[916] Epistol. Populi Florentini ad Alexandr. Papam, in Vita S. Johannis
Gualberti.
[917] Baron., in Annal. Eccl.
[918] Mabill., Annal. Benedict. ad hunc annum.
[919] Nicol. Cardinal. de Aragon., in Vita Alexandri II, Part. I, tom. 3
Rer. Italicar.
[920] Fiorentini, Memor. di Matilde, lib. 1.
[921] Pagius, in Crit. ad Annal. Baron.
[922] Landulphus Senior, Histor. Mediolan., lib. 3, cap. 18.
[923] Lambertus Schafnaburgensis, in Chronico.
[924] Arnulf., Hist. Mediol., lib. 3, cap. 19.
[925] Rer. Ital. tom. 4, pag. 32.
[926] Landulf. Senior., Hist. Mediolan., lib. 3, cap. 29.
[927] Rerum Italicar., P. I., tom. 3.
[928] Ughell., Ital. Sacr., tom. 7 in Archiepisc. Salernit.
[929] Lupus Protospata, in Chronico.
[930] Anonymus Barensis, in Chron.
[931] Malaterra, lib. 2, cap. 40.
[932] Romualdus Salern., tom. 7 Rer. Ital.
[933] Leo Ostiensis, lib. 2, cap. 16.
[934] Annal. Saxon. Berthold. Constantinensis. Alber. Monan. et alii.
[935] Guichenon, Histor. Genealog. de la Maison de Savoye, tom. 3.
Anno di CRISTO MLXVIII. Indizione VI.
ALESSANDRO II papa 8.
ARRIGO IV re di Germania e d'Italia 13.
Non avea di buona voglia il _re Arrigo_ presa per moglie la _regina
Berta_, e ne cominciò ben presto a far conoscere a lei, anzi al pubblico
tutto, l'avversione. Se si ha a credere a Brunone scrittore della guerra
sassonica[936], autore contemporaneo, ma nemico d'esso re e parziale de'
Sassoni, da cui non discorda Bertoldo da Costanza[937], già Arrigo era
arrivato ad una strana sfrenatezza di costumi, e perduto nella libidine,
senza curarsi più della moglie, tuttochè giovane, bella e savia, e
cercando in tutt'altre parti pastura alle sue voglie impudiche. Cominciò
pertanto a desiderare di liberarsi da questo legame, e gli cadde in
pensiero di far tentare da un suo confidente l'onestà di essa regina.
Con tale audacia e costanza costui ne parlò a Berta, ch'ella s'avvide
non poter egli senza consentimento del marito tenerle di sì fatti
ragionamenti. Mostrò dunque d'arrendersi, e concertò di ammetterlo nel
buio della notte. Ciò riferito ad Arrigo, all'ora prefissa venne con
costui o per sorprendere la moglie ed aver legittimo motivo di
separarsene, ovvero con pensier di levarle la vita. Per paura che appena
introdotto nella camera il compagno, si serrasse l'uscio, volle egli
essere il primo ad entrare, e fu ben riconosciuto da Berta, che tosto
diede il catenaccio alla porta ed escluse l'altro, infingendosi di non
conoscere il marito. Erano preparate tutte le sue damigelle con bastoni
e scanni, che se gli avventarono addosso, gridando la regina: _Ah
figliuolo di rea femmina, come hai avuto tanto ardire di entrar qua?_
Fioccavano le bastonate; e benchè egli dicesse d'essere il re, Berta
replicava ch'egli mentiva, perchè suo marito non aveva bisogno di cercar
furtivamente ciò che gli era dovuto di ragione. Insomma tante gliene
diedero, che il lasciarono mezzo morto: ed egli senza palesare ad alcuno
questo accidente, e fingendone altra cagione, per un mese attese a
guarire in letto. Così operava, o almen si dicea che operasse lo
sconsigliato re, il quale, oltre gli eccessi della sua libidine,
commetteva ancora di quando in quando delle crudeltà, e fece quanto potè
per disgustar i popoli della Turingia e Sassonia: il che fu principio
d'aspre guerre in quelle contrade. Ciò nondimeno che maggiormente
dispiaceva al romano pontefice e a tutti i buoni, era il vender egli
pubblicamente i vescovati e le badie a chi più offeriva, e più a d'uno
lo stesso benefizio, e a gente anche per altro indegna del sacro
ministero.
