[504] Wippo, in Vita Conradi Salici. Hermannus Contract., in Chronic.
Sigebertus, in Chronico.
[505] Ughell., Ital. Sacr., tom. 6 in Episcop. Mediolanens.
[506] Puricellius, Monument. Basil. Ambrosian.
[507] Arnulf., Hist. Mediolan., lib. 2.
[508] Antiq. Ital., Dissert. XI.
[509] Rubeus, Hist. Ravenn., lib. 5.
[510] Antiquit. Ital., Dissert. 1.
[511] Puccinelli, Cron. della Badia Fiorent.
Anno di CRISTO MXXXV. Indizione III.
BENEDETTO IX papa 3.
CORRADO II re di Germania 12, imperadore 9.
Secondochè s'ha da Ermanno Contratto[512], nell'anno presente _Adelbero
dux Carentani et Histriae_ (marchese ancora della Marca di Verona)
_amissa imperatoris gratia, ducatu quoque privatus est_. Wippone[513]
parla di questo fatto all'anno 1028, e scrive che esso Adalberone fu
mandato in esilio. Diede poscia l'imperadore nell'anno seguente, per
attestato del medesimo Ermanno Contratto, il ducato di Carintia e
d'Istria, e per conseguente anche la Marca veronese, a _Corrado_ duca di
Franconia suo cugino, cioè a quel medesimo ch'era stato suo concorrente
alla corona, ed avea poscia portate le armi contra di lui. _Corrado_,
padre di questo Corrado, avea anch'egli, per quanto altrove s'è detto,
dianzi goduto questi medesimi Stati. Nota inoltre il suddetto Wippone
che in questa maniera, cioè colla giunta di un tal regalo, _dux Chuno_
(lo stesso è che _Corrado_) _fidus et bene militans imperatori, et filio
ejus Heinrico, regi, quousque vixit permansit_. Dagli Annali pisani[514]
abbiamo che in questo anno _Pisani fecerunt stolum magnum_ (cioè
un'armata navale, onde la voce italiana _stuolo_), _et vicerunt
civitatem Bonam in Africa, et coronam regis imperatori dederunt_.
Scrisse inoltre il Sigonio[515] nell'anno 1050 che dai medesimi Pisani
fu fatta una spedizione in Africa, e presa la città di _Cartagine_, del
che si può dubitare, quantunque il Tronci[516] con altri moderni sotto
quell'anno parli di tale impresa, con descriverla come s'egli vi si
fosse trovato presente. A quest'anno poi il prefatto Tronci racconta che
i Pisani ebbero per assedio la città di _Lipari_, con aver fatto un
grosso bottino in quell'isola. Questo nol dovettero sapere i suddetti
antichi Annali pisani, perchè neppure una parola ne dicono. Poscia,
secondo il medesimo Tronci, accadde nell'anno 1036 la conquista di
_Bona_: il che per conto del tempo non s'accorda co' suddetti Annali
pisani, e piuttosto sarebbe da credere che ciò avvenisse nell'anno 1035,
perchè i Pisani di nove mesi anticipano l'anno nostro volgare. Del resto
_Bona_, città dell'Africa, è l'antica _Hippona_, di cui fu vescovo il
glorioso sant'Agostino dottore della Chiesa. Si turbò gravemente in
quest'anno la quiete della Lombardia. Ermanno Contratto[517] ne parla
con queste parole così: _In Italia minores milites contra dominos suos
insurgentes, et suis legibus vivere, eosque opprimere volentes, validam
conjurationem fecere_. Medesimamente Wippone scrive che in questi tempi
seguì una confusione non prima udita in Italia, perchè congiurarono
tutti i valvassori d'Italia e i militi gregarii contra de' loro signori,
e tutti i minori contra de' maggiori, col non lasciare senza vendetta,
se dai signori veniva lor fatta cosa ch'essi riputassero di loro
aggravio; e diceano: _Si imperator eorum nollet venire, ipsi per se
legem sibimet facerent_. Dovette il Sigonio leggere in qualche testo, o
autore, _regem_ in vece di _legem_, perchè scrive, che _conjurarunt, se
non passuros quemquam regnare, qui aliud, quam quod ipsis luberet, sibi
imponeret_. È confusa nell'edizion d'Epidanno, fatta del Goldasto, la
cronologia di questi tempi, veggendosi ivi posticipati i fatti di sei
anni. Però sotto l'anno 1041 egli[518] parla di questa cospirazione de'
militi inferiori contra dei lor signori, e de' servi contra de' loro
padroni. Ma nell'edizion del Du-Chesne troviamo ciò riferito all'anno
presente.
