[615] Arnulf., Hist. Mediol., lib. 2, cap. 19.
[616] Landulfus Senior, Histor. Mediol., lib. 2, cap. 26.
[617] Dandul., in Chron., tom. 12 Rer. Ital.
[618] Lupus Protospata, in Chronico.
[619] Guilielmus Apulus, Hist., lib. 2.
[620] Vict. III Papa, Dialog., lib. 3. Hermannnus Contractus, in Chron.
Leo Ostiensis, Petrus Damiani, et alii.
[621] Baron., in Annal. Ecclesiast.
[622] Pagius, ad Annal Baron. ad hunc annum.
[623] Hermannus Contractus, in Chron. Annalista Saxo.
[624] Hermannus Contractus, in Chron. Rubeus, Hist., Ravenn. lib. 5.
Anno di CRISTO MXLV. Indizione XIII.
GREGORIO VI papa 9.
ARRIGO III re di Germania e d'Italia 7.
Se si ha a prestar fede a Guglielmo malmesburiense[625], papa _Gregorio
VI_ trovò sì distratti e desolati per colpa dei suoi antecessori i beni
e gli stati della Chiesa romana, che appena gli restava da vivere. Erano
sì assediati i cammini dai ladri ed assassini, che niun pellegrino osava
più di passare a Roma, se non in buona carovana. Le obblazioni che si
facevano alle chiese romane degli Apostoli e Martiri venivano tosto
rapite dai potenti scellerati. Il pontefice prima colle buone, poi colle
scomuniche cercò di metter fine a tanti abusi ed iniquità. Nulla valse
questo rimedio. Unì dunque fanti e cavalli armati, che colle spade
sterminarono gran parte di quella mala razza, e per tal via ricuperò
molti poderi e città tolte alla Chiesa romana. Aperti ancora ed
assicurati i cammini, tornarono i pellegrini a frequentar le chiese di
Roma. Ma i Romani, avvezzi a vivere di rapina, non poteano soffrir sì
fatti regolamenti, e chiamavano sanguinario il papa, e indegno di dir
messa, e in ciò andavano d'accordo col popolo ancora i cardinali. Ma io
non so che mi credere di questo racconto del Malmesburiense, al vedere
ch'egli vi attacca varie favole intorno alla morte di questo papa, e un
lungo ragionamento di lui, che sicuramente è finto, e resta smentito
dalla storia. Quel solo che si può credere, si è il miserabile stato
delle rendite della santa Sede in questi tempi sì abbondanti d'iniquità.
Così li trovò anche il santo papa Leone IX fra quattro anni, siccome
vedremo. Sul principio di quest'anno diede fine a' suoi giorni _Eriberto
arcivescovo_ di Milano, lodatissimo dagli storici milanesi[626], ma
chiamato tiranno da i Tedeschi. Ermanno Contratto[627] il fa morto
nell'anno 1044, il Puricelli[628] nel 1046. Ma nel suo epitaffio, che
dee meritar più fede, si legge:
OBIIT ANNO DOM. INC. MXLV. XVI. DIE
MENSIS IANVARII, INDIC. XIII.
Lo stesso abbiamo da Landolfo seniore, storico milanese di questi tempi.
Però nell'ultimo suo testamento, riferito dal suddetto Puricelli, è
scritto _anno ab Incarnatione Domini millesimo quadragesimo quinto,
mense decembris, Indictione XIII_, si dee credere adoperata l'era
pisana, che anticipa di nove mesi l'anno volgare, oppure l'anno nuovo
cominciò nel Natale del Signore. Insomma quel testamento dee appartenere
all'anno 1044, ne' cui ultimi mesi correva l'_indizione XIII_. Ebbe il
corpo di Eriberto sepoltura nel monistero di san Dionisio, da lui
fabbricato ed arricchito presso alla città di Milano. Venne il clero e
popolo di quella città all'elezione del successore, e, per attestato di
Landolfo seniore[629], _quatuor majores ordinis viros sapientes, optimae
vitae bonaeque famae elegerunt, quibus electis universae civitatis
ordines ipsos ad imperatorem_ (non era peranche imperadore) _Henricum,
qui noviter surrexerat, noviterque populum ipsum a majorum manibus
liberaverat, summa cum diligentia direxerunt_. Galvano Fiamma[630]
nomina questi quattro eletti. Ed ecco la maniera che si teneva in tempi
tanto sconcertati dell'Italia, allorchè occorreva l'elezione de'
vescovi. Si lasciava al clero e popolo un'ombra dell'antico diritto, con
permettere loro di eleggere e nominar quattro personaggi, uno de' quali
poi soleva essere prescelto dal re d'Italia, ossia dall'imperadore. Ma
talor succedeva che i re ed imperadori, rompendo questo ordine,
eleggevano fuor degli eletti chi più era loro in grado. Ciò appunto
avvenne in questa congiuntura.