Attesta il Fiorentini, fondato su molte carte esistenti nell'archivio
archiepiscopale di Lucca[938], che il pontefice Alessandro II si
trattenne in Lucca, cioè nell'antico suo diletto vescovato, che egli
tuttavia governava, _sul principio di luglio fino al principio di
dicembre_. In un continuo allarme erano in questi tempi i Saraceni e i
popoli restati loro sudditi in Sicilia, perchè l'indefesso _conte
Ruggieri_ ora in questa ora in quella parte faceva delle scorrerie, e
metteva tutto il paese in contribuzione. Non sapendo essi come più
vivere in mezzo a tanti affanni, secondochè lasciò scritto Gaufredo
Malaterra[939], misero insieme un grosso esercito, ed in quest'anno
allorchè Ruggieri comparve verso Palermo a bottinare, gli furono addosso
all'improvviso nel luogo di Michelmir, e il serrarono da tutte le parti.
Alla vista di costoro, il conte, animata con breve ragionamento e
schierata la sua picciola armata, la spinse contro ai nemici, e tal
macello ne fece, che (se pur si ha in ciò da credere alla esagerazione
di quello storico) non vi restò chi potesse portarne la nuova a Palermo.
Trovaronsi fra il bottino dei colombi chiusi in alcune sportelle, e
Ruggeri chiestone conto, venne a sapere, essere uso de' Mori il portar
seco tali uccelli, per potere, allorchè il bisogno lo richiedeva,
informar la città degli avvenimenti, con legare al collo o sotto l'ali
d'essi un polizzino, e dar loro la libertà. Dura tuttavia quest'uso in
alcune parti del Levante, e celebre fu fra i Romani nell'assedio di
Modena. Fece il conte scrivere in arabico in un poco di carta il
successo infelice de' Mori, e i colombi sciolti ne portarono tosto a
Palermo la nuova, che empiè di terrore e pianto tutta quella
cittadinanza. Abbiamo da Lupo Protospata[940] che Roberto Guiscardo duca
di Puglia in quest'anno assediò la città di Montepeloso, e veggendo che
indarno vi spendeva il tempo, andò con pochi sotto Obbiano ossia Ojano,
e l'ebbe in suo potere. Romoaldo Salernitano[941] lo chiama Ariano.
Poscia per tradimento di un certo Gotifredo s'impadronì da lì a non
molto anche di Montepeloso. Osserva il Malaterra[942] che quella città
era di Goffredo da Conversano, nipote dello stesso Roberto, perchè
figliuolo di una sua sorella, il quale valorosamente l'avea con altre
castella conquistato senza aiuto del duca, e però non si credeva
obbligato a servirgli, come il duca esigeva. Ma l'ambizion di Roberto
non solea guardare in faccia nè a parenti nè ad amici, e però gli tolse
quella città, benchè dipoi gliela rendesse con giuramento di omaggio. Si
può nondimeno dubitare che per conto del tempo si sia ingannato il
Protospata; imperocchè tanto il Malaterra quanto Guglielmo Pugliese[943]
rapportano questo fatto prima che Roberto imprenda l'assedio di Bari, a
cui, siccome abbiam veduto, egli diede principio nell'anno precedente, e
continuollo ancora nel presente. Tuttavia anche Romoaldo salernitano
sotto quest'anno riferisce la presa di Montepeloso nel dì 6 di febbraio,
correndo l'indizione sesta.