NOTE:

[716] Hermannus Contractus, in Chronico.

[717] Wibert., Vita S. Leonis IX, lib. 1, cap. 4.

[718] Rubeus, Hist. Ravenn., lib. 5.

[719] Leo Ostiens., Chron. lib. 2, cap. 84.

[720] Antiquit. Italic., Dissert. XXXX, pag. 641.

[721] Antiquit. Ital., Dissertat. LXVI.

[722] Arnulfus, Hist. Mediolan., lib. 3, cap. 3.

[723] Fiorentini, Memor. di Matild., lib. 1.

[724] Rerum Italic. Scriptor., tom. 3.

[725] Donizo, in Vita Mathild., lib. 1.

[726] Hermannus Contractus, in Chronico.

[727] Fiorentini, Memorie di Matilde, lib. 1.

[728] Leo Ostiensis, lib. 2, cap. 85.

[729] Romualdus Salernit., Chron., tom. 7 Rer. Ital.

[730] Leo Ostiensis, lib. 2, cap. 84.

[731] Sigonius, de Regno Italiae, lib. 8.

[732] Leo Ostiensis, lib. 2, cap. 46.

[733] Pagius, in Annal. Baron.

Anno di CRISTO MLIII. Indizione VI.

LEONE IX papa 5.

ARRIGO III re di Germania 15, imperadore 8.

Implorò in questi tempi _papa Leone_ più che mai l'assistenza

dell'_Augusto Arrigo_ per liberar la Puglia dal giogo dei Normanni, i

quali, per quanto scrive Ermanno Contratto[734], _viribus adaucti,

indigetes bello premere coeperunt, injustum dominatum invadere,

haeredibus legitimis castella, praedia, villas, domus, uxores etiam,

quibus libuit, vi auferre, res ecclesiarum deripere, postremo divina et

humana omnia (prout viribus plus poterant) jura confundere, nec jam

apostolico pontifici, nec ipsi imperatori, nisi tantum verbo tenus

cedere_. Guglielmo pugliese diversamente parla della condotta de'

Normanni, e ci vorrebbe far credere che da Argiro duca d'Italia per

l'imperadore greco provenissero specialmente tanti lamenti in parte

falsi contra de' Normanni, dappoichè non gli era riuscito nè con danari

nè con promesse di tirarli fuor d'Italia al servigio de' Greci. Secondo

lui[735], la gente di Puglia

_. . . . . . varias deferre querelas_

_Coepit, et accusat diverso crimine Gallos._

_Veris commiscens fallacia nuntia mittit_

_Argirous papae, precibusque frequentibus illum_

_Obsecrat, Italiam quod libertate carentem_

_Liberet, ac populum discedere cogat iniquum._

Ma non era papa Leone uomo da lasciarsi in tal congiuntura ingannare.

Egli stesso soggiornava in lor vicinanza, e più volte era stato sul

fatto, cioè in quelle contrade medesime, e potea ben sapere se i

Normanni fossero sì o no una specie di masnadieri. Vedremo che mai non

si quetarono, infinattantochè non ispogliarono i signori di que' paesi

de' loro Stati. Guglielmo storico, allorchè i Normanni furono nel colmo

della potenza, scrisse per piacere alla stessa nazion dominante; però

non par sicura la testimonianza sua. Ora l'imperadore diede alcune delle

sue soldatesche al papa; molte altre ne ottenne esso papa da diversi

signori; e con queste brigate s'unì una gran ciurma di scellerati e

banditi, tutti condotti dall'avidità e speranza di far buon bottino. Nel

mese di febbraio con questa gente calò in Italia il buon pontefice,

conducendo seco _Gotifredo duca_ di Lorena, e _Federigo_ suo fratello

che fu poi papa Stefano X, e molti cherici e laici esercitati nel

mestier della guerra, per valersene contro i Normanni[736]. Ma prima di

arrivar egli giù dall'Alpi, _Gebeardo_ vescovo allora di Aichstet, di

nazion bavarese, avendo fatto ricorso all'imperadore, tanto disse e

tanto fece, che il ridusse a richiamare il grosso corpo di truppe

imperiali già spedite in aiuto del papa, in maniera che altro non vi

restò di quell'esercito che un battaglione di cinquecento persone[737].

