[696] Leo Ostiensis, lib. 2, cap. 81.
[697] Wibertus, in Vita S. Leonis, lib. 2, cap. 4.
[698] Rer. Ital., tom. 6.
[699] Annal. Pisan., tom. 6 Rer. Ital., pag. 167.
[700] Hermannus Contractus, in Chron.
[701] Camillus Peregrin., Hist. Princip. Langobard.
[702] Antiquit. Italic., Dissert. LXIII.
[703] Antichità Estensi, P. I, cap. 11.
[704] Chron. Farfense, P. II, tom. 2 Rer. Ital.
Anno di CRISTO MLI. Indizione IV.
LEONE IX papa 3.
ARRIGO III re di Germania 13, imperadore 6.
Trovaronsi l'infaticabil _Leone IX_ papa e l'_imperadore Arrigo_ in
Augusta, dove insieme celebrarono la festa della Purificazione della
santa Madre di Dio. In tal occasione, per attestato di Ermanno
Contratto[705], l'imperadore rimise in grazia del papa _Unfredo
arcivescovo_ di Ravenna. Ma Wiberto[706] aggiugne una particolarità:
cioè che Unfredo fu chiamato da Arrigo ad Augusta, e dopo aver
restituito al papa alcuni beni ingiustamente occupati, fu forzato a
chiedere l'assoluzion delle censure. Inginocchiossi egli a' piedi del
santo pontefice, e perchè tutti i prelati assistenti interposero le lor
preghiere in favor di lui, Leone con alta voce disse: _A misura della
sua divozione Dio gli conceda l'assoluzione di tutti i suoi falli._ Nel
levarsi Unfredo in piedi, fu osservato, che quasi burlandosi del papa, e
tuttavia gonfio di superbia, sogghignava. Vennero le lagrime agli occhi
al buon pontefice, e con voce bassa disse ad alcuni che gli stavano
intorno: _Oimè, questo miserabile è morto._ Poco stette Unfredo a cader
malato, ed appena ricondotto in Italia, diede fine alla vita e
all'alterigia sua. Ermanno Contratto lasciò scritto, essere corsa voce
ch'egli morisse attossicato, perchè la sua morte fu improvvisa. Ma
s'egli morì, come vuole il Rossi, nel dì 22 di agosto, gran tempo corse
fra la di lui andata in Germania e la morte sua. Tornato a Roma papa
Leone, quivi celebrò dopo Pasqua un nuovo concilio, dove fra l'altre
cose scomunicò _Gregorio vescovo_ di Vercelli, imputato d'adulterio con
una vedova già sposa di un suo zio. Non si trovava questo vescovo in
Roma, e nulla perciò potè rispondere per sè. Ma avvertito della censura
contra di lui fulminata, se nel volò a Roma, ed avendo promessa
soddisfazione, se ne tornò assoluto e contento a casa. Questo ne' tempi
susseguenti fece gran figura negli affari secolareschi d'Italia, siccome
vedremo. Andò poscia il santo pontefice all'insigne monistero di
Subiaco, da dove essendo fuggito _Attone_ ossia _Azzo_ abbate, a cui
dovea rimordere la coscienza, egli diede per abbate a que' monaci
_Umberto_, nato in Francia, e le cui imprese, parte buone e parte
cattive, si leggono nella Cronica di Subiaco[707], da me data alla luce.
È notabile quanto ivi è scritto: cioè che il papa in quella congiuntura
_Sublacenses ad se convocavit in monasterio, quorum et requirens
instrumenta chartarum, notavit falsissima, et ex magna parte ante se
igne cremari fecit_. Di queste merci non furono privi una volta altri
monisteri e chiese: il che sia detto senza pregiudizio degli
innumerabili altri autentici documenti che si trovano nei loro archivii.
