NOTE:

[792] Continuator Hermanni Contracti, in Chron. Sigebertus, in Chronico.

Lambertus Schafnaburgensis, in Chron. Marianus Scotus, in Chron.

[793] Dodechinus, in Chron., ann. 1106.

[794] Antiquit. Ital., Dissert. XV.

[795] Ughell., Ital. Sacr., tom. I in Episc. Asculan.

Anno di CRISTO MLVII. Indizione X.

STEFANO IX papa 1.

ARRIGO IV re di Germania e d'Italia 2.

Per tutto il verno si fermò il _papa Vittore_ in Germania[796], ed

insieme col fanciullo _re Arrigo IV_ solennizzò la festa del santo

Natale in Ratisbona. Opera sua fu, per testimonianza di Sigeberto[797],

che nel presente anno _Baldovino conte_ di Fiandra e _Goffredo duca_ di

Lorena comparissero ad una gran dieta tenuta in Colonia, e quivi fossero

rimessi in grazia del re e dell'imperadrice lor madre. In tale occasione

Goffredo[798] liberamente riebbe la _duchessa Beatrice_ sua moglie, e

con esso lei se ne tornò al governo della Toscana e degli altri Stati

d'Italia. Anche il pontefice Vittore II, dopo avere colla sua prudenza

messo qualche buon sesto alla quiete della Germania, sen venne in

Italia. Da una lettera a lui scritta da san Pier Damiano[799] si

raccoglie che esso papa portò seco un'ampia autorità e plenipotenza per

regolar gli affari del regno italico, e mantenerlo alla divozione del

piccolo re Arrigo. Introduce esso Pier Damiano Cristo Signor nostro a

parlargli così: _Ego te quasi patrem imperatoris esse constitui_, ec.

_Ego claves totius universalis Ecclesiae meae tuis manibus tradidi_, ec.

_Et si pauca sunt ista, etiam monarchias addidi. Immo sublato rege de

medio, totius imperii vacantis tibi jura permisi._ Prima ancora, cioè

nell'anno precedente, e vivente l'Augusto Arrigo, era ad esso papa

raccomandato e commesso il governo d'Italia. In pruova di ciò resta un

atto pubblicato dall'Ughelli[800], cioè un placito tenuto da esso papa

Vittore II _in comitatu aprutiensi ante castrum de la Vitice, ab

Incarnatione Domini nostri Jesu Christi anni sunt millesimi

quinquagesimi sexti, et dies istius_ (parola scorretta) _et mensis

julius per Indictione nona._ Quivi egli è chiamato _Victorius sedis

apostolicae praesul urbis Romae Dei gratia Italiae egregius universali

PP. regimine successus, marcam firmanam et ducatum spoletinum._ Non

furono copiate colla dovuta attenzione queste parole, ma assai

trasparisce ch'esso papa avea il governo o di tutta l'Italia, o almeno

della marca di Fermo e del ducato di Spoleti. Ed acciocchè si conosca

chi fosse tuttavia il sovrano di quegli stati, si osservi che il papa

_fecit mittere bandum de parte regis Henrici, et de sua parte_, ec., _ut

si qui rebellis aut contemptor extiterit_, ec., _sciat se compositurum

ad partem camerae regis libras quinquaginta, et ad partem camerae suae

alias quinquaginta libras, etc._ Già si accennò che nell'anno 1055

_Federigo_ fratello del duca Goffredo avea vestito l'abito monastico in

Monte Casino. Era venuto papa Vittore a Firenze, colà invitato dal duca;

e, per attestato di Leone ostiense[801], Federigo, che più non avea

paura del defunto imperadore, si portò anche egli a Firenze, per far le

sue doglianze contro di _Trasmondo conte_ di Chieti, da cui era stato

empiamente svaligiato nel suo ritorno da Costantinopoli. Trasmondo fu

scomunicato dal papa, e, per ottener l'assoluzione, restituì non solo

tutto il rapito, ma ancora il castello di Frisa, già lasciato al

monistero casinese dalla di lui moglie. Quindi fu mossa lite contra di

_Pietro_ eletto abbate d'esso monistero, e spedito colà _Umberto

cardinale_ per esaminar l'elezione di lui. Avendo egli rinunziato, i

voti dei monaci, probabilmente per insinuazione dello stesso cardinale,

si unirono ad eleggere il suddetto _Federigo_, personaggio per altro

degnissimo di quel ministero, perchè dotato di religiosa perfezione e di

singolari virtù. Nè mancò il duca Goffredo di procacciargli anche dei

più splendidi onori. In effetto il papa nelle quattro tempora di giugno

creò esso Federigo cardinale del titolo di san Grisogono, confermando

nello stesso tempo a lui il grado di abbate, e alla badia casinese tutti

i suoi privilegii con bolla pubblicata dal padre Mabillone[802].

