[887] Fiorentini, Memorie di Matilde, lib. 1.
[888] Pagius, Crit. ad Annal. Baron.
[889] Lambertus Schafnaburgensis, in Chron.
[890] Ptolomaeus Lucensis, Annal. et Hist. Eccl., lib. 19, tom. II Rer.
Ital.
[891] Antiquit. Italic., Dissert. LXIII.
[892] Guichenon, Hist. Eccl.
[893] Lupus Protospata, in Chron.
Anno di CRISTO MLXV. Indizione III.
ALESSANDRO II papa 5.
ARRIGO IV re di Germania e d'Italia 10.
Dopo aver sofferto l'antipapa Cadaloo infiniti incomodi ed affanni per
due anni nel Castello di Sant'Angelo, perchè ivi assediato sempre o
bloccato dai Romani, forse perchè si slargò il blocco, o altra via per
fuggire se gli aprì, cercò nell'anno presente di mettersi in
libertà[894]. Ma gli convenne comperarla con trecento libbre d'argento
da quel medesimo Cencio figliuolo del prefetto di Roma, che fin allora
lo avea salvato dalle mani del popolo romano con ricoverarlo in quella
fortezza. Però svergognato segretamente ne uscì; e malconcio di sanità e
senza soldi con un semplice ronzino e un solo famiglio, tanto cavalcò,
che arrivò a Berceto sul Parmigiano, nè più gli venne voglia di veder le
acque del Tevere. Racconta Leone Ostiense[895] che circa questi tempi
_Barasone_ uno dei re della Sardegna fece istanza a _Desiderio
cardinale_ ed abbate di Monte Casino, per aver dei monaci da fondare un
monistero nelle sue contrade. Lo zelantissimo abbate sopra una nave di
Gaeta v'inviò dodici dei suoi religiosi con un abbate, ben provveduti di
sacri arnesi, di libri, di reliquie e d'altre suppellettili. Ma i
Pisani, _maxima Sardorum invidia ducti_, presero e bruciarono quella
nave, e tutto tolsero ai poveri monaci. Ci fa ben vedere questo fatto
che i Pisani non per anche signoreggiavano in Sardegna. Barasone ne
dimandò, e n'ebbe soddisfazion da loro; dopo di che ottenne due altri
monaci da Monte Casino, co' quali fondò un monistero. Altrettanto fece
un altro re di quell'isola chiamato _Torchitorio_, colla fondazione di
un altro monistero. Poscia il papa e il duca Gotifredo tanto operarono,
che i Pisani soddisfecero al monistero casinense, e gli promisero in
avvenire rispetto ed amicizia. L'aver taluno creduto che solamente nel
secolo seguente i giudici della Sardegna prendessero il titolo di re,
viene smentito da questi atti e da altre pruove da me recate nelle
Antichità italiane[896]. Un altro fatto vien raccontato da esso Ostiense
che ci servirà a far conoscere la diversità delle cose umane. Perchè
erano nati degli sconcerti nel monistero dell'isola di Tremiti,
dipendente dal nobilissimo di Monte Casino, il saggio e santo abbate
Desiderio ne levò via Adamo abbate, e diede quell'abbazia a Trasmondo
figliuolo di Oderisio conte di Marsi. Furono imputati quattro monaci
tremitensi dai lor compagni di aver tentata la ribellion di quell'isola.