Trovavasi alla real corte in Germania _Guido da Velate_, villa del
Milanese, uomo di bassa lega, per quanto lasciò scritto Arnolfo[631],
con dire: _Sustulit eum de gregibus, et de post foetantes accepit eum_.
Come egli si aiutasse, non è ben noto o certo. Sappiam solamente che il
re Arrigo, anteponendolo ai quattro eletti, il dichiarò arcivescovo di
Milano. Se crediamo al suddetto Fiamma, _Guido_ era stato eletto dalla
parte dei nobili di Milano, e ne dà qualche fondamento Landolfo seniore:
il che pare che possa giustificar la risoluzione presa dal re Arrigo.
Aggiugne di più, che questo Guido era suo _segretario_; del che si può
dubitare. Resta incerto quando egli entrasse in possesso della cattedra
ambrosiana. Nel Codice estense di Arnolfo è notato l'anno 1046, ed
Ermanno Contratto mette in un anno la morte di _Eriberto_, e nel
susseguente l'elezione di _Guido_. Non sembra molto probabile questa
opinione, perchè quando sussista la morte di Eriberto nel gennaio
dell'anno presente, difficilmente potè restare per sì lungo tempo
vacante la chiesa di Milano. Venuto in Italia Guido, fu mal ricevuto dal
clero della metropolitana, e durò fra essi una gran discordia; ma per
paura del re mostrarono di acquetarsi, e l'accettarono per loro pastore.
Da questo fatto poi con sicurezza raccogliamo che i Milanesi erano
tornati in grazia del re Arrigo, e riconoscevano la di lui autorità e
signoria. Concedette esso re in questo anno un privilegio al monistero
delle monache di santa Giulia di Brescia, pubblicato dal Margarino[632],
e dato _anno dominicae Incarnationis MXLV, Indictione XIII, undecimo
kalendas augusti, ordinationis vero domni Henrici XIII_ (dovrebbe essere
_XVII_), _regni vero VI_ (si scriva _VII_). _Actum Trajectula_.
Parimente con altro suo diploma dato in _Augusta_,[633] ma senza il
giorno e il mese, confermò tutti i beni e diritti della chiesa di
Mantova a _Marciano_ vescovo di quella città. Secondo Ermanno
Contratto[634], _Gotifredo duca_ di Lorena, veggendo di non poter
sostenere la sua ribellione, andò in quest'anno a gittarsi ai piedi del
re Arrigo, e per salutar penitenza fu posto in prigione. Sigeberto[635]
aggiugne, che con dare per ostaggio il figliuolo, riacquistò la libertà;
ma essendo mancato di vita esso suo figliuolo, egli tornò a ribellarsi,
e a devastar paesi come prima. L'Annalista sassone[636] mette questo
fatto sotto l'anno seguente. Abbiamo anche un'indubitata pruova che
s'era ristabilita la buona armonia fra il re Arrigo e il popolo di
Milano, perciocchè troviamo al governo di quella città nell'anno
presente il ministro imperiale. E questi fu il marchese _Alberto Azzo
II_ progenitore de' principi estensi. Ciò costa da due placiti tenuti
nel novembre di quest'anno in essa città, e da me dati alla luce[637],
ne' quali _domnus Azo marchio, et comes istius civitatis_ rende
giustizia con imporre la pena di mille mancosi d'oro da pagarsi
_medietatem camerae domni regis_. Per attestato del Dandolo[638],
_Salomone re_ d'Ungheria fece ribellare la città di Zara ai Veneziani.
Ma insorta poi guerra civile fra quel re e i suoi fratelli, _Domenico
Contareno_ doge di Venezia si servì di tal congiuntura per ricuperar
circa questi tempi la suddetta città. Nulladimeno essendo Salomone stato
eletto re d'Ungheria molto dipoi, dovrebbe questo avvenimento riferirsi
non all'_anno_ secondo di quel doge, ma assai più tardi. Romoaldo
salernitano[639] scrive che nell'anno presente _Drogone conte_ dei
Normanni prese la città di Bovino, e la mise a sacco. Nell'anno appresso
fu essa rifabbricata, ma da lì a poco un incendio la rovinò.