[796] Lambertus Schafnaburgensis, in Chron.
[797] Sigebertus, in Chron.
[798] Albericus Monachus, in Chronico.
[799] Petrus Damian., lib. 1, Epist. 5.
[800] Ughell., Ital. Sacr., tom. 5 Append. Episcop. Ascol.
[801] Leo Ostiensis, lib. 2, cap. 94.
[802] Mabillon., in Annal. Benedictin., tom. 4 in Append.
[803] Lambertus Schafnaburgensis, in Chron.
[804] Romualdus Salern., Chron., tom. 7 Rer. Ital.
[805] Lupus Protospata, in Chronico.
[806] Guilielmus Apulus, lib. 2 Poem.
[807] Lambertus Schafnaburgensis, in Chron.
[808] Johann. Laudensis, in Vit. S. Petri Damian., cap. 6.
[809] Antiquit. Ital., Dissert. LXX.
Anno di CRISTO MLVIII. Indizione XI.
BENEDETTO IX papa 1.
ARRIGO IV re di Germania e d'Italia 3.
Se avesse Dio conceduta più lunga vita al pontefice _Stefano IX_,
potevano aspettarsi da lui di grandi imprese non meno di pietà che di
politica. Racconta Leone marsicano[810] ch'egli mandò ordine a Monte
Casino di portare con gran fretta e di nascosto a Roma tutto il tesoro
di quel sacro luogo in oro ed argento, promettendo in breve di rifare il
danno e con usura. Il motivo di tale novità era ignoto; ma fu creduto
ch'egli fosse dietro a mettere nel capo del duca Goffredo suo fratello
le corone del regno d'Italia e del romano imperio. _Disponebat autem
fratri suo duci Gotifredo apud Tusciam in colloquio jungi, eique, ut
ferebatur, imperialem coronam largiri; demum vero ad Normannos Italia
expellendos, qui maximo illi odio erant, una cum eo reverti._ Ma l'uomo
propone e Dio dispone. Non ebbe egli tempo da effettuar questo disegno,
il quale, se pure è vero, avrebbe portato una gran taccia al nome suo
presso la nazione germanica, ma sarebbe forse stato la salute
dell'Italia, con risparmiarle tanti sconcerti che poscia avvennero per
cagione di un re fanciullo allora e poi carico di vizii. Fu portato al
papa il tesoro casinense, ma ben mal volentieri, dai monaci. Una visione
raccontata al papa, e gli scrupoli insorti nella di lui delicata
coscienza, furono cagione ch'egli ordinasse che tutto quell'oro ed
argento fosse ricondotto al suo monistero. Maggiormente intanto si
aggravava la di lui malattia; e però, unito il clero e popolo romano,
l'obbligò a promettere che, in caso di sua morte, non passerebbono
all'elezione del nuovo papa finchè non fosse tornato di Germania
_Ildebrando cardinale_ suddiacono della Chiesa romana, e abbate di san
Paolo, chiamato da Lamberto[811] _vir et eloquentia et sacrarum
literarum eruditione valde admirandus_. Era questi stato inviato per
comun parere da Roma all'_imperadrice Agnese_ per gli affari e bisogni
occorrenti di questi pericolosi tempi. Andossene poi il pontefice
Stefano a Firenze in Toscana a trovare il fratello, e vi trovò anche la
morte, che il portò a miglior vita nel dì 29 di marzo, assistito nella
malattia dal santo abbate di Clugnì _Ugo_. Dio onorò la sua sepoltura
con varii miracoli. A questa nuova il popolo romano, che non s'era mai
saputo accomodare ad aver pontefici tedeschi, e specialmente eletti
dall'imperadore, tuttochè i cinque ultimi venuti di colà fossero stati
personaggi santi, o almeno assai benemeriti della Chiesa romana, fece
tosto un gran broglio per creare un papa romano. Gregorio figliuolo
d'Alberico, conte tuscolano ossia di Frascati, unito con altri potenti
di Roma[812], e guadagnata con danari buona parte del clero e popolo,
corse in tempo di notte con assai gente armata alla chiesa, e quivi
tumultuariamente fece eleggere papa _Giovanni vescovo_ di Veletri,
soprannominato poi _Mincio_ (parola forse tratta dal franzese _mince_,
che significava _leggiere_ e _balordo_, e potè dar l'origine alla parola
oggidì usata di _mincione_, _minchione_), il quale assunse il nome di
_Benedetto X_. Era uomo privo affatto di lettere, per attestato di san
Pier Damiano. A questa sregolata elezione, contraria ai sacri canoni, e
fatta anche senza il consentimento della corte germanica, cioè contra
del giuramento intorno a ciò prestato al defunto imperadore Arrigo III,
e contra del forte divieto fatto dall'ultimo defunto papa Stefano IX: a
questa elezione, dissi, con tutto vigore si oppose il suddetto san Pier
Damiano vescovo d'Ostia cogli altri cardinali. Protestarono, intimarono
scomuniche; ma indarno tutto. Furono essi astretti a fuggirsene e a
nascondersi per timor della vita; e il popolo, giacchè non si potea
avere il vescovo ostiense, a cui apparteneva la consecrazione del nuovo
pontefice, per forza obbligò l'arciprete d'Ostia, uomo ignorante, a
consecrare questo illegittimo e simoniaco papa: cosa anche essa affatto
ripugnante alla disciplina della Chiesa.
