[512] Ermannus Contractus, in Chron. edition. Canisii.
[513] Wippo, in Vit. Conradi Salici.
[514] Annal. Pisani, tom. 6 Rer. Ital.
[515] Sigonius, de Regno Ital., lib. 8.
[516] Tronci, Annal. Pisani.
[517] Hermannus Contractus, in Chron.
[518] Epidannus, in Annal. tom. 1 Rer. Alamann.
[519] Arnulfus, Hist. Mediolan., lib. 2, cap. 10.
[520] Sigonius, de Regno Italiae, lib. 8.
[521] Ughell., Ital. Sacr., tom. 4 in Episcop. Cremonens.
[522] Sicardus, Chron., tom. 7 Rer. Ital.
Anno di CRISTO MXXXVI. Indizione IV.
BENEDETTO IX papa 4.
CORRADO re di Germania 15, imperadore 10.
Bollivano più che mai le dissensioni, anzi le guerre fra _Eriberto
arcivescovo_ di Milano e i suoi valvassori ribelli: nella qual briga
s'erano mischiati i valvassori di altri vescovi e principi, e il popolo
di Lodi mal soddisfatto di Eriberto. Però ad un luogo fra Milano e Lodi
appellato la Motta (si chiamavano così le fortezze fabbricate al piano
sopra un'alzata di terra fatta a mano), oppure, come abbiamo da Arnolfo
storico milanese[523], nel _Campo Malo_, così anticamente chiamato, si
venne fra l'una parte e l'altra ad una campale battaglia, che riuscì
molto sanguinosa[524]. Fra gli altri che tennero la parte
dell'arcivescovo, non so se per proprio interesse, oppure per far
servigio ad esso arcivescovo, si contò _Alrico_ vescovo d'Asti, fratello
di _Maginfredo marchese_ di Susa. Nè solo egli intervenne a quel fatto
d'armi, ma, come un san Giorgio dovette anch'egli volere far prova del
suo valore con iscandalosa risoluzione, vietando i sacri canoni agli
ecclesiastici, e massimamente ai vescovi, l'andare alla guerra per
combattere. Gli costò nondimeno cara, perchè ne riportò una ferita, per
cui da lì a non molto morì. La notte fece fine al furore delle spade.
Soffersero molto amendue gli eserciti, ma la peggio fu dalla parte
dell'arcivescovo. Questi torbidi di Lombardia tenevano in agitazione
l'animo dell'_Augusto Corrado_: e ossia ch'egli conoscesse troppo
necessaria la sua presenza per quetarli, oppure, come vuole Arnolfo,
ch'egli ne fosse pregato e sollecitato dall'arcivescovo Eriberto,
determinò di tornare in Italia. Pertanto, dopo aver data in moglie al re
_Arrigo_ suo figliuolo _Cunichilda_ (_Cunelinda_ è chiamata da
Wippone[525], e negli Annali d'Ildeseim[526] _Cunichild nomine, in
benedictione Cunigund dicta_), figliuola di _Canuto re_ d'Inghilterra,
con esso re Arrigo verso il fine dell'anno mosse alla volta d'Italia,
seco menando una poderosa armata. Giunse a Verona per la festa del santo
Natale, e quivi la solennizzò[527]. Era esso imperadore nel dì 5 di
luglio in Nimega, quando, a petizione dell'imperadrice _Gisla_, di
_Pilegrino_ arcivescovo di Colonia, _ac Bonifatii nostri dilecti
marchionis_[528], cioè del duca di Toscana, che dovea trovarsi in
Germania, confermò i privilegii al monistero delle monache di san Sisto
di Piacenza. Parimente l'Ughelli[529] rapporta un diploma d'esso
Augusto, dato in favore del monistero di san Salvatore di monte Amiato
della diocesi di Chiusi, _anno dominicae Incarnationis MXXXVI, regni
vero domni Conradi II regnantis tertio, imperii ejus nono, Indictione
IV. Actum in civitate Papia_. In vece dell'_anno III_ del regno si dee
scrivere XIII. Ma che in quest'anno arrivasse l'Augusto Corrado a Pavia,
ho io difficoltà a crederlo. Nè sul fine di quest'anno correva l'_anno
IX_ dell'imperio, ma bensì l'_anno X_. Però quel diploma ha bisogno di
chi rimetta al suo sito l'ossa alquanto slogate.
Crede il Fiorentini (non so con qual fondamento) che in quest'anno
venisse a morte _Richilda_, moglie del suddetto marchese Bonifazio,
donna di gran pietà e liberalità verso i poveri e verso i sacri templi e
monisteri[530]. Abbiamo presso il padre Bacchini[531] una donazione da
lei fatta nel dì 28 d'aprile dell'anno precedente 1035 alla chiesa di
Gonzaga, _subtus confirmante donnus Bonefacius marchio jugale et
Mundoaldo meo_. Sappiamo da Donizone[532] che questa piissima
principessa terminò i suoi giorni, senza lasciar figliuoli, in Nogara,
terra del Veronese, ed ivi ebbe la sua sepoltura. Potrebbe essere che
l'andata del vedovo marchese Bonifazio in Germania servisse a lui per
intavolare un secondo matrimonio con _Beatrice_ figliuola di _Federigo_
duca della Lorena superiore, e di _Matilda_ nata da _Ermanno duca_ di
Suevia, parente degl'imperadori e dei re di Francia. Credo io tuttavia
incerto l'anno in cui seguì un tale accasamento del marchese Bonifazio.
Contuttociò, perchè egli avea passato di molto il mezzo del cammino
della sua vita, può parer probabile ch'egli non perdesse tempo a cercar
altra moglie che l'arricchisse di prole, e che per conseguente si
effettuassero in quest'anno le di lui seconde nozze. Veggonsi esse
descritte dal suddetto Donizone con tali colori, che, se è vero tutto,
convien confessare che era superiore ad ogni altro principe d'Italia la
di lui magnificenza e ricchezza. Andò Bonifazio con sontuoso treno a
prenderla in Lorena; i suoi cavalli portavano suole d'argento, attaccate
con un solo chiodo. Ebbe in dote assai terre e ville in Lorena. Condotta
Beatrice in Italia, per tre mesi nel luogo di Marego sul Mantovano si
tenne corte bandita. Pel popolo v'erano pozzi di vino; alle tavole
piatti e vasi tutti d'oro e d'argento; prodigiosa quantità di strumenti
musicali e di _mimi_ a' quali
_dedit insignis dux praemia maxima._
Il che ci fa conoscere già introdotto il costume, che durò poi per più
secoli, che a simili feste concorrevano in folla tutti i buffoni,
giocolieri, cantambanchi e simili, che portavano via de' grossi regali.
Di che ragguardevoli doti fosse poi ornata la duchessa _Beatrice_,
l'andremo vedendo nel proseguimento della storia. Io non so se arrivasse
in quest'anno, oppure prima, al fine di sua vita _Odelrico Maginfredo_
ossia _Manfredi_ marchese di Susa, da me più volte menzionato di sopra.
Aveva egli data in moglie ad _Erimanno_ (lo stesso è che _Ermanno_) duca
di Suevia, ossia di Alemagna, una sua figliuola, cioè _Adelaide_, che fu
poi principessa celebre nella storia. Nè avendo lasciato maschi dopo di
sè, Erimanno per le ragioni della moglie pretese quella Marca, e
l'ottenne per grazia dall'imperador Corrado. _Heremannus dux Alamanniae
marcham soceri sui Meginfredi ab imperatore accepit_: sono parole di
Ermanno Contratto[533].