia _Guglielmo_ il Conquistatore, duca di
Normandia, e poi re d'Inghilterra. Ma quei popoli, malcontenti di avere
un tal padrone, chiamarono alla signoria di quegli Stati il _marchese
Alberto Azzo II_ progenitore de' principi estensi. S'ha dunque a sapere,
per testimonianza di Orderico Vitale[949], che scrivea le sue storie
circa l'anno 1130, che esso Erberto ebbe tre sorelle. _Una earum data
est Azzoni marchisio Liguriae_, cioè al suddetto marchese Azzo. Il suo
nome fu _Garsenda_, siccome ho dimostrato altrove[950]. Dal primo
matrimonio con _Cunegonda_ dei Guelfi avea questo principe avuto un
figliuolo, cioè _Guelfo IV_, che vedremo in breve creato duca di
Baviera, ascendente della real casa di Brunswich. Da questo altro
matrimonio colla principessa del Maine ricavò due maschi, cioè _Ugo_ e
_Folco_, dal secondo de' quali viene la ducal casa d'Este. Abbiamo
dunque dalle Vite de' vescovi, date alla luce dal padre Mabillone[951],
che forse circa questi tempi i primati del Maine _mittentes in Italiam,
Athonem quemdam marchisium cum uxore et filio, qui vocabatur Hugo venire
fecerunt, seque et civitatem, et totam simul regionem eidem marchisio
tradiderunt_. Andò il marchese Azzo, s'impadronì di tutto il Maine, e vi
lasciò signore il figliuolo Ugo. Ma nel 1072 di nuovo s'impadronì di
quel principato il suddetto re d'Inghilterra Guglielmo. Di ciò ho io
parlato più diffusamente nelle Antichità estensi[952]. A _Giovanni duca_
di Amalfi[953] succedette nell'anno presente _Sergio_ suo figliuolo.