Di più non ci volle perchè il giovane Trasmondo abbate facesse cavar gli
occhi a tre d'essi, e tagliar ad uno la lingua. Al cuore dell'abbate
casinense Desiderio, uomo pieno di mansuetudine e di carità, fu una
ferita la nuova di questo eccesso, sì per la disgrazia di chi avea
patito, come per la crudeltà di chi avea dato quell'ordine, e
principalmente poi per l'infamia di quel sacro luogo. Però
frettolosamente accorse colà, mise sotto aspra penitenza Trasmondo, e
poscia il cacciò di colà. Ma quel che è da stupire, diverso fu il
sentimento d'_Ildebrando cardinale_ ed arcidiacono allora della santa
romana Chiesa, che fu poi papa Gregorio VII. Sostenne egli che Trasmondo
aveva operato non da crudele, ma da uomo di petto, non aver trattato,
come sel meritavano, que' maligni; e gli conferì anche in premio una
migliore abbazia, cioè la casauriense; anzi da lì a non molto il fece
ancora vescovo di Balva. Era allora il cardinale Ildebrando il mobile
principale della corte pontificia. Nulla si facea senza di lui, anzi
pareva che tutto fosse fatto da lui: tanto era il suo senno, l'attività
e zelo, con cui operava, benchè fosse assai piccolo di statura, e
l'apparenza del corpo non rispondesse alla grandezza dell'animo. Giacchè
il cardinal Baronio[897] non ebbe difficoltà a produrre alcuni acuti
versi di san Pier Damiano, neppur io l'avrò per qui replicarli. Così
egli scriveva al medesimo Ildebrando, suo singolare amico:
_Papam rite colo, sed te prostatus adoro._
_Tu facis hunc Dominum: Te facit ille Deum._
In un altro distico, anche più pungente, dice dello stesso Ildebrando.
_Vivere vis Romae? clara depromito voce:_
_Plus Domino, papae, quam domno pareo papae._
Il che ci fa conoscere, chi fosse allora il padrone di nome, e chi di
fatti in Roma.
Fu in quest'anno fatto cavaliere il _re Arrigo IV_[898], cioè ricevette
egli l'armi militari dalle mani dell'arcivescovo di Brema con quella
solennità che era da molti secoli in uso, e durò molti altri dappoi. E
fin d'allora si scoprì il suo mal talento contra di _Annone arcivescovo_
di Colonia, perchè gli stava sempre davanti gli occhi il pericolo corso,
allorchè quel prelato il rapì alla madre. Ma per buona fortuna essa sua
madre, cioè l'_imperadrice Agnese_, avendo fatta una scappata da Roma in
Germania, quetò per allora l'animo vendicativo del figliuolo. Attesero
nell'anno presente[899] i due fratelli normanni _Roberto duca_ e
_Ruggieri conte_ ad espugnare qualche castello che tuttavia si sottraeva
al loro dominio nella Calabria. Costò loro quattro mesi l'assedio del
solo di Argel, e convenne in fine ammettere quegli abitanti ad una
discreta capitolazione. In questi tempi il sopraddetto insigne abbate di
Monte Casino e cardinale Desiderio attese indefessamente a fabbricar una
suntuosa basilica in quel sacro luogo[900]: al quale fine chiamò dalla
Lombardia, da Amalfi e da altri paesi, e fin da Costantinopoli, dei
valenti artefici di musaici, di marmi, d'oro, di argento, di ferro, di
legno, di gesso, di avorio e d'altri lavorieri: il che servì ancora ad
introdurre o a propagar queste arti in Italia. Troviamo eziandio che
nell'anno presente seguitava la città di Napoli a riconoscere la
sovranità dei greci Augusti, ciò apparendo da una concession di
beni[901] fatta da _Giovanni II_ arcivescovo di quella città, e da
_Sergio V_, il quale si vede intitolato _eminentissimus cousul et dux,
atque Domini gratia magister militum_. Lo strumento fu stipulato
_imperante domino nostro duce Constantino magno imperatore, anno quinto,
die XXII mensis julii, Indictione tertia, Neapolis_. Se tali note non
son fallate, prima di quel che credette il padre Pagi[902], _Costantino
duca_ ascese sul trono di Costantinopoli. A quest'anno ancora appartiene
un placito pubblicato dal Campi[903], e tenuto nel dì primo di luglio in
Piacenza nella corte propria di Rinaldo messo del signor re, dove _in
judicio residebat domnus Dionisius episcopus sanctae placentinae
ecclesiae, et comes vius comitatu placentino, sive missus domni regis
una cum domnus Cuniberto episcopus sanctae taurinensis ecclesiae_, ec.
Serva ancora questo atto a comprovare il dominio del re Arrigo, tuttochè
non per anche coronato, in Italia; e che anche il vescovo di Piacenza,
al pari di tanti altri prelati, era divenuto conte, cioè governatore
della sua città.