Giunto in Germania l'avviso della morte del papa, e nello stesso tempo
quel della novità commessa in Roma, non tardò l'imperadrice Agnese a
rimandare in Italia il cardinale Ildebrando con ordine di andar di
concerto col duca Gotifredo per provvedere a questi disordini. Intanto
arrivò a quella corte, per attestato di Lamberto, un'ambasceria di que'
Romani che non aveano acconsentito all'intrusione di Mincio,
rappresentandosi pronti ad osservare verso il re figliuolo quella
fedeltà che aveano mantenuta verso l'Augusto suo padre, e pregando
caldamente il re di mandar loro quel papa che gli piacesse, perchè
ognuno abborriva l'intruso. Si trattò dunque di eleggere un pontefice
legittimo, e s'accordarono insieme nella città di Siena, dove fu
celebrato un concilio, i primati tanto romani che tedeschi[813], per
alzare al trono pontifizio _Gherardo vescovo_ di Firenze, di nascita
borgognone, personaggio per senno e per ottimi costumi degno di sì
sublime dignità. Si attese nel rimanente dell'anno a preparar la forza,
e a far negoziati per atterrar l'usurpatore della cattedra di san
Pietro: il che, ebbe compimento nell'anno seguente, siccome diremo. Nel
presente, per testimonianza del Malaterra[814], fu nella Calabria una
terribil carestia e mortalità. Era già venuto in Italia _Ruggieri_,
minor fratello di _Roberto Guiscardo_, giovane che per valore, per
eloquenza, per accortezza non avea pari. Si diede anch'egli, col
consenso del fratello, a far delle conquiste nella Calabria, la metà
della qual provincia gli fu o promessa o conceduta da esso Roberto. In
quest'anno ancora il medesimo Roberto, vedendosi salito in tanta
potenza, sdegnò d'aver più per moglie _Alberada_, che gli avea partorito
un figliuolo appellato _Marco_, e con altro nome _Boamondo_, principe
che divenne col tempo assai celebre e glorioso. Trovate perciò ragioni o
pretesti di parentela, la ripudiò; ed ansioso di nozze più illustri,
prese per moglie _Sigelgaita_ figliuola del defunto Guaimario IV
principe di Salerno. Ma Guglielmo Pugliese[815] riferisce all'anno
seguente queste nozze, alle quali a tutta prima _Gisolfo II_, allora
principe regnante di Salerno, e fratello di Sigelgaita, si mostrò
renitente; ma poi condiscese, per non tirarsi addosso la nimicizia di
quella fiera nazione, e perchè guadagnò nel contratto alcune castella.
In quest'anno _V idus junii, Indictione XI_, dimorando in Firenze il
duca Gotifredo, accordò ai canonici di Arezzo la sua protezione[816].
Diedero unitamente tal privilegio_ Gottifredus divina favente clementia
dux et marchio, et Beatrix ejus conjux_. Parimente il medesimo duca _XVI
kalendas januarii, Indictione XII_, cioè ai dì 17 di dicembre dell'anno
presente, mentre risedeva in giudizio _intus casa, quae est sala de
palatio de civitate lucense_, confermò ad _Anselmo vescovo_ di Lucca,
che fu poi papa _Alessandro II_, la chiesa di santo Alessandro, _et
misit bannum domni imperatoris_ (benchè non per anche Arrigo IV godesse
questo titolo)_ super eodem Anselmo episcopus_, per maggior sicurezza di
lui.