Se n'ebbe poscia ben bene da pentire lo stesso Gebeardo, dacchè divenne

anch'egli pontefice romano col nome di Vittore II, per le insolenze che,

non men di papa Leone IX, dovette sofferir dai Normanni di Puglia, senza

poterli reprimere. Giunto a Mantova papa Leone nella quinquagesima, per

attestato di Wiberto[738], determinò di tener quivi un concilio. Erano

accorsi ad ossequiar il papa varii vescovi di Lombardia, a' quali faceva

paura il rigore e zelo del santo pontefice: che ben sapeano di aver de'

mancamenti da renderne conto. Però alla lor suggestione fu attribuita

una rissa insorta fra i familiari d'essi prelati e quei del papa, in

tempo appunto che si celebrava il concilio. Corse alla porta della

basilica il santo padre; volavano le saette e i sassi, e fu egli stesso

in pericolo della vita per salvare i suoi domestici, che si rifugiavano

verso la di lui persona, e senzachè gli aggressori si guardassero dal

ferire chi andava a nascondersi sotto le vesti pontificali. Si quetò con

difficoltà il tumulto, ma fu esso cagione che si sciolse il concilio; e

ciò non ostante il misericordioso pontefice diede nel dì seguente

l'assoluzione agli autori di tale iniquità. Andossene a Roma san

Leone[739], e dopo Pasqua tenne quivi un nuovo concilio[740], dove fu

posto fine alle vecchie liti che bollivano fra i patriarchi di Aquileia

e di Grado, chiamato nuova Aquileia; cioè fu deciso che quel di Grado

fosse indipendente dall'altro, e vero metropolitano dell'Istria e delle

isole di Venezia. Anche il Dandolo[741] ne fa menzione, ma con supporre

ciò seguito in un precedente sinodo, mentre aggiugne che papa Leone

visitò dipoi Venezia per divozione verso san Marco. Ciò probabilmente

accadde nell'ultimo suo ritorno dalla Germania sul principio dell'anno

corrente.

Ciò fatto, ardendo pure il santo papa di desiderio di liberar la Puglia

dalla crudele ed insaziabil nazione dei Normanni, mosse l'esercito

preparato contra di loro. Era questo composto, secondochè abbiamo da

Guglielmo pugliese[742], de' pochi Tedeschi ch'egli avea potuto ritenere

al suo soldo, cioè di settecento Suevi, oltre alla canaglia de'

facinorosi, venuta di Germania, condotti da _Guarnieri_, che

probabilmente fu il primo marchese di questo nome della marca d'Ancona.

V'erano inoltre moltissime brigate d'Italiani armati, raccolte da Roma,

Spoleti, Camerino, Fermo, Ancona, Capoa, Benevento ed altri luoghi. Non

sussiste, a mio credere, che _Goffredo_ o _Gotifredo duca_ di Lorena

fosse il generale di questa impresa. Piuttosto è da credere _Rodolfo_,

eletto già principe di Benevento, per quanto s'ha da Leone

ostiense[743]. Consisteva poi l'armata de' Normanni, secondo il medesimo

autore, in tremila cavalli e poca fanteria, ma tutta gente forte,

agguerrita, e che non conosceva paura. I condottieri di questa, divisa

in tre squadre, furono _Unfredo_ conte e capo d'essi Normanni,

_Riccardo_ conte di Aversa, _Roberto_ soprannominato _Guiscardo_, cioè

_Astuto_, poco dianzi venuto di Normandia a trovare il fratello Unfredo,

cioè quel medesimo Roberto che vedremo a suo tempo padrone di quasi

tutto il regno ora di Napoli e di parte della Sicilia. Tralascio altri

nominati da esso storico pugliese. Dal medesimo bensì e da Ermanno

Contratto[744] abbiamo che i Normanni, veggendo sì grande apparato di

guerra contra di loro, e sè di forze troppo disuguali, spedirono

ambasciatori al papa, offerendosi umilmente al servigio e all'ubbidienza

di lui, e di riconoscere in feudo dalla santa Sede gli Stati da lor

posseduti. Ma non fu accettata l'offerta, non già per alterigia del papa

pieno d'umiltà e nemico di spargere il sangue cristiano, ma per cagion

dei superbi Tedeschi, i quali s'opposero, deridendo la piccola statura

de' Normanni, e figurandosi d'averli già vinti col solo terrore. Costoro

indussero suo malgrado il papa a comandar loro che, deposte le armi, se

ne tornassero al loro paese; altrimente andrebbono tutti a fil di spada.

