NOTE:

[734] Hermannus Contractus, in Chron.

[735] Guillelmus Apulus, lib. 2 Poem.

[736] Lambertus Schafnaburgensis, in Chron.

[737] Leo Ostiensis, Chron., lib. 2, cap. 90.

[738] Wibertus, Vita S. Leonis IX, lib. 2, cap. 4.

[739] Hermannus Contractus, in Chron.

[740] Leo IX, Epistol. II, tom. 9 Concilior. Labbe.

[741] Dandul., in Chron., tom. 12 Rer. Ital.

[742] Guillelmus Apulus, lib. 2 Poem. de Normann.

[743] Leo Ostiensis, Chron., lib. 2, cap. 87.

[744] Hermannus Contractus, in Chron.

[745] Gaufrid. Malaterra, Histor., lib. 1, cap. 10.

[746] Gregor. IX, in Epist. ad Germ. Constant.

[747] Bruno Episc., in Vit. Leonis IX.

[748] Apud Peregrin., Hist. Princip. Langobard.

[749] Anonymus Barensis, tom. 5 Rer. Ital.

[750] Guillelmus Apulus, lib. 2 Poem.

[751] Leo Ostiensis, lib. 3, cap. 10.

[752] Hermannus Contractus, in Chron.

[753] Antiquit. Ital., Dissert. LXX.

[754] Ibidem, tom. 1, pag. 211.

Anno di CRISTO MLIV. Indizione VII.

LEONE IX papa 6.

ARRIGO III re di Germania 16, imperadore 9.

Passò il verno in Benevento il santo pontefice _Leone IX_, ma in mezzo

all'afflizione, perchè egli, secondochè scrive Lamberto da

Scafnaburgo[755], dappoichè fu liberato dall'assedio de' Normanni,

_cunctos dies, quibus supervixit tantae calamitati, in luctu et moerore

egit_. Ed Ermanno Contratto scrive[756] ch'egli ridotto in Benevento,

quivi si fermò, _nec fuit redire permissus_. Non dice chi gl'impedisse

il ritorno. Possiamo con tutta ragione sospettare che i Normanni; ma ciò

non s'accorderebbe col Malaterra[757] là dove racconta che papa Leone

loro non solamente restituì la sua grazia, ma concedette ancora in feudo

tutti gli Stati posseduti, e quegli eziandio che potessero acquistare in

Calabria e in Sicilia; giacchè la Sicilia tuttavia gemeva sotto il giogo

de' Maomettani Saraceni. Spedì il buon papa nel gennaio di quest'anno a

Costantinopoli per suoi legati _Umberto cardinale_, _Pietro arcivescovo_

d'Amalfi, e _Federigo_ diacono cardinale, cancelliere della santa romana

Chiesa e fratello di _Gotifredo duca_ di Lorena, a cagione delle liti

insorte in questi tempi fra le Chiese latina e greca, le quali andarono

a terminare in un deplorabile scisma. Se ne può informare il lettore

dagli Annali ecclesiastici del cardinal Baronio, e da altri scrittori di

sì fatte materie. Ma le afflizioni dell'animo ridondarono ancora sopra

il corpo del buon pontefice[758]. Infermatosi, ebbe nondimeno tanto

vigore che celebrò messa pubblicamente nell'anniversario della sua

ordinazione, cioè nel dì 12 di febbraio. Crescendo poscia il malore, di

colà si partì nel dì 12 di marzo per tornarsene a Roma, e gli prestarono

in tal congiuntura buona scorta ed ogni possibil servigio i Normanni. Se

crediamo al Malaterra, lo stesso _conte Unfredo_ il condusse con tutto

onore fin dove piacque al papa. Leone ostiense lasciò scritto[759] che

l'accompagnò fino a Capoa, dove esso pontefice si fermò per dodici

giorni, e preso poi seco _Richerio abbate_ di Monte Casino, continuò il

suo viaggio fino a Roma. Nè passarono molti giorni che fu chiamato da

Dio a godere delle sue rare virtù e gloriose fatiche il premio in cielo

nel dì 19 d'aprile dell'anno presente. Dio attestò coi miracoli la

santità di questo buon pontefice, il quale benchè poco vivesse e in

tempi tanto corrotti, pure gran cose operò, e gareggiò in attività e

zelo co' primi pontefici della Chiesa di Dio. Veggansi le Vite di lui

scritte da Wiberto e da Brunone vescovo di Segna, e gli Atti de' Padri

Bollandisti al dì 19 d'aprile.

