[593] Cedrenus, in Compend. Hist.
[594] Leo Ostiensis, lib. 2, cap. 67.
[595] Lupus Protospata, in Chronico. Guilielmus Apulus, lib. 1.
[596] Arnulf., Histor. Mediolan., lib. 1, cap. 18. Landulf. Senior,
Hist. Mediolan., lib. 2, cap. 26.
[597] Antiquit. Italic., Dissert. XLI.
[598] Ughell., Ital. Sacr., tom. 4 in Episcop. Astens.
[599] Ibidem in Episc. Bergomens.
Anno di CRISTO MXLII. Indizione X.
BENEDETTO IX papa 10.
ARRIGO III re di Germania e d'Italia 4.
Bolliva più che mai fra i nobili usciti di Milano e il basso popolo,
restato padrone della città, l'odio, la discordia e la guerra. Ci
assicura Landolfo seniore[600] che l'arcivescovo _Eriberto_ si tenne
neutrale in sì fiera congiuntura. Ora i nobili, avendo tirato nella lor
fazione i popoli della Martesana e del Seprio, si fortificarono in sei
terre all'intorno della città, e ne formarono un blocco, senza
permettere che alcuno vi portasse dei viveri; nè giorno passava in cui
non seguisse qualche badalucco o combattimento tra la plebe e i
fuorusciti, con mortalità continua d'amendue le parti. Guai se talun
cadeva nelle mani del nemico; non iscansava la morte, o una prigionia
peggior della morte. Aveva il greco Augusto _Michele Paflagone_ prima di
morire richiamato dall'Italia Doceano ossia Dulchiano, già catapano,
riconosciuto per inutile, anzi dannoso maestro di guerra[601], e in sua
vece inviato in Puglia un figliuolo di Bugiano, soprannominato, per
quanto s'ha dall'Ostiense, _Exaugusto_, o _Annone_, secondo il
Malaterra. Costui seco condusse un numeroso stuolo di Greci e di
Barbari; ma venuto a battaglia nel precedente anno coi Normanni a' dì 5
di settembre sotto Monte Piloso, o, come vuol Cedreno, in vicinanza di
Monopoli, non ebbe miglior fortuna del suo predecessore. Restò ivi con
una memorabile sconfitta tagliato a pezzi quasi tutto l'esercito suo. Fu
fatto prigione egli stesso, e donato dai Normanni ad _Atenolfo_ lor
capitano, il quale ne fece traffico coi Greci, e ne ricavò una buona
somma d'oro: azione nondimeno che irritò non poco i Normanni, e fu
cagione che gli levarono il baston del comando. Abbiamo dal Protospata,
che _Argiro_ barense, figliuolo del celebre Melo, fu in quest'anno
dichiarato _princeps et dux Italiae_, cioè della Puglia e Calabria; ma
senza dire chi gli desse questo titolo, cioè se i Greci, o i Normanni.
Certo è, per attestato di Guglielmo pugliese[602] e di Leone ostiense,
che i Normanni Argiro _Meli filium sibi praeficientes, ceteras Apuliae
civitates partim vi capiunt, partim sibi tributarias faciunt_. Ma non
istaremo molto a vedere questo medesimo Argiro e i Normanni uniti coi
Greci. Intanto l'imperador _Michele Calafata_, succeduto a _Michele
Paflagone_nell'anno addietro, imputando all'imperizia e dappocaggine de'
capitani le fiere percosse date dai Normanni alle armate sue, si avvisò
di spedire in Italia _Giorgio Maniaco_[603], cioè quel medesimo che
vedemmo dopo le vittorie riportate in Sicilia mandato in ceppi a
Costantinopoli. Costui venne, uomo superbo, uomo oltre ad ogni credere
crudele. Appena giunto ad Otranto, trovò che i Normanni erano già
divenuti padroni di tutta la Puglia, o l'aveano divisa tra loro[604]. A
_Guglielmo Bracciodiferro_ era toccata la città d'Ascoli. Lupo
Protospata scrive[605] che _Guilielmus electus est comes Materae_. A
_Drogone_ suo fratello toccò Venosa; ad _Arnolino_, _Lavello_; ad _Ugo_,
_Monopoli_; _Trani_ a _Pietro_; _Civita_ a _Gualtiero_; _Canne_ a
_Ridolfo_; a _Tristano_, _Montepiloso_; _Trigento_ ad _Erveo_;
_Acerenza_ ad _Asclittino_; ad un altro _Ridolfo_, _Santo Arcangelo_;
_Minervino_ a _Rainfredo_. Anche _Ardoino_ ebbe la parte sua. E
_Rainolfo_ conte di Aversa ottenne la città di _Siponto_ col _Monte
Gargano_. _Melfi_ restò comune a tutti, città diversa da Amalfi. Così
noi miriamo andar crescendo a gran passi la fortuna e potenza de'
Normanni in quelle contrade. Ora Maniaco diede principio alle sue
imprese con impadronirsi di Monopoli e di Matera. Fin le donne e i
fanciulli furono barbaramente tagliati a pezzi, nè si perdonò a' monaci
e preti: tanta era la barbarie di costui. In questo mentre Argiro, preso
per generale dai Normanni, s'impossessò di Giovenazzo, e per un mese
tenne assediata la città di Trani. Scrive Lupo Protospata che la città
di Bari _reversa est in manus imperatoris_ nell'anno presente. Non
s'intende bene, per la brevità delle parole di questo scrittore, come
passassero quegli affari. Veggasi all'anno seguente, e verrà qualche
lume a queste tenebre.