A questa sì aspra risposta non seppero accomodarsi i Normanni, ed

abbracciando i consigli della disperazione, risoluti piuttosto di morir

cadauno onoratamente coll'armi in mano, che di accettare un così

vergognoso partito, si prepararono alla battaglia. Fors'anche furono i

primi ad assalire improvvisamente l'oste nemica. Si fece questa giornata

campale presso Civitella nella provincia di Capitanata nel dì 18 di

giugno[745]. A Riccardo conte di Aversa, che guidava la prima schiera,

riuscì facile lo sbrigliare le mal disciplinate milizie italiane, ed

inseguirle con loro non picciola strage. S'affrontò Unfredo conte coi

Tedeschi, e trovò quivi duro il terreno, in guisa che per la morte di

molti de' suoi era vicino a cedere, quando il valoroso Roberto colla sua

schiera di riserva accorse in aiuto del fratello, e fece delle mirabili

prodezze. Tornato poi Riccardo dalla caccia degli Italiani, finì la

festa con la morte di quasi tutti i Tedeschi, i quali vi lasciarono ben

la vita, ma la fecero costar cara ai vincitori. Papa Leone, dopo questa

disgrazia afflittissimo, si salvò colla fuga in Civitella, che fu ben

tosto assediata dai Normanni. Secondo Gaufrido Malaterra, quegli

abitanti, per non aver danno da quella feroce nazione, misero il papa

fuori della città. Guglielmo Pugliese scrive che non vollero riceverlo

nella città, temendo di disgustare i Normanni, di modo ch'egli venne

nelle mani de' Normanni stessi. Volle Dio che costoro si ricordassero di

esser Cristiani, nè obbliassero il rispetto dovuto al vicario di Cristo.

Perciò, lungi dal fargli oltraggio alcuno, corsero a baciargli i piedi,

e a chiedergli perdono ed assoluzion delle colpe. Il papa li benedisse,

ed ottenne d'esser condotto a Benevento: il che con tutto onore di lui

eseguirono. Quivi si fermò egli per molto tempo, cioè per tutto

quest'anno e parte del seguente, ma senza essergli permesso di

tornarsene indietro. L'Ostiense scrive che entrò in Benevento nel dì 23

di giugno. Non fu lodata dai zelanti cattolici d'allora questa impresa

di papa Leone, ed anzi fu creduto che Dio permettesse ciò per insegnare

ai capi della Chiesa e agli altri sacri ministri di non intervenire ai

sanguinosi spettacoli della guerra. _Occulto Dei judicio_, dice Ermanno

Contratto, _sive quia tantum sacerdotem spiritalis potius quam pro

caducis rebus pugna decebat; sive quod nefarios homines quam multos ad

se ob impunitatem scelerum vel quaestum avarum confluentes, contra

itidem scelestos secum ducebat; sive divina justitia alias, quas ipsa

novit, ob caussas nostros plectente_.

