[534] Wippo, in Vit. Conradi Salici.
[535] Chronographus Saxo apud Eccardum.
[536] Arnulf., Hist. Mediol., lib. 1, cap. 12.
[537] Antiquit. Ital., Dissert. XXXI.
[538] Rubeus, Histor. Ravenn., lib. 5.
[539] Cronographus Saxo apud Eccardum.
[540] Landulfus Senior., Hist. Mediol., lib. 2, cap. 22 et seq.
[541] Arnulfus., Hist. Mediol., lib. 2, cap. 13.
[542] Antichità Estensi, P. I, cap. 13.
[543] Wippo in Vita Conradi Salici. Chronographus Saxo, Arnulf., Hist.
Mediol. Landulfus. Senior, Hist. Mediol.
[544] Sigebertus, in Chronico.
[545] Glaber, Hist., lib. 3, cap. 7.
[546] Annales Hildesheim.
[547] Chronographus Saxo apud Leibnitium.
[548] Annalista Saxo apud Eccardum.
[549] Antichità Estensi, P. I.
[550] Wippo, in Vita Conradi Salici.
[551] Donizo, in Vit. Mathild., lib. 1, cap. 10.
[552] Antiquit. Italic., Dissert. XI.
[553] Ibid., Dissert. XXX.
Anno di CRISTO MXXXVIII. Indizione VI.
BENEDETTO IX papa 6.
CORRADO II re di Germania 15, imperadore 12.
Cessato il rigore del verno, marciò nella primavera di quest'anno
l'Augusto Corrado per la Toscana alla volta di Roma coll'esercito suo.
Se vogliamo credere a Glabro[554], ebbe bisogno della di lui venuta
_Benedetto IX_ papa, perchè alcuni de' baroni romani tramavano congiure
ed insidie contra la di lui vita. _Sed minime valentes, a sede tamen
propria expulerunt. Tam pro hac re, quam aliis insolenter patratis,
imperator illuc proficiscens, propriae illum sedi restituit_. Niun altro
autore abbiamo che parli di questa cacciata e restituzione d'esso
pontefice. Quivi fece che il papa fulminò la scomunica contra di
_Eriberto arcivescovo_ di Milano. Ma altro recipe ci volea che questo
per guarire quella cancrena. Eriberto co' Milanesi tranquillamente
seguitò a difendersi. Passò dipoi Corrado a Monte Casino[555], dove da
que' monaci gli fu rinfrescata la memoria de' tanti aggravii e danni
recati al loro imperial monistero da _Pandolfo IV_ principe di Capoa,
con disprezzo dell'augusta sua maestà: lamenti anche molto prima portati
al di lui trono. Per questo avea già spedito l'imperadore a Capoa i suoi
legati, con intimare a quel malvagio principe il risarcimento e la
restituzione di tutto ai monaci casinesi. Si trovò indurato l'animo di
Pandolfo nell'antica malizia: laonde Corrado, dopo essere stato a Monte
Casino, passò colle armi alla volta di Capoa nuova, e v'entrò nella
vigilia della Pentecoste, cioè nel dì 15 di maggio. Erasi ritirato
Pandolfo nella forte rocca di sant'Agata; ma per tornare in grazia
dell'imperadore, gli fece esibir trecento libbre d'oro, e per ostaggi
una figliuola e un nipote: offerta che fu accettata. Poco nondimeno
stette a scoppiare che Pandolfo tuttavia macchinava delle novità per la
voglia e speranza di ricuperar la città, subitochè se ne fosse partito
Corrado. Il perchè esso imperadore col parere de' principali di Capoa
diede quel principato a _Guaimario IV_ principe di Salerno, cioè ad un
principe, a cui non mancassero forze per sostener quell'acquisto. Così
tolta la speranza a Pandolfo di rientrare in casa, egli, dopo aver
lasciato _Pandolfo V_ suo figliuolo con buona guarnigione nella rocca
suddetta, se ne andò a Costantinopoli per implorare dal greco Augusto
aiuto o di gente o di danaro. Ma prevenuto _Michele_, allora
_imperadore_, dai messi spediti da Guaimario, in vece di soccorso, il
mandò in esilio, dove stette finchè s'udì la morte dell'imperador
Corrado. Ad intercessione ancora d'esso Guaimario, l'Augusto suddetto
diede l'investitura del contado di Aversa a _Rainolfo_ normanno. E