Doveano in questi tempi avere i monaci di Farfa chi li perseguitava
nella corte pontificia; e probabilmente uno dei lor nemici era _Giovanni
vescovo_ della Sabina, che mosse di molte pretensioni contra di
quell'insigne monistero. Scrissero i monaci una lettera al buon
pontefice con esporgli le prerogative di quel sacro luogo, e pregarlo di
non badare ai detrattori. _Sumus enim_ (dicono essi) _plus minus
quingenti vestri oratores_[708]: il che, per mio avviso, si dee
intendere non de' soli monaci abitanti in Farfa, ma degli altri ancora
che erano ne' monisteri e priorati sottoposti. Nel concilio romano si
agitò la lite fra i monaci e il suddetto vescovo. Finalmente papa Leone
IX confermò al monistero farfense tutti i suoi privilegii con una bolla,
in cui si fa sentire il suo cuore pien di divozione verso la santissima
Vergine, _data III idus decembris per manus Federici diaconi sanctae
romanae Ecclesiae bibliothecarii, vice domni Herimanni archicancellarii,
et coloniensis archiepiscopi, anno domni Leonis IX papae tertio,
Indictione V_, cominciata nel settembre dell'anno presente. Crede il
padre Mabillone[709] che _Ermanno_ arcivescovo di Colonia fosse
_arcicancelliere_ di papa Leone IX, nelle cui sole bolle si truova
questa novità. Era il medesimo Ermanno arcicancelliere dell'imperio in
questi giorni. Wiberto scrive[710] che papa Leone diede _officium
cancellarii sanctae romanae Sedis_ a lui e ai suoi successori. Confermò
parimente il santo pontefice tutti i suoi diritti al monistero
casauriense con altra bolla[711], data _X kalendas julii, ec. anno domni
Leonis IX papae II_ (dee essere _III_), _Indictione IV_. Io tralascio
altre bolle dello stesso papa, il quale, per testimonianza
dell'Ostiense[712], in quest'anno andò a Capoa, a Benevento e a Salerno.
In tal congiuntura è credibile che succedesse ciò che preventivamente
aveva asserito il medesimo Ostiense, cioè ch'egli assolvesse dalla
scomunica il popolo di Benevento. Tanti passi dell'ottimo pontefice
verso quelle parti erano tutti per trovar, se era mai possibile, qualche
rimedio o freno all'insolenza, crudeltà ed avidità incredibile de'
Normanni, ogni dì più potenti e gravosi alla Puglia e alle vicinanze, e
Cristiani più di nome che di fatti. In una lettera[713] scritta da esso
papa all'imperador di Costantinopoli gli espone, come costoro
ammazzavano, tormentavano que' miseri abitanti, neppur perdonando alle
donne e a' fanciulli; spogliavano ancora ed incendiavano le chiese; e
che per quante esortazioni e minacce avesse egli adoperato, nulla si
mutavano i loro perversi costumi. Però s'era egli abboccato con Argiro
catapano de' Greci per reprimere questa mala gente, ed implorava anche
il braccio dello stesso Augusto greco. In quest'anno appunto scrive Lupo
Protospata[714] che arrivò, cioè da Costantinopoli tornò in Puglia,
_Argiro_ figliuolo di Melo e _duca di Italia_ per gli Greci. Volle
entrar in Bari, ma gli fu negato da Adralisto, Romoaldo e Pietro
fratelli, capi di una fazion contraria. Finalmente il popolo di Bari al
dispetto de' contradittori l'ammise in quella città. Se ne fuggì
Adralisto; gli altri due fratelli presi, furono inviati in carcere a
Costantinopoli. _Drogone_ conte e capo de' Normanni fu in quest'anno
ucciso da un suo compare, e succedette _Unfredo_ conte, suo fratello,
nel governo di quegli Stati. Noi troviamo battezzato in quest'anno nella
città di Colonia il fanciullo _Arrigo_, figliuolo dell'imperadore
Arrigo, e tenuto al sacro fonte da _Ugo_ abbate di Clugnì, uomo santo.
Da un documento che io diedi alla luce[715] apparisce che in questi
tempi _Guaimario IV_ e _Gisolfo II_ suo figlio erano principi di
Salerno, e duchi di Amalfi e Sorriento.