[490] Rubeus, Hist. Ravenn., lib. 5.
[491] Glaber, His., lib. 4, cap. 5.
[492] Baron., in Annal. Eccles.
[493] Victor III papa, Dialog., lib. 3.
[494] Antiquit. Ital., Dissert. XI.
[495] Wippo, in Vita Conradi Salici.
[496] Baron., in Annal. Eccles.
[497] Pagius, in Critic. Baron. ad annum 1038.
[498] Daniel, Histoire de France.
[499] Glaber, Histor., lib. 4, cap 5.
[500] Hugo Flaviniacens., in Chronico.
[501] Du-Cange, in Glossar. Latinit.
[502] Landulfus Senior. Mediol., Hist., lib. 2. cap. 30.
[503] Antiquit. Ital., Dissert. XI.
Anno di CRISTO MXXXIV. Indizione II.
BENEDETTO IX papa 2.
CORRADO II re di Germania 11, imperadore 8.
Si credeva l'_imperador Corrado_ di avere in pugno il regno della
Borgogna, chiamato anche arelatense, perchè Arles era una delle città
primarie d'esso. Ma _Odone duca_ di Sciampagna, mancando alle promesse,
seguitò a signoreggiarne una parte, e ad inquietare il rimanente[504].
Videsi dunque l'Augusto Corrado forzato a ripigliar le armi, e per non
avervi più a tornare, raunò una potente armata in Germania, e un'altra
d'Italiani ordinò che marciasse a quella volta. _Exspeditis Teutonicis
et Italicis, Burgundiam acute adiit. Teutones ex una parte, ex altera
archiepiscopus mediolanensis Heribertus, et ceteri Italici, ductu
Huperti comitis de Burgundia, usque Rhodanum fluvium convenerunt_. Parla
qui nominatamente Wippone di _Eriberto arcivescovo_di Milano, che andò
come capitano di quella spedizione secondo gli abusi di questi tempi. A
tale impegno si può attribuire l'aver egli in quest'anno _mense martii,
Indictione II_, provveduto a' suoi temporali affari per tutte le
disgrazie che potessero avvenire, con fare l'ultimo suo testamento.
Leggesi questo dato alla luce dall'Ughelli[505] e dal Puricelli[506],
dove egli fece una gran quantità di legati pii alle principali chiese, e
a tutti i monisteri di Milano sì di monaci che di monache. Convien ora
aggiugnere, che, oltre ad Eriberto, si distinse in quell'impresa
_Bonifazio duca_ e marchese di Toscana, padre della contessa Matilda.
Arnolfo[507], storico milanese, allora vivente, così ne parla: _E vicino
autem Italiae cum optimatibus ceteris electi duces incedunt, scilicet
praesul Heribertus, et egregius marchio Bonifacius, duo lumina regni.
Ducentes Langobardorum exercitum, Jovii montis ardua juga transcendunt,
sicque vehementi irruptione terram ingredientes, ad Caesarem usque
perveniunt_. Si dovea tuttavia preparare per questa spedizione il
marchese Bonifazio nel dì 17 di marzo, _decimosexto kalendas aprilis_
dell'anno presente; imperciocchè, stando in Mantova, ivi fece una
permuta di varie castella e poderi con un certo Magifredo. Hassi questa
nelle Antichità Italiche[508]. Ora l'imperador Corrado con tanto sforzo
di gente prese la città di Ginevra, e in essa _Geroldo_ principe di quel
paese, siccome ancora _Burcardo_ arcivescovo di Lione, uomo scellerato e
sacrilego, se crediamo ad Ermanno Contratto. In somma tal terrore portò
in quelle contrade, che non vi restò persona che non si rendesse a lui,
o non fosse esterminata da lui, con venire alle sue mani tutto quel
regno. Dopo di che per l'Alsazia se ne tornò in Germania. Appartiene
all'anno presente un diploma di Corrado Augusto, inserito da Girolamo
Rossi nella sua Storia di Ravenna[509], con cui concede alla chiesa di
essa città e al suo arcivescovo _Gebeardo_ (andato anche egli, come si
può immaginare, colle sue genti alla guerra) _comitatum faventinum cum
omni districtu suo, et regali placito et judicio, omnibusque publicis
functionibus, angariis, ec. hactenus juri regis legaliter attinentibus_.
Fu esso dato _pridie kalendas maii, Indictione II, anno dominicae
Incarnationis MXXXIV, anno autem domni Chuonradi secundi, regni decimo,
imperii vero octavo. Actum Ratisponae_. Era allora in possesso del
contado di Faenza Ugo conte di Bologna. Per cagione dunque del
privilegio suddetto, esso Ugo conte nel dì 25 di giugno dell'anno
presente cedette pubblicamente all'arcivescovo Gebeardo il suddetto
intero contado di Faenza, con riceverne poi l'investitura della metà dal
medesimo prelato. Questi son segni chiarissimi che l'esarcato di Ravenna
era in questi tempi, come anche l'abbiam veduto per tanti anni addietro,
sotto il dominio immediato dei re d'Italia, senza che apparisca che più
vi avessero dominio o vi pretendessero i romani pontefici. Non meno
dell'Augusto suo padre si segnalò il giovanetto _re Arrigo_, suo
figliuolo in quest'anno, con avere riportate due vittorie contro i
Boemi, e messo al dovere _Olderico_ duca di quella provincia, ed altri
ribelli all'imperador suo padre. Seguì nell'anno presente, oppure
nell'antecedente, uno strumento fra _Ingone_ vescovo di Modena[510] e
_Bonifazio_ chiaramente appellato _marchio et dux Tusciae_. il vescovo
dà a Bonifazio e a _Richilda_ sua moglie due castella, cioè Clagnano e
Savignano, a titolo di livello; e i due consorti cedono al vescovato di
Modena le due corti di _Bajoaria_ (oggidì _Bazovara_) e del _fossato del
re_ colle loro castella. Confermò l'Augusto Corrado, non so se in questo
o in altro anno, i suoi beni alla badia di Firenze con diploma,
pubblicato dal padre Puccinelli[511], e dato _II nonas maii, Indictione
II, anno dominicae Incarnationis MXXXIV, anno autem domni Chuonradi
secundi regnantis X, imperii vero VIII. Actum Radesbonae_. Queste note
cronologiche sono scorrette.