[683] Lambertus Scafnaburgensis, in Chron.
[684] Hermannus Contractus, in Chron.
[685] Otto Frisingensis, lib. 6, cap. 32 Chron.
[686] Bullarium Casinense, tom. 2, Constit. XCI.
[687] Rerum Italic., P. II, tom. 1.
[688] Antiquit. Ital., Dissertat. LXX.
Anno di CRISTO MXLIX. Indizione II.
LEONE IX papa 1.
ARRIGO III re di Germania 11, imperadore 4.
Abbiamo dal Cronografo di san Benigno[689] che i Romani innamorati delle
doti di _Alinardo arcivescovo_ di Lione, fecero istanza all'_imperadore
Arrigo_ per averlo papa. Alinardo, ciò saputo, perchè non gli dovea
piacere l'aria di Roma, si guardò di capitare alla corte imperiale,
finchè non udì creato un novello pontefice romano. Questi fu _Brunone
vescovo_ di Tullo, parente dell'imperadore. Non si potea scegliere
personaggio più fatto secondo il cuore di Dio: tanta era la sua pietà,
il suo zelo, la sua attività, la prudenza, il sapere[690]. Trovavasi
l'imperadore Arrigo in Vormazia nel dicembre dell'anno antecedente, dove
tenne una gran dieta di vescovi e principi. Si trattò in essa di
provveder di un nuovo pontefice la santa Chiesa romana. Non se
l'aspettava Brunone; tutti i voti concorsero in lui, ed egli, colto così
all'improvviso, dimandò tempo a pensarvi tre giorni. Dopo i quali
ripugnando a tale elezione, con isperanza di schivare questo sì pesante
onore, fece in pubblico la confessione de' suoi mancamenti; ma indarno,
perchè stettero tutti costanti in volerlo papa. V'erano presenti i
legati romani. In fine si arrendè, ma con protestare che non accettava
la carica qualora non vi concorresse l'elezione e il consentimento del
clero e popolo di Roma, non ignorando egli ciò che in tale proposito
aveano ordinato i sacri canoni. Gli furono date le insegne pontificali,
e dopo aver celebrate le feste del santo Natale nella sua chiesa di
Tullo, con singolare umiltà vestitosi da pellegrino, sul principio
dell'anno presente si mise in viaggio verso Roma, avendo in sua
compagnia il celebre monaco Ildebrando, che fu poi papa Gregorio VII.
Arrivò egli a Roma sul principio della quaresima[691], ed ivi ancora
solennemente fu eletto e applaudito dal clero e popolo romano, e
consecrato papa, con prendere il nome di _Leone IX_. Nè perdè tempo ad
operare. Dopo la domenica in Albis tenne gran concilio di vescovi in
Roma contro de' simoniaci. Poscia, chiesta licenza ai Romani, sen venne
a Pavia, e quivi nella settimana dopo la Pentecoste celebrò un altro
concilio. Indi passò a trovare l'imperadore in Sassonia per informarlo
dello stato d'Italia e de' bisogni della Chiesa. Un altro concilio assai
numeroso fu da lui tenuto nella basilica di san Remigio di Rems, e
poscia un altro in Magonza, dove si trovò ancora l'imperadore. In questi
tempi durando la ribellione di _Gotifredo duca_ di Lorena, con cui aveva
unite le sue forze anche _Baldovino conte_ di Fiandra[692], papa Leone,
ad istanza dell'imperadore, amendue gli scomunicò. Più che l'armi
temporali servirono le spirituali per mettere il cervello a partito di
Gotifredo; e però egli sen venne supplichevole ad Aquisgrana a' piedi
dell'imperadore, e coll'aiuto del buon papa ottenne il perdono de' suoi
falli. Seguitò Baldovino a far guerra, ma dopo aver lasciato dare un
gran guasto al suo paese dall'armata imperiale, finalmente trattò di
pace, e diede a tal fine gli ostaggi. Dopo queste imprese Leone IX per
la città d'Augusta e per la Baviera sul finir dell'anno venne alla volta
d'Italia, ed arrivò a celebrar la festa del Natale in Verona. Confermò
esso papa in quest'anno i suoi privilegii al monistero di Farfa con sua
bolla[693], data in Roma _IV kalendas marti, anno pontificatus domni
Leonis noni papae primo, Indictione II_. E l'imperadore Arrigo
concedette a _Berardo vescovo_ di Padova, e a' suoi successori, la
licenza di battere moneta[694], _secundum pondus veronensis monetae_. Il
diploma fu dato _XVI kalendas maii, anno dominicae Incarnationis
MXLVIIII, Indictione II. Anno domni Henrici tertii regis, imperatoris
secundi, ordinationis ejus XX, regni quidem X, imperii vero III. Actum
Goslariae._ Torno a dire che gli anni dell'ordinazion di Arrigo sono
confusi in varii diplomi: e però lascerò ad altri la cura di accertar
questa epoca e di correggere gli errori. Circa questi tempi ancora
abbiamo da Cedreno[695] un avvenimento importantissimo per la storia
d'Italia, cioè che i Turchi, gente di nazione unnica, o vogliam dire
della gran Tartaria, uscirono dalle porte del Caucaso, e cominciarono le
lor terribili conquiste con levare ai Saraceni la Persia, e darsi poscia
ad infestar l'imperio de' Greci. Non mi stendo a dirne di più per ora,
riserbando quel che occorrerà al resto della storia.