Fra poco si partì alla volta di Roma il novello porporato per quivi

prendere il possesso della sua chiesa titolare, quando eccoti, pochi

giorni dopo il suo arrivo, colà giugnervi anche _Bonifazio_, _cardinale_

e vescovo d'Albano, colla nuova che _papa Vittore_ era mancato di vita

in Firenze nel dì 28 di giugno. Cominciarono dunque i Romani a trattar

dell'elezione del successore, e nel dì 2 d'agosto con voti unanimi del

clero e popolo restò eletto il medesimo _cardinal Federigo_, che assunse

il nome di _Stefano IX_, perchè correva in quel dì la festa di santo

Stefano papa e martire. Lamberto da Scafnaburgo[803] notò come cosa

considerabile l'unione ed allegria de' Romani in tal congiuntura, con

dire: _Nec quisquam sane multis retro annis laetioribus suffragiis,

majore omnium exspectatione, ad regimen processerat romanae Ecclesiae._

Applicossi tosto questo zelantissimo papa alla riforma della disciplina

ecclesiastica con tenere più di un concilio, dove condannò i maritaggi

de' preti latini, le nozze illecite, le simonie ed altri pubblici e

comuni disordini di que' corrotti secoli. Per la festa di santo Andrea

si portò a Monte Casino, dove con tutto vigore cercò di svellere l'abuso

de' monaci proprietarii. Tornato a Roma, _quum romana febre jamdudum

langueret_, s'aggravò talmente il suo male circa la festa del santo

Natale, che credette d'essere giunto al fine de' suoi giorni. Allora fu

che, col consiglio dei priori, elesse abbate di Monte Casino

_Desiderio_, uomo incomparabile, ed uno dei più splendidi ornamenti di

quel sacro luogo, con dichiararlo anche suo nunzio alla corte

dell'imperadore d'Oriente, inviandolo colà insieme con _Stefano

cardinale_ e _Mainardo_, poscia vescovo di Selva Candida. Abbiamo da

Romoaldo salernitano[804] che in quest'anno terminò i suoi giorni

_Goffredo conte_ de' Normanni, lasciando per suo successore _Bagelardo_

ossia _Abailardo_ suo figliuolo, valoroso milite. Ma _Roberto Guiscardo_

fratello di Goffredo, la cui ambizione non conobbe mai limiti,

s'impadronì di tutti i di lui Stati, e ne cacciò il nipote. Questo

_Goffredo_, il cui nome è alterato nel testo di Romoaldo, altro non è

che _Unfredo_ conte e capo dei Normanni in Puglia, del quale abbiam

favellato più volte in addietro. La sua morte è riferita all'anno

precedente da Lupo Protospata[805]. Guglielmo Pugliese aggiugne[806] che

Roberto Guiscardo, dopo i funerali del fratello,

_Ad Calabros rediit, Cariati protinus urbem_

_Obsidet, hac capta reliquas ut terreret urbes._

Quest'assedio appartiene all'anno seguente. Nel presente[807]

cominciarono i baroni della Sassonia, siccome mal soddisfatti del

defunto imperadore Arrigo, a macchinare delle novità contra del di lui

figliuolo _Arrigo_. Accolsero con grande ansietà _Ottone_ fratello di

_Guglielmo marchese_, e trattarono infino di alzar lui al trono, e di

levar di vita il re fanciullo. Diedesi principio alla sollevazione; ma,

rimasto estinto in un incontro il suddetto Ottone, per allora si quetò

il tumulto, e continuò nell'animo de' Sassoni la medesima avversione ad

Arrigo IV. In quest'anno ancora il nuovo papa Stefano ben conoscente

della rara virtù e letteratura di _Pier Damiano_, dall'eremo il chiamò a

Roma, e l'alzò al grado di cardinale e di vescovo d'Ostia[808]. Ripugnò

forte ad accettar queste dignità il santo monaco, con resistere finchè

potè alle preghiere d'esso papa e di molti vescovi; ma l'intimazione

della scomunica, se non ubbidiva, quella fu che in fine l'espugnò.

Provvide ancora esso pontefice la Chiesa vacante di Lucca di un vescovo,

che poi divenne celebre, cioè di _Anselmo da Badagio_ milanese, il qual

poscia nella sedia di san Pietro fu chiamato _Alessandro II_. Circa

quest'anno parimente ebbe cominciamento lo scisma del clero di Milano,

di cui parleremo negli anni seguenti. Una bolla del suddetto pontefice,

data non già nell'anno 1058, ma bensì nel presente 1057, fu da me

pubblicata[809], in cui determina che gli ecclesiastici non sieno tirati

al foro secolare, nè sieno loro imposte gravezze dai laici. Le note son

queste: _Datum Romae per manum Humberti sanctae ecclesiae Silvae

Candidae episcopi et bibliothecarii sanctae romanae et apostolicae

Sedis, anno pontificatus domni Stephani noni papae primo, XV kalendas

novembris, Indictione undecima_, cominciata nel settembre. A quest'atto

intervennero _Anselmo_ vescovo di Lucca, _Benedetto_ vescovo di Veletri,

_Bonifazio_ vescovo d'Albano, _Umberto_ vescovo di Selva Candida,

_Pietro_ vescovo lavicano, ed _Ildebrando_ cardinale suddiacono della

santa romana Chiesa.

Annali d'Italia, vol. 4 dal principio dell'era volgare sino all'anno 1750 · 第 72 / 277 题