NOTE:

[600] Landulfus Senior, Hist. Mediolan., lib. 2, cap. 26.

[601] Leo Ostiensis, Chron., lib. 2, cap. 67. Lupus Protospata, in

Chron.

[602] Guilielmus Apulus, lib. 1.

[603] Cedrenus. Guiliemus Apulus.

[604] Leo Ostiensis, Chron., lib. 2, cap. 67.

[605] Lupus Protospata, in Chron.

Anno di CRISTO MXLIII. Indizione XI.

BENEDETTO IX papa 11.

ARRIGO III re di Germania e d'Italia 5.

Da un documento da me pubblicato[606] noi ricaviamo che _Adalgerio_,

cancelliere e messo del re Arrigo, tenne un placito in Pavia nel

monistero di san Pietro _in coelo aureo_, al quale intervennero

_Eriberto arcivescovo_ di Milano, _Rinaldo vescovo_ di Pavia, _Riuprando

vescovo_ di Novara, _Litigerio vescovo_ di Como e _Adelberto conte_. Fu

scritto quel giudicato _anno ab Incarnatione Domini nostri Jesu Christi

millesimo quadragesimo tertio, regni vero domini Heinrici regis hic in

Italia V, decimotertio kalendas madias, Indictione undecima_. Ma

dovrebbe essere l'_anno IV_ del regno, prendendo il principio dell'epoca

sua dalla morte di Corrado suo padre. Tristano Calco e il Puricelli che,

fondati su questo documento, scrissero essere in quest'anno venuto in

Italia il re Arrigo, presero un grosso abbaglio. Quivi non è vestigio

alcuno di tal venuta, e vi si oppone ancora il silenzio delle storie.

Seguitarono in questo anno ancora i nobili fuorusciti milanesi a tenere

bloccata la città di Milano, con succedere frequentissimi conflitti fra

essi e il popolo di quella città, da cui valorosamente si resisteva ai

loro sforzi. Non men crudele danza continuava nella Puglia. Era stato

balzato dal trono di Costantinopoli nell'anno addietro _Michele

Calafata_, e in luogo suo innalzato _Costantino Monomaco_, che prese per

moglie l'imperadrice Zoe, cioè la sconvolgitrice di quell'imperio[607].

Passava un'antica nimicizia fra esso Costantino e Giorgio Maniaco

generale in Italia dell'armi greche. Prevedendo costui la sua rovina

sotto un imperadore sì mal affetto verso di lui, parte per disperazione,

parte per gli stimoli dell'ambizione, s'appigliò ad un'arditissima

risoluzione con farsi proclamare imperador de' Greci, e prenderne le

insegne. Cedreno accenna[608] che per cagion di Romano Duro, suo nemico

e prepotente alla corte di Costantinopoli, Maniaco si ribellò. Infatti

l'Augusto Monomaco avea spedito in Italia Pardo protospatario con ordine

di spogliar Maniaco del comando. Ma lo scaltro Maniaco seppe così bene

fare, che spogliò lui della vita e delle gran somme d'oro portate da

esso Pardo in Italia, e se ne servì per regalar le truppe, e

maggiormente adescarle nel suo partito. Abbiamo poi da Lupo

Protospata[609] che Maniaco andò sotto Bari, ma nol potè trarre alla sua

devozione. V'era dentro Argiro figliuol di Melo, che nè per minacce, nè

per promesse volle indursi a sottomettersi a lui. Tentò anche di

guadagnare i Normanni, ma non gli riuscì. Tutto questo pare succeduto

nell'anno precedente. L'imperadore Costantino, a cui scottava forte la

ribellion di Maniaco, nè trovava mezzi per ismorzar questo fuoco, si

rivolse anch'egli ad Argiro e ai Normanni; ed esibite loro delle ingorde

condizioni, e massimamente, come si può credere, la conferma delle loro

conquiste, li tirò dalla sua. Dall'Anonimo Barense, da me dato alla

luce[610], si raccoglie che vennero ad Argiro lettere imperiali

_Foederatus, et Patriciatus, et Catapani, et Vestatus_ (forse

_Sebastatus_). Portarono anche i messi imperiali dei magnifici regali

per Argiro e per li Normanni. Tutto avrebbe dato il Monomaco per

liberarsi da questo competitor dell'imperio. Argiro, ch'era da gran

tempo all'assedio di Trani, ed avea fatta fabbricare una mirabil torre

di legnami per espugnar la terra, tosto indusse i Normanni a

ritirarsene, e a far preparamenti in favore di Costantino Monomaco

contra di Maniaco. Scrisse a Rainolfo conte di Aversa per nuovi aiuti;

e, raccolta un'armata di settemila persone, tutta gente di somma bravura

ed avvezza alle vittorie, con Guglielmo Ferrodibraccio s'inviò in questo

anno alla volta di Taranto, dove s'era chiuso Maniaco, non osando tenere

la campagna contra de' pochi, ma formidabili Normanni. Taranto era città

fortissima; prenderla per assalto si conosceva impossibile; nè i Greci

voleano uscire a battaglia. Però dopo qualche tempo se ne tornarono

indietro i Normanni. Saputo poi che Maniaco se n'era ito ad Otranto, e

che contra di lui era venuta una flotta greca condotta da Teodoro

patrizio e catapano, accorsero anch'essi per terra all'assedio di quella

città. Maniaco, veggendo la malparata, ebbe la fortuna di potersi

salvare per mare e di andarsene a Durazzo. Ma poco durò la sua buona

sorte, perchè sorpreso dai soldati dell'Augusto Monomaco, terminò la sua

tragedia con restare ucciso in quelle contrade; oppure, come vuol

Cedreno, benchè vincitore, morì di una ferita. Il capo suo, portato a

Costantinopoli, empiè di consolazione tutta quella corte. Otranto si

diede ad Argiro, il quale dopo questa impresa licenziò tutti i Normanni,

e se ne tornò glorioso alla città di Bari. In quest'anno ancora, per

attestato del Dandolo[611], avendo finiti i suoi giorni _Domenico

Flabanico_ doge di Venezia, gli succedette in quel principato _Domenico

Contareno_. _Constantinus Augustus hunc ducem magistrali sede

decoravit_, sono parole d'esso Dandolo, significanti che dal greco

augusto fu dichiarato questo doge _magister militum_, come erano i duchi

di Napoli, cioè generale d'armata. Rapporta l'Ughelli[612] la fondazione

da lui fatta in quest'anno, insieme con _Domenico patriarca_ di Grado e

con _Domenico vescovo_ olivolense, ossia di Venezia, del monistero di

san Niccolò in Lido, con ivi ordinare _Sergio_ abbate. Passò in questo

anno alle seconde nozze il re Arrigo III, con prendere per moglie, nel

dì d'Ognissanti[613], _Agnese_ figliuola di _Guglielmo duca_ di

Poitiers. Negli Annali d'Ildeseim[614] si parla all'anno seguente di

questo fatto, ma con errore. A tali nozze fu un gran concorso di

buffoni, giocolieri e ciarlatani, tutti credendo, come era l'uso di quei

secoli, di riportarne de' bei regali. Ma Arrigo, ridendosi di quel

ridicolo costume, tutti li lasciò colle mani piene di mosche, e ne

dovette riportar molte maledizioni da quella canaglia, ma insieme molte

lodi dai buoni e saggi.

Annali d'Italia, vol. 4 dal principio dell'era volgare sino all'anno 1750 · 第 58 / 277 题