NOTE:

[689] Dachery, Spicileg., tom. 2 nov. edition. Albericus Monach., in

Chronico.

[690] Wibert., in Vita S. Leonis IX, lib. 2, cap. 1.

[691] Wibert. Bruno. Leo Ostiensis, in Chron. Anselmus, in Itiner., etc.

[692] Hermannus Contractus, in Chron.

[693] Chronic. Farfense, P. II, tom. 2 Rer. Ital.

[694] Antiquit. Italic., Dissert. XXVII.

[695] Cedren., Compend. Histor.

Anno di CRISTO ML. Indizione III.

LEONE IX papa 2.

ARRIGO III re di Germania 12, imperadore 5.

Giunto che fu a Roma il santo pontefice _Leone IX_, e sbrigato da varii

affari, in questo anno (e non già nel precedente, come lasciò scritto

Leone ostiense[696]) passò in Puglia, parte per sua divozione[697],

parte per quetar le discordie insorte fra i Normanni e i popoli di

quelle contrade, che si sentivano gravati non poco da quella gente

straniera. Fu nell'aprile a Monte Casino, a san Michele del Monte

Gargano, e a Benevento, dove di nuovo scomunicò quel popolo, perchè

ribello all'imperadore. Tenne un concilio in Siponto, dove depose due

arcivescovi convinti di simonia. Tornato a Roma, sul principio di maggio

celebrò un altro concilio nella basilica lateranense, dove furono

condannate le perverse dottrine di Berengario franzese intorno al

sacramento dell'altare. Fioriva in questi tempi in Normandia nel

monistero di Becco il celebre _Lanfranco_, priore allora d'esso sacro

luogo, di nascita italiano, perchè nato di nobili parenti in Pavia.

Essendo passata fra lui e il suddetto Berengario qualche lettera, fu

egli chiamato in Italia, e tanto in esso concilio lateranense, quanto in

quello di Vercelli susseguentemente tenuto nel settembre di questo anno

dal medesimo papa, giustificò sè stesso, e restò carissimo a tutta la

corte pontificia. Servì questo accidente a maggiormente accrescere la

fama della letteratura e pietà di Lanfranco, il quale col tempo divenne

abbate di Becco, e poscia arcivescovo santo di Canturberì in

Inghilterra. Era insorta qualche contesa fra papa Leone e _Unfredo

arcivescovo_ di Ravenna spalleggiato da alcuni della corte imperiale.

Però in esso concilio di Vercelli il papa gli sospese il ministro

episcopale, oppure, come vuol Wiberto, lo scomunicò. Tornò egli dipoi

alla sua Chiesa di Tullo per farvi la traslazione del corpo di san

Gerardo, già vescovo di quella città. Passò in questo anno nel dì 12

d'aprile a miglior vita sant'_Adalferio_ ossia _Alferio_, fondatore e

primo abbate dell'insigne monistero della Cava nel principato di

Salerno, la cui Vita, insieme con quella di tre altri abbati suoi

successori, si legge fra gli scrittori da me raccolti delle cose

d'Italia[698]. Se si vuol prestar fede agli Annali pisani, in

quest'anno[699] Mugetto, re de' Saraceni africani, con un potente

esercito tornò in Sardegna, e cacciatine i Pisani, attese a fabbricarvi

delle città, e prese la corona di quel regno. _Pisani vero, cum romana

Sede firmata concordia cum privilegio et cum vexillo sancti Petri

accepto, invaserunt regem, et ceperunt illum et totam terram, et coronam

imperatori dederunt. Et Pisa fuit firmata de tota Sardinea a romana

Sede._ Ma al vedere che de' vari autori di questo secolo, i quali han

parlato dei fatti gloriosi di san Leone IX papa, niuno parla di questo,

che pur sarebbe tornato cotanto in onore del medesimo; pare che si possa

dubitare dell'impresa suddetta, o almeno delle sue circostanze. Nacque

nell'anno presente nel dì 12 di novembre all'Augusto Arrigo un figliuolo

maschio[700], partoritogli dall'imperadrice Agnese. Fu questi poi

_Arrigo quarto_ fra i re, e terzo fra gl'imperadori, per cui cagione

vedremo a suo tempo sconvolta tutta l'Italia e la Germania.

Cessò di vivere in questi tempi _Pandolfo IV_ principe di Capoa[701].

Leone ostiense il fa portato via dai diavoli, citando un'apparizione

fatta ad un servo di Dio napoletano. Ma, siccome il padre Angelo della

Noce osservò, probabilmente questa fu una giunta fatta alla Cronica

dell'Ostiense, ed altri ciò scrissero di Pandolfo Capodiferro, tanti

anni prima defunto. Nei secoli dell'ignoranza gran voga aveano

somiglianti visioni e dicerie. _Pandolfo V_ suo figliuolo restò padrone

di quel principato, con avere per collega _Landolfo V_ suo proprio

figliuolo. Ho io rapportato altrove un diploma dell'Augusto Arrigo[702],

come dato in quest'anno in favore del monistero di san Zenone di Verona.

Le note cronologiche sono queste: _Data III idus novembris, anno

dominicae Incarnationis ML, Indictione IIII, anno domni Heinrici tertii

regis, imperatoris autem secundi, ordinationis ejus XXIIII, regni quidem

XIII, imperii vero IIII. Actum Veronae._ Perchè era tuttavia attaccato

alla pergamena il sigillo di cera, e nel novembre dell'anno presente

potea correre l'_Indictione IV_, senza farne altro esame, lo credei

documento originale e sicuro. Ma se sta così nella pergamena, nè è

succeduto errore in copiarlo, non so io ora accordarlo colla verità

della storia. Che l'imperador fosse in Italia in quest'anno, niuno degli

antichi lo scrive, ed io lo credo falso. Sono anche discordi fra loro

l'_anno XIII_ del regno e il _IV_ dell'imperio. Sarebbe da vedere se

potesse riferirsi all'anno 1055 col confronto dell'originale. Siccome

apparisce da un documento da me dato alla luce[703], in quest'anno il

marchese _Alberto Azzo II_, progenitore de' principi estensi, si truova

conte della Lunigiana. Egli è qui appellato _Albertus, qui Aczo vocatur,

marchio et comes istius Lunensis comitato, filius bonae memoriae itemque

Alberti similiterque Aczo, et marchio et comes_. In Lunigiana era il

forte de' beni e Stati posseduti dagli antichi marchesi, appellati

poscia marchesi d'Este. Sotto quest'anno (seppure non fu nel 1054) si

legge una lettera di _Argiro duca_ d'Italia a _Berardo abbate_ di

Farfa[704], in cui egli si rallegra d'essere stato ammesso alla

confraternità e partecipazion delle orazioni e de' meriti di quei buoni

monaci. Il titolo suo molto spezioso e degno d'osservazione è questo:

_Ego Argiro Dei providentia magister vestis, et dux Italiae, Calabriae,

Siciliae, Paflagoniae._ Molto più antico è il rito di simili

confraternità fra i monaci, ed esso dura tuttavia.

Annali d'Italia, vol. 4 dal principio dell'era volgare sino all'anno 1750 · 第 65 / 277 题