Succedette in quest'anno, se pur non fu nel precedente, in Italia un

matrimonio che disturbò forte la corte imperiale in Germania,

_Gotifredo_, ossia _Goffredo duca_ di Lorena, che, secondo Lamberto

scafnaburgense[760], era già venuto in Italia con papa Leone, oppure,

come ha Ermanno Contratto[761], _Italiam latenter adiens_ nell'anno

presente, trattò e conchiuse le sue nozze con _Beatrice_, vedova del fu

marchese e duca di Toscana _Bonifazio_, e, secondochè hanno alcuni

conghietturato, concertò anche l'accasamento di _Gotifredo_ il Gobbo suo

figliuolo con _Matilda_ figliuola di essa Beatrice, allora di età assai

tenera. Lamberto e Sigeberto[762] scrivono effettuato il matrimonio di

Beatrice nell'anno precedente. Ermanno Contratto ne parla solamente in

questo, terminando con sì fatta notizia e colla morte propria la Cronica

sua. Altrettanto ha Bertoldo da Costanza[763]. Per tal via lo scaltro

Goffredo (son parole di Lamberto) _Beatricem accipiens, marcham_ (di

Toscana) _et ceteras ejus possessiones conjugii praetextu sibi

vindicavit_. A questo avviso s'allarmò non poco l'Augusto Arrigo,

primieramente perchè vedeva intaccato di troppo il suo diritto, mentre,

secondo le leggi, o secondo le consuetudini, Beatrice per essere donna,

ed anche solamente vedova, non potea pretendere di comandare nel ducato

della Toscana, e, benchè avesse figliuoli, apparteneva all'imperadore il

darne l'investitura al maschio. Secondariamente, perchè Gotifredo, stato

finora nemico dell'imperadore, e personaggio di gran senno e maneggio,

era creduto capace di sconvolgere tutta l'Italia, e di sottrarla al

dominio degli Augusti tedeschi. Vedemmo grande la potenza del marchese

Bonifazio anche in Lombardia, dove possedeva tante fortezze e beni:

tutto venne in potere di Goffredo, e però non erano ingiusti i sospetti

e timori d'Arrigo, il quale fin d'allora pensò a rimediarvi; e noi il

vedremo venire nell'anno seguente apposta per questo in Italia. Dopo la

vittoria riportata contra dell'esercito pontifizio non istettero punto i

Normanni colle mani alla cintola. Per testimonianza di Guglielmo

pugliese[764], niuna città restò in Puglia che non si sottomettesse al

loro dominio, o non si obbligasse di pagar loro tributo. _Unfredo_ conte

e capo d'essi fece allora aspra vendetta degli uccisori di Drogone suo

fratello, e forzò all'ubbidienza le città di Troia, Bari, Trani, Venosa,

Otranto, Acerenza, ed altre terre. Ma questo storico diede qui negli

eccessi, con attribuire tutte queste prodezze e conquiste ad Unfredo.

Certamente parte d'esse succedette dipoi. Mandò ancora, per

testimonianza di lui, _Roberto Guiscardo_ suo fratello a far delle

conquiste in Calabria. Uomo di mirabil accortezza e bravura era Roberto,

e perciò seppe ben profittarne. Fors'anche fece più di quel che si

aspettava o voleva Unfredo; e quindi nacque lite fra loro, di maniera

che un dì, trovandosi insieme a pranzo, Unfredo gli fece mettere le mani

addosso, e, sguainata la spada, era in procinto d'ucciderlo, se non

fosse stato trattenuto da Gocelino. Restò Roberto in prigione per

qualche tempo, finchè, deposto lo sdegno, Unfredo non solamente gli

restituì la libertà ed amicizia primiera, ma gli concedette ancora

quanto esso Roberto avea acquistato ed era per acquistare in Calabria,

con dargli anche un buon soccorso di cavalleria. Di più non vi volle

perchè Roberto, parte colle astuzie, parte colla forza, slargasse in

quelle contrade i confini del suo dominio. Abbiamo la conferma de'

privilegii data dall'Augusto Arrigo a _Benedetto vescovo_ di Adria[765]

_II idus februarii, anno dominicae Incarnationis MLIIII, Indictione VII.

Actum Turegum_. Le altre note han bisogno d'essere ritoccate.

Annali d'Italia, vol. 4 dal principio dell'era volgare sino all'anno 1750 · 第 69 / 277 题