perchè era andato crescendo il corpo de' Normanni a cagion d'altri che
andavano di tanto in tanto sopravvenendo, con esser poi insorte
dissensioni fra i vecchi stabiliti in quelle contrade e i nuovi
venuti[556], Corrado colla sua autorità le troncò o compose. Ma intanto
sopravvenuta la bollente state, entrò la peste, oppure una feroce
epidemia nell'esercito imperiale, in maniera che la morte cominciò a
mietere senza ritegno le vite de' soldati tedeschi, avvezzi a clima
troppo diverso. Questa disavventura fece affrettar i passi
dell'imperador Corrado, dappoichè egli ebbe fatta una visita a
Benevento, per tornarsene in Germania; ma coll'armata sua marciava del
pari il malore con fiera strage dei minori ed anche de' maggiori. Fra
questi ultimi specialmente fu compianta da tutti la morte di
_Cunichilda_ regina, nuora d'esso Augusto[557], a cui tenne dietro
l'altra di _Erimanno duca_ di Suevia, figliastro dell'imperadore, perchè
nato in prime nozze dall'imperadrice Gisla. Noi vedemmo questo principe
divenuto anche marchese di Susa pel suo matrimonio con una figliuola del
già marchese _Maginfredo_, cioè, secondo tutte le verisimiglianze, con
_Adelaide_ principessa di gran senno e ornata di rare virtù, la quale è
certo, per testimonianza di san Pier Damiano[558], che ebbe due mariti,
e che sotto il dominio d'essa _plures episcopabantur antistites_. Restò
perciò vedova essa Adelaide, e d'essa avremo occasion di riparlare
andando innanzi. Nè vo' lasciar di dire che l'imperador Corrado,
nell'andare in quest'anno a Roma, si trovò _VII kalendas martii ad viam
Vinariam_ (Vivinaia) _in comitatu Lucensi_, siccome costa da un suo
diploma da me dato alla luce[559], e spedito in favore del capitolo de'
canonici di Lucca. Vedesi il medesimo Augusto dipoi _XIII kalend.
aprilis anno dominicae Incarnationis MXXXVIII, Indictione VI, anno domni
Chuonradi regni XIIII, imperii XIII_ (si dee scrivere _XI_) _juxta
Perusium in monasterio sancti Petri_, come s'ha da un suo diploma da me
pubblicato, e confermatorio dei beni del monistero di san Sisto di
Piacenza. Stando poscia esso Augusto in Benevento _nonis junii_ di
quest'anno, _regnantis quartodecimo, imperantis tertiodecimo_ (dovrebbe
essere _duodecimo_), _Indictione sexta_, confermò i suoi privilegii al
monistero di Monte Casino, come s'ha dalla storia casinese del padre
Gattola[560]. Abbiamo ancora un diploma suo dato in favore della badia
di Firenze[561] _X kalendas augusti_ dell'anno presente, _anno regni
XIV, imperii XIII. Vidalianae_, cioè in _Viadana_, oggidì del contado di
Mantova. Come ancor qui e come in altri due sopraccennati diplomi,
s'incontri l'_anno XIII_ dell'imperio, quando allora correa solamente
l'_anno XII_, lascerò esaminarlo ad altri. Abbiamo inoltre due placiti
tenuti in Vivanaia nel contado di Lucca da _Cadaloo_ cancelliere
dell'imperadore[562] _intus curte domnicata domni Bonifatii marchio et
dux per data licentia domni Conradi imperatoris, qui ibi aderat, octavo
kalendas martii_ dell'anno presente. Se dice il vero uno strumento che
sono per riferire, mancò di vita in quest'anno _Ingone_ vescovo di
Modena, e gli succedette _Guiberto_, il quale non tardò a fare un
contratto con _Bonifazio_, appellato ivi _marchio et dux Tusciae_[563],
dandogli a livello tre corti, cioè _Bazani cum castro et capella sancti
Stephani; Liviciani cum castro et capella sanctorum martyrum Adhelberti
et Antonini; et sanctae Mariae in castello cum rocha et ecclesia_, ec.