Disapprovò sommamente tal fatto anche san Pier Damiano, con giugnere

infino a negare ai papi il diritto di far guerra: perlochè si meritò la

censura del cardinal Baronio. Ma son certo che neppur lo stesso Baronio

seppe approvar l'andata in persona di questo buon pontefice alla guerra,

massimamente contra di gente cristiana. Anche la spada temporale

conviene ai sommi pontefici, come principi temporali; ma questa, per

sentimento di papa Gregorio IX, _pro ecclesia manu saecularis principis

eximenda est_[746]. E Brunone vescovo di Segna[747] scrive ch'egli andò

_super Normannos praeliaturus, zelum quidem Dei habens, sed non fortasse

scientiam. Utinam ispe per se illuc non ivisset, sed solummodo illuc

exercitum pro justitia defendenda misisset_! Riposossi di poi il papa in

Benevento, come in città sua. Secondo la Cronichetta dei duchi di quella

città, pubblicata dal Pellegrini[748], _Pandolfo V_ e _Landolfo V_

principi di Benevento aveano tenuto quel principato, _usquedum venit

domnus papa Leo in Beneventum mense augusti, Indictione IV, anno Domni

MLI, et exsiliati sunt_. E ciò avvenne prima del cambio di Benevento con

Bamberga. Pare che solamente dopo esso cambio un certo _Rodolfo_ fosse

creato dal papa _principe_ di Benevento: il che quando sia certo,

abbastanza si conosce che non la sola città, ma anche il principato era

stato ceduto a papa Leone IX; il che tuttavia è difficile a credersi,

perchè allora i papi non concedevano ai lor vassalli il titolo di

_principe_, significante in questi tempi un signore indipendente, o un

figlio di sovrano. Oltre alla battaglia suddetta, abbiamo dall'Anonimo

barense[749] che un'altra ne succedette ed anche prima, e forse

nell'anno precedente. Ecco le sue parole all'anno 1052, nel quale vien

anche riferito il fatto d'armi dell'esercito pontifizio. _Argiro_ (duca

l'Italia per l'imperador greco) _ibit_ (in vece d'_ivit_) _in Siponto

per mare. Deinde Umfreda_ (conte e capo dei Normanni) _et Petrone cum

exercitu Normannorum super eum, et fecerunt bellum, et ceciderunt de

Longobardis ibidem. Ipse Argiro semivivus exsiliit plagatus, et ibit

incivitate Vesti_. Poscia all'anno presente narra che lo stesso Argiro

spedì il vescovo di Trani a Costantinopoli per ragguagliar quella corte

de' sinistri avvenimenti delle cose d'Italia. Guglielmo pugliese

aggiugne[750] che per queste disavventure Argiro cadde dalla grazia del

greco imperadore, sospettandolo forse d'intelligenza coi Normanni,

oppure riguardandolo come uomo inetto al governo. Fu perciò mandato in

esilio, dove, dopo lungo tempo cruciato dalla poca sanità e dalle

amarezze dell'animo, diede fine alla sua vita. Abbiamo nondimeno da

Leone Ostiense[751] che Argiro tuttavia nell'anno 1058 era _Barensium

magister_, e che solamente in quell'anno egli andò a Costantinopoli, e

in tal congiuntura è da credere che restassero liberi i Normanni da

questo emulo, che tanto s'era maneggiato per la loro rovina. In

quest'anno[752] l'_imperadore Arrigo_, tenuta una gran dieta in

Tribuaria, fece eleggere re di Germania e suo successore il fanciullo

_Arrigo IV_ suo figliuolo. E perciocchè _Corrado duca_ di Baviera s'era

collegato con _Andrea re_ d'Ungheria nemico del romano imperio, gli

tolse quel ducato, e lo diede allo stesso novello re suo figliuolo. Ho

io rapportato altrove[753] la conferma de' privilegii fatta dall'Augusto

al monistero delle monache del Senatore di Pavia. Il diploma si dice

dato _XI kalendas maii, anno dominicae Incarnationis MLIIII, Indictione

VI, anno autem domni Heinrici tertii regis, imperatoris secundi,

ordinationis ejus XXV, regni quidem XIII, imperii vero VII. Actum

Turego_. Probabilmente l'originale avrà _anno dominicae Incarnationis

MLIII_, perchè veramente l'indizione e l'altre note indicano l'anno

presente, se pure non fu quivi adoperato l'anno pisano. Ribellatisi in

quest'anno gli Amalfitani al cieco _Mansone_ loro duca[754],

l'obbligarono a fuggire, ed allora risorse il deposto _Giovanni_ suo

fratello, il quale seguitò poi a governar quel popolo per sedici anni.

Annali d'Italia, vol. 4 dal principio dell'era volgare sino all'anno 1750 · 第 68 / 277 题