[878] Andreas Parmensis, in Vit. S. Johann. Gualberti. Acta Sanctorum
Bolland. ad diem 12 Julii.
[879] Andreas Januensis, in Vit. S. Johaan. Gualberti.
[880] Cardinal. de Aragon., in Vita Alexand. II, P. I, tom. 3 Rer. Ital.
Leo Ostiensis, Chron., lib. 3, cap. 20.
[881] Arnulf., Hist. Mediolanensis., lib. 3, c. 17.
[882] Baron., Annal. Eccl.
[883] Lambertus Schafnaburgensis, in Chron.
[884] Lupus Protospata, in Chronico.
[885] Annal. Pisani, tom. 6 Rer. Ital., pag. 168.
[886] Gaufrid. Malaterra, lib. 2, cap. 33.
Anno di CRISTO MLXIV. Indizione II.
ALESSANDRO II papa 4.
ARRIGO IV re di Germania e d'Italia 9.
Fu creduto in addietro che correndo quest'anno, _Annone arcivescovo_ di
Colonia fosse spedito a Roma per terminare lo scisma, e che
susseguentemente fosse tenuto il famoso concilio di Mantova, in cui
seguì la total depressione di Cadaloo. Ma Francesco Maria
Fiorentini[887], e poscia più profondatamente il padre Pagi[888], han
dimostrato doversi riferire all'anno 1067 tali fatti. Perchè nulladimeno
Lamberto da Scafnaburgo[889] parla sotto quest'anno dell'andata di esso
Annone a Roma, fu il Pagi d'avviso che due volte egli imprendesse tal
viaggio, l'una in questo e l'altra nell'anno suddetto. Ma il racconto di
Lamberto, se si avesse da attendere, porterebbe che Annone fosse venuto
molto prima di questo anno, dacchè egli successivamente narra che
Cadaloo, dopo la partenza di Annone in Italia, tentò la sua fortuna
colle armi contra di papa Alessandro. Nè ci resta vestigio di azione
alcuna fatta in questa prima pretesa venuta di Annone. Però, quanto a
me, credo che questo scrittore imbrogliasse qui il suo racconto, e che
non s'abbia a credere se non un sol viaggio di lui, del quale, parleremo
all'anno 1067. E tanto più perchè tuttavia seguitarono in quest'anno i
Romani a tener bloccato e ristretto Cadaloo in Castello Sant'Angelo. Se
fosse venuto a Roma Annone con commissioni del re, avrebbe messo fine a
quella gara. Per le notizie che accenna il suddetto Fiorentini, veniamo
in cognizione che papa Alessandro, il quale, imitando gli ultimi suoi
predecessori, riteneva tuttavia il vescovato di Lucca, si portò nel
presente anno a visitar quella chiesa, e quivi si fermò per più mesi.
Tolomeo lucchese, vescovo di Torcello[890], racconta una particolarità
degna d'osservazione: cioè che questo papa per maggior sua sicurezza si
ritirò in tempi tali a Lucca, con accordar varii privilegii alla
medesima città. _Nam primo tribuit ei bullam plumbeam pro sigillo
communitatis, ut habet dux Venetorum_ (l'usavano anticamente anche altri
principi). _Ecclesiam sancti Martini_ (cattedrale di Lucca) _speciali
decorat gratia, ut canonicos dictae Ecclesiae mitratos habeat in
processione regulari, et sicut cardinales incedant, sicut Ravennae, et
ecclesiae sancti Jacobi, quae Compostellana vocatur._ Ampliò _Benedetto
XIII_ papa in questi ultimi tempi la dignità di quella chiesa con dare
il titolo di arcivescovo al suo sacro pastore. In quest'anno ancora
_Domenico Contareno_, intitolato _Dei gratia Venetiae Dalmatiaeque dux,
imperialis magister_[891], insieme con Giovanni abbate del monistero dei
santi Ilario e Benedetto, situato _in territorio olivolensi super
flumen, quod dicitur Hune_, concede l'avvocazia di quel sacro luogo ad
Umberto da Fontannive. Dal che si raccoglie che Olivolo, città una volta
episcopale, era in terra ferma. In quest'anno ancora _Adelasia_ ossia
_Adelaide_ marchesana di Susa, e vedova di _Oddone_ ossia _Ottone_
marchese, fondò il monistero di santa Maria di Pinerolo per l'anima
sua[892], _et Manfredi marchionis genitoris mei, et Adalrici episcopi
Barbani mei, et Bertae genitricis meae, et anima domni Oddonis
marchionis viri mei, cujus exitus sit mihi luctus_, ec. Lo strumento fu
stipulato _anno Domini nostri Jesu Christi MLXIV, octavo die mensis
septembris_ nella città di Torino. Perchè non avea per anche Arrigo IV
re ricevuta la corona, perciò di lui non si fa memoria nè in questo
documento, nè in molti altri d'Italia. Abbiamo poi da Lupo
Protospata[893] che in quest'anno la città di Matera venne alle mani del
duca Roberto Guiscardo nel mese d'aprile. Passò egli dipoi con alquante
soldatesche in Sicilia in aiuto del conte Ruggieri suo fratello. Uniti
amendue scorsero senza contrasto l'isola depredando il paese, e
piantarono l'assedio a Palermo. Gran guerra fecero alla lor gente le
tarantole, e dopo aver consumato tre mesi inutilmente sotto quella
città, si ritirarono, ma ricchi assai di bottino.