Dal che sempre più s'intende che le corti anticamente abbracciavano un
buon territorio con parrocchia, e sovente con castello. Diede
all'incontro il marchese Bonifazio in proprietà e a titolo di donazione
al vescovato di Modena tre corti, cioè di _Gavello_, forse quella che è
oggidì sul Mirandolese; di _Panzano cum castro et capella_, e di
_Ganaceto_ colla porzione a lui spettante _de castro et capella infra
eodem castro in honore sanctorum martyrum Georgii et Resmi_ (forse
_Erasmi_); e inoltre varii poderi nelle _pievi di Pulinago e di rocca
Pelago, cum rocca, quae nominatur Flumenalbo_, ec, ascendenti alla somma
di mille cinquecento iugeri. Le note cronologiche sono queste:
_Chuonradus gratia dei imperator Augustus, anni imperii ejus hic in
Italia duodecimo, XV kalendas octobris, Indictione sexta_, continuata
sino al fine dell'anno.
Era ne' precedenti anni insorta discordia fra i due fratelli saraceni
Abulafar e Abucab, governatori della Sicilia[564]. Si venne all'armi, ed
Abulafar superato, ebbe ricorso a _Michele imperador_ greco per ottener
soccorso. Prese quell'Augusto pe' capelli questa congiuntura per
isperanza di ritorre la Sicilia ai Saraceni, e con una buona armata
spedì in Italia, oltre a _Michele Duciano_ e _Stefano_ patrizii, anche
_Giorgio Maniaco_, famoso generale d'armi de' Greci in questi tempi.
Costoro unirono al loro esercito quanti Longobardi e Normanni poterono
allettare con ingorde promesse a quell'impresa, e passarono in Sicilia.
Felice fu il loro ingresso colla presa di Messina, e poi di Siracusa,
dove specialmente si distinse _Guglielmo_ figliuolo di Tancredi
d'Altavilla, venuto dalla Normandia a cercar fortuna con altri Normanni
in Puglia[565]. Le sue prodezze gli acquistarono il soprannome di
_Ferrodibraccio_. Intanto venuto dall'Africa un gran rinforzo di gente,
i Saraceni siciliani formarono un'armata di circa cinquanta mila
combattenti. Maniaco andò coraggiosamente colla sua gente ad assalire
quegl'infedeli al fiume Remata, e diede loro una gran rotta, alla quale
tenne dietro la presa di tredici piccole città di quell'isola, colla più
bella apparenza del mondo di ridur tutta la Sicilia all'ubbidienza del
greco Augusto. L'autore della Vita di san Filareto monaco siciliano, che
fiorì in questi tempi, racconta[566], che, oltre alla bravura de' Greci,
anche un vento gagliardo che soffiava in faccia a' nemici, servì a
mettere i Saraceni in rotta, e che il governator saraceno di Sicilia se
ne fuggì ignominiosamente con pochi de' suoi. Aveano coloro sparsa per
la campagna gran copia di triangoli acuti di ferro, sperando di rovinar
la cavalleria de' Greci; ma erano ferrati in maniera i cavalli greci,
che punto loro non nocque l'insidiosa invenzione de' nemici, la quale
sappiamo che in altre guerre fece un buon giuoco. Secondo la Cronica
casauriense[567], in questi tempi si truova ne' contorni di quel
monistero il giovane _Trasmondo marchese_, il quale, a mio credere,
governava allora la marca di Camerino, essendochè in essa marca era
compreso quel monistero. Se ciò è vero, dovea essere mancato di vita
quell'_Ugo duca_ e marchese che vedemmo all'anno 1028. In una carta
dell'anno 1056 da me pubblicata[568] si truova _domna Willa inclita
comitissa, reclita quondam domni Ugo gloriosissimo, qui fuit dux et
marchio_. Questa fu sua moglie.