Che significasse il nome di _valvassori_ si raccoglie facilmente dai
libri de' Feudi. I più nobili una volta tra i vassalli erano i duchi,
marchesi, conti, arcivescovi, vescovi ed abbati, i quali a dirittura
riconoscevano dai re ed imperadori i loro feudi e le loro dignità
temporali. Questi poi solevano concedere in feudo castella o altri beni
ai cospicui nobili privati, per avere alle occorrenze il loro servigio
nelle guerre e nelle comparse onorevoli. E a questi nobili si dava il
nome di _valvassori maggiori_ e di _capitanei_. Similmente poi questi
nobili infeudavano corti e poderi ad altri men nobili, per aver anche
eglino dei seguaci e aderenti ne' lor bisogni. E questi ultimi venivano
distinti col nome di _valvassori minori_, ossia di _valvassini_. Ora
insorsero dissapori, e poscia aperta dissensione e rottura fra i signori
e i lor vassalli subordinati, pretendendo gli ultimi d'essere oltre al
dovere aggravati dai primi. E tal briga aprì il campo anche ai servi (da
noi ora chiamati schiavi) di rivoltarsi contra de' lor padroni, quasichè
troppo aspramente fossero da loro trattati. L'origine nondimeno di
questi disordini pare che si debba attribuire ad _Eriberto arcivescovo_
di Milano. Non mancavano a lui molte virtù, ma queste si miravano
contaminate dalla superbia, talmente che egli puzzava alquanto di
tiranno. Tutto voleva a suo modo, nè a lui mettevano freno o paura le
leggi. Lo confessa lo stesso Arnolfo[519], storico milanese, che potè
forse conoscerlo, con dire che _multis prosperatus successibus praesul
Heribertus, immoderate paululum dominabatur omnium, suum considerans,
non alienum animum. Unde factum est, ut quidam urbis milites, vulgo
walvassores nominati, clanculo illius insidiarentur operibus; adversus
ipsum assidue conspirantes. Comperta autem occasione, cujusdam potentis
beneficio_ (così tuttavia si nominavano quei che ora appelliamo feudi)
_privati: subito proruunt in apertam rebellandi audaciam, plures jam
facti_. Si studiò a tutta prima l'arcivescovo colle buone di quetare
l'insorto tumulto; ma nulla con ciò profittando, mise mano alle brusche
con dar di piglio alle armi. Seguì entro la stessa città di Milano un
conflitto, in cui le genti dell'arcivescovo restarono superiori, e
convenne ai vinti di ritirarsi colla testa bassa, ma col cuore pregno
d'ira, fuori della città. Allora fu che con costoro si unirono i popoli
della Martesana e del Seprio, fecesi anche in altri contadi cospirazione
ed unione; ma sopra tutti trasse a questo rumore il popolo di Lodi,
troppo esacerbato per la violenza lor fatta dall'arcivescovo stesso in
volere dar loro un vescovo, siccome abbiam detto di sopra. Ciò che
partorisse una tal discordia lo vedremo fra poco. Crede il Sigonio[520]
che l'esempio de' valvassori milanesi servisse di stimolo anche al
popolo di Cremona per rivoltarsi in questo anno contra di _Landolfo_
loro vescovo, cacciar lui di città, dirupare il di lui palazzo, che era
ridotto in forma di fortezza, e per maltrattare alla peggio i di lui
canonici. Ma nulla ebbero che fare coi movimenti de' Milanesi quei di
Cremona; erano anzi accaduti molti anni prima; e, se crediamo
all'Ughelli[521], il vescovo Landolfo cessò di vivere nell'anno 1030. Di
questo Landolfo così scrive Sicardo[522], vescovo anch'egli di Cremona:
_Temporibus Henrici Claudi, capellanus ejus nomine Landolphus Cremonae
fuit episcopus, qui monasterii sancti Laurentii, et cremonensis populi
fuit acerrimus persequutor. Quocirca populus ipsum de civitate ejecit,
et palatium_ (non già _oppidum_, come ha il Sigonio), _turribus et
duplici muro munitum, destruxit. Proinde licei episcopio multa
conquisierit, tamen multa per superbiam, multa per inertiam perdidit._
Nomina poscia Sicardo per successore di Landolfo nel vescovato _Baldo_,
cioè _Ubaldo_, ai tempi di Corrado Augusto, _qui quoque monasterium
sancti Laurentii persequutus est, et apud Lacum obscurum impugnatus
est._